La Digital Transformation integra le tecnologie digitali in tutti gli aspetti del business, trasformando il modo in cui le organizzazioni operano e creano valore.
Si tratta allo stesso tempo di un cambiamento culturale che va oltre l’adozione tecnologica, ridefinendo modelli di business, processi e mindset organizzativo.
L’Intelligenza Artificiale è una leva trasversale della Trasformazione Digitale: nel 2025 il mercato italiano ha raggiunto 1,8 miliardi di euro (+50%) e l’84% delle grandi aziende ha acquistato licenze di strumenti di Generative AI.
L’Italia, pur affrontando sfide come il digital divide e il gap di competenze digitali (solo il 54% degli italiani possiede competenze digitali di base), mostra segnali di crescita con investimenti che toccano cifre record: 8,13 miliardi di euro nel Cloud Computing, 4,1 miliardi nel Data Management & Analytics, 2,78 miliardi nella Cybersecurity.
Con i 49 miliardi di euro del PNRR, l’Italia ha disposto di risorse senza precedenti per il digitale. La vera sfida ora èdare un futuro sostenibile alla trasformazione anche dopo la fine dei fondi.
In questo articolo analizziamo i trend emergenti che guidano l’Innovazione Digitale in Italia, dalle opportunità tecnologiche alle sfide del digital divide, attraverso i dati più aggiornati degli Osservatori Digital Innovation della School of Managementdel Politecnico di Milano.
Cos’è la Digital Transformation
La Digital Transformation, o Trasformazione Digitale, è un processo di cambiamento strategico che utilizza le tecnologie digitali per trasformare radicalmente il modo in cui le organizzazioni operano, creano valore e interagiscono con i propri stakeholder. Non si tratta, quindi, solo di adottare nuove tecnologie, ma di ripensare modelli di business, processi operativi e cultura organizzativa per sfruttare appieno le opportunità offerte dall’Innovazione Digitale.
Non c’è impresa, Pubblica Amministrazione o singolo cittadino che non ne sia stato toccato: la digitalizzazione è un processo di trasformazione che sta cambiando le nostre abitudini, il nostro modo di fare business, il nostro posto di lavoro e più in generale le nostre vite.
Nonostante le sfide economiche e geopolitiche attuali, l’Innovazione Digitale continua a crescere, rendendo i settori più resilienti, sostenibili e competitivi. Lo spostamento verso il digitale e la digitalizzazione non solo è inevitabile, ma è anche irreversibile, e richiede una strategia olistica e ben pianificata.
Quali sono i pilastri della Trasformazione Digitale
La digitalizzazione moderna si fonda su un ecosistema di tecnologie innovative, in cui spicca l’Intelligenza Artificiale, che ha vissuto un’espansione straordinaria con l’avvento dell’AI Generativa. Il panorama tecnologico comprende anche Big Data Analytics, Internet of Things, Blockchain, 5G, Cloud Computing, oltre a sistemi di Cybersecurity avanzata.
Tuttavia, la Digital Transformation non è solo adozione tecnologica, ma rappresenta un cambiamento nei modelli di azione fino a oggi adottati. Per questo motivo, le organizzazioni devono costruire la propria strategia su cinque pilastri fondamentali che rappresentano le aree di intervento prioritarie:
tecnologia e infrastruttura: costituisce la base abilitante della trasformazione, includendo cloud computing, connettività avanzata, piattaforme digitali e architetture scalabili che supportano l’innovazione continua;
persone: il capitale umano rappresenta il motore del cambiamento; investire in formazione, reskilling e upskilling è essenziale per sviluppare competenze digitali e mindset orientato all’innovazione;
processi e governance: la riprogettazione dei processi aziendali in chiave digitale, supportata da una governance chiara e responsabilità definite, garantisce l’efficacia della trasformazione;
dati e Analytics: la capacità di raccogliere, elaborare e analizzare i dati diventa strategica per prendere decisioni data-driven e creare valore attraverso insight azionabili;
Customer Experience: mettere il cliente al centro della Trasformazione Digitale, progettando esperienze omnichannel personalizzate e innovative che rispondano alle aspettative del mercato digitale.
Questi pilastri sono interconnessi e si rafforzano reciprocamente. Il successo della Digital Transformation dipende dalla capacità di integrarli in una strategia coerente. Tuttavia, definire i pilastri strategici è solo il primo passo. Serve tradurli in azioni concrete e misurabili attraverso un approccio di gestione strutturato che coinvolga tutta l’organizzazione.
