La Twin Transition in breve

  • La Twin Transition (doppia transizione) rappresenta l’integrazione sinergica tra la trasformazione digitale e quella verde, in un’ottica umano-centrica
  • Nel 2025, nonostante i cambiamenti geopolitici abbiano generato nuove urgenze e in parte compromesso la possibilità di dedicare la giusta attenzione alla transizione verde, la necessità di innovare per gestire risorse, clima e disuguaglianze rimane centrale
  • Secondo i dati dell’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI della School of Management del Politecnico di Milano nel 2024 il 76% delle PMI italiane riconosceva la transizione green come obiettivo prioritario
  • Nel 2025 il 54% delle piccole e medie imprese ha dichiarato di investire intensamente nel digitale

L’articolo, realizzato dall’ Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI, analizza il fenomeno della Twin Transition – l’integrazione tra trasformazione digitale e sostenibilità ambientale. Il testo approfondisce come le PMI italiane stiano affrontando questa doppia sfida, evidenziando vantaggi, criticità e il ruolo dell’ecosistema di supporto nazionale.

Cos’è la Twin Transition

La Twin Transition, letteralmente “doppia transizione”, rappresenta l’integrazione sinergica tra Trasformazione Digitale e Transizione Ecologica. Non si tratta semplicemente di digitalizzare i processi e contemporaneamente ridurre l’impatto ambientale, ma di creare un circolo virtuoso dove il digitale diventa l’abilitatore della sostenibilità e viceversa.

Il concetto, nato in ambito europeo e posto al centro del Green Deal, si basa su una premessa fondamentale: le sfide del cambiamento climatico e della competitività economica nell’era digitale non possono essere affrontate separatamente. Come sottolinea la Commissione Europea, l’obiettivo non è “scegliere uno a scapito dell’altro, ma trovare un percorso sinergico che sfrutti gli sviluppi digitali per spingere avanti le iniziative verdi”.

Perché la Twin Transition è importante

La Twin Transition non comporta solamente effetti ambientali e sociali, ma offre nuove opportunità attraverso la creazione di nuovi mercati e la spinta all’innovazione. L’obiettivo di ridurre le emissioni spinge verso soluzioni tecnologiche innovative che altrimenti non sarebbero state considerate. La digitalizzazione fornisce gli strumenti per misurare, analizzare e ottimizzare i processi, mentre l’attenzione alla sostenibilità indirizza queste innovazioni verso scelte responsabili e di lungo periodo.

Creare le basi per un modello di produzione più sostenibile, nella pratica, significa ripensare il modo in cui le aziende progettano, producono e distribuiscono i propri beni. Ad esempio, implementare sensori IoT per monitorare in tempo reale i consumi energetici all’interno di un’impresa manifatturiera consente di identificare inefficienze e sprechi, migliorando immediatamente la performance ambientale.

La Twin Transition si configura non solo come una necessità per ridurre l’impatto ambientale e rispondere alle normative europee, ma come una leva per l’innovazione, la crescita e la competitività delle imprese.

Quali sono i vantaggi della Twin Transition

Emerge chiaramente il fatto che perseguire la sinergia tra trasformazione digitale e transizione green comporti numerosi vantaggi per l’azienda, sia dal punto di vista operativo che strategico:

  • minori costi energetici: la digitalizzazione offre opportunità per  monitorare e ottimizzare i consumi, riducendo sprechi e inefficienze;
  • maggiore controllo sulla qualità della produzione: tecnologie smart e interconnesse favoriscono la tracciabilità dei processi e la riduzione degli errori, assicurando standard qualitativi più elevati;
  • possibilità di operare in filiere regolamentate e con aziende soggette a obblighi di rendicontazione: grazie alla digitalizzazione della rendicontazione, le aziende possono integrarsi più facilmente in catene del valore soggette a obblighi di trasparenza e sostenibilità;
  • migliore reputazione presso clienti e consumatori: le imprese che investono nella Twin Transition si mostrano più responsabili e orientate al futuro, guadagnando fiducia e attrattività sul mercato;

Quali sono le tipologie di Twin Transition

L’implementazione della Twin Transition richiede un cambio di paradigma culturale prima ancora che tecnologico. Non basta aggiungere tecnologie digitali ai processi esistenti o adottare pratiche green isolate: serve una visione sistemica che riprogetti il modello di business dall’interno.

