Le Smart Road, o strade intelligenti, sono infrastrutture stradali connesse che integrano sensori, dispositivi IoT e sistemi digitali per raccogliere dati su traffico, condizioni della strada, ambiente e veicoli
Il valore delle Smart Road non dipende solo dalla presenza di tecnologie connesse, ma dalla capacità di trasformare i dati raccolti in servizi
Le Smart Road sono una componente della Smart Mobility: mentre la Smart Mobility riguarda l’organizzazione efficiente, sicura e sostenibile degli spostamenti, le Smart Road rappresentano l’infrastruttura connessa che può abilitarla attraverso dati e servizi digitali
Il mercato Smart Road in Italia, stando ai dati di Ricerca dell’OsservatorioConnected Vehicle & Mobility della School of Management del Politecnico di Milano, vale 240 milioni di euro nel 2025, con una crescita del +17% rispetto all’anno precedente
Lo sviluppo delle Smart Road è ancora frenato daframmentazione progettuale, complessità burocratiche e assenza di regole chiare per la monetizzazione dei dati
Questa guida approfondisce cosa sono le Smart Road, come funzionano e quali servizi abilitano, analizza i principali vantaggi e le tecnologie coinvolte, esplora i modelli per generare valore economico e offre un quadro aggiornato del mercato italiano, delle barriere allo sviluppo e del contesto normativo. Le evidenze riportate si basano sulla Ricerca dell’Osservatorio Connected Vehicle & Mobility.
Cosa è la Smart Road
Le “strade intelligenti” sono tra le applicazioni più concrete dell’Internet of Things nel mondo della mobilità. Non si tratta semplicemente di strade dotate di tecnologie digitali:
la Smart Road è un’infrastruttura stradale dotata di sensori, dispositivi connessi e sistemi digitali che permettono di raccogliere, trasmettere e analizzare dati su traffico, ambiente, veicoli e condizioni della strada, con l’obiettivo di migliorare sicurezza, efficienza e servizi di mobilità.
Basti pensare ai sensori installati lungo una carreggiata, ai dispositivi connessi sugli impianti stradali o alle piattaforme digitali che elaborano informazioni sui flussi di veicoli. Ciascuno di questi elementi, integrato in un sistema, contribuisce a trasformare la strada in un’infrastruttura connessa.
Il valore non nasce dalla tecnologia in sé, ma dalla capacità di rendere quei dati utili per Pubbliche Amministrazioni, imprese, gestori delle infrastrutture e cittadini. Ciò si traduce, ad esempio, in una gestione più informata della viabilità, nella segnalazione di criticità, in una manutenzione più mirata, nel supporto alla sicurezza o nell’integrazione con altri sistemi urbani. Il dato diventa utile quando permette di attivare un’azione, migliorare un processo o prendere una decisione più consapevole.
Come funziona una Smart Road
Una Smart Road funziona grazie all’applicazione dell’Internet of Things alle infrastrutture stradali. Sensori, dispositivi ambientali, videocamere o altri sistemi connessi rilevano segnali dal contesto e li rendono disponibili a piattaforme di gestione.
A seconda degli obiettivi del progetto e delle tecnologie installate, una Smart Road può raccogliere informazioni molto diverse. Tra i dati più rilevanti rientrano:
flussi di traffico e densità dei veicoli;
velocità medie e condizioni di percorrenza;
stato della strada e dell’infrastruttura;
eventi anomali, incidenti o situazioni critiche;
condizioni ambientali e meteo locali;
interazioni tra infrastruttura e veicoli connessi;
informazioni utili alla manutenzione e alla pianificazione degli interventi.
Non tutti questi dati hanno la stessa funzione. Alcuni servono al monitoraggio in tempo reale, altri alla pianificazione, altri ancora possono alimentare servizi predittivi o sistemi di supporto alle decisioni.
Qual è la differenza tra Smart Road e Smart Mobility
Smart Road e Smart Mobility sono concetti collegati, ma non equivalenti. La Smart Road riguarda l’infrastruttura stradale connessa. La Smart Mobility riguarda l’organizzazione più efficiente, sicura e sostenibile degli spostamenti, comprendendo aspetti come la gestione dei parcheggi, la Sharing Mobility e il trasporto pubblico.
La distinzione è importante perché evita di confondere il mezzo con l’ecosistema. La Smart Road è una componente infrastrutturale che abilita la mobilità intelligente. Quest’ultima è il risultato più ampio a cui contribuiscono infrastrutture, veicoli, servizi digitali, piattaforme e modelli di gestione.
Quali servizi abilitano le Smart Road
Le Smart Road abilitano servizi che possono riguardare la gestione del traffico, la sicurezza, la manutenzione e l’integrazione con sistemi più ampi di mobilità e governo del territorio.
