L’Intelligenza Artificiale in Sanità sta vivendo una fase di rapida crescita in Italia, con un’adozione crescente tra i professionisti.
Secondo la Ricerca dell’Osservatorio Sanità Digitale della School of Management del Politecnico di Milano, il 61% dei medici specialisti, il 61% dei MMG e il 37% degli infermieri ha già utilizzato strumenti di GenAI nell’ultimo anno
Nonostante i benefici evidenti, restano sfide critiche da affrontare, come le preoccupazioni dei cittadini sul rapporto umano con il medico e la necessità di sviluppare nuove competenze per un utilizzo consapevole e responsabile di queste tecnologie
In questo articolo, realizzato proprio dall’Osservatorio Sanità Digitale, vengono analizzate le opportunità e le principali sfide dell’Intelligenza Artificiale in ambito sanitario, dalle implicazioni pratiche nella relazione medico-paziente fino agli aspetti etici e normativi.
Intelligenza Artificiale in Sanità: come funziona il rapporto medico-macchina
Prima di tutto è necessario premettere che il rapporto umano nel processo di cura è assolutamente imprescindibile e insostituibile. L’Intelligenza Artificiale (AI)–capacedi simulare alcune capacità tipiche dell’intelligenza umana, come l’apprendimento e il ragionamento– può solo supportare il medico nella presa di decisioni in modo più rapido e nella personalizzazione della cura rispetto alle caratteristiche del paziente. Il medico, quindi, non può essere sostituito dalla macchina.
Un’evoluzione di questa tecnologia è l’AI generativa, che permette ai sistemi non solo di analizzare dati, ma anche di produrre nuovi contenuti, come testi o documenti, in modo autonomo. In ambito sanitario, le applicazioni di GenAI vengono utilizzate ad esempio per la ricerca di informazioni scientifiche, la generazione di documenti di sintesi e l’analisi della letteratura scientifica.
Secondo i dati della Ricerca 2025-2026 dell’Osservatorio, nell’ultimo anno hanno usato l’AI generativa il 61% dei medici specialisti (+35% rispetto all’anno precedente), il 61% dei Medici di Medicina Generale (+15%) e il 37% degli infermieri (+18%). Si tratta però, nella quasi totalità dei casi, di piattaforme generaliste, ossia non progettate per l’uso sanitario.
Quali sono le applicazioni dell’Intelligenza Artificiale in Sanità
L’AI rappresenta uno strumento strategico per i professionisti sanitari nella ricerca e sintesi di informazioni scientifiche, così come nelle attività amministrative o di gestione operativa.
Ricerca di informazioni scientifiche: l’AI generativa aiuta i professionisti sanitari a trovare rapidamente informazioni aggiornate su patologie, trattamenti e linee guida cliniche.
Generazione di documenti di sintesi: gli strumenti di AI automatizzano la creazione di report clinici, lettere di dimissione, riassunti di cartelle e documenti amministrativi.
Analisi della letteratura scientifica: l’AI esamina e sintetizza rapidamente grandi quantità di pubblicazioni scientifiche, aiutando i medici a rimanere aggiornati sulle evidenze più recenti; la maggior parte dei medici specialisti considera questa una delle applicazioni più promettenti della GenAI.
Attività amministrativa: l’AI ottimizza programmazione risorse, magazzino farmaceutico e sale operatorie.
Diagnosi potenziata da Machine Learning: sistemi di AI rilevano precocemente malattie attraverso immagini radiologiche e referti, identificando pattern patologici sfuggenti all’osservazione umana. Stando ai dati della Ricerca 2025-2026 dell’Osservatorio Sanità Digitale, oggi il 34% dei medici specialisti utilizza già strumenti di AI a supporto della diagnosi, anche se a livello aziendale queste soluzioni sono presenti solo nell’11% delle strutture sanitarie.
Supporto alla decisione clinica: algoritmi analizzano dati multidisciplinari per suggerire diagnosi e piani terapeutici.
Prevenzione personalizzata e medicina predittiva: l’AI elabora dati di screening, genomica e stili di vita per individuare pazienti a rischio e abilitare strategie di prevenzione mirate.
Ottimizzazione terapie farmacologiche: piattaforme AI analizzano la risposta dei pazienti ai trattamenti, suggerendo aggiustamenti personalizzati in oncologia e reumatologia.
Drug discovery: l’AI accelera i processi di ricerca, simulando virtualmente i meccanismi d’azione delle molecole e selezionando i candidati più promettenti per i trial clinici.
Formazione e simulazione: piattaforme AI supportano la formazione del personale sanitario simulando scenari clinici complessi e personalizzando i percorsi di apprendimento.
Secondo una precedente Ricerca dell’Osservatorio, grazie all’adozione dell’AI, ogni medico specialista potrebbe risparmiare mediamente circa 2 giornate all’anno solo per la ricerca di informazioni scientifiche e una settimana in attività amministrative o di gestione operativa. Per i Medici di Medicina Generale, il risparmio potenziale si estende fino a due settimane lavorative per ciascun professionista in attività di tipo amministrativo o legate alla gestione operativa.
Quali sono le sfide dell’AI in Sanità
Se i vantaggi tecnici e clinici dell’AI sono sempre più evidenti, restano punti critici che richiedono attenzione urgente.
Qualità e interoperabilità dei dati: la frammentazione dei sistemi informativi regionali e la scarsa interoperabilità ostacolano l’efficacia degli algoritmi. Lo sviluppo sia delle Cartelle Cliniche Elettroniche sia del Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0 risultano essenziali anche per l’alimentazione dell’Ecosistema Dati Sanitari (EDS): l’82% delle strutture ha una CCE attiva, mentre l’utilizzo raggiunge il 69% dei medici specialisti e il 47% degli infermieri. Per quanto riguarda l’FSE, il 48% dei medici specialisti, il 67% dei MMG e il 30% degli infermieri dichiarano di averlo consultato, ma solo il 30% dei medici specialisti e il 20% degli infermieri tramite strumenti aziendali (come la CCE).
