Il Cloud Ibrido (o Hybrid Cloud) è l’architettura IT a cui devono ambire le imprese nell’era della Trasformazione Digitale. Il mondo del Cloud Computing non conosce crisi e sta transitando difatti verso una nuova era di maturità. Gli ultimi anni sono stati quelli della “rivoluzione ibrida” del Cloud. Abbiamo assistito a un intenso percorso di trasformazione dei sistemi IT aziendali, in cui le imprese sono passate dall’utilizzare il Cloud solo per alcuni processi specifici al renderlo parte fondante della propria strategia IT.

Da qui sorgono spontanee alcune domande: perché proprio l’Hybrid Cloud? Cos’è e quali vantaggi porta rispetto agli altri servizi Cloud? Soprattutto, quale deve essere il percorso delle aziende italiane verso l’ibrido? Proviamo a rispondere attraverso le Ricerche dell’Osservatorio Cloud Transformation del Politecnico di Milano illustrando, prima di tutto, la definizione di Hybrid Cloud.

Cos’è l’Hybrid Cloud?

L’Hybrid Cloud è il punto di incontro tra i tradizionali modelli di Cloud che hanno caratterizzato la precedente “epoca” di questa tecnologia: Cloud Pubblico e Cloud Privato.

Analizziamo questi modelli più nel dettaglio:

  • I Cloud Pubblici sono ambienti Cloud basati su un’infrastruttura IT di proprietà del service provider (ovvero del fornitore dei servizi) che eroga servizi disponibili al pubblico attraverso Internet su risorse condivise da più utenti. Vengono perlopiù eseguiti off-premise: gli investimenti infrastrutturali sono interamente sostenuti dal fornitore, mentre il cliente paga a consumo solamente per i servizi effettivamente fruiti.
  • I Cloud Privati sono invece ambienti basati su un’infrastruttura dedicata esclusivamente all’organizzazione utente, che ne hanno il pieno controllo. Sono convenzionalmente eseguiti on-premise anche se possono essere ubicati off-premise e affidati a un fornitore esterno specializzato per la gestione e/o la manutenzione.

A partire da queste premesse, possiamo definire l’Hybrid Cloud come un ambiente che utilizza Cloud Pubblico, Cloud Privato e soluzioni on-premises, con l’obiettivo di trarre il meglio delle varie modalità di erogazione delle tecnologie a seconda delle esigenze aziendali.

Secondo la Ricerca dell’Osservatorio Cloud Transformation, l’89% delle aziende si avvale di servizi di Hybrid Cloud. Nel 2025, questo approccio si è ulteriormente consolidato: il 46% delle grandissime organizzazioni ha adottato strategie ibride e mirate, con un aumento di 10 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Il mercato italiano del Public & Hybrid Cloud raggiunge 5,83 miliardi di euro (+21%), mentre il Private Cloud cresce del +23% arrivando a 1,39 miliardi, trainato dall’esigenza di maggiore controllo sui dati e dalla sovranità digitale.

L’Hybrid Cloud rappresenta la necessità di far comunicare l’esistente patrimonio IT delle aziende on-premises con ciò che nel tempo è stato portato in Cloud. Si tratta di sistemi sempre più distribuiti e complessi in cui diversi mondi, come appunto l’on-premises, il Public e il Private Cloud, devono comunicare efficacemente, supportare rapidamente i cambiamenti e garantire sostenibilità economica nel lungo periodo.

Il 2025 segna un punto di svolta nell’adozione del Cloud Ibrido. Si osserva un calo dell’approccio Cloud first (dal 39% al 32%), a favore di una strategia più selettiva: le aziende scelgono con attenzione quali carichi di lavoro affidare al Cloud e quali mantenere on-premise. Le iniziative di repatriation restano marginali (sotto il 5%), ma l’intenzione di valutarle cresce e riguarda ormai il 35% delle grandissime organizzazioni, segnalando una maggiore consapevolezza strategica nella gestione degli ambienti ibridi.

