Pro e contro dell’AI in breve
- Il mercato dell’Intelligenza Artificiale ha raggiunto quota 1,2 miliardi di euro nel 2024, registrando un balzo straordinario del +58% rispetto all’anno precedente
- Il settore è in rapida espansione, ma con velocità diverse fra grandi aziende, PMI e Pubblica Amministrazione
- L’AI aumenta l’efficienza, semplifica attività quotidiane e abilita nuovi servizi in molteplici settori
- Allo stesso tempo, la sua adozione solleva interrogativi etici, rischi di bias e disinformazione, e può amplificare le disuguaglianze
In questo articolo, l’Osservatorio Artificial Intelligence della School of Management del Politecnico di Milano esplora luci e ombre di una tecnologia che sta ridefinendo i confini del possibile. Vedremo insieme la diffusione dell’AI, i vantaggi tangibili che porta nella vita quotidiana e nelle organizzazioni, ma anche le criticità e le sfide etiche che pone.
Cosa può fare l’AI e quanto è diffusa
Le capacità dell’Intelligenza Artificiale oggi sono molteplici e in continua espansione. I sistemi di AI sono in grado di analizzare enormi quantità di dati per estrarre informazioni preziose, interpretare e classificare testi, creare contenuti originali, ottimizzare processi produttivi e logistici, fornire raccomandazioni personalizzate e molto altro ancora. Le applicazioni spaziano dall’analisi predittiva della domanda alla generazione automatica di contenuti, dalla classificazione di documenti ai sistemi conversazionali intelligenti.
In Italia, l’adozione dell’AI sta procedendo con velocità differenti a seconda delle dimensioni aziendali. Il 59% delle grandi imprese ha già progetti attivi in questo ambito, mentre l’81% ha almeno valutato l’avvio di un’iniziativa. Per quanto riguarda le PMI, solo il 7% delle piccole e il 15% delle medie imprese ha avviato progetti. La Pubblica Amministrazione, pur pesando solo il 6% del mercato, mostra segnali incoraggianti con un tasso di crescita superiore al 100%.
Particolarmente interessante è la diffusione degli strumenti di AI Generativa pronti all’uso: il 53% delle grandi aziende italiane ha acquistato licenze di strumenti come ChatGPT o Microsoft Copilot, posizionando l’Italia ai primi posti rispetto a Francia, Germania e Regno Unito. Ma quali sono i vantaggi concreti che questa tecnologia porta nella vita di tutti i giorni e nelle organizzazioni?
Quali sono i vantaggi dell’Intelligenza Artificiale
L’Intelligenza Artificiale porta benefici concreti e misurabili in numerosi ambiti della nostra vita e del tessuto produttivo.
Uso quotidiano e comodità pratica
L’AI è ormai presente in molte attività della nostra giornata. I recommendation systems suggeriscono film su Netflix, prodotti su Amazon, musica su Spotify. I chatbot rispondono alle nostre domande 24 ore su 24. Gli assistenti vocali come Alexa o Siri gestiscono la smart home. Le app di navigazione ottimizzano i percorsi in tempo reale. I filtri anti-spam proteggono la nostra casella email. La traduzione automatica abbatte le barriere linguistiche.
Creazione di contenuti
La generazione di testi, presentazioni e report diventa più rapida. Le email vengono redatte automaticamente. I documenti vengono riassunti istantaneamente. Le immagini vengono create da semplici descrizioni testuali. I video vengono montati e sottotitolati automaticamente. Tutto questo si traduce in risparmio di tempo significativo.
Efficienza in azienda
L’AI semplifica il lavoro quotidiano e oltre la metà dei lavoratori italiani conferma che ha già cambiato il proprio modo di lavorare. Gli esempi pratici sono numerosi: analisi automatica di grandi volumi di documenti per estrarre informazioni chiave, generazione di report aziendali completi in pochi minuti, scheduling intelligente di riunioni e appuntamenti, gestione automatizzata dell’inventario e delle scorte, ottimizzazione dei percorsi di consegna per la logistica, previsione della domanda per pianificare la produzione, identificazione di anomalie nei processi produttivi. Molte aziende utilizzano l’AI anche per scremare i curriculum nella selezione del personale, per analizzare il sentiment dei clienti sui social media, per automatizzare la contabilità e la gestione delle fatture.
Customer care intelligent
I chatbot gestiscono il servizio clienti in modo efficiente. Rispondono alle domande più frequenti. Indirizzano le richieste complesse agli operatori umani. Funzionano in qualsiasi lingua e in qualsiasi momento. Le comunicazioni di Marketing vengono personalizzate per ogni cliente.
