Cloud, mercato italiano a 9,48 miliardi: l’ardua sfida della sovranità europea
- Il mercato Cloud italiano raggiunge i 9,48 miliardi di euro nel 2026 (+17%), trainato da Intelligenza Artificiale e cybersecurity.
- Il Public & Hybrid Cloud vale 6,8 miliardi di euro (+17%), ma resta fortemente concentrato: il 78% della spesa nazionale in servizi IaaS e PaaS fa capo ai grandi provider statunitensi. Il Private Cloud accelera invece del 19%, spinto dalla necessità di controllare dati e costi.
- La stessa concentrazione emerge a livello europeo guardando ai ricavi dei provider: il fatturato IaaS e PaaS cresce del +29% e raggiunge i 131,4 miliardi di dollari, ma il 68% fa capo ai tre principali hyperscaler.
- Sul fronte della sovranità digitale, le grandi imprese italiane mostrano una consapevolezza ancora parziale: il 70% la associa quasi esclusivamente alla localizzazione dei dati, e solo il 2% delle grandissime imprese considera l’Open Source una scelta strategica prioritaria.
I dati possono essere ripresi citando come fonte l’Osservatorio Cloud Ecosystem & Sovereignty del Politecnico di Milano e includendo il relativo link.
Da oggi è disponibile l’infografica gratuita con i dati chiave della ricerca, condivisibile attraverso questo link.
Milano, 16 ottobre 2026 – Il mercato del Cloud in Italia continua a crescere, sostenuto dalla diffusione dell’Intelligenza Artificiale e dagli investimenti in cybersecurity. Secondo i dati dell’Osservatorio Cloud Ecosystem & Sovereignty della POLIMI School of Management, nel 2026 la spesa Cloud delle organizzazioni italiane raggiunge 9,48 miliardi di euro, in aumento del +17% rispetto al 2025.
La crescita si inserisce in un contesto internazionale caratterizzato da una forte accelerazione degli investimenti nelle infrastrutture per l’AI e da una crescente attenzione alla sovranità digitale. In Europa, il fatturato dei provider Cloud raggiunge 131,4 miliardi di dollari (+29%), ma il mercato resta fortemente concentrato. I tre principali hyperscaler, AWS, Microsoft e Google, rappresentano da soli il 68% del totale, mentre complessivamente i provider statunitensi controllano il 92%.

La sovranità digitale diventa così una questione centrale per la competitività industriale europea. Eppure, la ricerca evidenzia una distanza significativa tra le ambizioni dell’Unione Europea e la capacità delle organizzazioni di tradurle in scelte tecnologiche consapevoli. Il 70% delle grandi e grandissime imprese italiane continua infatti a interpretare la sovranità quasi esclusivamente come residenza fisica del dato, trascurando aspetti fondamentali come il controllo sull’accesso ai dati e la giurisdizione a cui sono soggetti i provider.
Sono alcuni dei risultati della ricerca dell’Osservatorio Cloud Ecosystem & Sovereignty del Politecnico di Milano* presentata oggi al convegno “Cloud & Sovereignty: l’ecosistema digitale europeo tra ambizioni e realtà”. Uno degli oltre 60 differenti filoni di ricerca degli Osservatori Digital Innovation della POLIMI School of Management (www.osservatori.net) che affrontano i temi chiave dell’Innovazione Digitale nelle imprese e nella Pubblica Amministrazione.
La spesa Cloud in Italia
Nel 2026 la spesa Cloud delle organizzazioni in Italia raggiunge i 9,48 miliardi di euro (+17%), confermando una dinamica di crescita sostenuta, seppure inferiore a quella registrata dai fatturati dei grandi provider internazionali.

La componente principale è rappresentata dal Public & Hybrid Cloud, che raggiunge 6,8 miliardi di euro (+17%). All’interno del comparto, l’Infrastructure as a Service (IaaS) si conferma la voce più rilevante, con circa 3 miliardi di euro (+14%) e il 44% della spesa, sostenuta soprattutto dai servizi di Business Continuity, Disaster Recovery e Virtual Machine.
