La Cloud Security in breve

  • La Cloud Security è diventata una priorità assoluta per le aziende che hanno abbracciato il Cloud Computing come modello di fruizione delle tecnologie ICT
  • Sempre più dati sensibili vengono archiviati e gestiti in ambienti Cloud, rendendo la sicurezza una delle prime sfide da gestire
  • Nel 2025, secondo la ricerca dell’Osservatorio Cloud Ecosystem & Sovereignty della School of Management del Politecnico di Milano, la sicurezza dei dati rappresenta un elemento centrale nei principali progetti IT
  • Il 39% delle aziende sta rivedendo processi e sistemi per allinearsi alle nuove direttive europee NIS2, DORA e AI Act, che ridefiniscono gli standard minimi di protezione negli ambienti digitali

Attraverso la ricerca dell’Osservatorio Cloud Ecosystem & Sovereignty, questo articolo esplora il mondo della sicurezza nel Cloud, dalle sue caratteristiche fondamentali alle vulnerabilità più critiche, fornendo una guida completa per navigare sicuramente nell’ecosistema della nuvola.

Cos’è la Cloud Security

Per Cloud Security si intende l’insieme di tecnologie, protocolli e best practice volte a proteggere gli ambienti di Cloud Computing, le applicazioni e i dati in essi contenuti. Si tratta di un ramo della Cybersecurity che si pone come obiettivo primario quello di mantenere sicure e private tutte le informazioni presenti all’interno dell’intera infrastruttura online.

Prima di proseguire, è opportuno ricordare che, secondo la definizione del NIST (National Institute for Standards and Technology), il Cloud Computing è un insieme di servizi ICT accessibili on-demand e in modalità self-service tramite tecnologie Internet, basati su risorse condivise, caratterizzati da rapida scalabilità e dalla misurabilità puntuale dei livelli di performance, in modo da poter essere pagati in base al consumo.

La natura distributiva e condivisa del Cloud introduce vantaggi significativi in termini di sicurezza. I sistemi sono più semplici da aggiornare, beneficiano di patch di sicurezza automatiche e centralizzate, e la gestione della sicurezza infrastrutturale diventa dominio del provider, riducendo l’onere della gestione interna per le organizzazioni. Inoltre, i provider possono investire in tecnologie di sicurezza avanzate e team specializzati che sarebbero economicamente impraticabili per singole organizzazioni.

Tuttavia, il Cloud introduce anche nuove categorie di minacce che richiedono approcci di sicurezza evoluti. Il perimetro di attacco non è più confinato ai domini interni aziendali, ma si estende attraverso reti pubbliche, Data Center condivisi e interfacce di programmazione applicativa (API) esposte su internet.

Perché la Cloud Security è importante

Quando un’organizzazione decide di spostare i propri dati e applicazioni nel Cloud, si apre un mondo di opportunità: maggiore scalabilità, riduzione dei costi, accesso a tecnologie avanzate. Ma questo passo fondamentale verso la Trasformazione Digitale porta con sé una questione cruciale: garantire che le informazioni aziendali rimangano sicure in un ambiente che, per definizione, esce dal controllo diretto dell’organizzazione.

La Cloud Security è diventata una priorità assoluta perché la “nuvola” non riduce o aumenta in sé i rischi di Cybersecurity, ma li modifica profondamente. L’adozione del Cloud Computing amplia il perimetro da proteggere per le imprese ai collegamenti esterni, ridefinendo il concetto stesso di perimetro. Cambia anche il concetto di “difesa“, che non è più solo in mano all’azienda, ma diventa una responsabilità condivisa con i Cloud Service Provider (CSP).

Questa trasformazione richiede alle organizzazioni di aggiornare ed evolvere radicalmente la propria strategia di difesa, passando da un modello basato sul controllo in autonomia del perimetro difensivo a uno fondato sulla condivisione del perimetro di protezione. Le organizzazioni di ogni settore e dimensione hanno avviato i propri percorsi di transizione verso la “nuvola”, scoprendo che la Cybersecurity in ambiente Cloud richiede approcci e competenze profondamente diversi rispetto alla gestione IT tradizionale.

