I pagamenti elettronici in Europa continuano la loro crescita, trainati da una combinazione di innovazioni tecnologiche, cambiamenti nelle abitudini dei consumatori e maggiore diffusione delle infrastrutture digitali anche nei Paesi che storicamente sono stati legati al contante e ad altri strumenti più tradizionali.
Tuttavia, esiste un profondo divario nell’adozione dei pagamenti digitali nei vari Paesi del Continente. Queste differenze sono dovute a molteplici fattori: dall’educazione finanziaria dei cittadini alla cultura intrinseca del Paese, dalle azioni messe in campo dai Governi a quelle intraprese dagli attori di questo mercato (Payment Service Providers, banche, fintech, etc..) per spingere l’acceleratore sull’evoluzione. A questo si aggiunge lo sviluppo della normativa e delle regolamentazioni.
I pagamenti elettronici nel Nord Europa
Secondo quanto riportato dalle statistiche dei pagamenti pubblicati dalla BCE, i Paesi del Nord Europa, fra cui Danimarca, Svezia e Finlandia, continuano a essere leader nell’adozione dei pagamenti elettronici. La Danimarca, ha registrato una crescita del 2,4% delle transazioni pro capite, passando da circa 431 transazioni nel 2022 a oltre 441 nel 2023. Anche la Finlandia ha mostrato un ulteriore incremento raggiungendo le 419 transazioni pro capite. Questi numeri sono dovuti ai fattori citati in precedenza. In Svezia, ad esempio, dove si registrano 379 transazioni pro capite, l’utilizzo di carte di pagamento e altri strumenti è stato fortemente spinto dalle politiche di deduzione fiscale per chi effettua pagamenti tracciabili, dall’obbligo imposto agli esercenti di installare un registratore di cassa certificato e da altre azioni intraprese per rendere un pagamento in contanti più scomodo rispetto a uno digitale. La cultura del cashless, profondamente radicata in questi Paesi, ha accelerato l’adozione di soluzioni basate su smartphone (ad esempio Swish in Svezia o Vipps Mobile Pay in Danimarca, Finlandia e Norvegia).
I pagamenti elettronici nel Sud Europa
I Paesi dell’Europa meridionale, fra cui Italia, Portogallo, Grecia, Spagna, mostrano tassi di adozione dei pagamenti elettronici molto più bassi rispetto ai Paesi nordici, anche se con una crescita anno su anno più marcata. Fra questi 4 Paesi, il Portogallo si trova al primo posto con 250 transazioni pro capite nel 2023, seguito da Spagna (220), Grecia (197) e Italia (159). Dalla necessità di evitare il collasso del sistema bancario nel 2015, la Grecia ha imposto misure stringenti sull’utilizzo dei contanti e allo stesso tempo ha favorito l’utilizzo dei pagamenti digitali da parte dei consumatori (limitando prelievi e imponendo una percentuale di transazioni digitali da effettuare durante l’anno) e da parte degli esercenti (obbligo di accettazione dei pagamenti elettronici, in contanti, etc..).
I pagamenti elettronici in Italia
L’Italia, in particolare, è ancora caratterizzata da una preferenza per i pagamenti in contante, anche se a fine 2023 il 40% del valore delle transazioni è stato effettuato con carte e wallet di pagamento, rendendo sempre più vicino il momento del pareggio tra pagamenti digitali e contante (44% nel 2023). Nel nostro Paese nel 2023 la crescita dei pagamenti con carta è pari al 18%, di molto superiore alla media europea che si attesta intorno all’11%. Dunque, sebbene l’Italia si classifichi quart’ultima nella lista dei Paesi europei per transazioni pro capite (davanti a Germania, Romania e Bulgaria), il cambiamento nelle abitudini dei consumatori e lo sviluppo di nuovi strumenti di pagamento e di incasso fanno pensare che nei prossimi anni potremmo scalare questa classifica.
Pagamenti elettronici in Europa: la sfida per il futuro
In conclusione, la crescita dei pagamenti digitali in Europa (così come nel resto del mondo) è innegabile, ma permangono forti differenze interne: mentre i Paesi del Nord continuano a guidare l’innovazione e l’adozione in questo settore, il Sud Europa sta facendo passi avanti, ma a un ritmo più lento. La sfida per questi Stati è sicuramente quella di ridurre questo divario, puntando su politiche che incentivino l’adozione delle nuove tecnologie e migliorino le infrastrutture digitali nel Paese.
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