La Smart Land in breve

  • La Smart Land è un territorio in cui il digitale funge da strumento di coesione: non per rendere più efficiente una singola città, ma per connettere comunità diverse attorno a infrastrutture, dati e obiettivi condivisi
  • A differenza della Smart City, la Smart Land non si ferma ai confini urbani, ma include aree rurali, montane e periferiche, trattando le specificità di ciascun territorio come una risorsa, non come un limite
  • Stando ai dati dell’Osservatorio Smart City della School of Management del Politecnico di Milano, solo il 13% dei comuni italiani partecipa attivamente a una Smart Land oggi, nonostante quasi la metà dichiari di voler collaborare con altri enti locali nel prossimo futuro: un divario che fotografa la distanza tra intenzione e azione concreta
  • Il PNRR ha finanziato progetti di innovazione urbana nel 76% dei comuni tra il 2023 e il 2025, ma con la scadenza a giugno 2026 si pone una sfida di sostenibilità economica

Questo articolo, realizzato dall’Osservatorio Smart City, approfondisce il concetto di Smart Land, come si distingue dalla Smart City, quali vantaggi porta ai territori e quali ostacoli ne rallentano la diffusione in Italia.

Cos’è una Smart Land

Il termine Smart Land indica un territorio – tipicamente a scala locale o regionale – che integra tecnologie digitali, dati e connettività per migliorare la qualità della vita dei propri abitanti, ottimizzare la gestione delle risorse e stimolare lo sviluppo economico e sociale. A differenza del concetto di Smart City, la Smart Land estende questa visione oltre i confini urbani, abbracciando anche aree rurali, montane e periferiche, valorizzando le specificità territoriali come leva competitiva.

Si tratta di un sistema territoriale multi-attore e multi-comune che, tramite un portafoglio coordinato di interventi digitali fisici e organizzativi, persegue simultaneamente: miglioramento dei servizi essenziali e di prossimità, sostenibilità ambientale (energia/mobilità/rifiuti/risorsa idrica), coesione e partecipazione, attrattività economico-turistica, resilienza (clima e rischi) e capacità amministrativa.

In termini pratici, la Smart Land è un sistema di comunità che collaborano, condividono infrastrutture, dati e strategie per generare impatti che nessuna realtà locale potrebbe ottenere da sola.

L’obiettivo è costruire ecosistemi locali resilienti e inclusivi, in cui innovazione tecnologica e capitale umano si combinano per rispondere alle sfide di sostenibilità e coesione territoriale.

Quali sono le caratteristiche di una Smart Land

Una Smart Land si riconosce da alcune caratteristiche distintive:

  • governance multilivello: coinvolge Regioni, comuni, enti locali e privati in un sistema coordinato di decisione e azione, superando la frammentazione tipica dei singoli enti;
  • infrastrutture condivise: connettività, piattaforme dati e servizi digitali sono progettati per essere accessibili a tutti i soggetti del territorio, evitando duplicazioni e sprechi;
  • inclusività territoriale: abbraccia anche le aree interne, rurali e montane, storicamente escluse dai processi di innovazione e spesso dimenticate nei modelli di Smart City tradizionali;
  • orientamento ai dati: le decisioni pubbliche si basano su informazioni raccolte e condivise a scala territoriale, aumentando la qualità e la coerenza delle politiche locali;
  • partecipazione civica: i cittadini non sono destinatari passivi dei servizi, ma attori attivi del cambiamento, coinvolti nelle scelte che riguardano il loro territorio;
  • sostenibilità strutturale: le scelte tecnologiche tengono conto dell’impatto ambientale, energetico e sociale, evitando che l’innovazione digitale generi nuove contraddizioni sul piano delle risorse.

Quali sono i vantaggi della Smart Land

Adottare un approccio di Smart Land produce benefici concreti, distribuiti su più livelli.

Chi vive e abita il territorio è il primo a beneficiarne, perché i cambiamenti si traducono in servizi migliori:

  • i servizi digitali diventano accessibili anche nelle aree periferiche, riducendo le disparità tra centri urbani e territori marginali;
  • una migliore gestione di mobilità, ambiente e sicurezza si traduce in una qualità della vita più elevata per tutti gli abitanti del territorio;
  • un territorio più attrattivo e ben connesso diventa una scelta concreta per famiglie e imprese, invertendo tendenze di spopolamento consolidate.