Sanità digitale
L’AI supporta le decisioni cliniche, analizza immagini diagnostiche, individua anomalie invisibili all’occhio umano, produce documentazione medica, personalizza i percorsi terapeutici. Aiuta i medici a fare diagnosi più rapidamente, riduce gli errori e migliora l’efficacia delle cure. Secondo i dati dell’Osservatorio Sanità Digitale, il 26% dei medici specialisti e il 46% dei medici di medicina generale utilizzano l’AI Generativa.
Finanza e Cybersecurity
L’AI ottimizza le previsioni economiche, identifica attività fraudolente in tempo reale e rileva anomalie nei sistemi informatici. Gli algoritmi analizzano milioni di transazioni in pochi istanti, individuando pattern sospetti che sfuggirebbero all’occhio umano. Nel settore bancario e assicurativo, valuta meglio i rischi, personalizza i prodotti finanziari e migliora l’esperienza del cliente attraverso assistenti virtuali sempre più sofisticati.
Quali sono le criticità e i rischi dell’AI
Nonostante le enormi opportunità, l’Intelligenza Artificiale presenta criticità significative che non possono essere ignorate.
Scarsa trasparenza degli algoritmi
Molti sistemi di AI, soprattutto quelli basati su reti neurali profonde, operano come “scatole nere” e prendono decisioni senza che sia possibile comprendere chiaramente il ragionamento sottostante. Questa opacità solleva questioni di accountability, specialmente quando l’AI è impiegata in ambiti delicati come la selezione del personale, l’erogazione di credito o le decisioni giudiziarie. Solo il 28% delle grandi aziende italiane ha adottato misure concrete per garantire eticità e compliance. Il 52% dichiara di non aver compreso pienamente il quadro normativo europeo.
Bias nell’addestramento
Gli algoritmi di AI apprendono dai dati con cui vengono addestrati e, se questi dati riflettono pregiudizi esistenti nella società, l’AI li perpetua e amplifica. Possono emergere discriminazioni basate su genere, etnia, età o provenienza geografica, con conseguenze potenzialmente gravi per le persone coinvolte.
Rischi di Cybersecurity
L’AI può essere sia strumento di difesa che di attacco. Se da un lato aiuta a identificare minacce informatiche, dall’altro può essere utilizzata per creare malware più sofisticati, automatizzare attacchi su larga scala o aggirare sistemi di sicurezza tradizionali.
I contenuti multimediali manipolati in modo estremamente realistico grazie all’AI rappresentano una minaccia crescente per la veridicità delle informazioni. La capacità di creare video, audio e immagini false ma apparentemente autentiche alimenta la disinformazione e può essere usata per manipolare l’opinione pubblica, danneggiare la reputazione di persone o influenzare processi democratici. Tra le principali preoccupazioni degli italiani riguardo all’AI figura proprio il rischio di manipolazione delle informazioni.
Responsabilità civile
Quando un sistema di AI causa un danno, chi ne risponde? Il programmatore, l’azienda che lo utilizza, il produttore del software? L’assenza di un quadro normativo chiaro crea incertezza giuridica.
Uso acritico nell’istruzione
L’utilizzo di strumenti come ChatGPT da parte degli studenti solleva preoccupazioni legittime. Se utilizzata in modo acritico per risolvere compiti o scrivere testi, l’AI può portare a un impoverimento delle capacità cognitive, del pensiero critico e della creatività. Servono nuovi approcci pedagogici che integrino l’AI in modo costruttivo nel processo educativo.
Automazione del lavoro
Solo il 17% degli italiani valuta molto positivamente l’impatto dell’AI nel proprio lavoro. L’impatto sul mondo del lavoro rappresenta un’altra delle principali preoccupazioni degli italiani. Tuttavia, i dati mostrano che finora le aziende non hanno sostituito dipendenti con l’AI, ma hanno utilizzato la tecnologia per offrire più servizi e aumentare l’efficienza.
Contenuti digitali e arte
L’Intelligenza Artificiale è oggi in grado di generare musica, creare opere d’arte visiva, scrivere sceneggiature e persino produrre video. Gli algoritmi possono comporre brani musicali in qualsiasi stile, creare immagini e video di qualità cinematografica, scrivere testi creativi, poesie e romanzi. Questo solleva domande fondamentali ancora aperte: l’AI può davvero sostituire la creatività umana? Un’opera generata da un algoritmo ha lo stesso valore artistico di quella creata da un essere umano? Chi detiene i diritti d’autore su un contenuto creato dall’AI? Gli artisti, i musicisti, i filmmaker rischiano di essere rimpiazzati dalle macchine?