L’approccio “by digital” e “in digital”

Come evidenziato da esperti del settore, la Twin Transition si articola su due dimensioni complementari.

  1. La prima, definita “sustainability by digital”utilizza le tecnologie digitali per abilitare la sostenibilità: dalle piattaforme di analisi dei dati che ottimizzano i consumi energetici, ai sistemi di tracciabilità che garantiscono la trasparenza della filiera produttiva.
  2. La seconda dimensione, “sustainability in digital”, si concentra sulla sostenibilità del digitale stesso. È un paradosso spesso trascurato, ma non meno rilevante. Stando ai dati dell’Osservatorio Digital & Sustainable, un’interrogazione basata su un prompt di lunghezza media su ChatGPT 4.1 – considerata la piattaforma più efficiente sotto il profilo energetico, rispetto a Claude 3.7 e LLaMA-3.1-405B – consuma circa otto volte l’energia necessaria per inviare un’e-mail o effettuare una ricerca su Google senza l’impiego dell’Intelligenza Artificiale. Ecco perché la Twin Transition non può ignorare l’impatto ambientale delle infrastrutture digitali, dai data center alle reti di telecomunicazione.

La progettazione circolare dei processi

Il vero salto qualitativo avviene quando le aziende iniziano a riprogettare i propri modelli di business secondo i principi dell’economia circolare, utilizzando il digitale come elemento abilitante. Questo approccio non si limita al riciclo o alla riduzione degli sprechi, ma ripensa completamente il ciclo di vita dei prodotti e dei servizi.

Alcuni esempi mostrano PMI che stanno sviluppando piattaforme digitali per la condivisione di risorse con altri stakeholder. Altri riguardano la creazione di marketplace per materiali di scarto che diventano materie prime per altre aziende. Il digitale diventa così il collante che trasforma scarti isolati in ecosistemi produttivi interconnessi.

Quali sono le tecnologie abilitanti della Twin Transition

La Twin Transition non è neutra rispetto alle tecnologie. Alcune soluzioni digitali si prestano meglio di altre a creare sinergie con gli obiettivi di sostenibilità. La scelta delle tecnologie giuste diventa quindi strategica per il successo dell’approccio integrato. Eppure, nel 2025 solo il 19% ha sviluppato progetti che prevedono l’impiego di tecnologie avanzate come IoT, Intelligenza Artificiale o Blockchain.

Internet of Things e sensoristica avanzata

I sensori IoT rappresentano probabilmente la tecnologia più matura per la Twin Transition. Permettono di monitorare in tempo reale consumi energetici, emissioni, sprechi e inefficienze, creando la base dati necessaria per ottimizzazioni continue. Il loro impatto va oltre il semplice monitoraggio: abilitano modelli di manutenzione predittiva che prolungano la vita dei macchinari e riducono i consumi.

Intelligenza Artificiale e Machine Learning

L’AI può essere utilizzata nell’analisi dei Big Data generati dai sistemi di monitoraggio, identificando pattern e correlazioni non evidenti. Gli algoritmi di Machine Learning possono ottimizzare i processi produttivi, ridurre gli sprechi e prevedere i fabbisogni energetici con precisione crescente.

Blockchain per la tracciabilità

La Blockchain si è affermata come tecnologia chiave per garantire la trasparenza delle filiere produttive, elemento essenziale per i modelli di economia circolare. Permette di tracciare l’origine dei materiali, certificare processi sostenibili e creare sistemi di incentivi per comportamenti virtuosi lungo tutta la catena del valore.

Digital Twin e simulazione

I “gemelli digitali” permettono di simulare l’impatto ambientale di diverse scelte produttive prima di implementarle fisicamente, riducendo sprechi e ottimizzando l’uso delle risorse. Questa tecnologia è particolarmente promettente per le PMI manifatturiere che vogliono testare scenari di circolarità.

Qual è lo scenario della Twin Transition in Italia

Il panorama italiano mostra segnali incoraggianti ma anche criticità strutturali che richiedono attenzione. La ricerca degli Osservatori Digital Innovation rivela che, nonostante l’interesse crescente, il passaggio dalla teoria alla pratica presenta ancora ostacoli significativi.