Quali sono i modelli di Cloud Computing e quali le implicazioni per la sicurezza aziendale

Nell’ambito delle tecnologie Cloud Computing, esistono quattro diversi modelli di deployment:

  • Virtual & Hosted Private Cloud: l’infrastruttura del service provider rimane dedicata esclusivamente all’organizzazione utente, con l’obiettivo di garantire un maggiore isolamento rispetto a un ambiente di Cloud pubblico;
  • Public Cloud: l’infrastruttura Cloud è di proprietà del service provider, che eroga servizi disponibili al pubblico attraverso Internet su risorse condivise da più utenti;
  • Hybrid Cloud: ambiente in cui viene utilizzato il Cloud privato e pubblico e le soluzioni on-premises, con l’obiettivo di trarre il meglio dalle varie modalità di erogazione delle tecnologie;
  • Multi Cloud: ambiente dove vengono utilizzati servizi di Cloud pubblico di due o più provider per rispondere al meglio alle esigenze economiche, tecniche e funzionali dell’utente.

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L’evoluzione verso architetture distribuite amplifica le sfide di sicurezza. Nel 2025, secondo la Ricerca dell’Osservatorio Cloud Ecosystem & Sovereignty, le configurazioni ibride sono adottate dal 46% delle grandi organizzazioni, che devono coordinare policy di sicurezza attraverso ambienti eterogenei. Il Public & Hybrid Cloud vale 5,83 miliardi di euro (+21%), mentre il Private Cloud cresce del 23% a 1,39 miliardi, spinto proprio dalla ricerca di maggior controllo su dati sensibili e sovranità digitale in risposta a un mercato europeo dominato al 90% da hyperscaler statunitensi.

Tra i modelli appena visti, è specialmente il Cloud Pubblico a generare le maggiori preoccupazioni nelle organizzazioni. L’utilizzo di infrastrutture non sotto controllo diretto dell’azienda crea una tensione fondamentale. Da un lato, i provider dispongono di capacità di investimento e competenze specialistiche che permettono di implementare strumenti di sicurezza molto più potenti di quanto potrebbe realizzare un team interno. Dall’altro, perdere controllo su informazioni e servizi critici rappresenta oggi uno dei maggiori freni nell’adozione del Cloud. Per questo motivo, molte organizzazioni adottano approcci ibridi o multi-cloud, mantenendo i dati più sensibili in ambienti Private Cloud dove hanno maggiore controllo, mentre spostano carichi di lavoro meno critici sul Public Cloud.

Quali sono i rischi del Cloud

I rischi di sicurezza nel Cloud Computing possono essere classificati in tre macroaree principali:

  • Rischi tecnologici: sono i rischi legati allo stack tecnologico, da una prospettiva Hardware e Software. Esempi sono gli accessi non autorizzati alle risorse e ai dati, bug nelle applicazioni, intercettazione dei dati in transito tra azienda e Cloud Service Provider, ecc.
  • Rischi legali e di compliance: si tratta dei rischi legali legati al panorama legislativo e normativo in cui l’azienda e il CSP operano. Tra i principali rischi rientrano la complessità degli accordi tra aziende e CSP, la perdita di controllo del dato e della sua posizione geografica e la violazione di copyright, licenze o proprietà intellettuali dovute all’utilizzo di framework e librerie open source.
  • Rischi organizzativi e umani: questi rischi riguardano le strutture organizzative richieste dal Cloud e le competenze necessarie. Tra questi figurano l’abuso da parte del CSP o del suo personale dei dati e applicazioni gestiti e la gestione inadeguata dei permessi per l’accesso agli utenti.

