Il Data Act in breve

  • Il 12 settembre 2025 è diventato pienamente applicabile il Regolamento (UE) 2023/2854, meglio noto come Data Act, che ridefinisce le regole di accesso e utilizzo dei dati nell’Unione Europea
  • Secondo il regolamento, i dati generati dai dispositivi appartengono all’utente, non al produttore dei dispositivi connessi
  • Il quadro normativo europeo – Data Act, AI Act, NIS2 e GDPR – sta già cambiando le priorità delle imprese: secondo la ricerca dell’Osservatorio Cybersecurity & Data Protection della School of Management del Politecnico di Milano, il 56% delle grandi aziende italiane cerca oggi sinergie per gestire la complessità normativa.

Questo articolo, a cura dell’Osservatorio Cybersecurity & Data Protection, analizza cos’è il Data Act, a chi si applica, quali sono i suoi pilastri fondamentali, le scadenze da rispettare e le sanzioni previste per chi non si adegua.

Cos’è il Data Act

Il Data Act, o Regolamento (UE) 2023/2854, stabilisce norme armonizzate sull’accesso equo ai dati e sul loro utilizzo, entrato in vigore l’11 gennaio 2024 e diventato pienamente applicabile dal 12 settembre 2025. La normativa si concentra principalmente sui dati generati dall’Internet of Things (IoT) e dai prodotti connessi, rivoluzionando il modo in cui questi dati vengono gestiti e condivisi.

Per anni, una regola non scritta ha governato l’economia digitale: i dati generati dai dispositivi connessi appartengono al produttore, non all’utente. Il Data Act europeo ribalta completamente questo paradigma. Stabilisce infatti che gli utenti hanno diritto di accedere ai dati generati dai loro dispositivi e di condividerli con terze parti di loro scelta.

Questo significa che se si possiede una Smart Car, una macchina industriale IoT o un elettrodomestico connesso, è possibile richiedere al produttore di fornire tutti i dati che il dispositivo genera sul proprio utilizzo. Non solo: si può anche decidere di condividerli con altri fornitori di servizi per ottenere manutenzione, assistenza o servizi innovativi.

Come si inserisce il Data Act nell’ecosistema normativo europeo

Il Data Act si inserisce in un ecosistema normativo complesso e interconnesso che definisce la governance digitale europea:

  • GDPR (2018): protegge i dati personali degli individui, definendo come possono essere raccolti, trattati e conservati; è lo “scudo” che protegge la privacy;
  • Data Governance Act (2023): facilita la condivisione volontaria dei dati tra organizzazioni, creando infrastrutture fidate per lo scambio di informazioni;
  • AI Act (2024): regola lo sviluppo e utilizzo dell’Intelligenza Artificiale, spesso alimentata proprio dai dati liberati dal Data Act;
  • Regolamento DORA (2025): garantisce la resilienza operativa digitale del settore finanziario, includendo aspetti di data governance e condivisione sicura.

Questa convergenza normativa crea un Digital Single Market europeo dove dati, AI e servizi digitali operano secondo regole comuni e sicure. Il suo impatto è già misurabile: tra NIS2, Cyber Resilience Act, AI Act e Data Act, il 56% delle grandi imprese italiane sta cercando sinergie per una gestione più efficiente della complessità normativa, secondo la ricerca dell’Osservatorio Cybersecurity & Data Protection.

Come sottolinea Gabriele Faggioli, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio, “Nel corso del 2025, che ha rappresentato un vero punto di rottura nelle relazioni geopolitiche, nel progresso tecnologico e nell’evoluzione normativa, le minacce per la cybersecurity sono diventate sempre più sofisticate e complesse da gestire. […] Le istituzioni stanno correndo ai ripari per una cyber-resilienza diffusa, ma si evidenzia il rischio di una frammentazione normativa: è fondamentale costituire un quadro univoco senza ridondanze burocratiche per evitare che la cybersecurity diventi un mero esercizio di adempimento.”

A chi si rivolge il Data Act

Il Data Act ha un perimetro di applicazione estremamente ampio che tocca praticamente ogni settore dell’economia digitale. Il regolamento si applica a tutti i prodotti connessi e servizi correlati operanti nel mercato europeo, indipendentemente da dove sia localizzata l’azienda produttrice.

Quali prodotti e servizi rientrano nel campo di applicazione del Data Act

Rientrano nel campo di applicazione le seguenti categorie di prodotti e servizi:

  • automobili connesse che raccolgono dati di guida e manutenzione;
  • macchinari industriali smart che monitorano le prestazioni operative;
  • elettrodomestici intelligenti che tracciano i consumi energetici;
  • dispositivi wearable per il fitness e la salute;
  • sistemi di building automation che gestiscono edifici;
  • apparecchiature mediche connesse per il monitoraggio paziente;
  • sensori ambientali e industriali per il controllo qualità;
  • servizi correlati come piattaforme Cloud, sistemi di Data Analytics, servizi di manutenzione predittiva e assistenti virtuali che interagiscono con dispositivi connessi.