Quali sono i vantaggi della Digital Transformation
La Trasformazione Digitale offre numerosi benefici tangibili e strategici per le organizzazioni che la implementano con successo:
maggiore efficienza operativa: l’automazione e l’integrazione di sistemi digitali riducono tempi di esecuzione, eliminano errori manuali e ottimizzano l’utilizzo delle risorse;
miglioramento dell’esperienza cliente: le tecnologie digitali personalizzano l’interazione con i clienti, offrono servizi omnicanale e aumentano soddisfazione e fidelizzazione;
nuovi modelli di business: la digitalizzazione apre la strada a modelli innovativi basati su servizi digitali, piattaforme e abbonamenti, creando nuove opportunità di mercato;
decisioni data-driven: l’accesso a dati in tempo reale e analytics avanzati permette decisioni più informate, riducendo l’incertezza e migliorando la capacità di previsione;
maggiore agilità e resilienza: le organizzazioni digitalizzate si adattano rapidamente ai cambiamenti esterni, abilitando lavoro remoto e risposte flessibili alle disruption;
riduzione dei costi: la digitalizzazione porta a significative riduzioni dei costi operativi attraverso automazione, ottimizzazione delle risorse e miglioramento dell’efficienza;
vantaggio competitivo sostenibile: gli investimenti nella Trasformazione Digitale sviluppano capacità distintive che costruiscono un vantaggio competitivo duraturo basato su innovazione ed eccellenza operativa.
Come gestire la Digital Transformation in azienda
Per gestire con successo la Digital Transformation, le aziende devono prepararsi al cambiamento attraverso un approccio strutturato che combini stimoli interni ed esterni all’organizzazione, promuovendo l’Innovazione Digitale in azienda e, allo stesso tempo, guardando oltre i propri confini con un approccio collaborativo.
Di seguito descriviamo brevemente le sette dimensioni fondamentali per la Digital Transformation:
obiettivi strategici: allineare l’innovazione alle reali esigenze aziendali; il rischio di sviluppare Trasformazione Digitale fine a sé stessa, non allineata a quelle che sono le reali esigenze strategiche, è sempre elevato;
competenze: la Trasformazione Digitale è, in primis, un cambiamento culturale da stimolare all’interno dell’organizzazione stessa, attraverso la comunicazione, la formazione, la diffusione di competenze digitali e l’imprenditorialità;
sviluppo delle idee: è fondamentale identificare le fasi che le idee innovative devono percorrere e con esse le persone e le funzioni preposte a questo processo;
budget: rimane lo strumento chiave per avere le risorse necessarie a finanziare i progetti di Trasformazione Digitale;
funzioni aziendali: la Digital Transformation riguarda tutte le funzioni aziendali: è, quindi, necessario mettere a disposizione gli strumenti per abilitare e rendere il più agile possibile il processo di innovazione tramite il coinvolgimento delle diverse funzioni;
Open Innovation: gestire la Digital Transformation vuol dire anche coordinare un ecosistema esterno di attori in grado di aggiungere le idee e le competenze difficili da acquisire internamente;
misurazione delle performance: aspetto chiave, ma ancora poco affrontato per la sua complessità e specificità rispetto ai tradizionali modelli di rilevazione delle performance.
A che punto è la Digital Transformation in Italia
Il rapporto Digital Decade della Commissione Europea colloca l’Italia al 23° posto su 27 del ranking dei Paesi più digitalizzati. I dati, però, si fermano a fine 2024. Fotografano quindi il punto di partenza più che gli effetti del PNRR. Il nostro tasso di crescita è comunque in linea con quello di Paesi comparabili, come Francia, Spagna e Germania.
Guardando i quattro pilastri della digitalizzazione, anche tramite i Digital Maturity Indexes elaborati dall’Osservatorio Agenda Digitale, il quadro è più articolato.
Infrastrutture digitali: la banda larga ad alta velocità e copertura 5G è sopra la media europea, la linea FTTP è allineata. Solo le reti a capacità molto elevata rimangono indietro.
Alizzazione delle imprese: il 70% delle PMI italiane ha un’intensità digitale di base, poco sotto la media europea (73%). Le PMI sono in linea con l’Europa su gestionali e Data Analytics, e l’Italia è seconda nel continente per adozione del Cloud. I ritardi si concentrano su Intelligenza Artificiale ed eCommerce.
