L’Assessment delle competenze in breve
- L’assessment delle competenze digitali è un processo strutturato che misura le skill digitali tecniche e quelle trasversali
- Esistono metodi con diversi gradi di oggettività: dai questionari di autovalutazione alle video-interviste analizzate dall’AI, la scelta dello strumento dipende dagli obiettivi e dalla scala di intervento
- I dati dell’assessment portano valore solo se si trasformano in azioni concrete: piani di sviluppo, percorsi di mobilità interna, decisioni di upskilling e reskilling fondate su evidenze
- Secondo la ricerca 2026 dell’Osservatorio HR Innovation della School of Management del Politecnico di Milano, il 44% delle organizzazioni non effettua ancora alcun assessment delle competenze, mentre meno di un terzo lo realizza per determinate categorie di lavoratori
Questo articolo, realizzato dall’Osservatorio HR Innovation, affronta il tema della misurazione delle competenze digitali: spiega cos’è l’assessment, quali dimensioni misurare, quali strumenti utilizzare e come tradurre i risultati in piani di sviluppo concreti, illustrando anche come alcune aziende stiano già applicando questi approcci.
Cos’è l’assessment delle competenze digitali
Nel linguaggio delle risorse umane, l’assessment è un processo strutturato di valutazione delle competenze, condotto attraverso metodologie standardizzate e strumenti tecnologici. Applicato alle competenze digitali, non si limita a verificare se un collaboratore sa usare uno specifico software: misura la capacità di lavorare con i dati, adottare nuovi strumenti in autonomia, collaborare in ambienti di lavoro ibrido e ragionare in modo critico rispetto alle tecnologie.
In un mercato del lavoro in cui l’AI sta ridisegnando ruoli e mansioni, sapere davvero cosa sanno fare le proprie persone non è più un’attività opzionale, ma un requisito strategico.
Quali dimensioni della competenza digitale misurare
Le competenze digitali si articolano in dimensioni distinte:
- Competenze digitali di base: sono trasversali a tutti i ruoli. Riguardano l’utilizzo degli strumenti di collaborazione, la gestione dei dati aziendali, la capacità di apprendere come utilizzare nuovi software in autonomia.
- Competenze digitali specialistiche: sono specifiche per funzione o ruolo. Possono comprendere la Data Analysis, lo sviluppo software, la Cybersecurity, la gestione di sistemi Cloud, la creazione di contenuti digitali e l’utilizzo di strumenti di AI generativa.
- Competenze comportamentali legate al digitale: è il cosiddetto digital mindset, e comprende la propensione all’apprendimento continuo, la capacità di lavorare in contesti incerti e in rapida evoluzione e l’attitudine alla collaborazione. È la dimensione più difficile da misurare con strumenti tradizionali, ed è qui che le metodologie innovative stanno facendo la differenza.
Come misurare le competenze digitali del team
I metodi per valutare le competenze digitali si sono significativamente evoluti negli ultimi anni. Accanto agli strumenti più tradizionali, si stanno affermando approcci più sofisticati. In generale, i principali modi per valutare le competenze sono:
- Questionari di autovalutazione: sono utili per una mappatura rapida su scala, ma con evidenti limiti di affidabilità dovuti a bias soggettivi.
- Test su piattaforme di eLearning: si tratta di strumenti strutturati che verificano le conoscenze attraverso domande a risposta chiusa, aperta o scenari situazionali. Rispetto all’autovalutazione, offrono una misura più oggettiva del livello di padronanza su un determinato dominio (ad esempio la sicurezza informatica, l’uso di strumenti di produttività o la conoscenza delle basi di gestione del dato). Molte piattaforme restituiscono report dettagliati per singolo collaboratore e per team, rendendoli particolarmente utili nella fase iniziale di mappatura delle competenze su larga scala.
- Video-interviste analizzate con AI: il candidato o collaboratore risponde a una serie di domande predefinite tramite video, registrato in autonomia, o in una conversazione guidata con un avatar virtuale. L’AI analizza il contenuto delle risposte per estrarre il livello di maturità su ciascuna delle competenze oggetto di valutazione, restituendo un profilo standardizzato e confrontabile tra tutti i partecipanti. Rispetto a un colloquio tradizionale, questo approccio riduce l’influenza dei bias del valutatore e permette di gestire volumi elevati di assessment in tempi brevi, mantenendo criteri di giudizio uniformi.
- Simulazioni e prove in situazione: consentono di osservare come le persone affrontano sfide concrete, superando il gap tra ciò che un collaboratore dichiara di saper fare e ciò che sa effettivamente fare.
In questo scenario, le tecnologie di analytics rendono il processo sempre più guidato dai dati, mentre l’AI abilita la progettazione di percorsi di sviluppo personalizzati.
