Il tema delle infrastrutture digitali è entrato stabilmente nell’agenda strategica europea, al centro del dibattito su competitività, autonomia tecnologica e sviluppo industriale. Cloud e data center rappresentano oggi asset critici, su cui si gioca la capacità di governi e imprese di governare dati, processi e modelli di innovazione.
Questi temi sono stati al centro dell’evento LENS – Digitale e Intelligenza Artificiale: una priorità strategica per Italia ed Europa, promosso dagli Osservatori Digital Innovation, che ha riunito istituzioni, imprese e stakeholder per analizzare lo stato dell’arte e le prospettive evolutive delle infrastrutture digitali.
I dati presentati evidenziano un quadro articolato: oltre l’80% del mercato cloud europeo è controllato da provider statunitensi, mentre il 53% della capacità dei data center è concentrato in pochi grandi operatori globali.
In questo scenario, la sovranità digitale emerge come una priorità strategica: non solo come controllo delle tecnologie, ma come capacità di presidiare le infrastrutture critiche e le catene del valore del digitale, in un contesto geopolitico sempre più competitivo.
Dalle commodity alle infrastrutture critiche: il nuovo ruolo del computing
Il computing ha attraversato una trasformazione profonda: da risorsa invisibile e abbondante a infrastruttura critica per il funzionamento dell’economia e delle istituzioni. Oggi data center, cloud e capacità computazionale sono sempre più assimilabili alle infrastrutture energetiche o di trasporto, per il loro impatto sistemico.
Questo cambiamento è legato a due fattori principali. Da un lato, la pervasività del digitale, che ha reso ogni processo – industriale, amministrativo e sociale – dipendente da sistemi informativi. Dall’altro, l’accelerazione dell’intelligenza artificiale, che richiede capacità computazionale crescente e specializzata.
Le infrastrutture rappresentano il livello fondativo dell’intero ecosistema digitale: dai chip ai data center, fino alle reti di connessione, su cui si innestano dati, applicazioni e servizi. In questa prospettiva, il computing non è più una commodity da ottimizzare, ma un asset strategico da presidiare.
La crescente centralità delle infrastrutture si riflette anche nel contesto geopolitico. I data center, ad esempio, sono oggi considerati asset sensibili, sia per il loro ruolo nella gestione dei dati sia per la loro rilevanza nella continuità operativa di sistemi economici e istituzionali.
Un ulteriore elemento di discontinuità riguarda l’evoluzione tecnologica. Accanto ai modelli cloud centralizzati, stanno emergendo nuove architetture distribuite, come l’edge computing e le infrastrutture ad alte prestazioni (HPC), che ampliano le opzioni di sourcing e aprono spazi di innovazione anche per ecosistemi locali.
Cloud e data center: concentrazione del mercato e dipendenza tecnologica
Il rafforzamento del ruolo strategico del computing si accompagna a una forte concentrazione del mercato, che rappresenta una delle principali criticità per l’Europa.
Il dominio degli hyperscaler nel cloud europeo
Nel cloud, la dipendenza da fornitori extra-europei è particolarmente evidente. Oltre l’80% del mercato europeo, pari a circa 112 miliardi di euro, è controllato da hyperscaler e provider statunitensi. Questa concentrazione non riguarda solo le quote di mercato, ma anche la capacità di innovazione e la velocità di sviluppo delle soluzioni.
Per molte imprese europee, il cloud rappresenta oggi la via più accessibile per adottare tecnologie avanzate, in particolare l’intelligenza artificiale. Tuttavia, questa dipendenza solleva interrogativi sulla gestione dei dati, sulla sicurezza e sulla capacità di mantenere il controllo su asset critici.
Anche sul fronte delle infrastrutture fisiche, il quadro mostra elementi di fragilità. Il 53% della potenza installata dei data center europei è concentrato in soli 10 operatori, di cui la maggior parte statunitensi.
L’Italia si sta affermando come uno dei principali hub emergenti in Europa, con un forte sviluppo previsto nei prossimi anni. Tuttavia, circa il 45% degli investimenti in nuovi data center è riconducibile a hyperscaler americani. Questo evidenzia come la crescita infrastrutturale non si traduca automaticamente in maggiore autonomia tecnologica.
Il tema della repatriation e delle strategie di sourcing
Di fronte a questo scenario, imprese e istituzioni stanno iniziando a rivedere le proprie strategie di sourcing. In Italia, il 37% delle grandi aziende ha avviato valutazioni per riportare workload critici su infrastrutture cloud europee.
Si tratta di un segnale rilevante, che riflette una crescente attenzione verso il tema della sovranità digitale. Tuttavia, la mancanza di alternative pienamente competitive rispetto agli hyperscaler limita, almeno nel breve periodo, la possibilità di una reale discontinuità.
Il risultato è un equilibrio complesso: da un lato la necessità di accedere a tecnologie avanzate e scalabili, dall’altro l’esigenza di mantenere il controllo su infrastrutture e dati strategici.
Infrastrutture e competitività: il punto di vista delle imprese
Il ruolo strategico delle infrastrutture digitali emerge con particolare chiarezza dal punto di vista delle imprese, dove il legame tra capacità tecnologica e competitività economica è sempre più diretto. Non si tratta solo di disporre di asset infrastrutturali avanzati, ma di integrarli nei processi industriali, nei modelli operativi e nelle strategie di crescita.
