La sostenibilità digitale in breve

  • La sostenibilità digitale è un approccio bidirezionale alla gestione dell’innovazione: non si limita a ridurre l’impatto ambientale delle tecnologie, ma utilizza il digitale come leva per raggiungere obiettivi ambientali, sociali e di governance
  • Il potenziale di questa integrazione è ancora largamente inesplorato: le imprese tendono ad avviare progetti solo quando questi garantiscono un ritorno economico misurabile o rispondono a obblighi normativi, rinunciando ai benefici più profondi e trasformativi
  • Anche i consumatori mostrano un interesse crescente per la sostenibilità, ma l’impegno resta prevalentemente superficiale
  • Il 64% delle imprese, secondo i dati della ricerca dell’Osservatorio Digital & Sustainable della School of Management del Politecnico di Milano, utilizza le tecnologie digitali per supportare obiettivi ESG, ma solo il 42% orienta le proprie scelte tecnologiche secondo criteri di sostenibilità
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L’articolo è stato realizzato dall’Osservatorio Digital & Sustainable. Al suo interno si esplora la sostenibilità digitale nella sua doppia dimensione: il digitale come leva per raggiungere obiettivi ambientali, sociali e di governance, e la sostenibilità come criterio guida per le scelte tecnologiche. Si analizzano opportunità, sfide e comportamenti concreti di imprese, startup e consumatori italiani, mettendo in luce quanto questo potenziale resti ancora in larga parte inespresso.

Cos’è la sostenibilità digitale

Il termine “Sostenibilità digitale“, nell’uso comune, viene spesso inteso in senso riduttivo: tecnologie che consumano meno energia, Data Center alimentati da fonti rinnovabili, dematerializzazione dei processi. Si tratta di elementi reali e importanti, ma che descrivono solo una faccia di un fenomeno molto più articolato.

La sostenibilità digitale è, in realtà, un concetto bidirezionale. Da un lato comprende l’utilizzo dell’innovazione tecnologica – come Intelligenza Artificiale, IoT, Big Data, Cloud – come leva per raggiungere obiettivi ambientali, sociali e di governance. Dall’altro include l’idea che la sostenibilità debba orientare e guidare le scelte tecnologiche stesse: quali infrastrutture adottare, come progettare i sistemi, quali impatti valutare prima ancora di implementare una soluzione.

In questo senso, la sostenibilità digitale non riguarda solo l’efficienza energetica o la riduzione delle emissioni legate all’IT, ma investe dimensioni più profonde: il benessere dei lavoratori, l’inclusione sociale, la trasparenza nella governance, la riduzione delle disuguaglianze generate o amplificate dalla tecnologia. Un’azienda che adotta l’Intelligenza Artificiale per ottimizzare la catena produttiva sta facendo un’operazione digitale. Ma se quella stessa azienda si chiede come quella tecnologia impatterà sull’occupazione, sulla privacy dei dipendenti o sull’utilizzo delle risorse naturali, allora sta iniziando a praticare la sostenibilità digitale nel senso più pieno del termine.

Quali sono le dimensioni della sostenibilità digitale

La relazione tra digitale e sostenibilità si articola lungo le tre grandi direttrici ESG (Environmental, Social, Governance).

  1. Sostenibilità ambientale: le tecnologie digitali possono ridurre significativamente l’impronta ecologica delle attività industriali. Sensoristica, Internet of Things e Intelligenza Artificiale permettono di monitorare i consumi energetici in tempo reale, ottimizzare i processi produttivi, ridurre gli sprechi di materiali e migliorare l’efficienza logistica. Al tempo stesso, va riconosciuto che le stesse tecnologie generano impatti ambientali: i Data Center consumano enormi quantità di energia e acqua, l’addestramento dei modelli di AI è particolarmente energy-intensive, e la proliferazione di dispositivi elettronici alimenta il problema dei rifiuti tecnologici.
  2. Sostenibilità sociale: il digitale può ampliare l’accesso a servizi fondamentali come la salute, l’istruzione, la mobilità, soprattutto per le fasce più vulnerabili della popolazione. Allo stesso tempo, una trasformazione tecnologica mal governata rischia di accentuare le disuguaglianze, creare nuove forme di esclusione o precarizzare il lavoro.
  3. Governance: la trasparenza nei processi decisionali, la tracciabilità dei dati, la gestione etica dell’Intelligenza Artificiale e la misurazione degli impatti sono tutte aree in cui digitale e sostenibilità si incontrano in modo diretto.

Tenere insieme queste tre dimensioni è la vera sfida che organizzazioni, imprese e istituzioni si trovano ad affrontare.

Quali sono le opportunità e le sfide della sostenibilità digitale

Il potenziale della sostenibilità digitale è enorme, ma per essere trasformativo non può ridursi a un esercizio di ottimizzazione operativa o di adempimento normativo. Troppo spesso, i progetti che mettono insieme digitale e sostenibilità vengono avviati solo quando garantiscono un ritorno economico chiaro o quando sono imposti da obblighi regolatori. Questo approccio, che potremmo definire “conformista”, produce risultati parziali e lascia inesplorati i potenziali benefici più profondi.

La vera opportunità sta nell’utilizzare il digitale per affrontare quei compromessi difficili in cui sostenibilità e profittabilità sembrano andare in direzioni opposte. La tecnologia può svolgere un ruolo di disintermediazione tra questi due obiettivi, rendendo sostenibile ciò che altrimenti sembrerebbe economicamente impraticabile. Questo richiede coraggio strategico, un purpose aziendale solido e la capacità di immaginare scenari alternativi rispetto a quelli più comodi.

