Quanto consuma l’AI Generativa in breve

  • Ogni interazione con uno strumento di AI generativa ha un costo energetico reale e misurabile, che varia significativamente a seconda del modello utilizzato: nella ricerca dell’Osservatorio Digital & Sustainable della School of Management del Politecnico di Milano, emerge che il consumo per singola query oscilla tra i 2,5 Wh di GPT 4.1 e gli 8,2 Wh di LLaMA-3.1-405B
  • Una query su AI generativa consuma mediamente circa otto volte di più rispetto a una ricerca tradizionale su Google, uno scarto che diventa rilevante se si considera la rapidità con cui questi strumenti stanno sostituendo i motori di ricerca nella quotidianità di centinaia di milioni di utenti.
  • Il consumo energetico di una singola interazione dipende da tre fattori principali: il tempo di elaborazione, la potenza utilizzata dal sistema di calcolo e l’efficienza dei data center
  • Non è l’impatto del singolo, ma quello cumulato di milioni di utenti a fare davvero la differenza. Sviluppare consapevolezza sull’impatto energetico dell’AI non significa rinunciare allo strumento, ma usarlo con maggiore responsabilità

In questo articolo, realizzato dall’Osservatorio Digital & Sustainable, si descrivono i consumi reali degli strumenti di AI generativa e si illustrano le best practice con cui consumatori finali e aziende possono ridurne l’impatto energetico.

Quanta energia consuma l’Intelligenza Artificiale generativa

Quando scriviamo una richiesta a ChatGPT o chiediamo a un assistente virtuale di riassumere un documento, diamo il via a un processo computazionale complesso che avviene in remoto, all’interno di enormi Data Center disseminati in tutto il mondo.

Ma qual è l’impatto energetico? Per rispondere a questa domanda con dati concreti, l’Osservatorio Digital & Sustainable ha sviluppato un modello di quantificazione del consumo energetico per singola query (ovvero una singola richiesta inviata all’AI), mettendo a confronto tre modelli di AI generativa resi disponibili sul mercato dai principali provider: GPT 4.1 di OpenAI, Claude 3.7 di Anthropic e LLaMA-3.1-405B di Meta. Tutti e tre i modelli selezionati hanno come caratteristica comune oltre 70 miliardi di parametri e il confronto è stato effettuato su una stessa interazione tipo, di lunghezza media, per rendere i risultati il più possibile omogenei e affidabili.

I risultati mostrano differenze significative:

  • GPT 4.1 consuma in media 2,513 Wh per singola query
  • Claude 3.7 arriva a 3,757 Wh
  • LLaMA-3.1-405B raggiunge 8,211 Wh

Sono numeri che, così espressi in wattora, rischiano di restare astratti per la maggior parte delle persone.

In equivalenze concrete, 2,5 Wh corrispondono a più di 8 email inviate, a circa 8 ricerche su Google e a oltre 2 minuti e 18 secondi trascorsi davanti a un televisore LED da 32 pollici di classe energetica A.

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Il paragone con la ricerca su Google è forse il più eloquente, proprio perché questi due strumenti vengono sempre più spesso utilizzati in modo intercambiabile. Una query su AI generativa consuma mediamente circa otto volte di più rispetto a una ricerca tradizionale sul web. Un divario che diventa ancora più marcato quando si considerano modelli meno ottimizzati: nel caso di LLaMA nella configurazione testata, il costo energetico di una singola interazione equivale all’invio di quasi 59 email o a oltre 16 minuti di televisione accesa. È sicuramente da tenere in considerazione però la presenza sempre più pervasiva dell’AI anche all’interno degli stessi motori di ricerca, con funzionalità come AI Overview o AI Mode offerte da Google all’interno dei propri spazi.

Quali sono i fattori che determinano il consumo dell’AI Generativa

Il consumo energetico di una query su un modello di AI generativa non è fisso: è il risultato di tre componenti che interagiscono tra loro.