Competenze digitali: solo poco più della metà degli italiani ha competenze digitali di base (54% contro il 60% della media europea). Gli specialisti ICT sono il 4% dei dipendenti italiani, contro una media del 5%, e sono poche le imprese che formano il personale. Diversa è la situazione per le competenze avanzate, leggermente sopra la media UE (32% contro 31%).
Servizi pubblici digitali: l’Italia è al quinto posto negli Open Data e fa un balzo dalla 23ª alla 12ª posizione sui servizi digitali. Ma la disponibilità non si traduce in utilizzo: l’interazione online dei cittadini con la PA risulta molto sotto la media (61% contro 75%), penalizzata da scarsa trasparenza, interfacce mobile trascurate e supporto agli utenti tra i peggiori d’Europa. Fa eccezione la consultazione dei referti sanitari, sopra la media.
Qual è il ruolo dell’Intelligenza Artificiale nella Digital Transformation
L’Intelligenza Artificialeè la tecnologia che più di ogni altra sta ridefinendo la Trasformazione Digitale. Nella logistica, per esempio, aiuta a prevedere la domanda, ottimizzare i percorsi di consegna e gestire le scorte di magazzino, riducendo tempi e costi. In sanità supporta i medici nella lettura delle immagini diagnostiche e nell’analisi dei dati clinici. Nel lavoro d’ufficio, per esempio, libera le persone dalle mansioni più ripetitive, come la sintesi di documenti, lasciando più tempo alle attività a maggior valore.
Quanto vale il mercato dell’AI in Italia
Nel 2025 il mercato italiano dell’AI ha raggiunto 1,8 miliardi di euro, in crescita del 50% rispetto all’anno precedente, spinto in particolare dalle soluzioni di AI Generativa e dai progetti ibridi.
Particolarmente significativo è il boom delle soluzioni di GenAI pronte all’uso. I progressi fatti da questa industria, negli ultimi anni, sono notevoli e gli effetti sono sotto gli occhi di tutti (basti pensare al successo di ChatGPT, DeepSeek e altre piattaforme). L’84% delle grandi aziende ha infatti acquistato licenze di strumenti come Copilot, ChatGPT Plus o Gemini Advanced (+31%). Questa diffusione capillare sta già cambiando il modo di lavorare: un dipendente su due utilizza oggi strumenti di AI in azienda, e per il 41% questi strumenti permettono di svolgere attività che altrimenti non sarebbe in grado di realizzare.
Quali sono le sfide per le aziende
Resta però un nodo critico legato alla governance: solo il 9% delle grandi imprese ha una gestione strutturata dell’AI, mentre il fenomeno della Shadow AI è tutt’altro che marginale, con appena il 19% degli utilizzatori che si limita a strumenti forniti dall’azienda. La sfida per il prossimo anno, più che l’adozione della tecnologia, sarà trasformarla in valore solido, misurabile e governato.
Quali sono gli ambiti interessati dalla Trasformazione Digitale
La Trasformazione Digitale è un processo trasversale e sta continuando a cambiare gli approcci e i modelli di business di tantissimi settori, pubblici e privati. Vediamo di seguito i principali ambiti impattati, a partire dal mondo del lavoro.
Come cambiano HR e lavoro con la Digital Transformation
La Trasformazione Digitale ha toccato, come già avvenuto nel periodo pandemico e post-pandemico, il mondo dell’HR e dello Smart Working, due segmenti che sono sempre più strategici.
Il “Lavoro Agile” è ormai un fenomeno consolidato e maturo: dopo il picco di 6,5 milioni di lavoratori registrato nel 2020 durante l’emergenza sanitaria, i numeri si sono stabilizzati negli ultimi anni. Nel 2025 si contano 3,57 milioni di smart worker (+0,6% rispetto al 2024), con un incremento concentrato soprattutto nelle PA.
I livelli di engagement e benessere sono in ulteriore calo rispetto allo scorso anno. In particolare, la percentuale delle persone pienamente ingaggiate scende al 15%, mentre all’8% si ferma quella delle persone che al lavoro stanno bene su tutte e tre le dimensioni del benessere indagate (fisico, relazionale e psicologico).
Resta alto il numero di dimissioni volontarie. Il fenomeno della Great Resignation è nato da un senso di precarietà a seguito della pandemia, che ha portato diversi lavoratori a rivendicare più spazio per la propria vita personale. Oggi circa due lavoratori su cinque in Italia hanno cambiato lavoro o intendono farlo a breve.
