L’RTD in breve
- Il Responsabile della Transizione al Digitale, o RTD, è la figura prevista dal Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD) per facilitare il processo di innovazione della PA (Pubblica Amministrazione)
- Questa figura chiave dal punto di vista strategico-organizzativo, ha il ruolo di garantire il coordinamento e la gestione delle azioni per l’Innovazione e la Trasformazione Digitale
- Al 31 agosto 2024, sono 20.029 amministrazioni su 23.497 gli enti accreditati che hanno nominato il proprio RTD
In quest’articolo, attraverso la Ricerca dell’Osservatorio Agenda Digitale, analizzeremo l’importanza dell’RTD, approfondendone compiti, competenze, requisiti, criteri per la nomina e numeri chiave.
Chi è l’RTD e di cosa si occupa
Il Responsabile della Transizione al Digitale (RTD) è il dirigente all’interno della PA che garantisce operativamente la Trasformazione Digitale dell’amministrazione, coordinando lo sviluppo dei servizi pubblici digitali e l’adozione di nuovi modelli di relazione con i cittadini, trasparenti e aperti. Ad esempio, collabora alla pianificazione degli acquisti, si assicura che i vari sistemi informativi vengano sviluppati in maniera coerente.
L’RTD è, quindi, una figura trasversale, inserita in posizione apicale all’interno della PA nell’attuazione di tutte le iniziative legate al digitale.
Con quali soggetti si relaziona il Responsabile per la Transizione al Digitale (RTD)
Il Responsabile per la Transizione al Digitale risponde direttamente all’organo di vertice politico e si relaziona tipicamente con i dirigenti interni. In particolar modo, è opportuno che si confronti con:
In molti casi, la figura dell’RTD coincide con una di queste professioni.
L’RTD, oltre a relazionarsi con i dirigenti interni alla propria PA, si interfaccia anche con soggetti come il Governo, le altre PA, l’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID), il Difensore civico per il digitale e, naturalmente, imprese e cittadini.
Qual è il riferimento normativo dell’RTD
L’RTD è stato introdotto attraverso la modifica dell’articolo 17 del CAD (Codice dell’Amministrazione Digitale) con i DL 179/2016 e 217/2017, come responsabile dell’ufficio per la transizione alla modalità operativa digitale. In seguito, la Circolare n. 3 dell’ottobre 2018 adottata dal Ministro per la Pubblica Amministrazione ha sollecitato le amministrazioni a provvedere all’individuazione del RTD e alla relativa registrazione sull’Indice delle pubbliche amministrazioni.
La figura del RTD trova ampia rilevanza anche all’interno del Piano Triennale ICT. L’edizione 2019-2021 già prevedeva la costituzione di una rete di RTD. Nella versione 2020-2022, viene evidenziata la necessità di consolidare il ruolo del RDT come una delle quattro leve per l’innovazione delle PA e dei territori.
Quali sono le competenze di un RTD
Il CAD prevede che gli RTD abbiano specifiche competenze in ambito tecnologico, manageriale e di informatica giuridica. Inoltre, l’RTD ha poteri di impulso e coordinamento nel percorso di semplificazione e crescita inclusiva delle pubbliche amministrazioni. Ad esempio, può produrre atti dirigenziali volti ad attuare le misure previste del Piano Triennale.
La Commissione parlamentare d’inchiesta sulla digitalizzazione ha indicato i criteri per valutare se le competenze richieste sono possedute dai Responsabili:
- l’iscrizione all’ordine degli ingegneri informatici;
- il possesso di una laurea in informatica o di titoli equivalenti;
- esperienza almeno quinquennale nel campo dell’ICT, nel settore privato e nel settore pubblico.
Nei comuni più piccoli (sotto i 25.000 abitanti) è più difficile trovare una figura che abbia queste caratteristiche. Per questo, in caso mancassero internamente le competenze per raggiungere gli obiettivi stabiliti dal Piano triennale 2019-21, le singole PA possono comunque indire dei bandi di concorso per esternalizzare queste funzioni e attività.
Inoltre, le amministrazioni diverse da quelle dello Stato possono esercitare le funzioni dell’ufficio per la transizione al digitale in forma associata.
Come si nomina il Responsabile per la Transizione Digitale
In tutte le amministrazioni l’RTD è nominato dal vertice politico o amministrativo, a cui il Responsabile risponde del proprio operato.
Nei Comuni, l’RTD può essere nominato con determina del Sindaco o con delibera di Giunta. Se si sceglie di creare ex-novo un Ufficio per la Transizione al Digitale, è la Giunta che costituisce questo ufficio con apposito atto amministrativo, trattandosi di organizzazione interna. Il Sindaco sceglie poi il Responsabile. Appena approvata la delibera di nomina, vengono inseriti su IndicePA i dati relativi alla persona nominata.
È prevista inoltre la possibilità di individuare una figura esterna a supporto dell’Ente e dell’RTD, nel caso in cui ci siano carenze nelle competenze interne alla PA.