Chi sono i soggetti coinvolti dall’AI Act

Il regolamento individua quattro categorie di soggetti:

  • Data Holders: produttori di dispositivi IoT e prodotti connessi, fornitori di servizi Cloud e piattaforme digitali, aziende che raccolgono e aggregano dati da dispositivi, platform provider che gestiscono ecosistemi di dati;
  • Utenti: consumatori che possiedono o utilizzano prodotti connessi, aziende che acquistano o noleggiano dispositivi IoT, organizzazioni che ricevono servizi correlati a prodotti connessi;
  • Data Recipients: fornitori di servizi di manutenzione e assistenza tecnica, sviluppatori di applicazioni e servizi innovativi, aziende di analytics e business intelligence, startup che creano servizi basati sui dati IoT;
  • Autorità Pubbliche: enti che possono richiedere accesso ai dati in emergenze pubbliche, autorità competenti per l’enforcement del regolamento.

Le microimprese e piccole imprese beneficiano di esenzioni per ridurre l’onere di compliance. I dati altamente elaborati e protetti da segreti commerciali hanno limitazioni nella condivisione. L’applicazione è extraterritoriale: significa che anche aziende non europee devono conformarsi se operano nel mercato UE.

Quali sono i pilastri fondamentali del Data Act

Il Data Act si articola in sei capitoli principali che definiscono un framework completo per l’accesso e l’utilizzo dei dati.

Diritti di accesso ai dati per gli utenti

Il regolamento stabilisce che gli utenti di prodotti connessi hanno il diritto di accedere gratuitamente ai dati generati dai loro dispositivi. Questo include sia dati personali che non personali, purché siano in formato “grezzo” o “pre-elaborato” facilmente disponibile.

I produttori devono progettare i dispositivi in modo che consentano l’accesso sicuro e facile ai dati generati. Non possono più creare sistemi chiusi dove i dati sono accessibili solo al produttore. Devono inoltre fornire informazioni chiare e trasparenti sui tipi di dati raccolti, le modalità di accesso e i diritti dell’utente.

Condivisione dei dati con terze parti

Gli utenti possono richiedere che i loro dati vengano condivisi direttamente con terze parti di loro scelta. Questo apre nuove possibilità per servizi innovativi: un’azienda può far analizzare i dati della propria flotta di veicoli da un fornitore di analytics specializzato, oppure condividere i dati dei macchinari industriali con un service provider per manutenzione predittiva.

destinatari dei dati devono utilizzarli solo per gli scopi concordati e non possono utilizzarli per sviluppare prodotti concorrenti o per addestrare modelli di AI che competano direttamente con il data holder originale.

Eliminazione del Vendor Lock-in nel Cloud

Una delle disposizioni più impattanti del Data Act riguarda la portabilità tra fornitori cloud. Il regolamento introduce un percorso graduale per eliminare le barriere al cambio di fornitore:

  • dal 12 settembre 2025: trasparenza completa su tutti i costi di switching e migrazione;
  • dal 12 gennaio 2026: scatta il divieto di applicare penali per il cambio di fornitore; le tariffe per la migrazione dei dati devono essere ridotte al minimo indispensabile;
  • dal 12 gennaio 2027:  lo switching diventerà completamente gratuito per tutti, inclusi i contratti ancora attivi, eliminando in modo definitivo ogni barriera economica al cambio di Cloud.

Questo significa che aziende come Amazon AWS, Microsoft Azure e Google Cloud devono ripensare completamente i loro modelli di business, non potendo più fare affidamento sul lock-in tecnologico per trattenere i clienti.

Accesso ai dati per emergenze pubbliche

Il Data Act introduce anche il diritto delle autorità pubbliche di richiedere accesso ai dati privati in situazioni di emergenza eccezionale come pandemie, disastri naturali o crisi di sicurezza pubblica.

Le richieste devono essere proporzionate, giustificate e limitate a quanto strettamente necessario per gestire l’emergenza. Questo potrebbe rivelarsi fondamentale per la gestione di future crisi, permettendo alle autorità di accedere a dati di mobilità, ambientali o logistici in tempo reale.

Clausole contrattuali abusive

Il regolamento vieta clausole contrattuali sleali che impediscono l’accesso ai dati o creano squilibri tra le parti. Include una “black list” di clausole sempre considerate abusive e una “grey list” di clausole presumibilmente sleali.

Protezione da accessi governativi esteri

Il Data Act introduce salvaguardie contro richieste illegittime di accesso ai dati da parte di autorità di paesi terzi. I fornitori di servizi Cloud devono implementare misure tecniche e legali per proteggere i dati europei da accessi non autorizzati da parte di governi extra-UE.

