Il Programmatic Advertising è una soluzione di pubblicità online molto innovativa, sempre più al centro delle strategie di marketing delle aziende, riassumibile nella frase “Il giusto messaggio, al target giusto, nel momento giusto”
Si basa su piattaforme tecnologiche che convogliano la domanda e l’offerta di spazi pubblicitari online.Il messaggio pubblicitario raggiunge un target preciso, in tempo reale e in forma automatizzata
In Italia, secondo la Ricerca dell’Osservatorio Internet Media della School of Management del Politecnico di Milano, il mercato vale 988 milioni di euroa fine 2025, con una crescita dell’8% sul 2024. Nel 2026 supererà la soglia del miliardo, attestandosi tra 1,07 e 1,08 miliardi (+8/9%)
In questo articolo, a cura dell’Osservatorio Internet Media, approfondiremo come funziona esattamente il meccanismo del Programmatic Advertising. Il tutto con uno sguardo alle piattaforme, ma anche alle prospettive di questo mercato.
Che cos’è il Programmatic Advertising
Il Programmatic Advertising è una modalità di compravendita automatizzata di spazi pubblicitari online. Tale compravendita avviene attraverso delle piattaforme tecnologiche automatizzate, dedite all’acquisto di singole impression pubblicitarie in real time, a volte anche attraverso modelli con assegnazione dello spazio tramite asta.
La definizione di Programmatic Advertising ruota attorno a tre pilastri.
Programmatico: tutte le fasi del processo di Advertising, dalla selezione del target al pagamento, avvengono su una piattaforma interamente automatizzata.
Real Time: l’acquisto avviene solo nel momento in cui la stessa impression si rende disponibile.
Data-driven: è il target a guidare la valorizzazione e l’acquisto di una specifica impression. Il Programmatic permette di rivolgersi a target molto specifici, attraverso l’utilizzo di un mix di dati provenienti da più fonti (proprie e di terzi).
Come funziona il Programmatic Advertising
Come nelle normali filiere pubblicitarie, un Editore o Publisher, che possiede gli spazi pubblicitari, vende i propri spazi ad un Advertiser (o Investitore Pubblicitario) che intende acquistare tali spazi per avere una diffusione del proprio messaggio promozionale.
Tra l’Editore e l’Advertiser si connettono le piattaforme tecnologiche della domanda e dell’offerta che innescano il meccanismo di compravendita in tempo reale. Vediamo di seguito quali sono.
SSP (Supply Side Platform): piattaforme che consentono agli Editori di rendere disponibili sul mercato le proprie inventory – su base singola impression – in modalità automatizzata.
DSP (Demand Side Platform): piattaforme in grado di raccogliere i requisiti richiesti dall’Advertiser per l’acquisto di determinati spazi pubblicitari.
Ad Exchange: piattaforma automatizzata collegata alle SSP e DSP per la valutazione e la negoziazione in tempo reale delle inventory pubblicitarie sulla quale avviene la compravendita.
DMP (Data Management Platform): piattaforme che raccolgono, normalizzano, analizzano e gestiscono i dati (proprietari o di terze parti) degli utenti che occorrono agli investitori per ottimizzare gli investimenti. In estrema sintesi, una DMP è una tecnologia che centralizza la gestione di tutti i dati relativi agli utenti online per l’ottimizzazione delle compravendite.
TD (Trading Desk): consente all’investitore di fornire in input alle DSP le informazioni necessarie per effettuare l’acquisto di spazi pubblicitari.
Un esempio pratico di Programmatic Advertising
Per comprendere come lavorano queste piattaforme all’interno della filiera, proviamo a descriverlo con un esempio concreto.
Un utente accede a una pagina di un qualsiasi sito internet sulla quale il proprietario del sito (editore) ha inserito uno spazio pubblicitario che vuole vendere in Programmatic. Nel tempo di pochi millisecondi (ossia mentre la stessa pagina si carica) il sistema di piattaforme automatizzate assegnerà quello spazio a un investitore interessato a quell’utente che vedrà comparire il proprio messaggio pubblicitario grazie ad una serie di variabili (tra cui, ovviamente, il prezzo a cui l’investitore è disposto a pagare quello spazio) e algoritmi preimpostati.
In questo modo, tendenzialmente, è possibile per gli editori massimizzare la vendita di uno spazio destinandola al migliore offerente e, dall’altra parte, per l’investitore è possibile differenziare i propri investimenti sulla base dell’utente che sta navigando quella singola pagina.
