“Stablecoins: new technology can foster innovation andfinancial inclusion, or cause fragmentation and turbulenceinmany countries” è il sottotitolo di un articolo pubblicato il 4 dicembre dal Fondo Monetario Internazionale [IMF] per presentare il rapporto “UnderstandingStablecoins” in uscita lo stesso giorno. Un articolo e uno studio sulla componente in maggiore espansione del mondo crypto, sotto la spinta anche della regolamentazione approvata in diverse aree del mondo:
una regolamentazione volta a disciplinare – e implicitamente (anche quando non volutamente) incoraggiare – l’emissione di stablecoins da parte di istituzioni finanziarie tradizionali,
una regolamentazione più stretta nella UE, in Svizzera e in una serie di Paesi asiatici (Giappone, Singapore, UAE) e molto più lasca negli US, che Trump (la cui famiglia è peraltro impegnata in diverse attività crypto) ha espresso il desiderio diventino “Thebitcoinsuperpoweroftheworld”.
Fig. 1 Bitcoin dominates the overall crypto market Fig. 2 Transaction via stablecoins have increased as trade in crypto assets has risenFig. 3 Tether dominates the stablecoin market Tab. 1
Il rapporto (Fig. 1, 2 e 3 e Tab.1) evidenzia che
pur essendo il valore complessivo delle stablecoins nettamente inferiore a quello delle cryptovalute storiche – USDT/Tether e USDC/ Circle capitalizzavano insieme il 10 dicembre 234 miliardi di $ (ovvero l’8,4% del valore complessivo pari a 150 miliardi di $ degli asset crypto) a fronte dei 2.244 (71,2%) di Bitcoin più Ethereum – il discorso si inverte quando si guarda ai flussi cross-border (Fig. 4 (b));
il peso degli USTreasurybonds è diventato prevalente nella composizione degli asset (Fig. 4(a)) che devono garantire la stabilità dell’USDT ed è comunque sensibilmente cresciuto negli ultimi anni anche per l’USDC.
Il fatto che le principali stablecoins siano basate sul dollaro è visto con molta preoccupazione dalla BCE, che teme che questo possa ridurre la rilevanza dell’euro e drenare risorse dalle banche europee e che per questo si batte da anni a favore dell’introduzione dell’eurodigitale che, oltre che frenare la crescita delle stablecoins denominate in $, potrebbe ridurre il peso del duopolio Visa-Mastercard, alle cui reti di interconnessione ricorrono ora le banche che emettono carte di credito/debito. E l’euro digitale, se verranno superati i dubbi sollevati da più parti, potrebbe entrare in funzione nel 2029.
Fig. 4.a Stablecoins are mostly backed by US Treasuring Fig. 4.b Stablecoins’ cross-border flows are growing faster than native crypto assets
Concorda con la tesi che le stablecoins basate sul $ potrebbero risultare dannose per UE e UK, mentre avvantaggerebbero gli US, Martin Wolf (co-direttore e capo-editorialista economico di FT), in un suo articolo del 9 dicembre: “Why the world should worry about stablecoins – Dollar-based digital currenciesofferbenefits for the US, but Britain and the EU are better off resisting them”. I vantaggi per gli US potrebbero essere quelli, nel momento in cui Trump – volendo ridurre i tassi di interesse per rilanciare l’economia – rende meno attrattivi i Treasuries, di trovare per essi nuovi acquirenti (meglio se all’estero) per garantire le adeguate coperture all’incremento di stablecoins (secondo alcuni molto rilevante) che verranno messi in circolazione. Wolf mette pure in rilievo che “stablecoins, as now operated, areopaque,easilyusablebycriminalsandofuncertainvalue” e ricorda che “last month S&P Global RatingsdowngradedTether’sUSDT,themost important dollar stablecoin, to “weak”, not a trustworthy money”. I rischi che preoccupano la BCE e di cui parla Martin Wolf sono tra quelli elencati, a fianco dei potenziali vantaggi, dall’IMF: “…Stablecoinsoffer several potential benefits. Throughtokenization, theycouldincreaseefficiency in payments through increased competition. Stablecoins also carry significant risks relatedtomacro-financialstability, operational efficiency, financial integrity, an legal certainty. Stablecoinsmay contribute to currency substitution, increase capital flow volatility. These risks could be morepronounced in countries experiencing high inflation, weaker institutions, or diminished confidence inthedomestic monetary framework. … As stablecoins continue to integrate into the global financialsystem, policymakers, regulators, and industry stakeholders need to collaborate and ensure that thepotentialbenefits of stablecoins materialize while addressing increasing risks. … ”.
Una stablecoin basata sull’euro denominata “qivalis” (Fig. 5), in fase avanzata di costituzione, vede – afianco delle italiane Unicredit e Banca Sella – la francese BNP Paribas, la spagnola CaixaBank, l’olandese Ing, la danese Danske Bank, la belga Kbc, la tedesca DeKa Bank, la svedese Seb e l’austriaca Raffeisen Bank International.
Fig. 5
Il bitcoin nel frattempo ha confermato la sua natura fortemente speculativa (Fig. 6), in questo non differendo molto dai titoli delle Big Tech (ove però almeno qualche spunto reale spesso esiste), con un pronunciato calo dai circa 124mila $ del 7 ottobre ai poco più dei 90 del 7 dicembre (- 34mila$, ovvero- 27,5%, induemesi), dopo la precedente salita dal 75mila del 9aprile ai sopraddetti 124mila (+ 49mila, ovvero + 65% circa).
Fig. 6 Le fluttuazioni del bitcoin – in $ – nel corso del 2025 (in rosso) e lungo l’intero arco di vita (in verde)
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