Monitoraggio e gestione del traffico: i dati raccolti consentono di osservare i flussi in tempo reale, individuare congestioni e picchi, e supportare una gestione più dinamica della viabilità (ad esempio aggiornando la segnaletica dinamica o attivando deviazioni).
Sicurezza stradale e rilevazione degli eventi anomali: condizioni critiche, incidenti o variazioni improvvise dei flussi possono essere intercettati più rapidamente, riducendo i tempi di risposta e migliorando la gestione degli eventi.
Manutenzione predittiva dell’infrastruttura: sensori e sistemi di monitoraggio permettono di individuare segnali di deterioramento e pianificare interventi mirati, superando la logica puramente reattiva o basata su calendari fissi. Perché questo diventi un servizio maturo, però, sono necessari dati affidabili e processi organizzativi chiari: senza governance adeguata, la manutenzione predittiva resta una possibilità tecnologica.
Infomobilità e comunicazione agli utenti: le informazioni raccolte possono essere veicolate in tempo reale agli utenti della strada attraverso pannelli a messaggio variabile, app o canali digitali.
Monitoraggio ambientale: l’infrastruttura può raccogliere dati su emissioni, qualità dell’aria e rumore, contribuendo a politiche di sostenibilità e a una gestione più consapevole dell’impatto della mobilità sul territorio.
Integrazione con piattaforme urbane e territoriali: i dati stradali generano più valore quando dialogano con sistemi ambientali, di sicurezza e di mobilità, rendendo la Smart Road una componente di un ecosistema digitale più ampio anziché un progetto isolato.
Comunicazione Vehicle-to-infrastructure (V2I) e Vehicle-to-everything (V2X): lo scambio di informazioni tra veicoli connessi e infrastrutture stradali abilita servizi avanzati di sicurezza e mobilità connessa, da considerare come un’evoluzione possibile e non come una condizione sempre presente.
Quali sono i vantaggi della Smart Road
Le Smart Road sono utili quando trasformano l’infrastruttura stradale in uno strumento di conoscenza e gestione. Il loro valore cambia a seconda degli attori coinvolti: Pubbliche Amministrazioni, imprese, operatori tecnologici, gestori infrastrutturali e cittadini. Vediamo di seguito i principali vantaggi:
consentono di passare da una gestione dell’infrastruttura prevalentemente reattiva a una logica data-driven, in cui le decisioni sono supportate da informazioni aggiornate e continue sulla rete viaria;
permettono allePubbliche Amministrazioni di osservare il territorio in modo più sistematico, identificare congestioni e criticità e programmare interventi coerenti con i bisogni effettivi, anziché solo in risposta all’emergenza;
favoriscono l’integrazione tra mobilità e altri ambiti di governo urbano (sicurezza, ambiente, pianificazione), aumentando la coerenza delle politiche territoriali;
riducono i tempi di risposta agli eventi critici, grazie alla rilevazione più rapida di incidenti, anomalie e condizioni sfavorevoli sulla rete;
abilitano nuovi modelli di servizio e opportunità di business per imprese tecnologiche, operatori della mobilità e gestori infrastrutturali, a partire dalla valorizzazione dei dati raccolti;
consentono agli operatori della mobilità di ottimizzare percorsi, processi e servizi, grazie a informazioni più accurate e tempestive sullo stato della rete;
migliorano l’efficienza della manutenzione infrastrutturale, permettendo interventi più mirati e una migliore allocazione delle risorse nel tempo;
migliorano la qualità dell’esperienza di viaggio per i cittadini, attraverso un’infrastruttura più sicura, meglio mantenuta e capace di fornire informazioni utili in tempo reale.
Quali sono le tecnologie che abilitano le Smart Road
Le Smart Road sono abilitate da un insieme di tecnologie, che lavorano in modo integrato:
i sensori e i dispositivi connessi costituiscono il primo livello dell’infrastruttura, raccogliendo dati su traffico, stato della carreggiata, condizioni ambientali e meteo, e rendendoli disponibili in forma digitale;
la connettività e le reti IoT consentono la trasmissione dei dati verso le piattaforme di gestione, con tecnologie diverse a seconda della tempestività richiesta: un alert in tempo reale ha esigenze di rete molto diverse da un dato per la manutenzione programmata;
le piattaforme dati sono il livello in cui le informazioni vengono raccolte, integrate e rese utilizzabili, trasformando dati provenienti da fonti eterogenee in supporto alle decisioni;
l’edge computing consente di elaborare i dati direttamente in prossimità della fonte, riducendo la latenza nei casi in cui la tempestività della risposta è critica;
strumenti di Intelligenza Artificiale e analisi avanzata dei dati permettono di trasformare grandi volumi di dati grezzi in informazioni operative, pattern predittivi e supporto decisionale;
la Cybersecurity e la security by design – ovvero la sicurezza progettata fin dall’inizio – sono elementi imprescindibili: un’infrastruttura connessa amplia la superficie di rischio e deve garantire protezione dei dati, affidabilità dei sistemi e continuità del servizio.