Quali sono le principali vulnerabilità di sicurezza nella Cloud Security

L’Osservatorio Cybersecurity & Data Protection ha indagato le principali vulnerabilità, minacce di sicurezza e criticità legate alla Cloud Security. Dai dati della survey è emerso un quadro eterogeneo, in cui emergono:

  • scarsa consapevolezza delle minacce alla Cloud Security, che viene vista come l’aspetto più critico;
  • aumento degli attacchi informatici rispetto ai sistemi tradizionali;
  • presenza di vulnerabilità intrinseche nelle applicazioni, quali bug o interfacce non sicure;
  • insufficiente visibilità e controllo sull’infrastruttura Cloud;
  • possibile presenza di errori di configurazione nelle diverse piattaforme;
  • difficoltà di integrazione dei sistemi in Cloud con le soluzioni di sicurezza già presenti all’interno dell’organizzazione, spesso sviluppate con logiche custom;
  • mancanza di attività di training del personale per la gestione della sicurezza del Cloud, solitamente basata su logiche e meccanismi differenti rispetto ai sistemi on-premise.

Con l’adozione di soluzioni as-a-Service, assume sempre più rilievo anche la relazione con i diversi Cloud service provider, per le possibili criticità legate alla gestione della sicurezza informatica che ne possono scaturire. A tal proposito, le principali sfide nella relazione con i CSP includono:

  • scarso potere negoziale in fase di stipula dei contratti con il provider di servizi Cloud, che emerge come la più grande sfida per i rispondenti;
  • difficoltà nell’effettuare attività di security assessment e di monitoraggio della sicurezza del fornitore;
  • scarsa customizzazione delle misure di sicurezza fornite dal provider, spesso standardizzate e non focalizzate sugli aspetti peculiari dell’azienda, e la scarsa visibilità sulle pratiche di sicurezza implementate dal fornitore. In coda, infine, emergono la difficoltà nel definire la ripartizione delle responsabilità in termini di Operations e di Compliance in materia di sicurezza informatica e la mancanza di un presidio formale di Security in azienda focalizzato sulla relazione con il Cloud provider.

Quali sono i principi della Cloud Security

La gestione efficace della Cloud Security si articola su pilastri fondamentali che devono essere implementati in modo integrato e coerente. Questi principi rappresentano il framework attraverso cui le organizzazioni possono mitigare i rischi di sicurezza negli ambienti Cloud e prendere decisioni strategiche per la protezione delle proprie risorse digitali.

Protezione dei dati

Esistono numerose tecnologie che permettono ai provider e alle aziende di implementare barriere tecniche fra l’accesso e la visibilità di dati e informazioni riservate. Fra queste spicca la crittografia, ossia la conversione dei dati da un formato leggibile a un formato codificato che può essere letto o elaborato solo dopo sua decriptazione.

Gestione delle identità e degli accessi

Gli strumenti per il controllo degli accessi (soluzioni di password management, autenticazione multi-fattore, Identity & Access Management, ecc.) assumono un ruolo fondamentale per la Security Cloud, poiché limitano la compromissione di dati, sistemi e piattaforme da parte degli utenti. Tali soluzioni permettono infatti di gestire e monitorare il comportamento di coloro che accedono alle risorse, impedendo accessi da parte di soggetti non autorizzati o malintenzionati.

DevSecOps

Con il termine DevSecOps (Development, Security, Operations) si fa riferimento a un approccio di Cloud Security che si concretizza nella messa in campo di strumenti e controlli necessari per garantire la sicurezza degli applicativi fin dalla fase di sviluppo degli stessi, volti a favorire logiche di collaborazione tra le diverse funzioni coinvolte (Sviluppo, Security e Operations). In un contesto di ampia diffusione di sistemi Hybrid & Multi Cloud, nelle diverse fasi della pipeline DevSecOps devono essere sempre più spesso inseriti strumenti per la protezione dalle minacce a diversi livelli, spesso coadiuvati da algoritmi e tecniche di Artificial Intelligence.