Rischio di bias e discriminazione: i dataset di training, spesso sviluppati su popolazioni all’estero, potrebbero non rappresentare la specificità epidemiologica e socio-demografica italiana.
Consapevolezza dei rischi dell’AI Generativa: un terzo dei medici specialisti è consapevole del rischio di “allucinazioni” della GenAI, ma solo il 17% è in grado di riconoscere contenuti manipolati o generati tramite AI. Come sottolineato da Deborah De Cesare, Direttrice dell’Osservatorio Sanità Digitale, in occasione del Convegno dei Risultati di Ricerca: “Per favorirne un’adozione consapevole, è necessario consolidare l’offerta e rafforzare la sensibilizzazione sui temi del quadro regolatorio e della responsabilità professionale, considerati critici dal 63% dei medici specialisti, dal 65% dei MMG e dal 36% degli infermieri. A questa criticità si associano altri rischi: i professionisti sono consci che gli output dell’AI Generativa dipendono fortemente dal modo in cui viene formulato il prompt e che, in assenza di una buona padronanza di questa competenza, i risultati possono essere fuorvianti. Per mitigare i rischi associati all’AI è necessario sviluppare nuove competenze”.
Carenza di competenze: l’Intelligenza Artificiale richiede competenze trasversali in ambito clinico, tecnologico, etico. L’Osservatorio ha individuato quattro aree da sviluppare: AI Knowledge (conoscenze di base sull’AI), AI Abilities (competenze pratiche di utilizzo), AI Behaviours (attitudini su temi etici e deontologici) e AI Leadership (gestione di progetti di AI). Complessivamente, solo il 2% dei medici specialisti dichiara competenze buone o ottime su tutti gli ambiti e appena un terzo ha partecipato a programmi di formazione. Il 32% delle aziende sanitarie segnala carenza di competenze e il 25% scarsa cultura digitale.
Preoccupazioni dei medici per l’utilizzo dell’AI da parte dei pazienti: il 36% dei cittadini ha già utilizzato strumenti di AI Generativa per temi legati alla salute (valore più che triplicato in un anno) principalmente per l’autodiagnosi e per ottenere spiegazioni sui risultati di esami. Il fenomeno è ancora più marcato tra i pazienti cronici: il 38% utilizza chatbot basati su AI, contro il 17% di un anno fa. Il 32% dei cittadini ha sentito parlare di soluzioni GenAI dedicate alla salute, come ChatGPT Salute, e l’11% dichiara che le utilizzerebbe. I medici sono preoccupati del possibile utilizzo inappropriato di questi strumenti da parte dei cittadini/pazienti e dei consigli errati che potrebbero ricevere. Come evidenzia Emanuele Lettieri, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Sanità Digitale: “La diffusione dell’AI Generativa comporta rischi superiori rispetto al fenomeno del “Dr. Google”: i cittadini ricevono risposte chiare, personalizzate e percepite come affidabili, il che può tradursi in decisioni sulla salute prese in autonomia, senza il necessario supporto di un medico”.
Privacy dei dati e sicurezza: è fondamentale garantire la trasparenza sull’utilizzo dei dati personali dei cittadini, sempre nel rispetto del GDPR, soprattutto considerando che l’utilizzo autonomo di strumenti di AI da parte dei pazienti può portare a comportamenti rischiosi, sollevando questioni etiche.
Conformità normativa e responsabilità: con l’entrata in vigore dell’AI Act europeo, vengono richiesti standard più elevati di trasparenza, auditabilità e sicurezza per le applicazioni sanitarie. Rimane però cruciale definire responsabilità chiare in caso di errori degli algoritmi, tutelando sia pazienti che professionisti.
AI in Sanità: il futuro tra innovazione e responsabilità
L’introduzione sempre più massiccia dell’Intelligenza Artificiale in sanità rappresenta una svolta epocale per tutto il sistema, offrendo nuovi strumenti a supporto di medici, pazienti e operatori. Tuttavia, la Trasformazione Digitale pone nuove sfide, tra cui la gestione del cambiamento organizzativo nelle strutture sanitarie e l’effettivo utilizzo delle soluzioni digitali di professionisti e cittadini-pazienti, oltre che la garanzia di sostenibilità degli interventi.
Come ricorda Chiara Sgarbossa, Direttrice dell’Osservatorio Sanità Digitale: «L’Intelligenza Artificiale rappresenta oggi il principale elemento di discontinuità e il possibile nuovo salto evolutivo della Sanità Digitale italiana. La sua diffusione, però, richiede un approccio guidato da responsabilità e da un giusto senso di urgenza: l’innovazione corre più veloce delle regole e questi strumenti stanno entrando rapidamente nella quotidianità di professionisti e cittadini. La vera sfida è come governare lo sviluppo dell’AI in modo etico, sostenibile e inclusivo, definendo competenze, regole e strumenti capaci di accompagnarne un utilizzo consapevole e orientato al valore».
Guardando al futuro, sarà fondamentale accompagnare l’innovazione tecnologica con investimenti nella formazione delle competenze digitali e nella cultura del cambiamento, promuovendo un dialogo aperto tra tutti gli attori del sistema, dalla governance pubblica agli operatori, fino ai pazienti. Solo così sarà possibile cogliere appieno le opportunità offerte dall’Intelligenza Artificiale, garantendo benefici concreti, sicurezza e rispetto dei diritti delle persone e costruendo una sanità realmente più efficace, sostenibile e inclusiva.
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