Anche le amministrazioni locali traggono vantaggi significativi:

  • la condivisione di risorse e infrastrutture consente una riduzione significativa dei costi operativi, soprattutto per i comuni di piccole e medie dimensioni;
  • il lavoro in rete permette di accedere a competenze tecniche che i singoli enti non potrebbero sviluppare internamente, colmando gap strutturali di lunga data;
  • una strategia territoriale coordinata aumenta la capacità di attrarre fondi europei e nazionali, rendendo i progetti più competitivi nelle procedure di selezione;
  • la gestione condivisa dei servizi pubblici genera efficienze difficilmente raggiungibili in modo frammentato.

La Smart Land produce effetti positivi anche sull’economia del territorio:

  • si creano ecosistemi favorevoli all’innovazione delle PMI locali, che spesso non hanno accesso alle opportunità digitali delle grandi città;
  • aumenta la competitività complessiva dell’area rispetto ad altri contesti regionali o nazionali, attirando investimenti e talenti.

Qual è la differenza tra Smart Land e Smart City

Smart City e Smart Land sono concetti complementari, non alternativi. Ma hanno scale, origini e obiettivi diversi.

La Smart City nasce per rispondere alle sfide delle grandi aree urbane: traffico, inquinamento, consumo energetico, sicurezza. Il territorio di riferimento è la città. I servizi sono pensati per una popolazione densa e concentrata.

La Smart Land parte da una visione più ampia. Considera l’intero ecosistema territoriale, incluse periferie e aree rurali. Riconosce che l’innovazione non può fermarsi ai confini comunali.

La tabella seguente sintetizza le principali differenze tra i due modelli.

DimensioneSmart CitySmart Land
Scala territorialeSingolo comune o cittàRegione, comprensorio, sistema di comuni
Aree geografichePrevalentemente urbaneUrbane, rurali, montane, periferiche
Soggetti coinvoltiComune, aziende di servizi, cittadiniRegioni, comuni, PMI locali, associazioni, privati, cittadini
Modello di governancePrevalentemente verticaleVerticale e orizzontale
Obiettivi principaliEfficienza urbana, qualità dei serviziCoesione territoriale, sviluppo locale, inclusività, efficienza dei servizi
InfrastruttureLocali, specifiche per la cittàCondivise e interoperabili tra enti

Quali sono gli approcci alla creazione di progetti Smart Land

La creazione di una Smart Land può seguire due approcci distinti, top down e bottom up, che rappresentano due modalità complementari di sviluppo e governance territoriale.

Il primo si fonda su una regia istituzionale più strutturata, in cui Regioni, enti locali e agenzie tecniche costruiscono infrastrutture condivise, definiscono standard comuni e promuovono modelli di governance multilivello. Questo consente una maggiore standardizzazione, una capacità di scaling rapido e un più facile accesso ai fondi europei e nazionali, come FESR, FSE+ e PNRR.

L’approccio bottom up, invece, nasce dal territorio e dalle sue comunità. Comuni, PMI, cittadini e associazioni sperimentano progetti locali concreti, basati su partecipazione diretta e iterazione rapida, con fonti di finanziamento più diversificate e co-finanziamenti locali. Il vantaggio è una maggiore aderenza ai bisogni del territorio e un coinvolgimento reale della comunità, fattori che rendono i progetti più sostenibili nel lungo periodo.

Insieme, questi due modelli offrono una visione dinamica della Smart Land: un ecosistema capace di unire la scala e l’efficienza istituzionale con la prossimità e l’innovazione sociale generate dal basso, condizione essenziale per trasformare l’innovazione in sviluppo territoriale diffuso.

Quanto è diffusa la Smart Land in Italia

I dati della Ricerca dell’Osservatorio Smart City fotografano un paese ancora in fase iniziale. L’interesse c’è. L’adozione concreta, ancora no.

Il 49% dei comuni ritiene che le Regioni siano gli enti più adatti a coordinare territori diversi, rispetto al 37% di un anno fa. Si tratta di un segnale chiaro di una consapevolezza in rapida crescita. Il 48% dei comuni dichiara di voler collaborare con altri enti locali nel prossimo futuro. Tuttavia, solo il 13% dei comuni partecipa attivamente a una Smart Land oggi. Il divario tra intenzione e azione è ancora ampio.