A che punto sono le nomine RTD in Italia
Secondo i dati di AgID, dal 2019 l’andamento delle nomine è stato costantemente in crescita fino a marzo 2020, quando si è registrato un brusco passo indietro. L’arresto è dovuto alla nota del MIUR del 5 dicembre 2019, in cui le scuole che avessero eventualmente nominato un RTD sono state invitate a far decadere le nomine effettuate. Dopo un orientamento iniziale che prevedeva che le singole scuole dovessero adempiere come tutte le altre PA, il Ministero ha deciso di centralizzare questa funzione e fare riferimento all’unico RTD del Ministero.
Dal settembre 2020 in poi, comunque, le nomine hanno ripreso a crescere in modo costante.
I dati mostrano che le PA si stanno lentamente adeguando all’obbligo di nomina dell’RTD. Al giugno 2021 il 70% delle PA ha nominato il proprio Responsabile. Tra queste vi sono le 14 città metropolitane, tutti i 13 ministeri con portafoglio, tutte le 21 regioni e province autonome, e 64 università. Il ritardo maggiore si accumula tra i Comuni, fermi al 54%.
Al 31 agosto 2024, 20.029 amministrazioni su 23.497 enti accreditati hanno nominato il Responsabile per la Transizione Digitale. Le mancate nomine riguardano soprattutto Comuni di piccole dimensioni, Unioni di Comuni e Comunità Montane, ma il numero di RTD nominati in queste realtà è in costante crescita.
Come possono collaborare le PA più piccole per la nomina di un RTD
Alcune amministrazioni locali hanno scelto di nominare il RTD e costituire l’Ufficio per la Transizione Digitale (UTD) in forma associata, come previsto dal CAD, condividendo risorse e competenze per gestire in modo più efficace la Trasformazione Digitale. In questo quadro si inserisce il “Vademecum per la nomina del RTD e la costituzione dell’UTD in forma associata”. Pubblicato da AGID a giugno 2024, il documento è pensato per sostenere e promuovere la gestione associata della funzione di transizione digitale, fornendo indicazioni operative e modelli di riferimento alle amministrazioni.
Quanti RTD nominati hanno davvero le competenze richieste
A fine 2019 solo nel 32% dei casi gli RTD nominati possedevano competenze digitali in linea con i requisiti del CAD, e solo il 9% le aveva acquisite tramite un percorso di studio ad hoc. La maggior parte ha acquisito tali competenze grazie alla propria esperienza professionale, oppure con corsi di formazione o di aggiornamento on-the-job.
I dati citati sono relativi ai Comuni che avevano nominato il proprio RTD entro il 2019 e si basano sul referto della Corte dei conti sull’attuazione del Piano triennale 2017-2019 (attualmente l’ultima fonte disponibile).
Per sopperire alle carenze di competenze con attività di formazione mirate, il primo passo consiste nell’individuare le reali esigenze dei RTD. A tale scopo, AgID sottopone periodicamente dei questionari a campioni rappresentativi di PA centrali e locali.
La prima (e finora unica) rilevazione sulle PA (un’ulteriore rilevazione era dedicata solo alle università) si è conclusa nel febbraio 2020. Al questionario hanno risposto 60 PA – su 117 interpellate, a segnalare l’attenzione ancora carente sul tema –, e per 50 PA hanno risposto direttamente gli RTD.
Di seguito i principali risultati emersi.
Profilo educativo
Dall’analisi risulta che il background educativo nelle PA è di tipo informatico per il 38%, scientifico per il 22%, giuridico-amministrativo per il 18%.
Di seguito i temi sui quali si avverte maggiore necessità di formazione e approfondimento:
- indirizzo, pianificazione, coordinamento e monitoraggio della sicurezza informatica;
- cooperazione nella riorganizzazione dell’amministrazione;
- pianificazione e coordinamento del processo di diffusione dei sistemi digitali di base (identità e domicilio digitale, posta elettronica, protocollo informatico, firma digitale o firma elettronica qualificata, mandato informatico);
- pianificazione e coordinamento delle norme in materia di accessibilità e fruibilità dei servizi digitali;
- pianificazione e coordinamento del processo di integrazione e interoperabilità tra i sistemi e servizi dell’amministrazione;
- progettazione e coordinamento delle iniziative per migliorare l’efficacia dei servizi online.
Rispetto alle priorità del Piano Triennale, il compito avvertito come più urgente è quello di “favorire lo sviluppo e la diffusione delle competenze digitali all’interno dell’amministrazione”. La maggior parte dei partecipanti ritiene molto rilevante intervenire sulle competenze digitali di base dei dipendenti pubblici, e in generale si ritiene più urgente intervenire sulle competenze della PA che su quelle delle aziende.
La modalità di formazione ritenuta più efficace è il training on-the-job. Sono meno apprezzati il metodo tradizionale in aula, i webinar e l’utilizzo di piattaforme di e-learning.
Le PA sono davvero pronte per la Transizione Digitale?
Concludendo, le PA si stanno man mano uniformando alle norme previste individuando il proprio RTD. Rimangono però lacune significative dal punto di vista formativo che devono essere rapidamente colmate sia da parte del Governo che da parte delle PA che effettuano le nomine.
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