In questo contesto, l’Intelligenza Artificiale è entrata stabilmente nella vita professionale degli italiani: il 44% dei lavoratori la utilizza (+12 punti in un anno) e risparmia in media 30 minuti al giorno. Solo il 9% delle organizzazioni, però, gestisce in modo strutturato il tempo guadagnato. Non si registrano ancora effetti sulla disoccupazione, ma il 49% delle imprese dovrà riallocare o riqualificare almeno il 5% della forza lavoro nel breve-medio termine.
Le sfide del mercato del lavoro, tuttavia, non finiscono qui. Il 75% delle organizzazioni fatica ad assumere nuovo personale, soprattutto a causa dello skill mismatch sui profili tecnici e digitali. A questo si aggiunge la crisi del manager: uno su cinque non conosce le implicazioni etiche dell’AI e il 22% non sa quali attività delegare alla macchina e quali all’uomo.
Come si stanno digitalizzando Sanità, PA e sistemi di Identità Digitale
La Trasformazione Digitale non ha toccato solo il mondo del lavoro. Un altro ambito che ha dovuto attuare un forte adattamento è la Sanità italiana, così come tutto il comparto della Pubblica Amministrazione.
Nello specifico, in Sanità, gli investimenti hanno raggiunto 2,7 miliardi di euro nel 2025 (+9%). Parallelamente cresce l’adozione dell’Intelligenza Artificiale: il 61% degli specialisti e dei medici di medicina generale e il 37% degli infermieri hanno usato la Generative AI, spesso però su piattaforme generaliste. Allo stesso tempo, il 36% dei cittadini ha usato la GenAI per cercare informazioni su problemi di salute, farmaci o terapie.
Per quanto riguarda la PA italiana in generale, il processo di digitalizzazione già in atto prima dello scoppio della pandemia si è evoluto ulteriormente. La Pubblica Amministrazione ha ricevuto 49 miliardi di euro dal PNRRper la digitalizzazione, pari al 30% delle risorse europee per il digitale nel Next Generation EU. Diversi sono i successi registrati, pagoPA (oltre 20.000 PA aderenti e 448 milioni di pagamenti) e App IO (scaricata da oltre 42 milioni di italiani).
Un discorso a parte meritano i sistemi di identità digitale che, attraverso un riconoscimento elettronico, consentono di accedere ai servizi online di Pubbliche Amministrazioni e privati aderenti. In Italia ci sono diversi sistemi, tra cui il Sistema Pubblico di Identità Digitale, meglio noto come SPID. A ottobre 2025 SPID ha raggiunto quota 41,5 milioni di identità. La Carta di Identità Elettronica (CIE), invece, è posseduta da 48,4 milioni di cittadini, di cui 9 milioni hanno attivato le credenziali digitali tramite l’app CieID. La novità più significativa è l’IT Wallet, integrato nell’app IO con la funzionalità “Documenti su IO”: conta 7 milioni di utenti che hanno memorizzato 11,7 milioni di documenti, preparando il terreno per l’European Digital Identity Wallet (EUDI Wallet).
Come cambiano i settori privati con la Digital Transformation
Con i suoi processi di digitalizzazione, la Trasformazione Digitale tocca settori sempre più ampi e diversi tra loro. All’interno dei Media Digitali, e in particolare l’Advertising, il digitale nel 2025 raccoglie il 53% degli investimenti pubblicitari italiani, per un valore di 6,2 miliardi di euro (+11%). Il formato Video supera i 2,9 miliardi di euro, rappresentando il 41% dell’intero Internet advertising.
Nel campo della Finanza Digitale, il mercato Supply Chain Finance nel 2025 vale un potenziale compreso tra 565 e 567 miliardi di euro, di cui il 24% servito da soluzioni dedicate. Crescono Factoring (+2,5%), Confirming (+25%), Dynamic Discounting (+6%) e Carta di Credito B2B (+2%), mentre calano Reverse Factoring (-6%), Purchase Order Finance (-20%) e Invoice Trading (-41%). L’ecosistema Fintech e Insurtechitaliano conta 485 startup, in calo rispetto alle 596 del 2024. Nei primi dieci mesi dell’anno il settore ha raccolto complessivamente 202 milioni di euro.
Anche il settore della Logistica conto terzimostra grande dinamismo. Il fatturato della Contract Logistics, secondo le stime, ha raggiunto un valore di 112,4 miliardi di euro. Prosegue nel settore logistico la transizione green, con il 68% delle aziende concentrato sulla misurazione accurata dell’impatto climatico. Particolarmente rilevante è l’adozione dell’Intelligenza Artificiale: un terzo delle imprese italiane ha già avviato progetti di AI nei processi logistici, percentuale destinata a salire al 44% nei prossimi tre anni.