Da un lato c’è chi vede nell’AI uno strumento democratico che rende accessibile la creazione artistica a tutti. Dall’altro c’è chi teme la standardizzazione della cultura, la perdita del tocco umano, la svalutazione del lavoro creativo. Molti artisti denunciano che i sistemi di AI vengono addestrati sulle loro opere senza consenso né compenso. Il settore dell’intrattenimento è già scosso da queste tensioni. I confini tra assistenza creativa e sostituzione del creatore sono sfumati e in continua ridefinizione. Si tratta di un dibattito destinato ad intensificarsi nei prossimi anni, che richiederà scelte etiche, normative e culturali non più rinviabili.
Come sfruttare al meglio l’Intelligenza Artificiale
Per massimizzare i benefici dell’AI e minimizzare i rischi, è fondamentale adottare l’approccio giusto. Come evidenziato dall’Osservatorio Platform Thinking Hub, l’Intelligenza Artificiale non dovrebbe essere vista come un semplice strumento di automazione, ma come un “co-pilot” – un collaboratore che affianca l’essere umano nelle attività lavorative.
Secondo i dati dell’Osservatorio, attualmente in Italia prevale un uso dell’AI come assistente personale per attività individuali. Nello specifico, l’86% dei professionisti la utilizza per ricercare informazioni, il 63% per riassumere testi e scrivere e-mail. Sebbene questi utilizzi siano certamente utili, non permettono di sfruttare appieno le potenzialità della tecnologia. Le ricerche dimostrano infatti che l’AI funziona meglio quando viene utilizzata in team: il 69% dei professionisti conferma che l’efficacia aumenta significativamente nell’uso collaborativo.
L’approccio co-thinking – in cui l’AI non si limita a eseguire compiti, ma collabora attivamente al processo di pensiero, aiutando a esplorare alternative, mettere in discussione ipotesi e generare intuizioni – si dimostra più promettente per stimolare vera innovazione. Questo richiede però un cambio di mentalità: dall’AI come strumento di efficienza all’AI come infrastruttura di collaborazione.
Perché l’Intelligenza Artificiale è necessaria per l’Italia
Il dibattito sull’automazione del lavoro va inquadrato in una prospettiva più ampia, che tenga conto delle dinamiche demografiche italiane. L’Italia si trova infatti ad affrontare una sfida senza precedenti: l’invecchiamento della popolazione sta rapidamente riducendo la forza lavoro disponibile.
I numeri sono eloquenti: entro il 2033 la popolazione italiana in età lavorativa calerà di 2,8 milioni di persone, mentre i pensionati aumenteranno di 2,3 milioni. Si prevede che ci saranno solo 21,2 milioni di occupati, mentre ne servirebbero 26,8 milioni per mantenere in equilibrio il sistema previdenziale. Il gap ammonta a 5,6 milioni di posti di lavoro equivalenti, pari al 25% degli occupati attuali.
In questo contesto, l’Intelligenza Artificiale non è solo un’opportunità, ma una necessità per colmare almeno parte del divario. Il 18% dei posti di lavoro equivalenti in Italia è già oggi potenzialmente automatizzabile e la quota potrebbe salire al 50% entro il 2033, con un impatto potenziale su circa 3,8 milioni di posti di lavoro equivalenti. Questi numeri, che potrebbero apparire allarmanti, vanno letti come una possibile risposta al problema demografico: l’automazione può compensare la riduzione della forza lavoro, permettendo al sistema economico di mantenere livelli di produttività adeguati.
Come investire nell’AI in modo responsabile
L’Intelligenza Artificiale rappresenta una rivoluzione tecnologica dalle potenzialità straordinarie per l’Italia, con benefici tangibili in termini di produttività, automazione e innovazione. Tuttavia, emergono sfide cruciali che richiedono attenzione immediata. La democratizzazione dell’AI viene spesso presentata come un’opportunità per tutti, ma la realtà è più complessa: chi ha più mezzi economici e culturali può utilizzare meglio e più efficacemente l’Intelligenza Artificiale (e la GenAI). L’accesso agli strumenti più avanzati, la possibilità di realizzare nuovi progetti, la comprensione delle potenzialità della tecnologia e persino la capacità di formulare prompt efficaci richiedono competenze e risorse non equamente distribuite. Il rischio concreto è che l’AI amplifichi le disuguaglianze esistenti invece di ridurle. Le organizzazioni senza le fondamenta necessarie faticano ad avviare anche semplici sperimentazioni. L’avvento di strumenti accessibili come ChatGPT non colma automaticamente il gap.
Per questo sono necessari investimenti in formazione, tutele adeguate ed equa redistribuzione dei benefici. La vera sfida è duplice: accelerare l’adozione dell’AI per rispondere alle sfide demografiche ed economiche, ma farlo in modo responsabile, etico e inclusivo, assicurando che nessuno resti indietro.
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