Il Software as a Service (SaaS) raggiunge 2,6 miliardi di euro (+20%), registrando la crescita più elevata tra le componenti del Public Cloud. A trainarlo sono soprattutto le soluzioni di IT Security, anche in risposta agli obblighi introdotti dalla normativa NIS2, e la diffusione di applicazioni di Intelligenza Artificiale pronte all’uso.
Il Platform as a Service (PaaS) cresce del 16%, raggiungendo 1,2 miliardi di euro, grazie soprattutto ai servizi di AI e Analytics basati su API e agli strumenti di supporto allo sviluppo applicativo.
Accelera anche il Private Cloud (+19%), sostenuto da due esigenze sempre più rilevanti per le imprese. Mantenere un controllo diretto sui dati e sui carichi di lavoro critici, anche in risposta a NIS2 e DORA, e governare la spesa per l’Intelligenza Artificiale. Per alcuni workload AI, infatti, il modello a consumo del Public Cloud può generare costi difficili da prevedere, rendendo più interessante il ricorso a infrastrutture private.
Il mercato europeo e la sfida della sovranità digitale
In Europa il fatturato dei provider Cloud cresce del +29% nel 2026, raggiungendo 131,4 miliardi di dollari, rispetto a una crescita del +18% registrata nell’anno precedente.
La differenza rispetto al +17% del mercato italiano dipende anche dalle diverse metriche considerate. A livello europeo l’Osservatorio misura i fatturati dei provider, che comprendono anche gli acquisti di capacità computazionale effettuati da altri operatori della filiera digitale; in Italia viene invece misurata la spesa delle organizzazioni utilizzatrici. Gli ingenti investimenti nelle infrastrutture per l’AI non si sono quindi ancora tradotti in un aumento della domanda finale della stessa intensità.
Il mercato europeo rimane dominato dai grandi hyperscaler statunitensi, che stanno rispondendo alle nuove richieste di sovranità attraverso l’apertura di data center sul territorio europeo, partnership con operatori locali e offerte dedicate. Tra gli esempi figura l’iniziativa European Sovereign Cloud di AWS, accompagnata da un investimento annunciato di 7,8 miliardi di euro.
La concentrazione riguarda anche gli investimenti internazionali. L’analisi condotta dall’Osservatorio sulle operazioni di M&A e sugli investimenti dei 47 principali operatori della filiera digitale a livello mondiale evidenzia che oltre 105 miliardi di dollari si concentrano nella filiera dell’AI e che oltre il 90% del capitale investito dagli operatori nordamericani rimane in Nord America.
Uno scenario che rende il percorso europeo verso la sovranità digitale particolarmente sfidante.
“Il mercato Cloud europeo è oggi fortemente concentrato: i tre principali hyperscaler detengono da soli il 68% del fatturato”, commenta Alessandro Piva, Direttore dell’Osservatorio Cloud Ecosystem & Sovereignty. “L’Unione Europea sta rispondendo affiancando alla regolamentazione strumenti di politica industriale su Cloud, Intelligenza Artificiale, semiconduttori e Open Source, ma queste iniziative da sole non bastano. Saranno anche le organizzazioni a dover capire su quali leve agire, dalla localizzazione dei dati alla giurisdizione, fino al controllo operativo dei servizi, e dove ricavare spazi di sovranità quando servono sui workload e sui dati più critici. L’obiettivo non è eliminare ogni dipendenza, ma imparare a governarla”.
Sovranità digitale. Le imprese italiane iniziano a muoversi, ma la consapevolezza resta parziale
La dipendenza tecnologica dai provider statunitensi emerge anche nelle scelte delle grandi organizzazioni italiane. Secondo l’Osservatorio, il 78% della spesa in servizi IaaS e PaaS delle imprese analizzate è assorbito dai grandi operatori americani, con una concentrazione ancora più elevata nelle grandissime imprese, dove raggiunge l’86%, rispetto al 74% delle grandi.
