Europa e inverno imprenditoriale in breve
- In Europa la nascita di nuove aziende rallenta e il ritardo rispetto alle altre grandi economie si allarga.
- Per cambiare direzione servono capitali pazienti, un mercato più integrato e collaborazioni reali tra startup e grandi imprese, capaci di andare oltre le iniziative di facciata e di sfruttare fino in fondo l’Intelligenza Artificiale.
- Secondo l’Osservatorio Startup & AI Thinking della POLIMI School of Management, l’86% delle grandi imprese italiane pratica l’Open Innovation, ma solo poco più del 60% collabora davvero con le startup.
- L’Intelligenza Artificiale, anche attraverso le soluzioni sviluppate dalle startup, è una leva decisiva per ripensare i modelli di business delle imprese consolidate.
L’articolo è stato realizzato dall’Osservatorio Startup & AI Thinking e analizza l’inverno imprenditoriale europeo: le cause del rallentamento, il ruolo di imprese, università e territori e le leve per invertire la tendenza, a partire da Open Innovation e AI.
Che cosa si intende per inverno imprenditoriale
Con l’espressione “inverno imprenditoriale” si indica una fase in cui la creazione di nuove imprese si riduce o resta ferma. Il problema non riguarda solo l’accesso al capitale o la capacità di crescita delle startup già esistenti. Il punto critico è che in Europa nascono troppo pochi nuovi imprenditori, troppe poche idee si trasformano in impresa e, di conseguenza, troppo poche aziende sono in grado di rinnovare il tessuto economico.
Quanto è ampio il divario tra Europa e Stati Uniti e Cina
Il ritmo con cui nascono nuove aziende nel continente rimane modesto e la distanza dalle due principali economie concorrenti cresce. A questo si aggiunge un fenomeno di dispersione: molte delle startup europee che raggiungono il successo spostano sede o attività fuori dall’Unione, tanto che soltanto una piccola parte delle scaleup a livello globale ha base in Europa.
Eppure le imprese giovani svolgono un ruolo insostituibile. Generano una quota rilevante di nuova occupazione, aiutano a trattenere i talenti, aumentano la produttività e portano sul mercato modelli di business inediti. Allo stesso tempo stimolano le aziende consolidate a rinnovarsi, alimentano lo sviluppo di competenze e creano valore. Un sistema economico che non rigenera la propria base imprenditoriale rischia di invecchiare, esattamente come accade sul piano demografico.
Quali sono le leve per invertire la tendenza
La strada indicata non passa dalla semplice imitazione del modello americano, ma dalla valorizzazione degli asset distintivi europei: manifattura, ricerca scientifica, industria farmaceutica, sostenibilità ed economia circolare. Su questa base occorre agire su più fronti:
- un mercato unico più integrato, che consenta alle imprese di crescere oltre i confini nazionali;
- capitali pazienti, in particolare per sostenere la fase seed;
- regole più efficaci per il trasferimento tecnologico;
- una collaborazione concreta tra startup, grandi imprese, università e territori.
Ogni attore ha un compito preciso. Le grandi aziende possono diventare un canale privilegiato per offrire alle startup clienti e partnership effettive, e non soltanto progetti dimostrativi. Gli atenei sono chiamati a sostenere con più decisione spin-off e ricercatori. Città e regioni, infine, dovrebbero considerare la nascita di nuove imprese una priorità strategica delle proprie politiche di sviluppo.
Come deve cambiare la collaborazione tra grandi imprese e startup nell’Open Innovation
Uno dei terreni su cui si gioca la partita è il rapporto tra imprese consolidate e startup.
In Italia, secondo i dati dell’Osservatorio Startup & AI Thinking, l’innovazione aperta è ormai una pratica diffusa e coinvolge l’86% delle grandi imprese. Tuttavia, solo poco più del 60% di queste aziende collabora effettivamente con startup, e un 4% ha abbandonato l’approccio dopo averlo sperimentato.
Come passare dall’innovation theatre al venture clienting
Per contribuire davvero alla rinascita imprenditoriale, le grandi imprese devono trattare la collaborazione con le startup come una leva strategica e non come un’attività d’immagine. Il cosiddetto innovation theatre, fatto di iniziative dimostrative che raramente si traducono in rapporti commerciali, produce visibilità ma poco valore per entrambe le parti.
