L’AI Journey in breve

  • L’Osservatorio Artificial Intelligence della School of Management del Politecnico di Milano ha sviluppato un modello per guidare le aziende nel percorso di adozione dell’AI, denominato Artificial Intelligence Journey
  • Il modello valuta cinque dimensioni: Dati e patrimonio informativo, Metodologie e algoritmi, Organizzazione e competenze, Relazione con il cliente, e Cultura aziendale
  • Nel 2025, secondo la Ricerca dell’Osservatorio Artificial Intelligence, il 71% delle grandi imprese italiane e una piccola parte delle PMI ha avviato almeno un progetto di AI. Solo una grande impresa su cinque ha una buona pervasività dell’AI in diverse funzioni aziendali e appena il 9% dispone di una governance strutturata

In questo articolo, realizzato dall’Osservatorio Artificial Intelligence, esploriamo il modello AI Journey e le sue dimensioni, analizziamo i livelli di maturità delle imprese italiane e osserviamo come grandi aziende e PMI si stanno muovendo su adozione e governance.

Cos’è l’AI Journey

L’AI Journey (o Artificial lntelligence Journey) è un modello sviluppato dall’Osservatorio Artificial Intelligence per guidare le aziende nell’adozione dell’Intelligenza Artificiale. Si tratta di uno strumento utile a comprendere i principali elementi tecnologici e organizzativi da considerare quando si decide di adottare soluzioni di AI. L’obiettivo è svilupparle e gestirle in maniera proficua e renderle sostenibili.

Oltre a questo, raccogliendo una mappatura sul Journey dalle aziende che ambiscono a operare in questo settore è anche possibile osservarne il grado di maturità.

Quali e quante sono le dimensioni dell’AI journey, il modello sviluppato dall’Osservatorio Artificial Intelligence?

Al fine di valutare lo stato attuale dell’azienda che vuole avvicinarsi all’AI, il modello dell’Osservatorio Artificial Intelligence valuta cinque dimensioni:

  1. Dati e patrimonio informativo: misura il livello di quantità, qualità e gestione dei dati necessari per lo sviluppo di algoritmi di IA;
  2. Metodologie e algoritmi: indica la capacità di comprendere le metodologie e gli algoritmi di IA;
  3. Organizzazione e competenze: misura la capacità di possedere o acquisire competenze necessarie per lo sviluppo di un’IA;
  4. Relazione con il cliente: misura la comprensione, accettazione o addirittura il desiderio degli utenti finali di prodotti o servizi di IA;
  5. Cultura aziendale: indica la diffusione di una cultura aziendale propensa ai cambiamenti dovuti allo sviluppo e all’adozione di sistemi di intelligenza artificiale.

Come le aziende italiane applicano l’AI Journey

In generale, il percorso di scoperta dell’Artificial Intelligence ha inizio dalla dimensione dei Dati, per poi proseguire verso Metodologie e algoritmi.

Le fasi successive del percorso sono invece variabili e dipendono dalla natura dell’organizzazione, dalla propensione all’innovazione e all’apprendimento, nonché dalla creazione di una cultura aziendale condivisa e da una struttura con competenze specifiche.

Quali sono i livelli di maturità delle aziende che investono in AI

Applicando il modello dell’AI Journey ad una serie di realtà che stanno investendo in Intelligenza Artificiale, l’Osservatorio ha rilevato sei livelli di maturità delle aziende italiane:

  1. In ritardo: queste aziende sono alla fase iniziale del loro percorso e, benché dispongano di infrastrutture per la raccolta di dati, questi ultimi sono ancora insufficienti in termini di quantità e qualità.
  2. Entusiasti: con un livello superiore della dimensione Metodologie e algoritmi rispetto alle aziende in ritardo, sfruttano i dati in loro possesso applicando le soluzioni standard offerte dal mercato.
  3. In cammino: rispetto agli entusiasti, coi quali condividono lo stesso grado di maturità dei dati, hanno consolidato le Metodologie di IA e rafforzato le dimensioni di Cultura aziendale e Organizzazione e competenze.
  4. Apprendisti: queste imprese hanno investito maggiormente per migliorare la qualità e la quantità dei dati poiché, grazie ad un intervento migliorativo in ambito organizzativo e culturale, è stato possibile incentivare lo sviluppo tecnologico.
  5. Organizzati: con un profilo intermedio di maturità, queste aziende hanno sviluppato l’ambito organizzativo-culturale in misura maggiore rispetto a quello tecnologico. Ritengono che, prima di investire in sviluppi tecnologici, sia necessario intervenire sul miglioramento delle competenze interne e sulla preparazione del cliente che usufruirà del prodotto/servizio.
  6. Avanguardisti: questo profilo è il più evoluto fra tutti e include le aziende che hanno investito per prime in IA. Benché non abbiano raggiunto un livello completo di maturità, sono certamente più avanzate rispetto alle altre.

Come le imprese italiane adottano l’AI

Dalla Ricerca dell’Osservatorio Artificial Intelligence emerge che nel 2025 il 71% delle grandi imprese italiane ha avviato almeno un progetto di AI (era il 59% nel 2024). Il 60% ha almeno un’iniziativa progettuale di AI Generativa.

Le applicazioni più diffuse includono chatbot conversazionali per l’assistenza clienti e agli operatori, oltre a soluzioni di Intelligent Document Processing. Le aree aziendali maggiormente coinvolte sono ICT, Customer Service, Business Development & Sales e Production & Operations.

Nonostante questi numeri incoraggianti, solo una grande impresa su cinque utilizza l’AI in modo pervasivo attraverso diverse funzioni aziendali. Allo stesso tempo, però, il 58% delle aziende che hanno avviato progetti AI registra un impatto rilevante sul modello di business, soprattutto per quanto riguarda la proposta di valore, le relazioni con i clienti e l’architettura operativa. Permane tuttavia una criticità: circa un’azienda su tre fatica a quantificare preventivamente il ritorno sull’investimento.

Come afferma Alessandro Piva, Direttore dell’Osservatorio Artificial Intelligence: “Il 2025 ha confermato la grande crescita del mercato e dello sviluppo tecnologico dell’AI, ormai di centralità assoluta nelle agende dei decisori di vertice. Questo entusiasmo, però, impone di fermarsi a ragionare. Innanzitutto, sulla capacità ancora ridotta di riconoscere in ogni settore e ambito le modalità corrette di ripensare interi processi con l’AI: servono persone con altissime competenze di dominio e tecnologiche per decostruire, re-immaginare, rimettere a regime il modello operativo. E poi sulla necessità di passare dalla semplice adozione individuale dell’AI, che ormai è elevata, alla trasformazione strutturale delle organizzazioni, che è ancora limitata, per cui servono dati ben organizzati e fruibili, competenze tecniche diffuse, cultura aziendale aperta alla sperimentazione”.

Quanto è diffusa l’AI nelle PMI italiane

Il quadro cambia notevolmente per le piccole e medie imprese: solo il 15% delle medie imprese e il 7% delle piccole hanno avviato sperimentazioni di AI. Emerge però un crescente interesse: il 20% delle PMI sta valutando l’attivazione di progetti AI nel breve termine.

Come si stanno strutturando le imprese italiane sulla governance dell’AI

La maturità nella gestione e compliance dell’AI rimane limitata: appena il 9% delle grandi imprese dispone di una governance strutturata, con chiara definizione delle responsabilità e allineamento tra iniziative AI, principi etici e obiettivi strategici. Il 54% adotta una governance centralizzata, ma ancora in fase di sviluppo

Per quanto riguarda l’AI Act (Artificial Intelligence Act), oltre la metà delle aziende ha avviato programmi di alfabetizzazione, ma soloil 15% ha messo in campo un progetto organico di adeguamento normativo, integrato con le altre normative di riferimento.