Come funziona l’acquisto di spazi pubblicitari per gli inserzionisti
All’interno delle piattaforme di Programmatic Advertising è possibile acquistare spazi in due modalità: con asta o senza asta.
Le tipologie di transazione con asta si distinguono in:
Open Market, mediante il quale tutti gli investitori possono accedere all’asta per l’assegnazione di uno spazio pubblicitario;
Private Marketplace (PMP), in cui solo investitori selezionati possono accedere all’asta per l’assegnazione di uno spazio pubblicitario.
Tra le modalità di acquisto in Programmatic senza asta troviamo invece:
Preferred Deals, in cui solo un determinato investitore può eventualmente accedere ad un prezzo concordato allo spazio pubblicitario;
Automated Guaranteed (o Programmatic Direct), che prevede che un determinato investitore acceda a un prezzo stabilito a una quantità concordata di spazi pubblicitari.
Quest’ultima tipologia ha tutte le caratteristiche della modalità di acquisto in via diretta, poiché garantisce un prezzo fisso e una inventory riservata, ma avviene attraverso l’uso di piattaforme tecnologiche automatizzate, che permettono maggior controllo e una maggiore autonomia nella gestione delle campagne.
Cos’è l’Header Bidding
Discorso a parte merita il cosiddetto Header Bidding. Si tratta di una tecnica avanzata all’interno della compravendita di spazi in programmatic con la quale gli editori offrono contemporaneamente la propria inventory a più DSP e Ad Network, ogni volta che una nuova impression è disponibile.
L’idea è che, se lo spazio è conteso da più fonti, allo stesso tempo, gli editori potranno aumentare la resa degli spazi e raccogliere più soldi.
Tale tecnica, oltre a consentire maggiori profitti per gli editori, permette anche una pubblicazione più veloce degli annunci ed è più semplice da gestire, perché le variabili in gioco sono minori e le inventory disponibili a tutti. D’altro canto, comportano un setup iniziale più difficoltoso e rallentano leggermente il caricamento delle pagine web.
Quali formati comprende il Digital Advertising
Il Programmatic non riguarda tutta la pubblicità online, ma solo i formati in cui esiste uno spazio da assegnare impression per impression:
Display Advertising: comprende banner, Rich Media, Social Media Advertising, Video Advertising e In-Image Advertising;
Audio Advertising: spot inseriti nei flussi audio di web radio, podcast e musica in streaming.
Il Programmatic nasce sulla Display ed è lì che resta più forte, soprattutto su banner e video. L’estensione al Digital Audio e ai formati ibridi, DOOH e Tv connessa, è più recente e ancora in corso. Gli altri formati del Digital Advertising – dal Search all’Email Advertising – seguono logiche di acquisto differenti.
Il resto del mercato: cosa succede quando non c’è il Programmatic
La quota di mercato che non passa dal Programmatic si muove in tre modi.
Compravendita diretta: la concessionaria dell’editore e il centro media negoziano un pacchetto (numero di impression, formati, posizionamenti, periodo e prezzo, di norma un CPM fisso). L’accordo si chiude con un ordine di inserzione e la campagna viene erogata dall’ad server dell’editore. È la strada tipica dell’inventory premium: homepage, progetti speciali, sponsorizzazioni, esclusive. Garantisce controllo sul contesto e creatività su misura, ma non ottimizza impression per impression e usa un targeting più grossolano, basato su sezione del sito, area geografica o fascia oraria.
Piattaforme self-service dei grandi operatori: tramiteGoogle Ads, Meta, Amazon Ads, TikTok l’acquisto è automatizzato e passa da un’asta, ma l’inventory è della piattaforma stessa. Questa gestisce l’asta, fornisce i dati di targeting e misura i risultati. Venditore e arbitro sono quindi lo stesso soggetto. L’investitore non porta la propria DSP né i propri dati, non vede il prezzo pagato dagli altri e non può confrontare quello spazio con quello di un editore terzo.
Formati che seguono logiche proprie: il Search Advertising mette all’asta parole chiave. Si compra quindi un’intenzione di ricerca, non un’audience. L’Email Advertising si negozia con chi possiede il database, perché nessuno mette all’asta una lista di iscritti. Addressable Tv e DOOH ragionano su palinsesti e impianti fisici e restano venduti in larga parte in diretta, con una componente programmatica in crescita.