Quali progressi si osservano nella trasformazione digitale delle PMI

Sul fronte digitale, le PMI italiane hanno compiuto passi importanti. L’Osservatorio ha rilevato che nel 2025 il 54% delle realtà ha investito intensamente in tecnologie digitali, nonostante l’incertezza economica globale. Sono molto diffuse le soluzioni di sicurezza informatica, i software gestionali e gli applicatori di collaborazione, segno che le basi della digitalizzazione si stanno consolidando, ma le PMI ancora faticano nell’integrazione dei diversi strumenti adottati.

Particolarmente significativo è il ricorso agli strumenti agevolativi pubblici: nel 2024, il 45% delle PMI ha utilizzato incentivi, principalmente per iniziative di trasformazione digitale. Il PNRR e le politiche regionali stanno effettivamente sostenendo questa trasformazione, anche se permangono problemi di complessità burocratica e difficoltà nell’accesso alle informazioni.

Quali sono le sfide della transizione green nelle PMI

La transizione ecologica presenta un quadro più frammentato. Mentre nel 2024 il 76% delle PMI dichiarava la sostenibilità come priorità, circa un quarto aveva individuato figure dedicate al coordinamento. Questo dato rivela uno degli ostacoli principali alla Twin Transition: la mancanza di competenze integrate che sappiano coniugare sostenibilità e innovazione digitale.

Le motivazioni dietro l’interesse per la sostenibilità sono spesso ancora legate a fattori esterni: miglioramento della reputazione aziendale, efficienza operativa, conformità normativa. Mancano ancora quegli impulsi che testimoniano una “elaborazione culturale autonoma” sul tema, come evidenziato dalla Ricerca.

Quanto è diffusa la Twin Transition nelle PMI

Secondo i dati dell’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI nel 2024 il 57% delle piccole e medie imprese italiane impiegava già strumenti digitali per perseguire obiettivi di sostenibilità ambientale.

Sempre secondo la Ricerca dell’Osservatorio, nel 2025 il 38% delle realtà ha utilizzato strumenti digitali per il monitoraggio dell’impatto ambientale.

La Twin Transition non è più dunque solo un’aspirazione teorica, ma una realtà emergente nel tessuto imprenditoriale nazionale.

L’analisi mostra che le principali finalità dell’utilizzo di strumenti digitali per il monitoraggio ambientale riguardano:

  • il controllo del consumo energetico e il miglioramento dell’efficienza energetica;
  • l’ottimizzazione della gestione dei rifiuti;
  • la riduzione dell’uso di acqua e la misurazione della carbon footprint;
  • il monitoraggio delle pratiche di approvvigionamento sostenibile;
  • la valutazione degli imballaggi ecologici e dello sviluppo di prodotti sostenibili.


Allo stesso tempo, però, il 62% delle imprese non ha ancora avviato iniziative di monitoraggio digitale dell’impatto ambientale. Tra le cause più rilevanti di questa mancanza emergono:

  • una scarsa consapevolezza dell’impatto ambientale generato dalle proprie attività;
  • assenza di competenze specialistiche;
  • scarsa conoscenza sui dati da rilevare e sugli strumenti da adottare.

È interessante osservare che le PMI con un elevato livello di investimento digitale tendono con maggiore frequenza a utilizzare tecnologie per progetti di sostenibilità ambientale rispetto a quelle meno digitalizzate (47% contro 27%). Questo evidenzia come la Trasformazione Digitale agisca da vero e proprio motore abilitante della sostenibilità e, più in generale, della Twin Transition.

Il gap delle competenze specialistiche

Come abbiamo visto, una delle criticità più evidenti riguarda la carenza di competenze. Per le PMI è generalmente più complesso, e quindi meno frequente, l’inserimento di laureati STEM (acronimo di Science, Technology, Engineering and Mathematics), dottori di ricerca o diplomati di alta formazione, figure che sarebbero cruciali per guidare l’integrazione tra digitale e sostenibilità.

Questo gap si riflette anche nella bassa adozione di tecnologie avanzate. Solo un ristretto numero di aziende ha sviluppato progetti con Big Data, Blockchain, Intelligenza Artificiale o realtà aumentata. Sono proprio queste tecnologie, però, che potrebbero abilitare i modelli di business circolari più innovativi.

Quali sono le iniziative a supporto della Twin Transition

La Twin Transition non può essere affrontata dalle singole imprese in isolamento: richiede un ecosistema di supporto che faciliti l’innovazione e la condivisione di conoscenze. In Italia, questo ecosistema si sta strutturando attorno a diverse iniziative pubbliche e private.