Non mancano gli investimenti digitali anche nel mondo del Retail, con un’incidenza del 4,7% sul fatturato nel 2025 (era il 3,2% nel 2024). L’AI si conferma come una delle principali leve di innovazione del settore: il 46% dei top retailer l’ha integrata in modo strutturato nei processi e il 76% ha già testato l’AI generativa.
Altro comparto fortemente toccato è indubbiamente quello dei viaggi, particolarmente segnato dall’emergenza sanitaria. Cionondimeno, il Turismoè tornato a crescere, tanto che nel 2024 la spesa per i viaggi ha superato quella dei livelli pre-pandemia a livello internazionale. Nel corso del 2025 l’eCommercesi consolida rappresentando il 57% del mercato dell’ospitalità (il cui valore è di 38,7 miliardi di euro, +2%) e il 70% dei trasporti (27,5 miliardi, +5%),mentre un viaggiatore italiano su tre utilizza già l’Intelligenza Artificiale generativa per pianificare i propri viaggi.
L’Innovazione Digitale tocca anche il settore della Cultura, dove nel 2025 quasi la metà delle istituzioni culturali non ha investito nel digitale. Il biglietto online è però passato dal 25% del 2018 al 58%nei musei e all’86% nei teatri, e il 94% dei musei consente ormai l’uso dell’AI generativa, anche se solo il 21% vi ha destinato risorse dedicate.
Nel campo dei droni e della Mobilità Aerea Avanzata, il mercato professionale italiano ha raggiunto 168 milioni di euro nel 2025 (+5%), con 675 imprese attive. Cresce l’accettazione sociale: il 93% dei cittadini è favorevole al trasporto di materiale medico-sanitario tramite droni, l’84% al trasporto merci e il 73% al trasporto persone.
Infine, il settore dell’Agricoltura 4.0, dopo il rallentamento del 2024, torna a crescere e raggiunge 2,5 miliardi di euro nel 2025 (+9%), trainato soprattutto dalle soluzioni software. La superficie italiana coltivata con tecnologie digitali sale al 10% del totale, il 42% delle aziende agricole adotta almeno una soluzione 4.0 e l’8% degli agricoltori ha già iniziato a utilizzare soluzioni abilitate dall’Intelligenza Artificiale.
Quali sono i trend e le tecnologie della Digital Transformation
Dopo esserci focalizzati sull’Intelligenza Artificiale e sui principali settori che hanno trovato, grazie alla Digital Innovation, una dimensione nuova e innovativa, approfondiamo ora gli altri modelli di innovazione e i trend tecnologici.
Cos’è l’Open Innovation e che ruolo hanno le startup
Il paradigma dell’Open Innovation non può essere considerato solo un trend tecnologico, ma un vero e proprio trend culturale. Questo processo, infatti, è uno dei fattori principali che determina come l’Innovazione e la Trasformazione Digitale cambino il panorama della digitalizzazione nelle organizzazioni: le imprese, per creare più valore e competere sul mercato, non possono più basarsi soltanto su idee e risorse interne. Sempre più spesso è necessario ricorrere anche a strumenti e competenze tecnologiche che arrivano dall’esterno, come start-up, Università, Centri di ricerca, fornitori, inventori, programmatori e consulenti. Collaborare con queste realtà, infatti, può portare a numerosi benefici economici e strategici per tutte le parti coinvolte. Nel 2024 ben l’86% delle grandi aziende italiane ha adottato iniziative di “collaborazione aperta” .
La Trasformazione Digitale diventa, dunque, una sfida in cui emergono nuovi ruoli professionali (come l’Innovation Manager), nuovi attori, come le start-up, e una nuova cultura imprenditoriale.
Quanto vale l’eCommerce B2c in Italia
Con la pandemia, le aziende che avevano già esperienze di commercio elettronico sono quelle che hanno reagito meglio al primo lockdown, e le altre hanno dovuto colmare il gap per poter sopravvivere. Da quel momento si è assistito a una crescita dell’eCommerce B2c(Business-to-consumer). I numeri parlano da soli: nel 2026, secondo le previsioni, questo mercato supererà i 66,6 miliardi di euro, con una crescita del6% rispetto all’anno precedente. In particolare, il settore dei servizi registra una crescita del 6%, raggiungendo i 24 miliardi di euro, mentre l’eCommerce di prodotto supera i 42 miliardi di euro, con anch’esso un incremento del 6%. Dietro questi numeri si cela un importante lavoro di ottimizzazione dei processi e di introduzione di soluzioni tecnologiche avanzate (come l’AI) da parte dei merchant.