Quanto vale il mercato del Programmatic Advertising in Italia
Il mercato del Programmatic in Italia, stando ai dati dell’Osservatorio Internet Media, a fine 2025, ha raggiunto i 988 milioni di euro, in crescita del +8% rispetto al 2024.Le stime per il 2026 indicano che verrà superata la soglia del miliardi di euro, per un totale compreso tra 1,07 e 1,08 miliardi (+8/9%).
Si tratta di un mercato che negli anni ha aumentato la sua importanza all’interno del Digital Advertising proprio grazie alle sue alte potenzialità di targetizzazione. Gli investitori, nonostante un mercato turbolento a causa di continui squilibri geopolitici, non hanno interrotto le proprie attività di comunicazione verso i consumatori.
L’incremento della compravendita di spazi diversi dalla banneristica tradizionale, compresi quelli caratterizzati da CPM (Costo Per Mille-Impressions) più elevati, è un fenomeno oramai consolidato; oltre al formato Video esistono alcuni formati Native che hanno il vantaggio di adattarsi bene ai device Mobile e superare le restrizioni dei programmi di ad blocking.
Qual è il rapporto tra Programmatic Advertising e cookie di terza parte
Alla base del Programmatic Advertising ci sono i cosiddetti cookie di terza parte(third-party cookie). Questi “biscottini” permettono il tracciamento e l’identificazione dell’utente, due elementi alla base del targeting comportamentale utilizzato sulle piattaforme Programmatic di acquisto in real time. I cookie sono inoltre all’origine del matching delle informazioni tra le diverse piattaforme DSP e SSP.
Negli ultimi anni sempre più operatori hanno deciso di limitare o eliminare i cookie di terze parti per il tracciamento degli utenti online dai propri browser. Safari li blocca dal 2017, Firefox dal 2019, Brave da sempre. Google aveva annunciato nel 2020 di volerli eliminare da Chrome, ma nell’aprile 2025 è arrivata la marcia indietro. Oggi Chrome continua a supportare i cookie di terza parte, lasciando la scelta all’utente.
È importante però sottolineare che l’abbandono (anche solo parziale) dei cookie impatta solamente le campagne in Programmatic che lavorano su targeting comportamentale. Non tocca invece altre iniziative, come quelle contestuali. Il targeting contestuale, infatti, seleziona lo spazio in base al contenuto della pagina e non alla storia di navigazione dell’utente. Un esempio è un annuncio di pneumatici invernali accanto a un articolo sulle catene da neve funziona senza sapere nulla di chi sta leggendo.
Quale futuro per il Programmatic Advertising
Sono ancora molti i temi sul tavolo che ne possono influenzare la crescita nei prossimi anni all’interno del mercato dei media digitali:
l’incremento dell’utilizzo dei dati di prima parte, che permettere la clusterizzazione dei propri utenti target sulla base di informazioni più accurate e quindi migliori performance delle attività in Programmatic (e in particolare di retargeting);
la diffusione tra gli investitori dell’utilizzo di Data Management Platform, per una più completa e corretta gestione delle informazioni e dei dati sugli utenti;
la crescente fruizione di queste piattaforme non solo per campagne con obiettivi di performance, ma sempre più anche per obiettivi di branding, in parte grazie alla disponibilità in Programmatic di formati Video e Native;
l’Intelligenza Artificiale come leva trasversale, in grado di supportare la pianificazione attraverso modelli predittivi, abilitare sistemi avanzati di targeting e bidding automatizzato nella distribuzione delle campagne, e integrare dati provenienti da fonti differenti nella fase di misurazione;
la consapevolezza degli attori di dover migliorare la transparency della filiera, attraverso soluzioni che facilitino la brand safety per gli investitori, che verifichino la validità degli attuali standard di viewability e che garantiscano un processo di post valutazione delle campagne terzo rispetto ai certificatori dei cluster pre-campagna;
la misurazione puntuale dell’efficacia di queste piattaforme attraverso l’identificazione dei corretti KPI in base all’obiettivo della campagna e la loro rilevazione in modalità costante.
Il Programmatic Advertising si conferma dunque una componente strutturale e in crescita del mercato pubblicitario digitale italiano. La sua evoluzione non riguarda più soltanto l’efficienza dell’acquisto automatizzato degli spazi, ma investe in profondità la qualità del dato, la sofisticazione dei modelli di attribuzione e la capacità delle organizzazioni di governare tecnologie sempre più autonome. In questo scenario, il vero vantaggio competitivo non deriverà dall’adozione dell’Intelligenza Artificiale in sé, ma dalla capacità di integrarla con dati solidi, competenze adeguate e una governance strategica che mantenga il controllo delle decisioni.
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