La Cartella Clinica Elettronica (CCE) è un sistema per la gestione informatizzata, uniforme e integrata dei dati clinici e sanitari del paziente all’interno della struttura sanitaria, a supporto dei professionisti sanitari e della continuità delle cure
L’82% delle strutture sanitarie, secondo la Ricerca dell’Osservatorio Sanità Digitale della School of Management del Politecnico di Milano, dichiara di avere una CCE attiva, e il suo utilizzo tra i professionisti è in crescita: la impiega il 63% dei medici specialisti e il 47% degli infermieri
Restano aperte sfide cruciali: la sostenibilità post-PNRR preoccupa un terzo delle strutture pubbliche, mentre la scarsa integrazione tra CCE e Fascicolo Sanitario Elettronico rappresenta ancora un ostacolo alla piena valorizzazione del patrimonio di dati clinici
La CCE si conferma una priorità strategica per il 76% delle strutture sanitarie nel 2026, seconda solo alla Cybersecurity e ai servizi digitali al cittadino
Questo articolo approfondisce cos’è la Cartella Clinica Elettronica, quali sono i relativi utilizzi e vantaggi, quale sia il suo stato di adozione in Italia e quali criticità caratterizzino ancora oggi la sua diffusione. I contenuti si basano sulla Ricerca dell’Osservatorio Sanità Digitale, punto di riferimento per tutti gli attori del settore sanitario che vogliono comprendere lo stato dell’arte e le prospettive dell’innovazione digitale in sanità.
Cos’è la Cartella Clinica Elettronica
La Cartella Clinica Elettronica, o CCE, è un sistema che fornisce un supporto alla gestioneinformatizzata, uniforme, aggiornata e integratadei dati anagrafici, clinici e sanitari del paziente lungo tutto il ciclo di assistenza sanitaria all’interno della struttura sanitaria.
All’interno della CCE è quindi possibile trovare la storia clinica del paziente, gli esami e i referti e in generale i documenti e le annotazioni mediche, come anche informazioni su eventuali allergie o su condizioni di salute pregresse. Si tratta dunque di uno strumento per supportare i professionisti sanitari e migliorare la coordinazione delle cure, riducendo anche il rischio di eventuali errori.
Diversamente dal Fascicolo Sanitario Elettronico, o FSE, la Cartella Clinica Elettronica possiede al suo interno la documentazione relativa alla struttura sanitariapresso cui il paziente si trova in cura.
Come viene utilizzata la Cartella Clinica Elettronica
Da una Ricerca dell’Osservatorio Sanità Digitale emerge che la CCE viene impiegata per:
la gestione dell’inquadramento clinico;
la gestione e visualizzazione delle informazioni di riepilogo del paziente;
accedere alla documentazione clinica precedente;
gestire il diario medico e quello infermieristico;
la prescrizione delle terapie;
la consultazione di referti e immagini.
Le prime due funzionalità – inquadramento clinico e riepilogo del paziente – sono le più utilizzate sia dai medici specialisti che dagli infermieri. Sono invece ancora poco utilizzate funzionalità di supporto alle decisioni del professionista sanitario.
Quali sono i vantaggi della Cartella Clinica Elettronica
Secondo un’indagine dell’Osservatorio, la maggior parte di medici e infermieri affermano di riscontrare benefici tangibili dall’utilizzo della CCE nell’ambito della propria attività professionale in termini di:
tempo risparmiato per reperire informazioni utili;
facilitazione nella fruizione dei documenti clinici disponibili in formato digitale;
migliore trattamento per il paziente, ad esempio aiutando a ridurre il rischio di commettere errori clinici o nella somministrazione di terapie, o evitando di duplicare esami già effettuati.
Quanto è diffusa Cartella Clinica Elettronica
Secondo la Ricerca 2025-2026 dell’Osservatorio Sanità Digitale, l’adozione della Cartella Clinica Elettronica registra progressi significativi: l’82% delle strutture sanitarie dichiara di avere una CCE attiva. A livello di professionisti sanitari, il 63% dei medici specialisti utilizza la CCE nella pratica clinica quotidiana, dato che riflette la crescente integrazione dello strumento nei processi assistenziali. L’utilizzo è in crescita anche tra gli infermieri, che raggiungono il 47% (+6 punti percentuali rispetto all’anno precedente). Tra gli specialisti ospedalieri pubblici, il livello di utilizzo raggiunge il 77%, a testimonianza dell’impatto concreto degli investimenti legati al PNRR, in particolare nelle aziende sanitarie pubbliche.