L’integrazione dell’AI negli ambienti Cloud sta rivoluzionando anche l’approccio DevSecOps. Con il Platform as a Service che supera il miliardo di euro (+21%) grazie ai servizi AI, le pipeline di sviluppo devono incorporare controlli specifici per modelli di AI Generativa. Attualmente però, sei organizzazioni su dieci non hanno ancora implementato policy per prevenire fughe di dati sensibili attraverso strumenti di GenAI utilizzati dai team di sviluppo.

Business Continuity e Disaster Recovery

Per Business Continuity e Disaster Recovery si intendono le misure e gli strumenti da adottare per garantire la continuità operativa aziendale qualora si verifichi un incidente di sicurezza o le misure per ripristinare la normale operatività a seguito di un evento imprevisto, finalizzate a evitare interruzioni di business o perdite di dati. Tra le soluzioni più diffuse in questo ambito rientrano sicuramente gli strumenti di backup.

Per migliorare la Cloud Security in azienda, oltre alla componente che concerne le tecnologie pari attenzione deve essere dedicata ad aspetti più legati alla sfera organizzativa e alla governance. Tra questi, vi sono l’adozione di regole e policy in materia di sicurezza, la sensibilizzazione del personale aziendale al fine di aumentare la consapevolezza rispetto alle minacce informatiche e la disciplina della relazione con il Cloud provider attraverso l’evoluzione degli strumenti contrattuali, affinché le pratiche, le responsabilità e i livelli di disponibilità dei servizi del fornitore siano chiaramente definiti.

Come funziona la sicurezza nel Cloud

La sicurezza nel Cloud si basa sul modello della responsabilità condivisa tra l’organizzazione cliente e il Cloud Service Provider. Questo modello prevede una chiara ripartizione dei compiti di protezione. Il principio fondamentale è che il Cloud Service Provider è responsabile della sicurezza “del” Cloud (l’infrastruttura sottostante), mentre il cliente è responsabile della sicurezza “nel” Cloud (ciò che viene eseguito e archiviato nell’ambiente Cloud).

Le responsabilità del Cloud Service Provider sono:

  • sicurezza dell’infrastruttura fisica (Data Center, server, storage)
  • sicurezza della rete e dell’hypervisor
  • manutenzione e aggiornamento dei sistemi di base
  • implementazione di controlli di accesso fisici
  • protezione contro attacchi DDoS a livello infrastrutturale
  • gestione delle vulnerabilità dell’hardware e del firmware
  • certificazioni di conformità e audit dell’infrastruttura

Tra le responsabilità del cliente vi sono invece:

  • gestione delle identità e degli accessi degli utenti
  • protezione dei dati e crittografia
  • configurazione corretta delle risorse Cloud
  • monitoraggio e risposta agli incidenti di sicurezza
  • gestione delle patch applicative
  • classificazione e protezione delle informazioni sensibili
  • configurazione dei firewall e delle policy di rete

Nel Public Cloud, l’infrastruttura è condivisa tra più clienti (multi-tenancy), rendendo ancora più critica la corretta implementazione dei meccanismi di sicurezza. I principali provider di Public Cloud implementano sofisticati meccanismi di sicurezza, tuttavia, la percezione di perdita di controllo rimane significativa. Il livello di responsabilità condivisa varia in base al modello di servizio utilizzato:

  • Con il Software as a Service (SaaS), il provider gestisce la maggior parte degli aspetti di sicurezza, inclusa l’applicazione stessa, il runtime, il middleware, il sistema operativo e l’infrastruttura. Il cliente mantiene principalmente la responsabilità su dati, accessi utente e dispositivi endpoint.
  • Con l’Infrastructure as a Service (IaaS), il cliente ha maggiore controllo ma anche maggiori responsabilità. Il provider si occupa solo dell’infrastruttura fisica, della virtualizzazione e della rete di base. Il cliente gestisce sistema operativo, middleware, runtime, applicazioni e dati.
  • Il Platform as a Service (PaaS) si colloca in una posizione intermedia. Il provider gestisce l’infrastruttura fino al runtime, mentre il cliente si concentra su applicazioni e dati.