Il ruolo del PNRR

Il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) ha posto la Twin Transition al centro della strategia di sviluppo italiana. Le missioni del PNRR sono state progettate per creare sinergie tra digitalizzazione e sostenibilità, con investimenti significativi in infrastrutture digitali, transizione ecologica e innovazione.

Nel 2024 il 37% delle PMI che ha avuto accesso a strumenti agevolativi li ha utilizzati per lo sviluppo di competenze per la transizione digitale, segno che il sistema di incentivi sta iniziando a funzionare. Tuttavia, permangono criticità nella comunicazione e nell’accessibilità delle misure, specialmente per le imprese più piccole.

Competence Center e Digital Innovation Hub

Le reti dei Competence Center, dei Digital Innovation Hub, dei Punti Impresa Digitale e dei più recenti European Digital Innovation Hub rappresentano un’infrastruttura cruciale per supportare le PMI nella Twin Transition. Questi centri offrono competenze specialistiche, laboratori attrezzati e progetti pilota che permettono alle imprese di sperimentare soluzioni innovative senza investimenti iniziali eccessivi.

La Ricerca evidenzia che l’accesso a questi centri è ritenuto abbastanza agevole (nel 2024 solo il 7% delle PMI lo considerava una criticità), ma è ancora bassa la percentuale di imprese che se ne avvale attivamente (9% delle PMI che collaborano con enti esterni per progetti di Digital Transformation). C’è quindi margine per aumentare l’utilizzo di queste risorse.

Collaborazioni territoriali e filiere integrate

Le esperienze più interessanti di Twin Transition emergono spesso da collaborazioni territoriali che coinvolgono più attori della stessa filiera. I distretti industriali italiani, con la loro tradizione di cooperazione, si stanno rivelando terreno fertile per progetti integrati di digitalizzazione, sostenibilità e per lo sviluppo di competenze distintive in questi ambiti.

Qual è il futuro della Twin Transition in Italia

Nonostante le potenzialità evidenti, la Twin Transition deve ancora superare ostacoli significativi per diffondersi capillarmente nel tessuto imprenditoriale italiano.

  • Governance dei progetti integrati: tradizionalmente, le competenze digitali e quelle ambientali risiedono in aree aziendali diverse, con linguaggi e obiettivi non sempre allineati. La mancanza di figure di coordinamento integrate (meno di un quarto delle PMI le ha individuate) riflette questa difficoltà organizzativa.
    • Aspetti finanziari: il 47% delle PMI utilizza esclusivamente risorse proprie per la trasformazione, limitando l’ambizione dei progetti e rallentando l’adozione di tecnologie avanzate. Il ricorso a strumenti innovativi come equity o minibond rimane ancora marginale, perdendo opportunità che potrebbero accelerare il processo. Il rischio è che solo le PMI dotate di sufficiente liquidità propria continuino a investire in Trasformazione Digitale, accentuando il divario tra le imprese più solide e quelle più fragili.
    • Disparità nella connettività: nel 2025 il 41% delle PMI non dispone di connessione FTTH, con percentuali che nelle province meno coperte scendono sotto il 30%. Paradossalmente, questo gap può trasformarsi in opportunità per progettare fin dall’origine infrastrutture digitali sostenibili.

La strada verso una Twin Transition di successo richiede un cambio di paradigma a tutti i livelli. Le PMI devono superare la logica degli interventi tattici isolati e sviluppare una visione strategica che integri sostenibilità e digitalizzazione nel DNA aziendale. L’ecosistema di supporto deve semplificare l’accesso agli strumenti disponibili e personalizzare l’offerta sulle specificità settoriali, mentre a livello sistemico l’Italia deve continuare a investire in infrastrutture e competenze ibride.

Come ha sottolineato il Direttore dell’Osservatorio, Claudio Rorato, già durante il convegno 2024 Digital e Green: le PMI e il Paese verso la Twin Transition, “risulta cruciale l’apporto dell’ecosistema. Tutte le parti in causa devono aiutare le PMI a navigare la complessità, favorire l’innesco di processi di contaminazione e promuovere una vera cultura dell’innovazione”. La Twin Transition non è più un’opzione per il futuro, ma una necessità per il presente. Le PMI che sapranno cogliere per prime questa opportunità non solo contribuiranno a un’economia più sostenibile, ma si posizioneranno come leader nei mercati di domani.

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