La sfida non è solo tecnologica. È culturale, organizzativa e, in ultima analisi, politica: richiede che la sostenibilità, in tutte le sue dimensioni, diventi un criterio guida delle scelte di investimento, di innovazione e di sviluppo, e non un’attività accessoria delegata a una funzione periferica dell’azienda.

Qual è il rapporto tra digitale e sostenibilità nelle imprese italiane

Stando ai dati di Ricerca dell’Osservatorio Digital & Sustainable della School of Management del Politecnico di Milano, il 78% delle imprese investe in modo significativo sia nel digitale sia nella sostenibilità, e nella quasi totalità dei casi questi progetti vengono approvati e sostenuti direttamente dal top management. Tuttavia, la relazione tra le due sfere rimane prevalentemente unidirezionale: il 64% delle imprese utilizza il digitale per raggiungere obiettivi ESG, ma solo il 42% si lascia guidare dai criteri di sostenibilità nelle proprie scelte tecnologiche.

Come ha affermato Valentina Pontiggia, Direttrice dell’Osservatorio Digital & Sustainable, al Convegno dei risultati di Ricerca: “La valorizzazione congiunta di digitale e sostenibilità rappresenta quindi ancora una sfida aperta, di cui le imprese sembrano non aver colto appieno il potenziale”.

Anche sul piano organizzativo emergono segnali contrastanti. Due aziende su tre dispongono di figure responsabili per la gestione dell’Innovazione Digitale, e lo stesso vale per la sostenibilità. I team dedicati, però, sono più strutturati nell’area digitale (presente nell’85% delle imprese) rispetto alla funzione sostenibilità (presente nel 63%). Il vero punto critico è l’integrazione di queste due tematiche: più di un’azienda su due non ha un presidio stabile della relazione tra i due ambiti, e appena il 6% ha nominato un responsabile dedicato alla sinergia tra digitale e sostenibilità.

Sul fronte operativo, il digitale è trasversale a tutti i processi aziendali, con un utilizzo che va dagli strumenti più consolidati alle soluzioni avanzate basate su AI, IoT e Big Data. Parallelamente, 3 aziende su 4 hanno rivisto i propri processi produttivi in chiave più sostenibile, spesso supportate da sistemi di misurazione quantitativa che le stesse tecnologie digitali rendono possibili.

Le collaborazioni con partner esterni sono diffuse: l’86% delle imprese collabora con enti terzi nell’ambito digitale, l’82% in quello della sostenibilità. Con una differenza di approccio: nel digitale le partnership puntano nella maggior parte dei casi alla realizzazione di progetti concreti; nella sostenibilità invece si aprono anche spazi per la condivisione di esperienze e buone pratiche.

Nel complesso, le imprese italiane mostrano un approccio ancora in larga misura conformista, in cui l’Innovazione Digitale viene orientata alla sostenibilità principalmente quando genera un ritorno economico misurabile. Solo una minoranza ha sviluppato la consapevolezza che il digitale, se ben governato, possa offrire benefici profondi per la sostenibilità ambientale, sociale e di governance, trasformando il modo stesso in cui l’impresa crea e distribuisce valore.

Qual è la direzione degli investimenti delle startup nella sostenibilità

Anche l’ecosistema startup mostra un interesse crescente per la sostenibilità: la maggior parte delle iniziative tende a concentrarsi su soluzioni tecnologiche e applicazioni digitali. In questo ambito, l’Intelligenza Artificiale risulta l’area più battuta, seguita da piattaforme digitali e soluzioni di eCommerce.

Gli impatti positivi generati si concentrano per il 59% sulla sostenibilità sociale (in particolare sul tema della salute e della sanità), mentre sostenibilità di governance e sostenibilità ambientale raccolgono rispettivamente il 21% (con focus soprattutto sul tema della gestione del rischio) e il 20% (con particolare attenzione al tema dell’uso efficiente delle risorse) degli impatti generati. Anche in questo ecosistema, l’approccio alla sostenibilità appare prevalentemente guidato da logiche di mercato, con scarsa attenzione a temi come biodiversità, diritti umani o etica d’impresa.

Cosa pensano i consumatori finali della sostenibilità digitale

La ricerca ha incluso anche uno sguardo sul comportamento dei consumatori italiani. In generale, la sostenibilità ambientale risulta un tema ben presente nella vita quotidiana: il 67% degli intervistati la considera rilevante e l’81% si aspetta che assumerà un ruolo ancora più centrale nei prossimi anni. Quando però si passa dalle intenzioni alle azioni, l’impegno tende a rimanere su comportamenti “di base”. Il 56% degli intervistati dichiara di ridurre i propri consumi e di differenziare correttamente i rifiuti, mentre le azioni più strutturate (ad esempio interventi legati alla produzione o all’approvvigionamento energetico) rimangono meno frequenti.

Nel canale digitale, 2 web shopper su 3 hanno modificato le proprie abitudini per ridurre l’impatto ambientale. Un dato rilevante, che però convive con una crescente inconsapevolezza legata all’uso dell’Intelligenza Artificiale generativa: nel 2025, circa 2 utenti internet su 3 hanno utilizzato strumenti di GenAI, spesso come semplice sostituto dei motori di ricerca tradizionali. Una scelta non neutrale: una richiesta media a ChatGPT 4.1 consuma circa 8 volte l’energia di una ricerca su Google, con un impatto cumulato che, su scala globale, diventa rilevante.

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