Il futuro del lavoro con l’AI in breve

  • Nel 2025, secondo i dati dell’Osservatorio HR Innovation della School of Management del Politecnico di Milano, solo il 20% delle aziende italiane ha già modificato il proprio modello di business grazie all’AI e, tra queste, soltanto una quota marginale ha sviluppato nuovi servizi o fonti di ricavo. Appena 1 organizzazione su 4 ha iniziato a riprogettare i processi attraverso questa tecnologia: un ritardo che lascia ancora aperta la partita su quale futuro del lavoro si concretizzerà
  • Secondo il World Economic Forum, entro il 2030 quasi la metà delle competenze attuali dovrà essere trasformata e più della metà della forza lavoro dovrà affrontare percorsi di aggiornamento e riqualificazione professionale
  • L’Osservatorio HR Innovation ha mappato quattro scenari possibili – dal fallimento tecnologico all’organizzazione skill-based, passando per l’AI takeover e la forza lavoro aumentata – per aiutare le organizzazioni a capire su quali variabili agire ora
  • Sei priorità strategiche guidano la risposta: dalla costruzione della fiducia nelle persone allo sviluppo delle competenze trasversali, fino alla trasformazione del ruolo del manager in orchestratore di team ibridi

Questo articolo analizza come l’AI sta trasformando il mondo del lavoro, quali sono i futuri possibili e cosa devono fare oggi le organizzazioni per prepararsi. Le evidenze riportate si basano sulla ricerca dell’Osservatorio HR Innovation, punto di riferimento nazionale per l’analisi dell’innovazione nella gestione delle risorse umane.

Perché è importante costruire scenari sul futuro del lavoro con l’AI

Proiettare il futuro non significa prevederlo. Significa identificare le variabili critiche che determineranno quali tra i futuri possibili si materializzerà, e attrezzarsi per agire su quelle variabili prima che le traiettorie diventino irreversibili.

L’Osservatorio HR Innovation ha sviluppato quattro scenari per il futuro del lavoro nell’era dell’AI attraverso processo di envisioning condotto con il Center for Digital Envisioning del Politecnico di Milano, la propria comunità di ricerca e i membri del comitato consultivo. Ciascuno scenario rappresenta una combinazione coerente dei megatrend in atto portati alle loro conseguenze logiche.

Nessuno di questi scenari ha oggi una probabilità definita. Il loro valore non è predittivo, ma orientativo: aiutano le organizzazioni a identificare i nodi critici su cui agire per costruire attivamente il futuro desiderato, anziché subirne passivamente le conseguenze.

Quali sono i quattro scenari possibili per il futuro del lavoro nell’era dell’AI

I quattro scenari individuati dall’Osservatorio descrivono altrettante traiettorie possibili, determinate dal modo in cui organizzazioni, lavoratori e istituzioni sceglieranno di governare l’evoluzione tecnologica, lo sviluppo delle competenze e la trasformazione dei modelli di lavoro.

Scenario 1 — Il fallimento tecnologico

Il primo scenario descrive un futuro in cui l’AI non riesce a mantenere le promesse di trasformazione del lavoro e delle organizzazioni. Alla base del fallimento concorrono diversi fattori: insostenibilità energetica, crisi climatica e idrica, scarsi ritorni sugli investimenti, fallimento di vendor tecnologici, regolamentazioni molto restrittive e crescente resistenza da parte dei lavoratori.

In questo contesto, i modelli organizzativi AI-Based, AI-First e agentici perdono progressivamente sostenibilità e legittimità. Le imprese riducono gli investimenti, mentre i lavoratori rifiutano di condividere dati personali e di adottare strumenti percepiti come una minaccia all’autonomia professionale. Parallelamente, l’intervento dei governi limita fortemente l’utilizzo dell’AI per ragioni occupazionali, energetiche e di sicurezza.

Con il tempo, le soluzioni di AI diventano quindi obsolete, marginali o vietate, e le organizzazioni tornano a modelli di lavoro più tradizionali, spesso caratterizzati da strutture rigide e compartimenti stagni. Il valore e le competenze tornano a concentrarsi all’interno di silos funzionali, segnando una netta inversione rispetto ai modelli organizzativi basati sulla collaborazione tra persone e macchine.

 Scenario 2 — L’AI takeover

Il secondo scenario immaginato dall’Osservatorio descrive un futuro in cui l’AI diventa il principale motore dell’efficienza organizzativa, attraverso ecosistemi agentici e soluzioni autonome capaci di gestire interi processi. Le organizzazioni assumono così una forma ibrida, in cui il confine tra persone e sistemi artificiali si fa sempre più sfumato e gli agenti AI possono arrivare a coordinare direttamente il lavoro umano, con l’obiettivo di massimizzare produttività e ridurre i costi.

In questo contesto, le imprese concentrano gli investimenti soprattutto sul potenziamento della tecnologia e sulla qualità dei dati, riducendo invece quelli destinati alla formazione delle persone. La crescente delega alle decisioni dell’AI porta però a un progressivo impoverimento di competenze, esperienza e spirito critico, favorendo una maggiore standardizzazione dei processi decisionali e una minore propensione all’iniziativa e al rischio.

Il lavoratore finisce quindi per essere percepito come un elemento subordinato all’ecosistema tecnologico, impiegato principalmente nelle attività che le macchine non sono ancora in grado di svolgere efficacemente. Questa perdita di centralità dell’essere umano può avere conseguenze negative su motivazione, benessere psicologico e percezione del senso del proprio lavoro.