Perché è importante un approccio omnicanale
La pandemia ha anche innalzato la priorità di una Customer Experience omnicanale. L’omnicanalità consiste nella gestione sinergica di tutti i touchpoint – ossia i punti di contatto con il cliente, dalla relazione durante il processo di acquisto, dall’Advertising, fino al servizio post-vendita –, creando un’esperienza fluida lungo tutto il processo d’acquisto. Questa strategia è diventata cruciale per la competitività aziendale.
La strada però è ancora lunga. Secondo la ricerca dell’Osservatorio Omnichannel Customer Experience, nel 2025 l’indice OCX (che misura la maturità omnicanale delle aziende) si attesta a 4,4 su 10, in calo rispetto al 4,8 del 2024 e solo il 7% delle grandi aziende italiane può essere considerato un “campione” dell’omnicanalità.
L’AI sta però accelerando questa trasformazione: nel 2025 l’81% delle grandi aziende italiane che investe in Intelligenza Artificiale ha già avviato progetti a supporto della gestione del cliente (+12%), e l’adozione della GenAI tra le grandi imprese è passata dal 22% del 2024 al 66% del 2025.
Quali sono i trend dei Big Data
I Big Data sono stati una rivoluzione per il mondo digitale: ogni azienda, ogni settore, ormai, vive sempre più analizzando enormi flussi di dati. Secondo molti, i dati sono il nuovo petrolio e saperne estrarre valore è la vera chiave competitiva per grandi aziende e PMI. Non a caso, sono spesso il punto di partenza per lo sviluppo di soluzioni di Intelligenza Artificiale.
Nel 2025 il mercato italiano del Data Management & Analytics ha toccato un valore di 4,1 miliardi di euro, con una crescita del 20%, confermando un trend solido e costante degli ultimi anni. A trainare la spesa è la componente di Business Intelligence e Data Science (+27%), che comprende sia nuove applicazioni di AI e Generative AI sviluppate su misura, sia soluzioni di GenAI pronte all’uso.
Come l’Internet of Things sta cambiando imprese e città
Nel 2025 il mercato italiano dell’Internet of Things ha raggiunto 10,9 miliardi di euro (+12%), con 175 milioni di oggetti connessi, circa 3 per abitante. Il 71% delle grandi aziende manifatturiere e il 59% delle medie hanno implementato almeno un progetto IoT, e il 31% dei comuni italiani ha avviato progetti Smart City.
Anche in questo settoresta diventando sempre più strategico il connubio con l’Intelligenza Artificiale: il 53% delle grandi imprese e il 33% delle medie ha iniziato a integrare AI e IoT nei propri processi o ha intenzione di farlo. Questa convergenza rappresenta l’evoluzione naturale della Trasformazione Digitale, dove i dati raccolti dai dispositivi connessi possono essere analizzati e valorizzati attraverso algoritmi intelligenti.
Proprio sul fronte dei dati, però, resta centrale il tema della governance. Con il Data Act pienamente applicabile in Italia dal 12 settembre 2025, solo il 32% delle grandi imprese si sta già adeguando alle nuove disposizioni su proprietà e accesso ai dati, mentre tra le medie imprese la percentuale scende al 14%.
Come Design Thinking e Intelligenza Artificiale rafforzano la creatività
Il Design Thinking consiste nella capacità di risolvere problemi complessi utilizzando una visione e una gestione creative, integrando capacità analitiche con attitudini creative. Se in passato il veniva utilizzato principalmente da studi di design e agenzie, oggi sono sempre di più le aziende e le pubbliche amministrazioni interessate a questo paradigma e che possono beneficiarne all’interno di diversi contesti lavorativi.
L’Intelligenza Artificiale può supportare la reinterpretazione dei dati, ma allo stesso tempo è anche in grado di supportare il processo creativo attraverso nuovi stimoli, affiancando (senza sostituire) figure come leader e manager. Secondo la ricerca dell’Osservatorio Design Thinking for Business, il 54,9% dei professionisti del design utilizza strumenti di GenAI ogni giorno e il 23,9% più volte alla settimana, per un utilizzo intensivo totale del 78,9%.