Come misurare le competenze digitali nella pratica: il caso Aeroporti di Roma
Il caso Aeroporti di Roma illustra bene come questi principi si traducano nella pratica. A partire da luglio 2025, la società ha introdotto nei propri processi di selezione interna una piattaforma di AI per valutare le competenze. Dopo una preselezione basata su requisiti minimi, l’assessment prevede video-interviste analizzate dall’AI, che ne estrae i livelli di maturità sulle competenze oggetto d’esame, abbinate a test sulle competenze tecniche, producendo una classifica dei candidati rispetto al profilo ideale definito dall’organizzazione. Il processo ha permesso di valutare centinaia di candidati in poche settimane, ampliando l’accesso alle opportunità interne anche a persone provenienti da diverse aree aziendali. Il progetto ha incluso anche attività di change management per accompagnare i lavoratori nella comprensione del ruolo dell’AI nel processo.
Quali sono i vantaggi di un approccio strutturato alla valutazione
Adottare un processo formale di assessment genera vantaggi che si estendono ben oltre la funzione HR:
- Decisioni basate sui dati: conoscere dove si concentrano i gap di competenze permette di allocare le risorse formative in modo mirato, evitando investimenti dispersivi su programmi standardizzati che non rispondono ai reali bisogni delle persone.
- Maggiore equità e trasparenza: quando la valutazione si basa su criteri espliciti e misurabili, le decisioni su promozioni, mobilità e sviluppo diventano più difendibili e meglio percepite dai lavoratori.
- Pianificazione strategica della forza lavoro: un’organizzazione che conosce il proprio patrimonio di competenze attuale è in grado di anticipare le esigenze future, identificare per tempo i gap critici e costruire piani di sviluppo coerenti con la direzione di business.
Quanto è diffuso l’assessment delle competenze
Nonostante i benefici siano chiari, la diffusione dell’assessment resta ancora limitata. Secondo i dati della ricerca 2026 dell’Osservatorio HR Innovation della School of Management del Politecnico di Milano, il 44% delle organizzazioni non effettua alcun assessment delle competenze, mentre il 29% lo realizza solo per alcune categorie di lavoratori.
In pratica, meno di un terzo delle imprese dispone di una visione sistematica e completa del proprio patrimonio di competenze.
La stessa Ricerca nel 2026 evidenzia un dato che dovrebbe far riflettere: il 49% delle imprese dichiara di dover riqualificare o riallocare al massimo il 5% della propria forza lavoro nel breve-medio termine. Si tratta di una stima molto contenuta se rapportata alle proiezioni sull’evoluzione del lavoro nei prossimi anni. A titolo esemplificativo, il World Economic Forum stima che entro il 2030 il 59% dei lavoratori sarà interessato da iniziative di upskilling o reskilling. Questa distanza tra comportamenti delle Direzioni HR e scenario atteso evidenzia come molte organizzazioni non dispongano ancora di una piena consapevolezza, sia rispetto alle competenze presenti al loro interno, sia rispetto alle trasformazioni che si stanno delineando.
Quali ostacoli frenano la pratica dell’assessment delle competenze
Le ragioni di questo ritardo sono principalmente:
- Culturali: molte organizzazioni continuano ad affidarsi all’autovalutazione o ai giudizi informali dei responsabili di linea, strumenti che soffrono di bias significativi e producono dati difficilmente comparabili tra loro.
- Strutturali: mancano processi definiti, tecnologie adeguate e, spesso, le competenze interne per progettare e gestire un sistema di valutazione robusto. Inoltre, la rapida evoluzione delle competenze richieste – spinta dall’accelerazione delle tecnologie – rende sempre più difficile effettuare mappature delle competenze aggiornate, poiché queste possono diventare obsolete in tempi brevi.
Cosa fare dopo la misurazione delle competenze
Raccogliere i dati di assessment è solo il primo passo. Il valore reale si genera quando quei dati supportano le organizzazioni nella presa si decisioni strategiche per lo sviluppo delle persone: chi formare, su cosa, con quale urgenza. Un gap rilevato su un singolo collaboratore può tradursi in un percorso di upskilling mirato; lo stesso gap diffuso trasversalmente in un team segnala invece un problema strutturale che richiede un intervento più sistemico.
Il passaggio dai risultati dell’assessment ai piani di azione richiede quindi un processo strutturato: definire le priorità di intervento, collegare i gap alle iniziative formative disponibili e monitorare nel tempo l’evoluzione delle competenze. È in questa fase che tecnologie di analytics e AI esprimono il loro potenziale più concreto, rendendo possibile la personalizzazione dei percorsi su scala.
Un esempio di come questo processo possa essere costruito in modo sistematico è quello di SEA Milano. Nel 2025 l’azienda ha avviato un progetto di mappatura delle competenze con l’obiettivo di rendere la gestione della mobilità interna più trasparente e basata sulle competenze. Utilizzando una piattaforma abilitata da AI, l’azienda ha prima definito un modello di competenze (HR, supply chain e health & safety), coinvolgendo in pochi mesi circa 150 persone nella mappatura. La valutazione combina autovalutazione, giudizio del responsabile e assessment strutturato, e i risultati alimentano direttamente la simulazione dei possibili percorsi di carriera tra funzioni diverse. L’obiettivo finale è estendere il sistema all’intera organizzazione, trasformando la mappatura delle competenze nella bussola per guidare progettualità di upskilling, reskilling e mobilità interna.
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