Come adeguarsi al Data Act: quali sono le scadenze e le azioni pratiche

L’11 gennaio 2024 il Data Act è entrato formalmente in vigore, iniziando il periodo di preparazione per aziende e istituzioni. Il 12 settembre 2025 segna la piena applicabilità della maggior parte delle disposizioni, inclusi i diritti di accesso ai dati e i requisiti di trasparenza contrattuale.

Dal 12 settembre 2026 è previsto l’obbligo di design per nuovi prodotti connessi immessi sul mercato dopo questa data, mentre dal 12 settembre 2027 entrerà in vigore l’applicazione retroattiva delle regole sulle clausole contrattuali abusive anche ai contratti conclusi prima dell’entrata in vigore, se a tempo indeterminato o con scadenza superiore ai dieci anni.

Cosa devono fare le aziende per la Compliance

Dal 12 settembre 2025, le aziende devono essere preparate a rispondere alle richieste di accesso ai dati entro tempi ragionevoli, fornire dati in formati machine-readable e utilizzabili, rispettare i nuovi standard contrattuali per la condivisione dati, implementare meccanismi di switching per servizi Cloud e designare processi chiari per le richieste di emergenza pubblica.

Le azioni prioritarie includono:

  • la mappatura completa di tutti i dati generati da prodotti connessi e servizi correlati;
  • la revisione contrattuale per identificare clausole potenzialmente abusive;
  • il setup tecnico di API e interfacce per l’accesso sicuro ai dati;
  • la formazione del personale su nuovi obblighi e opportunità.

Quali sono le sanzioni previste

Il Data Act non definisce direttamente l’importo delle sanzioni, demandando agli Stati membri il compito di stabilire le misure sanzionatorie nazionali. Gli Stati membri hanno notificato alla Commissione Europea i propri framework di enforcement e le sanzioni entro il 12 settembre 2025, designando autorità competenti con poteri di controllo e sanzionatori.

Le sanzioni devono essere efficaci, proporzionate e dissuasive. Gli strumenti a disposizione delle autorità competenti includono:

  • avvertimenti formali per le violazioni meno gravi o commesse per la prima volta;
  • ordini di conformità che impongono all’azienda di adeguarsi entro un termine stabilito;
  • sanzioni pecuniarie commisurate alla gravità della violazione, alle dimensioni dell’azienda e al danno causato;
  • misure cautelari per bloccare trattamenti di dati ritenuti illegittimi.

Le autorità possono intervenire sia su segnalazione degli utenti che d’ufficio. Le aziende non europee che operano nel mercato UE sono soggette alle stesse regole e alle stesse sanzioni, in virtù dell’applicazione extraterritoriale del regolamento.

Quali sono le differenze tra Data Act e GDPR e come si integrano

Una delle confusioni più comuni riguarda il rapporto tra Data Act e GDPR. Sebbene entrambi regolino aspetti legati ai dati, hanno filosofie e obiettivi completamente diversi.

Il GDPR ha una natura principalmente difensiva: protegge i diritti fondamentali delle persone fisiche alla privacy e alla protezione dei dati personali. Stabilisce limiti, impone cautele, definisce cosa non si può fare. La logica del GDPR è person-centric: tutto ruota attorno alla protezione dell’individuo.

Il Data Act ha invece una natura proattiva ed economica: mira ad accelerare l’economia europea dei dati, sbloccare il potenziale industriale racchiuso nei dati generati da dispositivi connessi. La logica del Data Act è market-centric: tutto ruota attorno alla creazione di un mercato equo e competitivo.

I due regolamenti si integrano e si completano: il GDPR continua a applicarsi per tutti i dati personali anche quando condivisi sotto il Data Act, mentre il Data Act aggiunge nuovi diritti sui dati non personali e industriali. La protezione dei dati personali rimane sempre prioritaria nelle condivisioni previste dal Data Act.

Quali sono le opportunità strategiche del Data Act

Il Data Act rappresenta molto più di una semplice normativa: è il catalizzatore di una trasformazione profonda dell’economia digitale europea. La convergenza con AI ActGDPR e regolamento DORA crea un ecosistema normativo integrato che ridefinisce le regole del gioco globale.

Per i produttori IoT è necessario abbandonare i modelli di business basati sul controllo esclusivo dei dati e sviluppare strategie incentrate su servizi e partnership aperte. I Cloud provider devono competere su qualità e innovazione invece che sul lock-in tecnologico. Startup e PMI hanno invece accesso a dati precedentemente inaccessibili, potendo così sviluppare soluzioni avanzate che prima erano bloccate nei sistemi chiusi dei grandi produttori.

In questo modo, il regolamento crea nuovi mercati – dai data marketplace specializzati ai servizi di analytics as-a-service – e pone le premesse per posizionare l’Europa come leader globale nella governance dei dati. Le aziende che sapranno trasformare gli obblighi di compliance in opportunità strategiche costruiranno i vantaggi competitivi dell’economia digitale del futuro.

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