La Cloud Migration è uno dei temi al centro delle odierne sfide legate all’innovazione delle aziende. Migrare verso la “nuvola” vuol dire sostanzialmente muovere le proprie risorse, applicazioni e vari elementi di business all’interno di un ambiente tecnologico condiviso, scalabile, flessibile, tarato sulle diverse esigenze aziendali.
Il Cloud Computing per l’appunto. In questo articolo, realizzato dall’Osservatorio Cloud Transformation del Politecnico di Milano, esploriamo come e, soprattutto, perché è importante avviare percorsi di Cloud Migration nella propria organizzazione.
Perché la Cloud Migration
Il principale obiettivo di ogni percorso di migrazione al Cloud è quello riuscire a ospitare e valorizzare dati e applicazioni un ambiente più ottimale possibile per l’organizzazione, con notevoli benefici in termini di costi, performance e sicurezza.
Il Cloud Computing è considerato non a caso il fattore abilitante per la Trasformazione Digitale nelle aziende. L’elemento chiave per evolvere nella cosiddetta organizzazione agile. Proprio per questo, la Cloud Migration pone continuamente nuove sfide alle Direzioni IT, che oggi si trovano di fronte a sistemi ibridi, distribuiti e complessi. Un percorso di cambiamento fluido, in cui convergono diversi ambienti che devono comunicare efficacemente, supportare rapidamente i cambiamenti e garantire sostenibilità economica nel lungo periodo.
Migrare al Cloud, differenze tra Cloud Pubblico e Cloud Privato
Proprio la scelta del tipo di ambiente Cloud in cui indirizzare le proprie risorse è al centro di questo processo. Tra le diverse modalità di implementazione e declinazione dei servizi Cloud si distinguono tradizionalmente il Cloud Pubblico e il Cloud Privato.
Nel primo caso, cioè nel Cloud Pubblico, l’infrastruttura IT è di proprietà del service provider che eroga servizi disponibili al pubblico attraverso Internet su risorse condivise da più utenti. Nel secondo caso, ovvero nel Cloud Privato, l’infrastruttura è dedicata esclusivamente all’organizzazione, che ne ha il pieno controllo.
In un’ottica di Cloud Migration, la Direzione IT è oggi chiamata ad un ulteriore passo in avanti e a puntare su modelli di Hybrid Cloud e Multi Cloud, in grado di trarre il meglio delle varie modalità pubblica e privata di erogazione delle tecnologie al fine di garantire una connessione dinamica e flessibile dei servizi infrastrutturali e applicativi, ottimizzati sulle esigenze aziendali.
Nel contesto attuale, la Cloud Migration è sempre più guidata dall’Intelligenza Artificiale. Nel 2025, l’Infrastructure as a Service (IaaS) raggiunge 2,63 miliardi di euro (+23%) e rappresenta il 45% della spesa complessiva, sostenuto soprattutto dall’utilizzo di Virtual Machine per ambienti di sviluppo e produzione, oggi indispensabili anche per applicazioni di AI. Il Platform as a Service (PaaS) supera per la prima volta il miliardo di euro (+21%), grazie alla diffusione di API e servizi per modelli generativi.
Cloud Migration Strategy: come migrare verso la nuvola
La maturazione delle organizzazioni nell’adozione del Cloud rende oggi necessario chiarire i diversi possibili percorsi che permettono di migrare le applicazioni nella nuvola. Nell’affrontare un progetto di migrazione al Cloud, deve essere valutata per ogni applicazione la strategia di migrazione più opportuna, in funzione da un lato delle esigenze e degli obiettivi aziendali, e dall’altro dei vincoli progettuali, tecnologici e organizzativi, come i limiti di tempo e budget, le caratteristiche di partenza delle applicazioni da migrare e le competenze presenti all’interno dei team.
L’esperienza internazionale suggerisce quattro strategie di riferimento nel percorso di migrazione al Cloud:
- Lift & Shift;
- Replatforming;
- Refactoring;
- Repurchasing.
1) Lift & Shift
Il Lift & Shift si basa sulla migrazione di un’applicazione verso un nuovo ambiente Cloud infrastrutturale (IaaS) nel suo stato as is, mantenendone, al netto di piccole modifiche, sostanzialmente invariata la componente software.
Il Replatforming consiste nella migrazione dell’applicazione, a valle di un suo processo di ottimizzazione, in un nuovo e diverso ambiente di esecuzione nel Cloud (PaaS). Al fine di consentire l’adattabilità all’ambiente Cloud, si interviene sul system software, il framework di sviluppo e il source-code dell’applicazione, mentre viene mantenuta invariata la sua architettura logica.
3) Refactoring
Il Refactoring si articola, invece, nella parziale o totale riscrittura e riprogettazione Cloud-ready dell’applicazione prima della sua migrazione in ambiente Cloud (IaaS o PaaS). In questa strategia, l’architettura logica e il source-code dell’applicazione sono completamente impattate.
4) Repurchasing
Infine, la strategia di Repurchasing rappresenta la dismissione dell’applicazione e la sua sostituzione tramite adozione di un nuovo servizio Cloud-based. In questo senso, il Repurchasing può essere inteso non come una vera e propria migrazione in Cloud di un’applicazione preesistente, bensì come una sua dismissione a favore dell’introduzione di un nuovo servizio SaaS.
La Cloud Migration nelle imprese italiane
Secondo un’indagine dell’Osservatorio Cloud Transformation, erogata a 125 grandi organizzazioni, emerge come la strategia di migrazione più adottata dalle aziende italiane sia quella di Repurchasing. Tale modalità è ritenuta adeguata alla migrazione di applicazioni di supporto, senza impatti diretti sul core business aziendale, ed è caratterizzate da una limitata integrazione con il resto del sistema informativo.
Abbastanza battuta anche se in netta diminuzione, la strada del Lift & Shift. La scelta prevale nel caso di migrazione da compiere in tempi rapidi. Si privilegiano in la velocità, il contenimento dei costi iniziali di migrazione, la riduzione dei rischi e dei potenziali impatti sul business insiti nel progetto di migrazione.
Meno utilizzate in passato, le strategie di Refactoring e Replatforming sono oggi in forte crescita. Nel 2025, queste modalità vengono sempre più adottate per applicazioni core, con l’obiettivo di migliorare scalabilità e livelli di servizio. Tuttavia, emerge un tema rilevante: le iniziative di repatriation (riportare carichi di lavoro dal Cloud all’on-premise) restano marginali e sotto il 5%, anche se l‘intenzione di valutarle cresce e riguarda ormai il 35% delle grandissime organizzazioni. Questo segnala una maggiore consapevolezza nella gestione strategica della migrazione, con approcci più selettivi che bilanciano innovazione e controllo.
Cloud Migration e compliance
La migrazione al Cloud nel 2025 deve fare i conti con un quadro normativo sempre più stringente. Il 72% delle imprese ha avviato progetti di cybersecurity e gestione dei rischi informatici, mentre il 39% si è concentrato sull’adeguamento alle nuove normative europee come NIS2, DORA e AI Act. Permane tuttavia un vuoto di governance preoccupante: il 59% delle organizzazioni non ha ancora introdotto policy per contrastare l’uso improprio di informazioni sensibili con strumenti di AI Generativa, e il 46% segnala difficoltà nel rispetto degli obblighi di tracciabilità previsti dall’AI Act. Questi elementi rendono necessario integrare sicurezza e compliance fin dalle prime fasi del processo di migrazione.
Contenuti suggeriti dell’Osservatorio Cloud Ecosystem & Sovereignty