Supply Chain, le imprese rafforzano la capacità di pianificazione
Ma solo 1 azienda su 5 monitora i rischi con continuità
- Geopolitica e dazi sono in cima alle preoccupazioni (65%), seguiti dalla volatilità della domanda (57%) e dalle interruzioni logistiche (49%)
- Per ridurre i rischi le imprese individuano fornitori alternativi (62%) e diversificano le fonti di approvvigionamento (59%)
- L’AI è ancora agli inizi: un’impresa su due ha avviato progetti pilota o a regime, ma solo una su quattro ha l’AI a regime in almeno un processo di Supply Chain Planning.
I dati possono essere ripresi citando come fonte l’Osservatorio Supply Chain Planning del Politecnico di Milano e includendo il relativo link.
Da oggi è disponibile l’infografica gratuita con i dati chiave della ricerca, condivisibile attraverso questo link.
Milano, 22 settembre 2026 – Gestire le emergenze è diventata la nuova normalità per le Supply Chain italiane. Secondo la ricerca dell’Osservatorio Supply Chain Planning del Politecnico di Milano, il 96% delle imprese monitora i rischi della propria filiera, ma solo una su cinque (20%) lo fa in modo continuo e sistematico, con segnalazioni automatiche e aggiornamenti frequenti. In un contesto in cui shock e variabilità sono diventati elementi strutturali, a preoccupare maggiormente le imprese sono l’instabilità geopolitica e i dazi (65%), seguiti dalla volatilità della domanda (57%) e dalle interruzioni logistiche (49%).

Per affrontare questa crescente incertezza, le imprese stanno rafforzando la propria capacità di pianificazione: nei progetti di evoluzione del Supply Chain Planning, infatti, otto aziende su dieci cercano di potenziare le proprie capacità di simulazione e analisi di scenario. Parallelamente, le imprese fanno riferimento soprattutto sulla individuazione di fornitori alternativi (62%), sulla diversificazione delle fonti di approvvigionamento (59%), sulla revisione delle politiche di gestione delle scorte (54%) e su una maggiore flessibilità produttiva (45%).
La trasformazione, però, è anche legata all’Intelligenza Artificiale, la cui adozione nel Supply Chain Planning è ancora in una fase iniziale: circa un’impresa su due (48%) ha avviato progetti pilota o a regime, ma solo un’impresa su quattro (25%) ha almeno un progetto AI operativo e a regime. A ostacolarne la diffusione è soprattutto la mancanza di adeguate competenze interne.
Anche gli effetti dell’intelligenza artificiale sul lavoro rimangono ancora contenuti: il 65% delle imprese, infatti, non rileva impatti significativi sui ruoli aziendali.
Sono alcuni dei risultati della ricerca dell’Osservatorio Supply Chain Planning del Politecnico di Milano*, condotta tra marzo e giugno 2026 su 75 aziende manifatturiere operanti in Italia e presentata oggi durante il convegno “Pianificare la Supply Chain nello stormo di cigni neri”, uno degli oltre 60 differenti filoni di ricerca degli Osservatori Digital Innovation della POLIMI School of Management (www.osservatori.net) che affrontano tutti i temi chiave dell’Innovazione Digitale nelle imprese e nella Pubblica Amministrazione
“Le imprese italiane stanno imparando a pianificare nello ‘stormo di cigni neri’: uno scenario in cui eventi estremi e difficili da prevedere si susseguono continuamente – afferma Alessandro Perego, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Supply Chain Planning –. Per costruire catene di fornitura realmente resilienti occorre passare dalla reazione alle emergenze alla capacità di anticiparle, incorporando il rischio nella pianificazione. Anche l’AI può contribuire a questo salto, ma per coglierne il potenziale servono competenze, processi e organizzazioni pronti a cambiare”.
Il monitoraggio dei rischi
Se quasi tutte le imprese monitorano i rischi, a fare la differenza è la modalità e la continuità del monitoraggio. Quasi una su due (45%) mantiene un approccio saltuario e reattivo, intervenendo tipicamente dopo una criticità o su segnalazione, mentre il 31% effettua revisioni periodiche. Il restante 4% non dispone ancora di un processo strutturato e gestisce i rischi quando si manifestano.
La capacità di monitoraggio dei fornitori diminuisce rapidamente risalendo la filiera. Il 77% delle imprese presidia i fornitori critici, indispensabili per il funzionamento dell’impresa, e il 47% estende il monitoraggio a tutti i fornitori di primo livello, ma solo il 19% riesce a spingersi oltre. A limitare il monitoraggio a monte della filiera sono soprattutto la difficoltà di ottenere informazioni sui fornitori dei propri fornitori e i costi della raccolta dei dati.
Mancano progetti significativi
Le imprese italiane investono poco nella riconfigurazione più profonda della filiera. Gli interventi di Nearshoring (il trasferimento delle attività produttive o dei servizi in un Paese vicino a quello d’origine), Nextshoring (la strategia di produrre il più vicino possibile ai mercati di consumo finali) e Reshoring (il ritorno delle attività produttive nel Paese d’origine dell’azienda) riguardano solo il 24% delle imprese stesse, la revisione della rete logistico-produttiva e la diversificazione delle rotte di trasporto, entrambe il 22% e infine l’internalizzazione di attività precedentemente esternalizzate il 18%.
La stessa tendenza emerge guardando ai prossimi 12 mesi. Le priorità si concentrano soprattutto sul rafforzamento degli strumenti di pianificazione: il 23% delle imprese si prepara a formalizzare piani di emergenza o di continuità operativa e il 20% a migliorare la previsione della domanda. Più contenute, invece, le intenzioni di modificare la configurazione della filiera, che spaziano dall’1% per la diversificazione delle rotte logistiche al 7% per la revisione della rete logistico-produttiva.
“La sfida è passare da una pianificazione basata su piani relativamente statici a una capacità di ripianificazione continua – dichiara Andrea Sianesi, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Supply Chain Planning –. Significa aggiornare rapidamente i piani quando cambiano le condizioni, incorporando le nuove informazioni disponibili nei processi decisionali. Le tecnologie digitali rendono questo approccio sempre più praticabile, ma il vero salto di maturità consiste nell’integrare stabilmente queste capacità nell’organizzazione”.
La misurazione delle prestazioni diventa più strutturata
Il monitoraggio delle prestazioni mostra un’evoluzione significativa rispetto alle precedenti edizioni dell’Osservatorio: la quota di imprese prive di un processo strutturato è scesa dal 52% nel 2024 al 13% nel 2026. Restano differenze legate alla dimensione aziendale: il 39% delle PMI non dispone ancora di un processo strutturato, rispetto al 9% delle grandi imprese e al 4% delle grandissime. Per le PMI, la principale difficoltà riguarda ancora l’impostazione del processo, dalla definizione degli indicatori alla raccolta dei dati; nelle imprese di maggiori dimensioni, invece, la sfida si sposta sulla frequenza della rilevazione e sull’equilibrio tra i costi di raccolta e il valore delle informazioni ottenute.
Oggi, il 39% delle imprese dispone di un processo strutturato, anche se non ancora completamente formalizzato, basato sulla raccolta periodica dei dati e sull’utilizzo di dashboard che consentono di individuare tempestivamente le criticità e avviare azioni di miglioramento. Un ulteriore 36% ha raggiunto un livello più avanzato, con un processo continuo e proattivo, ruoli e responsabilità definiti e dati raccolti e storicizzati in sistemi dedicati. La forma più evoluta, che prevede anche la condivisione dei dati lungo la filiera, resta invece minoritaria e riguarda il 18% delle grandi imprese e il 12% delle grandissime.
L’AI è ancora agli inizi
L’adozione dell’Intelligenza Artificiale nel Supply Chain Planning è ancora in una fase iniziale. Circa un’impresa su due (47%) ha avviato delle valutazioni in merito alle applicazioni dell’AI, ma solo il 25% ha l’AI a regime in almeno un processo. Le soluzioni tecnologiche appaiono già sufficientemente mature: l’86% delle imprese considera quelle disponibili sul mercato adeguate alle proprie esigenze. Il principale ostacolo riguarda invece la carenza di competenze interne, indicata dal 38% delle grandi imprese e dal 43% delle PMI. Le imprese, inoltre, investono ancora poco nello sviluppo delle competenze AI: il 44% delle imprese, infatti, è privo di un piano dedicato e preferisce affidarsi all’apprendimento sul campo.

