Oggi i Sistemi Informativi sono caratterizzati da configurazioni di tipo Multicloud. Le aziende sfruttano l’eterogeneità di diverse soluzioni tecnologiche in modo da percepire il meglio da ognuna e costruire un Cloud sempre più “su misura”. Ma quali sono le caratteristiche distintive e i benefici che offre rispetto ad altre soluzioni Cloud, come ad esempio l’Hybrid Cloud? Quale dovrebbe essere l’approccio delle imprese italiane verso l’ambiente ibrido? Cerchiamo di rispondere a queste e ad altre domande con l’aiuto di approfondite ricerche realizzate dall’Osservatorio Cloud Transformation del Politecnico di Milano.

Cosa si intende per Multicloud?

Un ambiente Multi Cloud è costituito da più servizi Cloud pubblici o privati forniti da diversi provider. In tali ambienti, l’azienda utilizza e coordina servizi di due o più provider per rispondere al meglio alle proprie esigenze economiche, tecniche o funzionali.

Secondo la Ricerca dell’Osservatorio, nel 2025 il 46% delle grandissime organizzazioni italiane ha adottato strategie ibride e mirate, con un aumento di 10 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Il mercato Cloud italiano raggiunge 8,13 miliardi di euro (+20%), confermando la centralità di questi ambienti per l’innovazione aziendale.

I vantaggi del Multi Cloud

Per comprendere esattamente il significato e l’importanza del Multicloud è bene soffermarsi sui benefici e le opportunità offerti da queste soluzioni alle Direzioni IT. I principali vantaggi ricercati dalle aziende nell’evoluzione verso ambienti di questo tipo sono i seguenti:

  • la maggiore continuità del servizio;
  • la maggiore scalabilità dei sistemi;
  • il minore rischio di lock-in da parte del Cloud provider;
  • l’ottimizzazione del costo complessivo del sistema;
  • l’ottenimento di migliori funzionalità a supporto dei processi;
  • la possibilità di mantenere i carichi di lavoro più critici internamente, portando in Cloud esclusivamente componenti secondarie;
  • la possibilità di erogare in modo più efficiente i servizi in aree geografiche diverse a livello internazionale.

Il Multi Cloud apre dunque a una nuova fase di maturità nell’adozione della nuvola. La priorità principale non è più esternalizzare, ma ottenere specifici vantaggi di tipo economico, tecnico e funzionale.

Le differenze tra Multi Cloud e Hybrid Cloud

Hybrid Cloud e Multi Cloud sono termini ricorrenti e spesso interscambiabili quando si parla di evoluzione e integrazione degli ambienti informativi. Parliamo tuttavia di due approcci strategici concordi ma differenti.

Nel primo caso si intende un ambiente che utilizza Cloud pubblico, privato e soluzioni on-premises, con l’obiettivo di trarre il meglio delle varie modalità di erogazione delle tecnologie a seconda delle esigenze aziendali. Nel secondo caso, come già anticipato, rientrano le situazioni in cui un’azienda utilizza e coordina servizi Public Cloud di due o più provider per rispondere al meglio alle proprie esigenze economiche, tecniche o funzionali.

Nella maggior parte dei casi, la migrazione verso il Cloud, o Cloud Migration, viene effettuata gradualmente su un arco temporale di medio-lungo periodo. Per questo motivo, lo scenario più comune porta a configurazioni di tipo Hybrid Cloud. Non è un caso che, secondo una recente indagine dell’Osservatorio Cloud Transformation, l’89% delle aziende si avvale di servizi applicativi in Cloud integrati con un insieme di applicazioni aziendali ancora on-premises, ospitate nel proprio data center o affidate a un servizio di data center in outsourcing di tipo tradizionale.

