Startup e scaleup in Europa in breve

  • In Europa manca una definizione comune di startup e il mercato dei capitali è frammentato. Sono due ostacoli che frenano la crescita e la scalabilità delle imprese innovative.
  • Austria e Irlanda mostrano che un accesso più semplice ai finanziamenti e una vocazione internazionale favoriscono la crescita transfrontaliera e trattengono i talenti.
  • In Italia le startup chiedono soprattutto semplificazione burocratica, finanziamenti, incentivi fiscali e sostegno alle assunzioni. Il MAECI risponde anche con il modello INNOVIT.
  • L’UE ha rilanciato la propria agenda con la Startup and Scaleup Strategy, un fondo per le scaleup e l’EIC, in vista del cosiddetto “28° Regime”.

Questo articolo, realizzato dall’Osservatorio Startup & AI Thinking della POLIMI School of Management, analizza le principali sfide dell’ecosistema europeo dell’innovazione, le esperienze di alcuni Paesi e gli strumenti messi in campo dall’Unione per sostenere startup e scaleup.

Cosa è emerso su startup e scaleup europee dal Rapporto Draghi

Il peso della dimensione europea nell’ecosistema dell’innovazione è cresciuto in modo significativo dopo la pubblicazione, nel settembre 2024, del Rapporto sulla competitività europea curato da Mario Draghi. Il documento dedica ampio spazio al rafforzamento della capacità innovativa del continente, affronta direttamente i temi di startup, scaleup, deep tech e transizione digitale e mette in luce le forti differenze che separano gli Stati membri su questi fronti.

Il confronto con alcune organizzazioni europee impegnate nel sostegno all’innovazione permette di individuare le pratiche più efficaci, le prospettive per l’Unione e le sfide ancora da affrontare.

Perché l’ecosistema europeo delle startup è ancora poco omogeneo

Il primo ostacolo è la diversità delle regole, a cominciare dalla definizione stessa di startup. L’Italia ha fissato un quadro giuridico chiaro per le startup innovative già nel 2012, con il primo Startup Act e l’istituzione del registro ministeriale dedicato. A livello europeo, invece, manca un criterio condiviso: non esistono parametri comuni su anzianità, fatturato o grado di innovatività, e ogni Paese procede con criteri e misure propri.

Le conseguenze si avvertono soprattutto per le imprese che operano su scala globale. Epta Group, presente in più di 100 Paesi con undici stabilimenti produttivi, undici centri di ricerca e sviluppo e un innovation center, sviluppa innovazione vicino ai mercati di riferimento, nel rispetto di contesti regolatori e tecnici specifici. La difficoltà emerge quando quelle soluzioni devono essere portate su scala globale. Secondo la direzione Digital Transformation & Innovation del gruppo serve un quadro internazionale capace di armonizzare burocrazia e processi, perché uno dei freni principali è lo sfasamento tra la velocità delle startup, che ragionano in settimane, e quella dei sistemi regolatori, che si muovono su orizzonti di mesi o di anni.

Cosa insegnano Austria e Irlanda su capitali e talenti

A complicare il quadro c’è la frammentazione del mercato dei capitali europeo. Questa limita gli investimenti privati e l’ingresso di venture capital da altri Paesi, ostacola la nascita di fondi dedicati alle scaleup e alle tecnologie deep tech e mantiene le imprese dipendenti dal credito bancario tradizionale, che in Europa resta la principale fonte di finanziamento.

Pesano inoltre l’assenza di una rete europea più integrata tra ecosistemi startup, acceleratori, centri di ricerca e grandi imprese, e la difficoltà a trattenere talenti imprenditoriali e tecnologici, che alimenta la fuga di competenze. Dove invece l’accesso ai finanziamenti è più semplice si osservano una crescita transfrontaliera più rapida e una maggiore capacità di trattenere i talenti nel Paese.

L’Austria ne è un esempio. Secondo ADVANTAGE AUSTRIA, l’organizzazione per la promozione del commercio estero della Camera Federale dell’Economia Austriaca, l’ecosistema startup nazionale si è sviluppato rapidamente e conta oggi almeno 3.700 startup. Circa la metà è concentrata a Vienna, mentre settori come manifattura, greentech e life science hanno una distribuzione regionale. Il 74% delle startup austriache opera sui mercati internazionali e genera ricavi all’estero, anche grazie al supporto dell’agenzia.