La sovranità comincia tuttavia a influenzare le strategie di approvvigionamento tecnologico. Il 63% delle grandissime imprese, definite trend-setter, dichiara di avere già intrapreso azioni per rafforzare la propria autonomia, ad esempio privilegiando provider europei per nuovi progetti oppure progettando applicazioni più facilmente trasferibili tra fornitori Cloud differenti. Anche il 55% delle grandi imprese ha avviato iniziative in questa direzione, ricorrendo in alcuni casi alle offerte di Cloud sovrano dei provider extraeuropei.
Questa crescente attenzione convive però con una conoscenza ancora limitata delle diverse dimensioni della sovranità digitale. Per il 70% delle organizzazioni intervistate, infatti, il tema coincide quasi esclusivamente con la localizzazione fisica dei dati. Rimangono in secondo piano il controllo logico delle informazioni, la giurisdizione applicabile ai fornitori e la possibilità di mantenere la continuità operativa in scenari geopolitici avversi.
Ancora più contenuta è la diffusione dell’Open Source come scelta strategica prioritaria, adottata soltanto dal 2% delle grandissime imprese e dal 7% delle grandi. A frenare le organizzazioni sono soprattutto la difficoltà di individuare fornitori in grado di garantire un adeguato supporto enterprise e la carenza di competenze interne per gestire autonomamente applicazioni e infrastrutture.

La sovranità non si costruisce solo scegliendo il fornitore, ma intervenendo sull’architettura dei sistemi informativi. “Velocità e controllo sono esigenze che le imprese devono saper coniugare attraverso scelte consapevoli”, sottolinea Stefano Mainetti, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Cloud Ecosystem and Sovereignty. “Il Public Cloud, e in particolare il SaaS, accelera l’accesso all’innovazione, e contemporaneamente può aumentare la dipendenza dai fornitori. Ecco perché, nel 2026, torna ad essere oltre il 50% la percentuale delle grandissime aziende italiane che sceglie in modo selettivo con quale paradigma realizzare i nuovi progetti. La sfida è riappropriarsi delle scelte, attraverso la progettazione di architetture flessibili e applicazioni moderne, rivedendo criticamente in questa prospettiva anche le strategie Hybrid e Multi Cloud.”
Intelligenza Artificiale e Cloud. Cambiano le strategie delle imprese
L’Intelligenza Artificiale sta modificando anche il modo in cui le organizzazioni scelgono e utilizzano i servizi Cloud.
“Oggi l’adozione dell’AI nelle organizzazioni è ancora in gran parte spontanea: il SaaS, utilizzato dal 52% delle grandi imprese e dal 46% delle grandissime, permette di sperimentare rapidamente, ma rischia di alimentare una diffusione poco governata”, afferma Mariano Corso, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Cloud Ecosystem & Sovereignty. “Le imprese devono evolvere verso un modello capace di dare autonomia alle persone, ad esempio attraverso strumenti SaaS che permettono di costruire i propri agenti, ma di circoscriverla entro un perimetro chiaro, nel rispetto dei guardrail aziendali. Governare l’AI significa anche anticipare i rischi futuri, proteggendosi dal lock-in e ottimizzando la spesa. Per riuscirci serve un cambiamento che è insieme culturale, di competenze e di strategie di sourcing”. Le grandissime imprese stanno iniziando ad affiancare al SaaS modelli più strutturati. Il 21% utilizza piattaforme PaaS per sviluppare applicazioni personalizzate, mentre il 9% adotta architetture ibride, combinando servizi di Public Cloud e infrastrutture private.
La possibilità di sviluppare un’applicazione AI sul Cloud pubblico e successivamente eseguirla su infrastrutture private consente, in alcuni casi, di mantenere un maggiore controllo sui costi computazionali e sui dati utilizzati.
*L’edizione 2026 dell’Osservatorio Cloud Ecosystem & Sovereignty della POLIMI School of Management è stata realizzata con il supporto di AlmavivA, Aruba Cloud, Chiaro Cloud, Engineering Ingegneria Informatica, Fastweb + Vodafone, FiberCop, OVHcloud, Storm Reply, TIM Enterprise, Var Group; Aubay, Liquid Reply, MAIRE, Openwork, Prometeia, ReeVo, Reti; AWS, Open Fiber, Reti, Vaultica. Con il patrocinio di Anitec-Assinform, Assintel e AssoSoftware.
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