Scenario 3 — La forza lavoro aumentata

La terza ipotesi descrive organizzazioni in cui tecnologia e capacità umane vengono integrate in modo strutturale e complementare. I sistemi intelligenti gestiscono soprattutto attività operative e analisi su larga scala, mentre le persone si concentrano su complessità, relazioni, giudizio ed etica. L’obiettivo non è più solo massimizzare l’efficienza, ma trovare un equilibrio sostenibile tra performance, benessere e impatto sociale.

Anche il ruolo del manager cambia profondamente spostandosi sulla responsabilità della progettazione e della gestione di ecosistemi ibridi uomo-macchina, definendo regole, metriche e soglie che stabiliscono quando e come debbano intervenire persone o sistemi artificiali.

La Direzione HR assume quindi il compito di sviluppare una forza lavoro ibrida, organizzando il lavoro non più attorno a ruoli statici ma a singole attività da distribuire tra persone e AI.

 Scenario 4 — L’organizzazione skill-based

L’ultimo scenario descrive organizzazioni che diventano piattaforme aperte, fluide e orientate ai progetti, superando strutture gerarchiche e rapporti di lavoro stabili. Le aziende non puntano più a possedere internamente tutte le competenze, ma ad accedervi dinamicamente in base alle necessità. Parallelamente, i professionisti gestiscono la propria carriera come un portafoglio di collaborazioni ed esperienze, offrendo competenze specialistiche a più organizzazioni su base temporanea.

In questo modello, l’AI diventa l’infrastruttura di coordinamento dell’organizzazione, gestendo flussi di lavoro, composizione dei team e allocazione delle risorse. Anche il management cambia: dal controllo delle persone passa alla gestione dei processi, alla selezione dei talenti e alla definizione degli obiettivi strategici.

La Direzione HR assume infine il ruolo di broker di competenze, mappando continuamente i talenti disponibili sul mercato e integrandoli con le capacità degli strumenti digitali interni.

Quali sono le priorità strategiche per prepararsi al futuro del lavoro con l’AI

Dall’analisi dei quattro scenari, la ricerca dell’Osservatorio HR Innovation identifica sei priorità strategiche che le organizzazioni devono affrontare per orientarsi verso i futuri più favorevoli.

  1. Creare fiducia e consapevolezza nelle persone riguardo al cambiamento: la grande maggioranza delle aziende ha realizzato almeno un’iniziativa sul tema dell’AI, ma il 57% dei lavoratori lamenta ancora l’assenza di un supporto strutturato. Passare dalla sensibilizzazione all’accompagnamento attivo è la priorità numero uno.
  2. Sviluppare competenze e visione nelle direzioni HR: le direzioni HR devono prima trasformare sé stesse; non è infatti possibile guidare una transizione tecnologica senza averla compresa e sperimentata in prima persona. Oggi solo una minoranza di direzioni HR è coinvolta attivamente nelle decisioni relative all’AI.
  3. Rivedere i modelli di carriera: È necessario rivedere i modelli di carriera basati su crescita lineare e a responsabilità crescente per renderli sostenibili con l’aumento dell’età lavorativa
  4. Favorire la mobilità interna, la riallocazione dei lavoratori rispetto ai cambiamenti delle competenze, delle attività e del contributo che possono dare all’organizzazione
  5. Accompagnare la trasformazione con nuove formule contrattuali più flessibili in termini di ore di lavoro e di retribuzione
  6. Allenare lo spirito critico e le competenze: È necessario rivedere le modalità di formazione per allenare pensiero critico, velocizzare i processi di apprendimento per facilitare la mobilità organizzativa, mettere al centro dei modelli organizzativi la competenza umana
  7. Lavorare sul significato del lavoro: nelle organizzazioni in cui i dipendenti percepiscono un senso chiaro nel proprio lavoro, la quota di persone ingaggiate raggiunge l’83%, contro il 9% dove questo senso manca. Il purpose è un fattore competitivo, non un elemento accessorio della cultura aziendale.
  8. Far evolvere il ruolo del manager: da supervisore gerarchico a orchestratore di team ibridi e facilitatore di significato, la trasformazione manageriale è identificata dalla metà delle organizzazioni italiane come la sfida più rilevante per i prossimi anni. Eppure, solo 1 organizzazione su 10 investe oggi in percorsi strutturati per sviluppare queste nuove competenze.

Quale futuro per il mondo del lavoro nell’era dell’AI

Il futuro del lavoro nell’era dell’AI non è ancora scritto. I quattro scenari dell’Osservatorio mostrano che la tecnologia può portare a esiti molto diversi. Tutto dipenderà dalle scelte di organizzazioni, persone e istituzioni.

Per i lavoratori, la priorità sarà continuare a sviluppare competenze, spirito critico e capacità di adattamento. Non basterà saper usare nuovi strumenti. Sarà sempre più importante capire dove il contributo umano può fare davvero la differenza.

Per le organizzazioni, la sfida sarà accompagnare la trasformazione senza ridurla a un semplice progetto tecnologico. Serviranno nuovi modelli organizzativi, nuove competenze manageriali e maggiore attenzione al significato del lavoro. Prepararsi oggi significa creare le condizioni per integrare AI e persone in modo sostenibile.

La vera sfida sarà quindi decidere quale ruolo vogliamo che abbiano gli esseri umani in un lavoro sempre più influenzato dall’AI.

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