C’è anche una disconnessione profonda con i cittadini. Solo il 7% degli italiani sente i propri bisogni al centro dei processi decisionali, eppure il 52% dichiara di voler partecipare attivamente alle politiche urbane.

Come ha spiegato Giulio Salvadori, Direttore dell’Osservatorio Smart City, durante il Convegno di presentazione dei risultati di Ricerca:

“Nel contesto post-PNRR, le città sono chiamate a reinventare l’innovazione urbana, trovando nuovi modelli e risorse per uno sviluppo sostenibile e condiviso. […] La Smart Land è una soluzione a questo problema e si declina in due approcci: uno verticale, guidato da Regioni ed enti centrali e uno orizzontale, nato dalla cooperazione tra comuni limitrofi, PMI locali e associazioni per rispondere in modo mirato ai bisogni del territorio.”

Quali sono gli ostacoli all’innovazione nella Smart Land

Realizzare una Smart Land richiede risorse, competenze e coordinamento. Sono esattamente questi i nodi critici per la maggior parte dei comuni italiani.

Quali difficoltà incontrano i comuni

Secondo la ricerca dell’Osservatorio, gli ostacoli principali sono:

  • la mancanza di risorse economiche o di personale (62%), soprattutto tra le amministrazioni con meno di 50.000 abitanti, un limite che riflette le difficoltà già riscontrate nei progetti Smart City;
  • le difficoltà di coordinamento con altri territori (32%);
  • lo scarso interesse politico per la collaborazione intercomunale (29%).

Nei comuni di dimensioni maggiori, prevalgono le difficoltà di coordinamento con altri comuni (43%) e le complicazioni burocratiche o normative (35%), che rallentano la creazione di sinergie e la gestione dei processi amministrativi condivisi. È comunque positivo il dato secondo cui il 38% dei comuni più grandi dichiara di non aver riscontrato barriere significative, segnale di una crescente maturità organizzativa e di un contesto più favorevole alla realizzazione di progetti territoriali smart.

Come pesa la fine del PNRR

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ha finanziato il 76% dei comuni in progetti di innovazione urbana tra il 2023 e il 2025. Con la scadenza fissata a giugno 2026, un comune su cinque non ha ancora una strategia per continuare a innovare.

L’85% delle amministrazioni cercherà nuovi bandi regionali, nazionali o europei. Il 49% punterà maggiormente sulle risorse interne. Il ruolo del settore privato potrebbe essere determinante: per il 72% dei comuni, project financing e Partnership Pubblico-Private rappresentano strumenti utili, ma solo il 29% intende utilizzarli concretamente.

Quali preoccupazioni frenano l’adozione dell’AI

Sul fronte dell’Intelligenza Artificiale, le preoccupazioni sono trasversali. Le amministrazioni frenano per:

  • preoccupazioni legate alla sicurezza, citate dal 50% dei comuni come freno principale all’adozione;
  • dubbi sull’etica nell’uso dei dati (46%), che riflettono l’assenza di framework condivisi a livello nazionale;
  • carenza di governance (42%), ovvero la mancanza di regole chiare su come integrare l’AI nei processi pubblici.

Tra i cittadini, le preoccupazioni più diffuse riguardano l’esclusione digitale dai servizi pubblici basati sull’AI (38%) e l’uso improprio dei dati personali (36%).

Verso una Smart Land consapevole

La Smart Land è una risposta concreta alle fragilità strutturali dei territori italiani: frammentazione istituzionale, risorse scarse, competenze insufficienti.

Ma perché funzioni davvero, non basta connettere infrastrutture. Serve una regia capace di tenere insieme ambizione digitale, sostenibilità e inclusione. Una regia che sappia leggere le tensioni prima che diventino contraddizioni.

Lo sintetizza bene Matteo Risi, Direttore dell’Osservatorio Smart City:

“La vera sfida dell’AI non è tecnologica, ma di sistema. Serve etica, competenze e regole condivise, ma anche attenzione alla sostenibilità fisica: il consumo di energia, acqua e suolo dei data center necessari per alimentarla è una contraddizione che le città Smart non possono più eludere. Una regia consapevole deve saper leggere queste tensioni, integrando l’ambizione digitale con la tutela delle risorse del territorio”.

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