Per una giovane impresa il primo e più prezioso asset è il cliente. L’obiettivo deve quindi essere il passaggio dai progetti pilota a partnership vere, fondate su modelli strutturati di venture clienting: clienti paganti per le startup e accordi di co-sviluppo chiari, orientati a condividere il valore creato anziché ad appropriarsene in modo unilaterale.
In che modo l’Intelligenza Artificiale cambia le regole del gioco
La rapidissima diffusione dell’AI ha modificato in profondità le dinamiche competitive, e le startup sono tra i principali veicoli di questa innovazione e delle competenze che la accompagnano. Per le imprese consolidate l’Intelligenza Artificiale, anche attraverso le soluzioni sviluppate dalle startup, è già oggi uno strumento potente per ripensare i propri modelli di business. Lasciarsi sfuggire questa opportunità potrebbe avere conseguenze difficili da recuperare.
Come aprire le imprese agli ecosistemi dell’innovazione
Il primo passo concreto è creare occasioni strutturate di contatto tra aziende e startup. Lo scouting sistematico delle realtà innovative e le sessioni di pitch dedicate alle tecnologie più avanzate permettono alle imprese di osservare da vicino ciò che si muove sulla frontiera tecnologica, e alle startup di presentarsi a interlocutori qualificati e potenzialmente interessati ad acquistare le loro soluzioni.
Quali sono gli ambiti da presidiare
Tra i domini tecnologici in cui l’offerta delle startup è oggi più rilevante per le imprese figurano Smart Infrastructure, Digital Twin, sicurezza dei lavoratori, AI per il marketing, tokenizzazione degli asset, AI e Decision Intelligence, dati sintetici e Cybersecurity.
Aprire una finestra su questi ecosistemi consente alle funzioni R&D, IT, Innovazione e alle linee di business di individuare spunti di trasformazione coerenti con i bisogni attuali e con i piani strategici, rinnovando processi e modelli di business. Per le startup significa entrare in contatto con una platea ampia di potenziali clienti, condizione essenziale per superare la fase di stagnazione che attraversa anche l’ecosistema dell’innovazione italiano.
Qual è il ruolo delle università
Gli atenei hanno un ruolo duplice. Da un lato devono trasformare con sempre maggiore efficacia la ricerca e l’ambizione di studenti e dottorandi in imprese capaci di crescere su scala. Dall’altro possono affiancare il sistema economico mettendo a disposizione metodologie di lavoro e piattaforme di incontro tra domanda e offerta di innovazione.
Come portare cultura imprenditoriale nelle organizzazioni
Superare l’inverno imprenditoriale richiede anche un lavoro sulla cultura e sul mindset. Le imprese devono liberarsi degli stereotipi sull’innovazione, adottare logiche imprenditoriali e confrontarsi con le esperienze maturate da altre grandi aziende. Le competenze su cui investire sono diverse:
- la misurazione dell’innovazione;
- l’innovazione dei modelli di business guidata dall’AI;
- l’uso dell’AI a supporto dei processi di innovazione;
- la valutazione e la validazione di idee e startup;
- la capacità di utilizzare l’AI nella comunicazione e nelle presentazioni.
L’obiettivo è diffondere nuove competenze e nuovi approcci in tutta l’organizzazione, guardando al modello startup come fonte di ispirazione per il modo di lavorare.
Cosa può fare l’Europa per l’imprenditorialità
L’inverno imprenditoriale non è un destino inevitabile. Le condizioni per invertire la rotta esistono: un patrimonio industriale e scientifico di primo piano, una diffusione crescente delle pratiche di Open Innovation e un’ondata tecnologica, quella dell’intelligenza artificiale, che apre spazi nuovi per chi fa impresa. Perché queste condizioni producano risultati servono però scelte coerenti da parte di tutti gli attori: grandi imprese disposte a diventare clienti e partner delle startup, investitori pronti a sostenere le fasi iniziali, università orientate al trasferimento tecnologico e istituzioni che mettano la creazione di nuove imprese al centro delle politiche di sviluppo.
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