  • Tempo di inferenza: il tempo che il modello impiega per elaborare l’input ricevuto e generare un output in risposta all’utente. Più la query è complessa o lunga, più il processo di elaborazione richiede tempo, e quindi energia.
  • Potenza utilizzata dal sistema di calcolo durante l’elaborazione, che dipende dall’architettura del modello e dalle sue caratteristiche tecniche.
  • Efficienza dei Data Center che ospitano il modello: un Data Center alimentato da fonti rinnovabili, situato in un paese con clima favorito al raffreddamento naturale, ha un impatto ambientale sostanzialmente diverso rispetto a uno alimentato da energia fossile in una zona climaticamente sfavorevole.

Questi tre fattori ci dicono anche su cosa è possibile agire concretamente: da un lato, la scelta del modello, che determina architettura, potenza e infrastruttura; dall’altro, la struttura della query, ovvero la lunghezza, la precisione e la necessità effettiva dell’interazione.

Come consumare meno con l’AI

La questione del consumo energetico dell’AI non riguarda solo i tecnici o i decision maker aziendali. Riguarda ciascuno di noi, nella nostra quotidianità di utenti.

Il principio è lo stesso che guida qualsiasi scelta di sostenibilità: sviluppare consapevolezza rispetto agli effetti delle proprie azioni permette di agire con responsabilità. Non si tratta di rinunciare all’AI, uno strumento che ha dimostrato un potenziale trasformativo enorme. Si tratta di usare l’Intelligenza Artificiale in sinergia con quella umana. Ciò è possibile, ad esempio, attraverso le seguenti best practice:

  • chiedendosi, prima di digitare, se davvero ne abbiamo bisogno in quel momento;
  • preferire query brevi, precise e ben strutturate;
  • scegliere modelli più efficienti quando la complessità del task lo consente (è il caso degli Small Language Model, o SLM, modelli più leggeri e specializzati rispetto ai grandi LLM).

Cos’è l’impatto cumulato e perché il singolo fa la differenza

Una delle trappole cognitive più comuni quando si parla di sostenibilità è la sottovalutazione dell’impatto individuale. Il ragionamento tipico è: “Cosa cambia se io faccio una query in più?” La risposta, presa singolarmente, è: poco. Ma è l’impatto cumulato che determina la traiettoria reale del sistema.

Con quasi un miliardo di utenti settimanali solo su GPT, anche una piccola variazione nelle abitudini di utilizzo – come una query in meno al giorno, una formulazione più efficiente, la scelta di un modello più leggero quando appropriato – si traduce in risparmi energetici di scala enorme. È lo stesso principio che si applica alla raccolta differenziata o alla scelta di consegne meno veloci nell’eCommerce: azioni basiche, accessibili, ma potenti nel loro effetto cumulativo.

Cosa possono fare le imprese per ridurre l’impatto ambientale dell’AI

Se il consumatore può agire sulla propria domanda, le imprese hanno invece la responsabilità di intervenire sull’offerta e sulle scelte infrastrutturali.

Alcune leve sono già disponibili e praticabili. Vediamo di seguito le principali.

  • Selezione dei provider di Cloud e Data Center: privilegiare fornitori che alimentano le proprie infrastrutture con energie rinnovabili, come accade diffusamente nei Paesi nordici europei, riduce significativamente l’impronta carbonica di ogni singola query, a parità di consumo elettrico.
  • Riuso dei modelli e degli asset digitali: sviluppare soluzioni di AI riutilizzabili all’interno dell’organizzazione, evitando di replicare da zero componenti già esistenti, abbatte il costo computazionale complessivo.
  • Governance dell’AI: dotarsi di framework interni che guidino la scelta del modello più adatto al task, evitando l’uso sistematico dei modelli più potenti (e più energivori) anche per applicazioni che potrebbero essere gestite con soluzioni più leggere.

La consapevolezza come primo passo per consumare meno

Il consumo energetico dell’AI generativa non è un problema irrisolvibile, né uno spauracchio da usare per frenare l’innovazione. È una realtà misurabile, comprensibile e, in larga misura, governabile, a patto di sviluppare la consapevolezza necessaria per farlo.

I dati dell’Osservatorio offrono un punto di partenza per iniziare a ragionare con responsabilità sull’uso degli strumenti di AI. Non per smettere di usarli, ma per usarli meglio.

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