Un aspetto particolarmente rilevante riguarda l’integrazione tra la CCE e il Fascicolo Sanitario Elettronico: solo il 30% dei medici specialisti e il 20% degli infermieri accedono al FSE tramite strumenti aziendali, come la CCE. La mancata integrazione tra i due sistemi rappresenta una delle principali barriere all’utilizzo del Fascicolo, segnalata da un quarto degli specialisti che non vi ha ancora fatto accesso.
Qual è l’impatto del PNRR sulla Cartella Clinica Elettronica
Nel 2025 il processo di Trasformazione Digitale del sistema sanitario italiano continua a segnare progressi significativi.
Sempre secondo la Ricerca dell’Osservatorio, la spesa per la Sanità Digitale in Italia ha raggiunto i 2,7 miliardi di euro, con un incremento del 9% rispetto all’anno precedente, confermando la direzione di marcia del settore.
La digitalizzazione della sanità è oggetto della sesta Missione del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), la Missione Salute. Nello specifico, la Componente 2 della Missione 6 include l’adozione di soluzioni innovative e tecnologicamente avanzate e il potenziamento del patrimonio digitale delle strutture sanitarie pubbliche, per migliorare l’efficienza dei livelli assistenziali e adeguare strutture e modelli organizzativi ai migliori standard di sicurezza internazionali.
Con il completamento degli interventi previsti dal Piano, il sistema sanitario si trova oggi di fronte a una sfida inedita: quella della sostenibilità. Il patrimonio infrastrutturale costruito grazie al PNRR – tra cui Cartelle Cliniche Elettroniche e le piattaforme di Telemedicina – deve ora essere consolidato e valorizzato nel lungo periodo.
Come ha sottolineato Mariano Corso, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Sanità Digitale, durante il Convegno dei risultati di ricerca dell’Osservatorio:
“Dopo la costruzione delle infrastrutture digitali per la Sanità, ora la vera sfida è culturale e organizzativa: far sì che le tecnologie vengano realmente adottate, che i processi siano ripensati e che le competenze si diffondano in modo capillare”.
In questo contesto, la Cartella Clinica Elettronica si conferma tra le principali priorità strategiche delle strutture sanitarie nel 2026, indicata dal 76% di esse, dopo la Cybersecurity (90%) e i servizi digitali al cittadino (81%). Ciò conferma il ruolo centrale che questo strumento continua a ricoprire nel rafforzamento dell’infrastruttura tecnologica per la gestione dei dati clinici del paziente.
Quali sono le criticità ancora da affrontare
Il supporto che la Cartella Clinica Elettronica può fornire è pertanto sempre più evidente ai professionisti sanitari che la utilizzano. Tuttavia, ci sono ancora degli ostacoli da superare per permettere un’adozione dello strumento più ampia e più efficace.
A livello di sistema, una criticità emergente riguarda la sostenibilità post-PNRR. Con la scadenza degli investimenti straordinari del Piano, il 33% delle strutture pubbliche teme che i progetti avviati non vengano portati a termine o subiscano un ridimensionamento. Garantire la continuità degli investimenti sarà fondamentale per non disperdere il patrimonio infrastrutturale costruito negli ultimi anni.
Sul piano dell’integrazione tecnologica, la scarsa connessione tra CCE e Fascicolo Sanitario Elettronico rappresenta un ulteriore nodo critico. Come ha evidenziato Paolo Locatelli, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Sanità Digitale:
“La crescente diffusione e gestione degli standard di interoperabilità tra i principali applicativi a supporto dei processi clinico-assistenziali ospedalieri consente oggi, soprattutto negli ospedali pubblici e privati accreditati, di generare dati e documenti nativamente digitali. Tuttavia, la mancata accessibilità o disponibilità di una quota rilevante di dati sul FSE rischia di minarne l’efficacia e rappresenta un collo di bottiglia per un altro strumento ad alto potenziale trasformativo, l’Ecosistema dei Dati Sanitari”.
La mancata interoperabilità tra i due sistemi limita le potenzialità di entrambi gli strumenti e ostacola la costruzione di un patrimonio di dati sanitari condiviso e valorizzabile.
Infine, a livello di adozione individuale, non per tutti i professionisti questo strumento risulta comodo e intuitivo da usare e il suo utilizzo può richiedere più tempo rispetto alla compilazione e consultazione cartacea. È certamente possibile intervenire per ridurre e superare tali barriere, ad esempio attraverso opportune attività formative e di accompagnamento per supportare l’adozione sempre più ampia di queste tecnologie da parte dei professionisti sanitari.
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