Dando per consolidata l’adozione dell’Hybrid Cloud, un ulteriore elemento di evoluzione è rappresentato dal passaggio da una realtà Single Cloud a una realtà Multi Cloud, basata sull’integrazione e il coordinamento di servizi Public Cloud di due o più provider. In sostanza, il Cloud non sarebbe più relegato a una porzione limitata e poco rilevante del portafoglio applicativo aziendale, ma si spingerebbe sempre più verso il core business dell’impresa, fino a oggi custodito all’interno del data center on-premises. La via tecnologica per l’adozione della nuvola è dunque ormai tracciata in modo chiaro: Hybrid e Multi Cloud sono l’obiettivo a cui tendere.

I dati 2025 dell’Osservatorio confermano questa direzione: il Public & Hybrid Cloud in Italia raggiunge 5,83 miliardi di euro (+21%), mentre il Private Cloud cresce del 23% arrivando a 1,39 miliardi, sostenuto dall’esigenza di maggiore controllo sui dati. La componente Infrastructure as a Service (IaaS) rappresenta ormai il 45% della spesa complessiva con 2,63 miliardi di euro, indispensabile per ambienti di sviluppo, produzione e applicazioni di Intelligenza Artificiale.

Come gestire il Multicloud in azienda: un percorso “Multichallenge”

Il viaggio verso il Multi Cloud delle imprese italiane è costellato di sfide, non soltanto tecnologiche, ma anche economiche e organizzative.

Gli ingredienti in gioco sono molti e non sempre semplici da coniugare in modo efficace: dalla moltitudine di servizi disponibili in Cloud alle applicazioni storiche dell’azienda. Gli ostacoli più significativi percepiti nell’evoluzione verso questa tipologia di ambienti sono:

  • la complessa gestione della sicurezza;
  • la difficoltà di gestione e ottimizzazione dei costi;
  • la mancanza di piena interoperabilità tra le offerte dei grandi Cloud provider;
  • la persistenza dei sistemi legacy;
  • la perdita di controllo e visibilità sulle risorse.

A queste sfide si aggiungono nuove criticità emerse nel 2025. Il 59% delle organizzazioni non ha ancora introdotto policy per contrastare l’uso improprio di informazioni sensibili con strumenti di AI Generativa. Il 46% delle grandissime imprese segnala inoltre difficoltà nel rispetto degli obblighi di tracciabilità previsti dall’AI Act. Parallelamente, cresce l’attenzione su sicurezza e compliance: il 72% delle imprese ha avviato progetti di Cybersecurity, mentre il 39% si è concentrato sull’adeguamento a normative come NIS2, DORA e AI Act.

Parola d’ordine “orchestrazione”

Principalmente si tratta quindi di temi legati alla capacità di gestire ambienti così eterogenei e complessi in modo centralizzato, efficace e coerente.

Qui entra in gioco il tema dell’orchestrazione, ovvero l’utilizzo di strumenti software per il coordinamento dei diversi mondi compresenti all’interno dei sistemi informativi aziendali, l’on-premises, il Private e il Public Cloud.

Sono quattro fondamentalmente le leve per l’orchestrazione dei sistemi:

  • l’Automation, ovvero la gestione centralizzata e automatizzata degli ambienti;
  • l’Integration, con riferimento alla loro interconnessione;
  • la Security, ovvero la gestione continua della sicurezza dei sistemi;
  • la Governance, cioè il governo e l’ottimizzazione delle prestazioni e dei costi degli stessi.

Si tratta di un tema chiave nel rendere l’architettura IT flessibile e dinamica a tal punto da diventare quasi trasparente rispetto all’utente finale, che potrà usufruire di tecnologie pienamente rispondenti alle proprie esigenze, indipendentemente dalle modalità di erogazione sottostanti.

Nel 2025, l’orchestrazione diventa ancora più strategica con l’integrazione dell’Intelligenza Artificiale negli ambienti Multicloud. Tuttavia, solo il 30% delle aziende affida i propri progetti di AI esclusivamente al Public Cloud: la maggior parte preferisce ambienti Private o on-premise per garantire controllo e conformità. Le iniziative di repatriation restano marginali (sotto il 5%), ma l’intenzione di valutarle cresce e riguarda ormai il 35% delle grandissime organizzazioni, segno di una maggiore consapevolezza nella gestione strategica degli ambienti Cloud.

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