“L’AI sta iniziando a modificare soprattutto le attività più operative del planner, mentre l’evoluzione del ruolo nel suo complesso procede più gradualmente – afferma Roberto Cigolini, Direttore dell’Osservatorio Supply Chain Planning –. S’individua un progressivo spostamento verso la supervisione dei sistemi, l’interpretazione degli output e il supporto alle decisioni, mantenendo centrale la capacità di valutazione del planner. Per accompagnare questo percorso servono nuove competenze e un approccio più strutturato alla formazione e alla gestione del cambiamento”.
Per il momento, l’impatto dell’AI sui ruoli aziendali resta contenuto: il 65% delle imprese non rileva ancora cambiamenti significativi. Gli effetti visibili, riguardano soprattutto la riduzione delle attività operative e ripetitive (32%), mentre l’8% delle impresechiara di aver ridotto l’organico in alcuni ruoli operativi come conseguenza dell’AI. Allo stesso tempo, solo il 19% delle imprese registra un aumento del tempo dedicato all’analisi e alle decisioni strategiche, il 13% un passaggio da attività esecutive alla supervisione dei sistemi automatizzati e l’11% la nascita di nuove figure professionali. Il 21% delle imprese, invece, segnala la necessità di sviluppare nuove competenze di Data Science e AI.

Il futuro tecnologico del Supply Chain Planning
Oggi le applicazioni concrete dell’AI si concentrano soprattutto su ambiti già consolidati e più circoscritti, come previsione della domanda (23%), gestione degli ordini (18%) e gestione delle scorte (13%). Il passaggio verso una trasformazione più ampia è invece ancora agli inizi. Solo il 4% delle grandi e grandissime imprese ha già definito un percorso di adozione dell’AI su un orizzonte di lungo periodo.
“L’AI agentica rappresenta una delle prospettive più avanzate per il Supply Chain Planning, con sistemi capaci di assumere progressivamente maggiore autonomia nei processi di pianificazione – afferma Giovanni Miragliotta, Direttore dell’Osservatorio Supply Chain Planning –. Oggi, però, nessuna delle imprese analizzate dichiara applicazioni estese di agenti AI a regime: esistono sperimentazioni e singoli agenti utilizzati su alcune parti dei processi, ma non ancora ampie fasi di processo in cui operano agenti con un rilevante grado di autonomia. Per passare dalle sperimentazioni a sistemi capaci di operare su più processi serviranno dati affidabili e accessibili, architetture integrate e una chiara governance delle decisioni”.
*L’edizione 2025-26 dell’Osservatorio Supply Chain Planning della POLIMI School of Management è stata realizzata con il supporto di: Accenture, b2wise, DGS, Enel, EY, Haier Europe, NSG, Oracle, Relex Solutions, Remira Italia, SedApta; Consorzio Dafne, deda.ai, Impresoft Syscons, SDG
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