Perché il Cloud Computing è una tecnologia abilitante
Il Cloud Computing è una delle tecnologie fondamentali e abilitanti del percorso di Trasformazione Digitale nelle imprese. Negli ultimi anni, soprattutto dopo il boom di digitalizzazione dei processi informatici dovuti alla pandemia, il Cloud è e resta una delle innovazioni più sfruttate. Oggi, è una tecnologia diventata indispensabile sia per le PMI che per le grandi aziende e le PA, che hanno trovato nella “nuvola” lo strumento per rimanere interconnessi in infiniti modi.
Nel 2025, trainato dall’Intelligenza Artificiale e dalla sovranità digitale, il mercato del Cloud italiano è cresciuto del 20% rispetto al 2024, raggiungendo un valore di 8,13 miliardi di euro. A guidare la crescita è il Public & Hybrid Cloud, in linea con le dinamiche degli ultimi anni.
Cos’è il Quantum Computing e a che punto è in Italia
Anche la tecnologia del Quantum Computing potrebbe trasformare completamente il settore dell’informatica. Questa tecnologia può offrire nuove opportunità per risolvere problemi computazionali anche molto complessi, impattando significativamente diversi settori di business, dal Machine Learning, alla crittografia, alla Cyber Security, etc.
Il mercato del Quantum, però, è in fase di sviluppo e una sua adozione su larga scala non è ancora possibile attualmente. L’Italia mostra comunque segnali promettenti, grazie anche ai fondi stanziati dal PNRR: nel 2024 è stato costruito il primo computer quantistico criogenico da 24 qubit presso l’Università Federico II di Napoli, mentre startup italiane hanno raccolto 12 milioni di euro nel biennio 2023-2024. Tuttavia, i fondi restano limitati rispetto ad altri Paesi europei.
Come sta cambiando la Cybersecurity
Se da un lato le tecnologie digitali abilitano una serie di opportunità, dall’altro aumentano i rischi per la sicurezza dei sistemi informativi e i dati delle aziende. Aumentano gli attacchi informatici, alimentati da tecnologie sempre più avanzate, potenziate dall’Intelligenza Artificiale, e il panorama della Cybersecurityin Italia e nel mondo è in rapida evoluzione.
Nel nostro Paese, oltre un terzo delle grandi imprese (34%) ha subito attacchi cyber con costi di ripristino significativi nell’ultimo anno, e le organizzazioni stanno cercando di rafforzare la propria cybersicurezza. Cresce del 12%, infatti, il mercato italiano della sicurezza informatica, che nel 2025 raggiunge il valore di 2,78 miliardi di euro. Un ulteriore fattore di allarme è l’AI: per il 71% dei CISO l’Intelligenza Artificiale acuisce il rischio cyber. In questo scenario, solo il 28% delle grandi organizzazioni ha un approccio realmente orientato alla cyber-resilienza.
Per fronteggiare le nuove minacce occorrono investimenti, professionisti come lo Chief Information Security Officer (CISO) e piani di formazione strutturati. Inoltre, nell’ambito della Data Protection gioca un ruolo essenziale l’aderenza alle normative emanate a sostegno della protezione dei dati da azioni malevole, come la NIS2.
Come stanno cambiando i pagamenti digitali e la Blockchain
La pandemia ha cambiato le abitudini dei consumatori anche in merito ai pagamenti digitali, avvicinandoli verso nuove forme di pagamento che non prevedevano il contatto con i contanti. Nel 2025 i pagamenti digitali hanno raggiunto il valore record di 518 miliardi di euro (+7% rispetto al 2024), consolidando il sorpasso sul contante avvenuto l’anno precedente. Il 45% dei consumi passa da strumenti elettronici, mentre banconote e monete si fermano al 38%. Bonifici e addebiti diretti in conto corrente si attestano al 17%.
Il mercato italiano della Blockchain vale 38 milioni di euro (-5%), dominato dal settore finanziario, mentre i possessori di crypto-asset in Italia sono 2,8 milioni, pari al 7% della popolazione: un dato ancora lontano da quello di Spagna (14%) e Germania (11%).
Qual è il ruolo del 5G nella Digital Transformation
Un mercato che cresce, ma resta ancora di nicchia. Il 5G rappresenta un’evoluzione rispetto alle reti broadband esistenti, che offre numerose opportunità di business e possibilità di applicazione in diversi ambiti, grazie a soluzioni come il Multi-Access Edge Computing, l’Open RAN e il mmWave. In Europa si stimano circa 550 reti 5G private, oltre il 70% delle quali riservate, segno di un passaggio dalle sperimentazioni alle implementazioni industriali.