Come si genera valore economico da una Smart Road
Disporre di tecnologie connesse lungo la carreggiata non è sufficiente per generare valore. Come già accennato, la Smart Road genera più valore quando smette di essere un progetto e diventa un’infrastruttura su cui altri costruiscono servizi.
È possibile identificare tre livelli incrementali di maturità, che vanno da una logica di pura efficienza operativa fino alla creazione di un ecosistema aperto di servizi.
Tecnologia abilitante: l’infrastruttura raccoglie dati e li rende disponibili per il monitoraggio e la gestione interna. Il valore è reale, ma rimane circoscritto all’operatore infrastrutturale. È il punto di partenza, non il traguardo.
Piattaforme che guidano: i dati vengono strutturati in servizi erogabili a terzi – enti pubblici, flotte commerciali, operatori della mobilità – attraverso API, accordi o modelli di revenue sharing. In questa fase la piattaforma non è solo uno strumento di gestione, ma diventa un asset economico.
Ecosistema di servizi: attori terzi costruiscono applicazioni e soluzioni proprie sull’infrastruttura digitale della strada. Il gestore infrastrutturale smette di essere solo un produttore di dati e diventa un abilitatore di un mercato più ampio. È il modello a maggiore potenziale di valore, ma anche quello che richiede governance, standard e una regia condivisa tra soggetti pubblici e privati.
In questo scenario, i modelli di business più promettenti sono tre.
Revenue sharing su servizi di mobilità autonoma: prevede che il gestore dell’infrastruttura partecipi agli introiti generati dai servizi che utilizzano la sua rete connessa (ad esempio robotaxi o veicoli a guida autonoma che sfruttano i dati e le comunicazioni V2X della strada per operare in sicurezza). Chi rende possibile il servizio attraverso l’infrastruttura riceve una quota dei ricavi generati da chi lo eroga.
Fee di accesso a piattaforme dati: tariffe che operatori esterni – assicurazioni, flotte logistiche, fornitori di servizi di infomobilità – pagano per accedere ai dati raccolti dall’infrastruttura stradale. Il dato diventa un prodotto: chi vuole utilizzarlo per sviluppare servizi propri lo acquista attraverso un abbonamento o un accesso a consumo.
Modelli pay-per-performance:legano il compenso al risultato effettivamente ottenuto. Un fornitore di tecnologia, ad esempio, viene remunerato non per aver installato sensori, ma in proporzione alla riduzione degli incidenti, al miglioramento della fluidità del traffico o ad altri indicatori concordati. Questo allineamento tra incentivo economico e impatto reale è considerato uno dei modelli più robusti per garantire che le Smart Road tengano fede alle loro promesse.
Quanto vale il mercato della Smart Road in Italia
Le Smart Road rappresentano oggi il segmento a maggiore crescita nell’ambito della mobilità connessa italiana.
Secondo la ricerca dell’Osservatorio Connected Vehicle & Mobility, nel 2025 il mercato Smart Road in Italia vale 240 milioni di euro, con una crescita del +17% rispetto all’anno precedente. A trainare questo trend sono soprattutto i bandi pubblici – in primo luogo il PNRR – orientati alla gestione da remoto e in tempo reale delle infrastrutture stradali e all’ottimizzazione delle attività di manutenzione.
Sul territorio sono state censite 23 iniziative Smart Road avviate tra il 2023 e il 2025. Si tratta di progetti che coinvolgono alcune delle principali arterie italiane – tra cui tratti dell’A2 e dell’A4 – e che stanno testando sul campo tecnologie ancora in fase di diffusione:
il 5G, che garantisce connettività ad alta capacità e bassa latenza lungo la carreggiata;
il V2X (Vehicle-to-Everything), che consente lo scambio di informazioni in tempo reale tra veicoli e infrastruttura per migliorare sicurezza e fluidità del traffico;
sistemi di supporto alla guida connessa e autonoma, che utilizzano i dati dell’infrastruttura per guidare i veicoli o allertarli di situazioni critiche.
Molte di queste progettualità hanno raggiunto nel 2025 un elevato livello di maturità tecnologica, grazie all’introduzione di infrastrutture connesse, sensoristica IoT e piattaforme di monitoraggio avanzato.
