Gli Smart Readiness Indicator in breve

  • Lo Smart Readiness Indicator (SRI) è il sistema di valutazione europeo che misura quanto un edificio sia capace di usare tecnologie intelligenti per ottimizzare le proprie prestazioni energetiche.
  • L’Italia è in ritardo sul recepimento della Direttiva Case Green: scaduto il termine di maggio 2026, è aperta una procedura d’infrazione per il Piano Nazionale di Ristrutturazione degli Edifici, atteso ora entro fine 2026.
  • Per lo Smart Readiness Indicator il calendario europeo resta confermato, con obbligo per i grandi edifici non residenziali dal 2027, e in Italia il progetto pilota MASE-ENEA ha già prodotto un primo strumento di calcolo online.
  • Cresce anche la sensibilità dei consumatori: quasi 3 italiani su 10 darebbero più peso alla classe energetica in caso di acquisto o ristrutturazione, qualora venisse recepita la Direttiva Case Green

In questo articolo, l’Osservatorio Internet of Things analizza le caratteristiche dell’indicatore europeo, esplorandone il funzionamento, i vantaggi per il mercato immobiliare e le sfide per una sua piena implementazione nel contesto italiano.

Cos’è lo Smart Readiness Indicator (SRI) degli edifici

Per comprendere cosa si intende per Smart Readiness Indicator dobbiamo tornare al 2018, quando la direttiva europea relativa all’Energy Performance Building (più nota con l’acronimo EPBD) introduce per la prima volta un indicatore col quale misurare le performance digitali di un edificio, ossia l’SRI.

Secondo la direttiva, lo Smart Readiness Indicator rappresenta un sistema di valutazione standardizzato che misura la capacità di un edificio di utilizzare tecnologie intelligenti per ottimizzare le proprie prestazioni. L’SRI non valuta semplicemente la presenza di dispositivi smart, ma analizza anche quanto efficacemente l’edificio sia in grado di adattarsi alle esigenze degli occupanti, interagire con la rete energetica e anticipare i bisogni futuri attraverso sistemi predittivi.

Questo strumento innovativo persegue un duplice obiettivo. Da un lato, consente di stabilire quanto migliorino efficienza energetica e performance di un edificio, grazie all’adozione di tecnologie smart. Dall’altro, potrebbe divenire in futuro lo strumento per attuare la certificazione dello stato di un edificio in termini di “prontezza digitale”. In tal modo favorirebbe l’adozione di tecnologie smart per l’efficienza energetica, la sostenibilità, la salute e il benessere delle persone, con probabili ricadute positive sulla filiera e sull’attrattività del mercato immobiliare, sia a livello nazionale che internazionale.

Un terreno già fertile, del resto: secondo la ricerca dell’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano, nel 2025 il mercato della Smart Home in Italia ha raggiunto per la prima volta 1 miliardo di euro, con una crescita dell’11% rispetto al 2024.

Come si è evoluta la Direttiva EPBD IV “Case Green”

La Direttiva Case Green, entrata in vigore nel 2024, ha ulteriormente rafforzato il ruolo dello SRI nel panorama normativo europeo. Questa direttiva mira a migliorare le prestazioni energetiche degli edifici nell’Unione Europea, con l’obiettivo di portare il parco immobiliare a emissioni zero entro il 2050. Per il settore residenziale l’asticella è già fissata: una riduzione media dei consumi di energia primaria di almeno il 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035 rispetto ai livelli del 2020.

Sul fronte del recepimento, l’Italia procede però a rilento. Il termine per adottare la normativa nazionale di attuazione è scaduto il 29 maggio 2026, ma il decreto legislativo non è ancora stato approvato. A pesare c’è anche un precedente: la bozza del Piano Nazionale di Ristrutturazione degli Edifici, dovuta entro il 31 dicembre 2025, non è mai arrivata a Bruxelles, facendo scattare una procedura d’infrazione già a marzo 2026. La versione definitiva del Piano è ora attesa entro il 31 dicembre 2026. Il nodo non è di poco conto: oltre metà delle abitazioni italiane (54%) rientra nelle classi energetiche più basse, F e G, e centrare gli obiettivi richiederà interventi su circa 1,7 milioni di edifici residenziali, con investimenti stimati in 115 miliardi di euro tra il 2027 e il 2030.

Per lo specifico dello SRI, il calendario resta comunque quello fissato dalla direttiva. La Commissione Europea ha dovuto presentare al Parlamento entro il 30 giugno 2026 una relazione sui test nazionali, e su questa base adotterà entro il 30 giugno 2027 l’atto delegato che ne renderà obbligatoria l’applicazione per gli edifici non residenziali con impianti oltre 290 kW.

In Italia il progetto pilota, promosso dal MASE con il supporto scientifico di ENEA, ha già coinvolto almeno 30 edifici in una sperimentazione di 12 mesi. Un risultato concreto è arrivato di recente. ENEA ha reso disponibile online uno strumento di calcolo che applica la metodologia europea al patrimonio edilizio italiano. Il collegamento tra SRI e digitalizzazione degli impianti si sta peraltro rafforzando anche su un altro fronte: dal giugno 2026 il nuovo Decreto “Requisiti Minimi” impone, per gli edifici non residenziali con impianti oltre 290 kW, l’installazione di sistemi BACS (Building Automation and Control Systems) di classe B o superiore. Si tratta di un prerequisito tecnico che anticipa proprio i criteri su cui si baserà la valutazione SRI.