Gli interventi di Paolo Ciocca, Presidente di Italgas e Giuseppe Di Franco, CEO del Gruppo Lutech, evidenziano come infrastrutture energetiche e piattaforme digitali stiano convergendo in un sistema interdipendente, in cui innovazione, sicurezza e sostenibilità diventano dimensioni sempre più integrate.
Energia e reti: digitalizzazione e sicurezza delle infrastrutture
Nel settore energetico, Paolo Ciocca ha evidenziato come la trasformazione passi attraverso la digitalizzazione delle reti, che evolvono da infrastrutture fisiche tradizionali a sistemi intelligenti e connessi. L’introduzione del digital twin consente di replicare digitalmente la rete, abilitando monitoraggio continuo, manutenzione predittiva e capacità di intervento in tempo reale.
Questo approccio integra dati, automazione e intelligenza artificiale nella gestione operativa, aumentando efficienza e resilienza. Allo stesso tempo, la crescente digitalizzazione amplia il perimetro della sicurezza: non solo cyber, ma anche fisica e sistemica, includendo il controllo dei comportamenti degli algoritmi e la protezione di asset critici in un contesto geopolitico più instabile.
Computing distribuito e modelli alternativi al cloud
Dal punto di vista delle piattaforme digitali, Giuseppe Di Franco ha evidenziato come il paradigma del cloud hyperscale non rappresenti l’unica opzione per lo sviluppo di capacità computazionale avanzata. L’utilizzo di infrastrutture di High Performance Computing, come quelle sviluppate nel contesto del Cineca, dimostra la possibilità di costruire modelli alternativi, in grado di supportare applicazioni di intelligenza artificiale mantenendo maggiore controllo su dati e processi.
Questa evoluzione si inserisce in una riflessione più ampia sulla competitività del sistema industriale, dove il ritardo negli investimenti digitali ha inciso sulla produttività. La capacità di sviluppare e adottare infrastrutture tecnologiche diventa quindi un fattore determinante per colmare il gap e sostenere la crescita.
Sovranità digitale: il trade-off tra autonomia, sostenibilità e competitività
La crescente centralità delle infrastrutture digitali rende evidente come la sovranità digitale non possa essere interpretata esclusivamente come controllo tecnologico. Si configura piuttosto come la capacità di governare un sistema complesso, che include infrastrutture, dati, modelli di innovazione e filiere industriali.
Nel contesto europeo, questo obiettivo si confronta con un insieme di vincoli strutturali che impongono scelte strategiche non lineari. La dipendenza da fornitori extra-europei, la frammentazione degli investimenti e la scala limitata degli operatori rendono difficile costruire un’autonomia piena, soprattutto nel breve periodo.
Autonomia tecnologica vs apertura globale
Uno dei principali trade-off riguarda il bilanciamento tra autonomia e apertura. L’accesso a tecnologie avanzate – in particolare nel cloud e nell’intelligenza artificiale – è oggi fortemente legato a player globali, prevalentemente statunitensi. Rinunciare a queste piattaforme comporterebbe un rallentamento dell’innovazione; al contrario, un utilizzo non governato rischia di consolidare una dipendenza strutturale.
Come evidenziato anche da Alessandro Perego e Andrea Rangone, la sovranità digitale implica la capacità di presidiare le infrastrutture critiche e le catene del valore del digitale, evitando che decisioni strategiche vengano di fatto delegate ad altri ecosistemi. In questa prospettiva, la sfida non è chiudersi, ma costruire condizioni di maggiore controllo e negoziazione.
Il nodo della sostenibilità delle infrastrutture
Un secondo elemento riguarda la sostenibilità. Lo sviluppo delle infrastrutture di computing, in particolare dei data center e delle tecnologie ad alte prestazioni, comporta un consumo crescente di risorse energetiche, acqua e suolo.
Questo introduce una tensione tra obiettivi di autonomia tecnologica e sostenibilità ambientale. L’espansione delle capacità computazionali, necessaria per supportare l’intelligenza artificiale e la digitalizzazione dei processi, deve essere accompagnata da modelli di gestione efficienti e da investimenti in tecnologie più sostenibili.
Il tema è particolarmente rilevante per l’Europa, che mantiene standard ambientali più stringenti rispetto ad altri contesti globali, con implicazioni dirette sulla competitività industriale.
La sfida europea: scala, investimenti e governance
Il terzo elemento critico riguarda la scala. A differenza di Stati Uniti e Cina, l’Europa presenta un elevato livello di frammentazione, sia sul piano industriale sia su quello normativo. Questa frammentazione si traduce in una dispersione degli investimenti e in una minore capacità di sviluppare player di dimensioni globali.
Nel caso del computing, ad esempio, gli investimenti pubblici e privati risultano distribuiti tra iniziative nazionali, con una limitata capacità di coordinamento a livello europeo. Una dinamica che riduce l’efficacia complessiva delle strategie di sviluppo e rallenta la costruzione di un ecosistema competitivo.
Per superare questi limiti, emerge la necessità di un approccio più integrato, che metta a sistema imprese, istituzioni e ricerca. La costruzione di infrastrutture digitali sovrane richiede infatti non solo investimenti, ma anche una visione condivisa e strumenti di governance capaci di coordinare le diverse componenti dell’ecosistema.
Contenuti suggeriti dell’Osservatorio Cloud Ecosystem & Sovereignty