I vantaggi del Cloud Ibrido

Per spiegare al meglio l’Hybrid Cloud è importante, al di là delle definizioni, concentrarsi sui suoi vantaggi. Oggi la vera sfida da affrontare è l’orchestrazione dell’Hybrid Cloud: ciò significa andare oltre la connessione statica di servizi infrastrutturali e applicativi eterogenei e lavorare con una logica nuova e dinamica, orientata alla flessibilità. È un cambio di approccio volto a ottenere il miglior equilibrio tra costi e funzionalità offerte, con una prospettiva nuova, che mette i servizi al centro della strategia IT, superando la logica a silos.

Un approccio di questo tipo, basato sulla selezione attenta dei fornitori e su un’accresciuta flessibilità, permette di raggiungere numerosi benefici, ovvero:

  • accedere a un più ampio portafoglio di funzionalità applicative, componendole dalle offerte di diversi provider e, dunque, adattando la soluzione complessiva alle specifiche esigenze di processo;
  • ridurre il rischio di lockin grazie a una maggiore portabilità e interoperabilità dell’offerta dei diversi provider;
  • ottenere una maggiore continuità del servizio, sfruttando la disponibilità di diversi sistemi in Cloud;
  • ottimizzare i costi grazie alla flessibilità di spostamento dei carichi su diversi provider, a seconda del prezzo dei servizi e del costo complessivo del sistema;
  • garantire flessibilità nella scelta di collocazione dei carichi di lavoro in base alla loro criticità per il business, a logiche di bilanciamento o alla sensibilità dei dati trattati.

Nel 2025, l’Hybrid Cloud si conferma anche l’infrastruttura abilitante per l’Intelligenza Artificiale. Tuttavia, solo il 30% delle aziende affida i propri progetti di AI esclusivamente al Public Cloud: la maggior parte preferisce ambienti Private o on-premise per garantire maggiore controllo e conformità. L’Infrastructure as a Service (IaaS) raggiunge 2,63 miliardi di euro (+23%) e rappresenta il 45% della spesa complessiva, sostenuto dall’utilizzo di Virtual Machine indispensabili per applicazioni di AI.

Adottare modelli di Hybrid Cloud significa, dunque, rendere il portafoglio di risorse IT in dotazione di un’azienda più sostenibile, scalabile, ricco di funzionalità e sicuro. Benefici ancora più evidenti se si pensa a carichi di lavoro innovativi, come quelli legati al Machine Learning e all’Internet of Things, che per loro natura sono complessi, dinamici e resource-intensive.

Dall’Hybrid Cloud Computing al Multi Cloud

L’Hybrid Cloud è un tema piuttosto consolidato, su cui le aziende stanno lavorando in modo sempre più strutturato. Oggi la nuova sfida di trasformazione è rappresentata dal Multi Cloud, ovvero la connessione di servizi di diversi Cloud provider.

Il Multi Cloud, più precisamente, è un ambiente Cloud che utilizza e coordina servizi Public Cloud di due o più provider per rispondere al meglio alle proprie esigenze economiche, tecniche o funzionali.

Si intuisce come Hybrid e Multi Cloud siano in realtà due visioni molto affini, sia a livello concettuale che pratico, anche se la seconda soluzione rappresenta un’evoluzione della prima. Più in generale, un ambiente Hybrid e Multi Cloud non è caratterizzato dalla semplice coesistenza delle diverse soluzioni, ma permette di connetterle e sfruttarle con flessibilità e dinamicità sfruttando i benefici delle diverse modalità di funzionamento e delle specifiche offerte dei fornitori.

Il tema del Multicloud sta destando un sempre maggiore interesse per i potenziali benefici ottenibili. Nel 2025, il mercato Cloud italiano raggiunge complessivamente 8,13 miliardi di euro (+20%), confermando la centralità di questi ambienti per l’innovazione. Il Platform as a Service (PaaS) supera per la prima volta il miliardo di euro (+21%), grazie alla diffusione di API e servizi per modelli generativi, facilitando l’integrazione tra diversi provider in logica Multi Cloud.

Migrare verso il Cloud Ibrido

Il percorso di migrazione verso l’Hybrid Cloud è una sfida tutt’altro che semplice per le imprese di qualsivoglia dimensione. Si tratta di un cambiamento fluido e pone continuamente nuove sfide alle Direzioni IT. Sfide di tipo tecnologico, ma non solo: la tecnologia rappresenta solo una parte di un cambiamento molto più profondo che tocca persone e organizzazione.