In Italia la spesa per il 5G industriale nel 2025 è cresciuta del 43%, attestandosi a 10,5 milioni di euro. Il mercato resta dunque ancora limitato, anche se aumenta la maturità e la rilevanza dei progetti (più dell’80% del valore di spesa è legato alla realizzazione di reti private su uno o più siti). I principali ostacoli includono la gestione della sicurezza, la ricerca di partner affidabili, il rischio di lock-in e una regolamentazione poco uniforme sull’accesso allo spettro.
Nel complesso, sono 47 le aziende italiane con almeno un progetto di rete 5G privata o dedicata (10 in più rispetto all’anno precedente), di cui 8 su 10 riservati. Le principali applicazioni sono nella logistica (26%) e nella manifattura (23%).
Cos’è il digital divide
Nonostante le opportunità offerte dalla Trasformazione Digitale, emergono criticità significative che rischiano di compromettere una crescita equa e sostenibile. Il principale problema è rappresentato dal “digital divide” tra organizzazioni mature e non mature, che sta diventando sempre più evidente.
Per fare un esempio, mentre l’84% delle grandi imprese ha già licenze per soluzioni AI come ChatGPT o Copilot, solo il 7% delle piccole e il 15% delle medie imprese ha avviato sperimentazioni relative all’Intelligenza Artificiale.
Questo gap tecnologico rischia di creare un circolo vizioso: le aziende che riescono ad adottare tecnologie avanzate diventano più competitive, efficienti e redditizie, mentre quelle che rimangono indietro perdono progressivamente quote di mercato e capacità di investimento.
Quali sono le strategie per ridurre il divario digitale
Per affrontare questa sfida sono necessarie azioni coordinate:
politiche di incentivazione mirate: sostegni fiscali e finanziamenti agevolati specificamente dedicati alle PMI per l’adozione di tecnologie digitali;
formazione e competenze: investimenti massicci nella formazione digitale e nello sviluppo di competenze specialistiche;
ecosistemi collaborativi: promozione di consorzi e reti tra imprese per condividere costi e competenze nell’innovazione digitale;
soluzioni scalabili: sviluppo di un’offerta tecnologica modulare e accessibile che vada incontro alle esigenze specifiche delle PMI;
governance pubblica: ruolo attivo delle istituzioni nel coordinare la trasformazione digitale e garantire che nessuno rimanga escluso.
Quale futuro per la Digital Transformation in Italia
La Digital Transformation in Italia mostra segnali di consolidamento e maturità. Nonostante le sfide economiche e geopolitiche, gli investimenti nel digitale continuano a crescere.
Il PNRR rappresenta un’opportunità fondamentale per accelerare la Trasformazione Digitale del Paese, con investimenti significativi in infrastrutture, competenze e servizi digitali. Con 49 miliardi di euro dedicati al digitale, l’Italia dispone di risorse senza precedenti. Tuttavia, con la conclusione del Piano, la sfida ora è dare un futuro sostenibile alla trasformazione anche dopo la fine dei fondi.
Sarà cruciale continuare a investire nella formazione e nello sviluppo di competenze digitali, nonché implementare politiche inclusive per garantire che la trasformazione non aumenti le disuguaglianze ma contribuisca a una crescita sostenibile e condivisa.
Come guidare la Trasformatione Digitale: i Knowledge Program degli Osservatori Digital Innovation
Per affrontare con consapevolezza le sfide della digital transformation, gli Osservatori Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano offrono i Knowledge Program: percorsi di aggiornamento professionale continuo che combinano ricerca, benchmark, confronto con esperti, casi aziendali e strumenti operativi.
Ogni Knowledge Program si articola in Programmi Tematici, costituiti da cicli di webinar live e on demand dedicati a modelli di innovazione e a innovazioni tecnologiche, di processo, di settore e di società. Dall’Intelligenza Artificiale alla Cyber Resilience, dalla trasformazione di Customer Experience al futuro del lavoro, fino a Supply Chain, Healthcare, Fintech e Smart Society, i percorsi permettono di approfondire le priorità più rilevanti per organizzazioni e professionisti. Un’opportunità per comprendere prima i cambiamenti, tradurre la conoscenza in decisioni più consapevoli e accelerare l’innovazione.
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