Robotaxi: Cina e USA guidano la corsa al nuovo modello di mobilità urbana
Un tema di cui si parla ormai da oltre quindici anni, ritornato recentemente alla ribalta sulla stampa internazionale, è quello dei cosiddetti robotaxi, che potrebbero – almeno in Cina e negli US – essere prossimi alla conclusione della lunga fase di sperimentazione per metterne a punto il servizio a pagamento e valutarne la rischiosità. Una innovazione in cui l’AI “vecchia maniera”, quella precedente il lancio di ChatGPT nel 2022, ha giocato un ruolo fondamentale.
Waymo e Baidu nel mercato robotaxi mondiale
Una breve descrizione dei risultati raggiunti e delle aspettative viene qui fatta riportando semplicemente i titoli – con qualche sporadico commento – di alcuni articoli apparsi tra novembre e dicembre sulla stampa internazionale qualificata. Una particolare attenzione è stata dedicata al tema da ECON, con una serie di articoli
- “The self-driving taxi revolution begins at last”, 24 novembre,
- “Self-driving cars will transform urban economies – A robotaxi boom is coming. The impacts might be broader than you expect”, 27 novembre,
- “Why China is pulling ahead in the robotaxi race – Government enthusiasm and cheap technology are giving it an edge”, 26 novembre,


che evidenziano alcune delle ricadute potenzialmente più importanti (quali l’impatto sulla vita e sulla riconfigurazione stessa delle città), che mostrano (Fig. 1) come Waymo – spin-off di Google facente capo ad Alphabet-Google, prima al mondo per consistenza della flotta con i suoi 2.500 taxi a guida autonoma – abbia superato il milione di utenti a pagamento mensili nelle 5 città ove opera e come a San Francisco in particolare stia sensibilmente incrementando la sua quota nel mercato dei servizi taxi in generale, che spiegano perché la Cina rischi comunque di vincere la gara con gli US (nonostante l’idea sia nata e abbia avuto i primi sviluppi negli US stessi e nonostante la posizione preminente di Waymo).
Su questo ultimo punto si erano anche espressi in precedenza WSJ e CNBC
- “Riding in a Chinese Robotaxi Is Pretty Smooth. That’s a Problem for Waymo – While S. companies dominate their home market, other countries look to China for driverless technology”, WSJ, 7 novembre,
- “China’s Baidu says weekly robotaxi rides hit 250,000 – same as Alphabet’s Waymo this spring”, CNBC, 2 novembre,
quest’ultimo sottolineando l’avvicinamento di Baidu (con il suo servizio Apollo Go) ai risultati di Waymo, l’esperienza cumulata complessiva (240 milioni di km di cui 140 di fully driverless rides), il numero estremamente basso di incidenti e le città in cui è presente con i suoi servizi a pagamento non solo in Cina ma anche a Abu Dhabi e Dubai e recentemente in Svizzera e poi a Londra.
Robotaxi e sperimentazioni internazionali tra Londra e Seul
Il debutto a Londra di due operatori in gara fra loro – uno cinese e uno statunitense – è motivo di particolare interesse:
- “China-U.S. Robotaxi Race Kicks off in K. – Whoever takes the lead in London may get a head start rolling out robotaxis elsewhere” [The top contenders: a company backed by Google parent Alphabet, in partnership with with Uber-backed ride-hailing company Mooveand, and the autonomous-driving arm of Chinese tech giant Baidu], WSJ, 14 novembre.
- “Can Wayve make London a self-driving city? John Thornhill takes an autonomous spin through the city’s tangled streets with the British start-up’s chief Alex Kendall”, FT, 6 dicembre,
così come uno dei principali quotidiani sudcoreani parla dell’arrivo dei robotaxi di Tesla (anche se non ancora in modalità fully driverless), in competizione con Hyundai, sottolineando come i sudcoreani siano consumers with high acceptance of new technologies: “Tesla Expands Autonomous Driving, Robotaxi in South Korea – Tesla targets data collection and challenges Hyundai in autonomous vehicle race”, The Chosun Daily, 8 dicembre.
Robotaxi e lavoro: le sfide occupazionali
Non sorprendente infine il manifestarsi in Cina di forme di luddismo – Robot threat to drivers’ jobs in China heralds wider shift – Concern grows that autonomous vehicles could replace human roles, with no guarantee of social safety net, FT, 19 novembre – legate alla preoccupazione di forti ridimensionamenti nei numeri dei tassisti, senza misure di supporto pubblico ad almeno parziale compensazione. Un fenomeno che con lo sviluppo in corso dell’AI presumibilmente si estenderà ad altri comparti e altri Paesi, parzialmente coperto dalla riduzione di nuove assunzioni già in atto ad esempio nel coding.
Robotaxi in Europa: tra prospettive e resistenze
I robotaxi si diffonderanno pure in Europa, ove la sperimentazione su ampia scala sta iniziando solo adesso? Le risposte della Svizzera e di Londra saranno almeno in parte illuminanti sul grado di accettazione da parte della popolazione e sul grado di resistenza da parte dei tassisti, di cui abbiamo visto in Italia la virulenta resistenza all’arrivo di Uber piuttosto che all’aumento del numero di licenze per rispondere alla crescita della domanda. D’altra parte sembra che il nostro Paese abbia accolto molto male, a suo tempo, anche l’arrivo dei semafori.
Dai robotaxi ai robot umanoidi
Un altro comparto che desta grande interesse, e che in diversi casi – data la vicinanza delle tecnologie utilizzate – vede in azione le stesse imprese che operano nei videotaxi, è quello in prospettiva molto promettente dei robot umanoidi: comparto ove anche sembra che sia la Cina al momento il Paese più avanzato.
A cura di

Umberto Bertelè
ChairmanChairman degli Osservatori Digital Innovation
Siamo a tua disposizione per informazioni e assistenza

Martina Vertemati
Acquisti e abbonamenti Da Lunedì al Venerdì, dalle 09 alle 18
Alessia Barone
Assistenza Da Lunedì al Venerdì, dalle 09 alle 18Scopri altri contenuti di Altro