Qui di seguito proveremo a spiegare gli elementi chiave per una corretta migrazione e per un’efficace gestione di ambienti Cloud Ibridi, i passi per la cosiddetta orchestrazione Hybrid (e in parte Multi) Cloud.

I principali ambiti d’azione identificati per evolvere verso una “nuvola” più scalabile e flessibile sono i seguenti:

  • Technology, l’adozione di strumenti applicativi specifici per orchestrare ambienti Hybrid e Multi Cloud in maniera centralizzata e unificata;
  • Practice, l’evoluzione delle pratiche di gestione dell’Information Technology e del portafoglio applicativo, dalla progettazione del software alla sua gestione in produzione (Application Lifecycle Managament);
  • Skill, il cambiamento delle competenze della Direzione IT sia da un punto di vista tecnico, a causa dell’aumento dell’eterogeneità dei Sistemi Informativi, sia in termini di soft skill nel relazionarsi con il resto dell’azienda e avvicinarsi all’utente di business;
  • Organization, la creazione di centri di competenza specifici per la gestione di sistemi Cloud complessi.

La componente tecnologica, quindi, rappresenta l’ambito d’azione più immediato e visibile. Tuttavia, il mercato deve ancora fare grandi passi avanti dal punto di vista della maturazione dell’offerta e della domanda. La Direzione IT non potrà allora affidarsi solo alla tecnologia per governare la crescente complessità del Sistema Informativo; anzi, dovrà realizzare un cambiamento profondo in termini di ruolo e struttura.

La migrazione verso l’Hybrid Cloud nel 2025 deve fare i conti con un quadro normativo sempre più stringente. Il 72% delle imprese ha avviato progetti di cybersecurity e gestione dei rischi informatici, mentre il 39% si è concentrato sull’adeguamento alle nuove normative europee come NIS2, DORA e AI Act. Emerge tuttavia un vuoto di governance preoccupante: il 59% delle organizzazioni non ha ancora introdotto policy per contrastare l’uso improprio di informazioni sensibili con strumenti di AI Generativa, e il 46% segnala difficoltà nel rispetto degli obblighi di tracciabilità previsti dall’AI Act.

I percorsi di adozione dell’infrastruttura Cloud Ibrida

Se da un lato è vero che l’Hybrid sia una realtà al centro delle priorità di investimento tecnologico e organizzativo delle organizzazioni, dall’altro mancano sul mercato gli strumenti per sfruttarne appieno le potenzialità.

Dalle ricerche compiute dall’Osservatorio Cloud Transformation, è emerso che il governo di ambienti Hybrid e Multi Cloud nelle imprese mostra una maturità a macchia di leopardo, con approcci molto diversi in funzione anche del diverso grado di adozione del Cloud. In alcuni casi si procede ancora con una gestione interamente manuale, in altri si guarda all’esterno verso strumenti di mercato specifici che vengono successivamente integrati in una soluzione custom e in altri ancora, quando questi strumenti non rispondono efficacemente alle esigenze, si procede direttamente con uno sviluppo interno. Tuttavia, dialogando con le aziende che hanno ormai approcciato il percorso di Cloud Migration, è emerso in modo chiaro l’interesse crescente verso il tema dell’orchestrazione, proprio perché l’Hybrid è già realtà per molti, seppur con casistiche molto diverse.

La Cloud Transformation diventa sempre più sfidante e l’esigenza percepita verso l’Hybrid e il Multi Cloud è, in conclusione, molto rilevante: spingere l’utilizzo del Cloud verso un modello “su misura”, che permetta da un lato di sfruttarne le opportunità restando allineati alle proprie esigenze di business e di mercato, dall’altro di coglierne le potenzialità innovative.

Nel contesto europeo, l’Hybrid Cloud assume un ruolo strategico anche per la sovranità digitale. Quasi il 90% del mercato Cloud in Europa è in mano a hyperscaler statunitensi e provider non europei, riaccendendo il dibattito sulla capacità del continente di rimanere competitivo. Il 54% delle grandi organizzazioni europee segnala come critici i limiti nell’innovazione e nella velocità di aggiornamento dell’offerta dei provider europei. Emergono tuttavia offerte specifiche di Cloud sovrano, proposte sia da provider nazionali sia da player internazionali, rispondendo all’esigenza crescente di controllo e sovranità sul dato.

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