Governance e aspetti organizzativi

Oltre agli aspetti tecnologici, il miglioramento della Cloud Security richiede uguale attenzione anche alla sfera organizzativa e alla governance. L’adozione di regole e policy specifiche per la sicurezza Cloud deve essere accompagnata dalla sensibilizzazione del personale aziendale, aumentando la consapevolezza rispetto alle minacce informatiche specifiche dell’ambiente Cloud.

La relazione con il Cloud provider deve essere disciplinata attraverso l’evoluzione degli strumenti contrattuali, garantendo che pratiche, responsabilità e livelli di disponibilità dei servizi siano chiaramente definiti. Questo include la definizione di contratti di Service Level Agreements (SLA) specifici per la sicurezza, clausole di audit e conformità e procedure di notifica degli incidenti, in modo da definire in modo chiaro e misurabile i servizi erogati dal fornitore.

Le organizzazioni devono inoltre implementare processi di vendor risk management che valutino continuamente l’affidabilità e la sicurezza dei provider Cloud, includendo assessment periodici, monitoraggio delle performance di sicurezza, e piani di uscita che permettano di migrare rapidamente verso alternative in caso di deterioramento del livello di servizio.

Sul fronte della governance strategica, emerge un quadro complesso. La scelta tra ambienti Cloud pubblici e privati riflette proprio queste tensioni. Sempre stando ai dati dell’Osservatorio, nel 2025 solo tre aziende su dieci affidano progetti di Intelligenza Artificiale esclusivamente al Public Cloud; la maggioranza preferisce soluzioni Private o ibride per mantenere maggior controllo su algoritmi e dataset sensibili. Questa cautela è alimentata anche dalle limitazioni percepite nei provider europei: il 54% delle grandi organizzazioni europee lamenta velocità d’innovazione insufficiente rispetto agli hyperscaler globali.

Dalla Ricerca dell’Osservatorio emerge anche un paradosso preoccupante: mentre l’Intelligenza Artificiale è considerata priorità d’investimento per il 2026 da oltre metà delle imprese, il 59% delle organizzazioni non ha ancora definito regole per governare l’utilizzo di strumenti AI da parte dei dipendenti. Questo gap espone le aziende a rischi concreti di perdita o uso inappropriato di informazioni riservate, specialmente in ambienti Cloud dove i dati possono essere replicati e trasferiti con facilità.

Quali sono le normative sulla Cloud Security

Il panorama normativo europeo sulla sicurezza informatica si è evoluto significativamente negli ultimi anni, introducendo framework sempre più stringenti per la protezione dei dati e la resilienza delle infrastrutture digitali. Parallelamente, si rafforza il focus su sicurezza e compliance: il 72% delle imprese ha avviato progetti di Cybersecurity e gestione dei rischi informatici, mentre il 39% si è concentrato sull’adeguamento alle nuove normative europee.

Le principali normative che impattano la Cloud Security includono:

  • NIS2 (Network and Information Security Directive 2), che estende gli obblighi di sicurezza a un numero maggiore di settori critici, richiede l’implementazione di misure tecniche e organizzative appropriate e prevede sanzioni significative per le violazioni;
  • DORA (Digital Operational Resilience Act), focalizzato sulla resilienza operativa digitale del settore finanziario, che stabilisce requisiti per la gestione del rischio ICT e regola la relazione con i fornitori terzi di servizi ICT;
  • AI Act, che definisce requisiti di sicurezza per i sistemi di Intelligenza Artificiale, introduce obblighi di trasparenza e governance e classifica i sistemi AI in base al livello di rischio;
  • GDPR (General Data Protection Regulation), che regola il trattamento dei dati personali nell’Unione Europea, richiede misure tecniche e organizzative adeguate per proteggere i dati e impone obblighi di notifica in caso di violazione.

Queste normative richiedono alle organizzazioni di rivedere i propri processi di sicurezza Cloud, garantendo la conformità attraverso l’implementazione di controlli adeguati, la documentazione delle pratiche di sicurezza e la collaborazione strutturata con i Cloud Service Provider.