L’Irlanda segue una logica diversa, dettata dalle dimensioni ridotte e dalla posizione geografica del Paese: le imprese irlandesi sono abituate a ragionare in chiave globale fin dalla nascita. Enterprise Ireland, l’agenzia governativa per lo sviluppo d’impresa, investe nelle aziende a proprietà irlandese e le accompagna nel percorso verso la scalabilità e la leadership internazionale nel proprio settore, con l’obiettivo di sostenere la crescita economica e di creare e mantenere occupazione in tutto il territorio.

Come l’Italia sostiene l’internazionalizzazione delle startup: il modello INNOVIT

Anche nel nostro Paese restano limiti evidenti, e le startup li conoscono bene. Interpellato su quali ambiti l’intervento pubblico sia ancora insufficiente o migliorabile, un campione rappresentativo di startup italiane indica come priorità la semplificazione burocratica, l’accesso ai finanziamenti, gli incentivi fiscali per chi investe e il sostegno alle assunzioni.

In questa direzione si muove da alcuni anni il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI). INNOVIT, promosso dal Ministero insieme all’Agenzia ICE, è un modello di supporto pensato per accompagnare startup e PMI innovative italiane nei percorsi di internazionalizzazione. Si affianca agli strumenti più consolidati, come la partecipazione a fiere dedicate all’innovazione e le iniziative settoriali verticali, anch’esse realizzate con l’Agenzia ICE.

Il centro è nato a San Francisco, nel cuore della Silicon Valley, ed è stato progettato per essere replicato in altri hub tecnologici strategici nel mondo. Come evidenzia l’Ufficio Innovazione Tecnologica e Start-up del MAECI, l’elemento distintivo della Silicon Valley non è soltanto la tecnologia, ma lo scambio continuo tra università, centri di ricerca, startup, grandi imprese e venture capital: è questa integrazione tra competenze, capitali e visione globale a generare innovazione su scala sistemica.

Qual è la strategia dell’UE per startup e scaleup, dall’EIC al 28° Regime

Bruxelles non è rimasta ferma. Tra il 2014 e il 2025 sono stati censiti oltre 220 tra normative, direttive e comunicazioni a sostegno delle startup, organizzate per cluster tematici e settoriali: agevolazioni fiscali, finanziamenti pubblici, accesso al credito sotto forma di equity o di prestiti. Nel complesso queste misure stanno rispondendo ai bisogni espressi dalle startup e hanno prodotto risultati positivi.

Negli ultimi mesi l’agenda europea si è fatta più ambiziosa, anche sulla scia delle raccomandazioni del Rapporto Draghi. La Commissione europea ha istituito un portafoglio dedicato a Startup, Ricerca e Innovazione, affidato a Ekaterina Zaharieva, un passaggio che potrebbe imprimere l’accelerazione attesa. Tra le iniziative principali:

  • la EU Startup and Scaleup Strategy, con cui la Commissione punta a sostenere la crescita e l’internazionalizzazione dell’ecosistema imprenditoriale;
  • il fondo per le scaleup annunciato da Ursula von der Leyen in occasione della Tech Week di Torino;
  • il Consiglio Europeo per l’Innovazione (EIC), uno degli strumenti principali con cui l’Unione sostiene l’innovazione, anche deep tech, con un budget annuo di 1,4 miliardi di euro e un portafoglio di centinaia di imprese innovative.

L’orizzonte è quello del cosiddetto “28° Regime“, un quadro normativo comune pensato per armonizzare regole e procedure tra gli Stati membri, aumentare le risorse disponibili e convergere su soluzioni condivise che facilitino la circolazione di innovazione e capitali e la crescita delle startup all’interno dell’Unione.

Secondo Italian Tech Alliance, a prescindere dall’orientamento politico dei governi, i Paesi che crescono nell’innovazione sono quelli in cui le istituzioni hanno scelto di investirci con convinzione. Il nodo principale non è la mancanza di idee, ma la distanza tra annunci e azioni concrete: ciò di cui gli innovatori hanno più bisogno è chiarezza. La prospettiva auspicata è la costruzione di un ecosistema europeo realmente unificato, condizione per rilanciare competitività e crescita sia a livello continentale sia nei singoli Paesi.

In sintesi, Italia e Unione Europea dispongono già di un’ampia gamma di strumenti per startup e PMI innovative: regimi fiscali agevolati, misure amministrative, programmi di finanziamento dedicati e strategie di attrazione degli investimenti internazionali. Le differenze tra Paesi non sono scomparse, ma la direzione è chiara: l’innovazione è ormai al centro delle politiche di sviluppo economico e sociale, con effetti rilevanti sul tessuto produttivo e sulle prospettive di crescita.

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