I primi studi promossi dalla Commissione Europea hanno quantificato benefici economici significativi per l’implementazione dell’SRI. Le proiezioni indicano la possibilità di conseguire risparmi energetici finali oltre il 5% entro il 2050, con un potenziale di mobilitazione di capitale privato per 181 miliardi di euro nell’arco di tre decenni e una riduzione annuale delle emissioni climalteranti pari a 32 milioni di tonnellate di CO2 equivalente.

Non stupisce che, secondo la Ricerca realizzata dall’Osservatorio Internet of Things, il 29% dei consumatori italiani valuterebbe molto di più, rispetto al passato, la classe energetica in fase di acquisto o ristrutturazione nel caso in cui venisse recepita la Direttiva Case Green.

Come si calcola lo Smart Readiness Indicator

Lo Smart Readiness Indicator fornisce una valutazione olistica dell’intelligenza edilizia, considerando sia gli aspetti tecnici che le ricadute funzionali delle tecnologie implementate. Il risultato finale viene espresso in percentuale (da 0% a 100%), offrendo un parametro facilmente comprensibile per proprietari, investitori e professionisti del settore.

I 9 domini valutati dall’SRI

L’SRI analizza la “smartness” edilizia attraverso nove ambiti specifici:

  • riscaldamento: sistemi di controllo intelligente della temperatura che si adattano automaticamente alle abitudini degli occupanti;
  • raffrescamento: gestione automatizzata del condizionamento attraverso algoritmi predittivi;
  • ventilazione: controllo della qualità dell’aria interna mediante sensori che monitorano costantemente i parametri ambientali;
  • produzione di acqua calda sanitaria: sistemi che ottimizzano i consumi energetici basandosi sui pattern di utilizzo;
  • illuminazione: sistemi di illuminazione adattiva e sensori di presenza che modulano intensità e tonalità della luce;
  • involucro edilizio: elementi intelligenti come schermature dinamiche che si adattano alle condizioni climatiche esterne;
  • elettricità: gestione smart dell’energia elettrica, coordinando tutti i flussi energetici dell’edificio;
  • ricarica veicoli elettrici: infrastrutture integrate per la mobilità sostenibile;
  • monitoraggio e controllo: supervisione centralizzata di tutti i sistemi attraverso piattaforme digitali avanzate.

Le funzionalità smart valutate

Per ciascun dominio, l’SRI considera tre categorie di impatto che definiscono il livello di “intelligenza” dell’edificio:

  • la Categoria 1 si concentra sul risparmio energetico, valutando tutte le tecnologie che ottimizzano l’efficienza energetica attraverso controlli automatici e algoritmi di ottimizzazione;
  • la Categoria 2 riguarda il mantenimento delle prestazioni, includendo sistemi che garantiscono prestazioni ottimali nel tempo attraverso diagnostica predittiva e manutenzione intelligente;
  • la Categoria 3 valuta la flessibilità della rete, misurando la capacità dell’edificio di interagire dinamicamente con la rete elettrica, modulando consumi e contribuendo alla stabilità del sistema energetico.

Il sistema di punteggio

Il calcolo dello SRI prevede l’assegnazione di punteggi da 0 a 4 per ogni funzionalità smart presente nell’edificio:

  • 0: Funzionalità non presente;
  • 1: Presenza di funzionalità di base;
  • 2: Funzionalità avanzata con controllo manuale;
  • 3: Funzionalità automatizzata;
  • 4: Funzionalità completamente integrata e predittiva.

Il processo di valutazione opera su una matrice di 27 elementi: per ciascuno dei 9 domini viene assegnato un punteggio specifico per ognuna delle 3 categorie di impatto. Ad esempio, il dominio “riscaldamento” riceverà tre valutazioni separate: una per il risparmio energetico, una per il mantenimento delle prestazioni e una per la flessibilità della rete.

Una volta completata questa griglia di valutazioni, i punteggi vengono elaborati attraverso algoritmi di aggregazione che tengono conto del peso relativo di ciascun dominio e categoria. Il risultato viene quindi convertito in percentuale, confrontando il punteggio ottenuto con il massimo teoricamente raggiungibile dall’edificio. Il valore finale indica quindi non solo la presenza di tecnologie smart, ma soprattutto l’efficacia con cui l’edificio le integra e utilizza per ottimizzare le proprie prestazioni.

Cosa aspettarsi dallo Smart Readiness Indicator in Italia

Oggi lo Smart Readiness Indicator non è ancora un obbligo, ma nemmeno più un esercizio teorico. I test sul campo, gli strumenti resi disponibili da ENEA e il legame sempre più stretto con la normativa sugli impianti raccontano di un percorso che, pur tra rinvii, sta acquistando concretezza.

Il successo dello strumento dipenderà soprattutto da tre fattori: incentivi economici mirati che accompagnino l’adozione delle tecnologie smart, una formazione adeguata dei professionisti del settore, e una maggiore consapevolezza tra proprietari e investitori sul valore reale della “prontezza digitale” degli edifici.

In questo senso, il mercato è già un alleato. La crescita della Smart Home italiana dimostra che la domanda di tecnologie intelligenti per la casa esiste già. Lo Smart Readiness Indicator ha ora il compito di trasformare questa domanda diffusa in uno standard riconosciuto, capace di orientare investimenti e scelte di acquisto in tutta Europa.

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