Con il progressivo esaurimento dei fondi PNRR, tuttavia, il mercato si trova di fronte a una discontinuità rilevante. Molti progetti sono stati avviati grazie a queste risorse straordinarie, ma non tutti i soggetti coinvolti (in particolare i comuni più piccoli) dispongono di risorse interne o strategie alternative per garantirne la continuità. Il rischio è che parte delle infrastrutture realizzate resti sottoutilizzata per mancanza di governance e investimenti nel tempo.
Quali barriere ostacolano lo sviluppo della Smart Road
Lo sviluppo delle Smart Road in Italia resta, tuttavia, ancora frammentato. I principali ostacoli sono:
complessità burocratiche e lunghi tempi autorizzativi che rallentano la diffusione dei progetti;
dati prodotti dall’infrastruttura disponibili ma distribuiti su gestori diversi, senza possibilità di monetizzazione diretta;
assenza di un marketplace condiviso che consenta di valorizzare in modo strutturato il patrimonio informativo generato.
Questo crea un paradosso: l’infrastruttura genera dati, ma non esiste ancora un sistema che ne consenta la piena valorizzazione economica. Il biennio 2026-2027 sarà decisivo: serviranno norme più flessibili, sandbox regolatorie e processi semplificati per accelerare l’evoluzione verso la guida connessa e autonoma e per sbloccare il potenziale economico delle infrastrutture esistenti.
Quali criticità devono affrontare PA e imprese nello sviluppo delle Smart Road
Accanto alle barriere di sistema, esistono criticità che dipendono dalle scelte di chi progetta e gestisce una Smart Road. I tre modelli di business descritti sopra presuppongono che l’infrastruttura funzioni in modo integrato, affidabile e governato. Nella pratica, questo richiede di affrontare alcune criticità strutturali che la tecnologia da sola non risolve.
definire una governance dei dati, con regole chiare su quali dati vengono raccolti, chi li gestisce, per quali finalità e come vengono integrati con altri sistemi;
garantirel’interoperabilità tra infrastrutture, veicoli e piattaforme, così che i sistemi di amministrazioni, gestori, operatori tecnologici, imprese della mobilità possano comunicare tra loro;
assicurare continuità progettuale nel tempo, con le competenze tecniche e organizzative necessarie;
progettare la sicurezza e la protezione dei sistemi fin dall’inizio, come parte dell’architettura del progetto;
costruire un modello di sostenibilità economica del progetto fin dall’inizio, definendo chi finanzia l’infrastruttura, come si recuperano i costi nel tempo e attraverso quali meccanismi di revenue il progetto resta sostenibile oltre la fase di implementazione.
Quali sono le implicazioni del quadro normativo sulla Smart Road
Lo sviluppo delle Smart Road è strettamente dipendente dal quadro normativo, sia a livello nazionale che europeo. In Italia, il principale riferimento regolamentare è il DM 70/2018, che ha definito i requisiti tecnici per la classificazione e l’aggiornamento delle strade intelligenti, avviando un percorso virtuoso ma che negli anni si è parzialmente arenato, fermandosi ancora prevalentemente sulla fase sperimentale.
A livello europeo, i corridoi TEN-T (Trans-European Transport Network) rappresentano la principale leva per armonizzare lo sviluppo delle infrastrutture connesse tra i Paesi membri. Si tratta della rete di trasporto prioritaria definita dall’Unione Europea – che include autostrade, ferrovie, porti e aeroporti strategici – sulla quale gli Stati membri sono tenuti a rispettare obblighi progressivi di equipaggiamento tecnologico, inclusa la dotazione di sistemi ITS e connettività V2X entro scadenze definite. Tuttavia, la frammentazione normativa tra i singoli Stati rallenta la creazione di un ecosistema europeo davvero integrato.
Le principali criticità che il quadro normativo deve affrontare sono:
autorizzazioni frammentate e iter lunghi, che scoraggiano gli investimenti privati e rallentano la messa in esercizio dei progetti
assenza di regole chiare per la monetizzazione dei dati infrastrutturali, che impedisce la nascita di marketplace aperti e di modelli di business sostenibili
mancanza di sandbox regolatorie, ambienti in cui sperimentare tecnologie avanzate – come la guida autonoma su infrastruttura connessa – con regole semplificate e supervisione dedicata
Le prospettive per il biennio 2026-2027 indicano che sarà necessario intervenire su questi nodi per non rischiare di disperdere gli investimenti già effettuati. La pressione normativa europea spinge verso l’open data non commerciale, un modello in cui i dati prodotti dalle infrastrutture stradali vengono resi accessibili gratuitamente, o a condizioni standardizzate, per favorire la trasparenza, la ricerca e l’interoperabilità tra sistemi pubblici.
Per abilitare modelli di business competitivi sarà indispensabile un boost regolatorio, che vada oltre la logica dell’accesso gratuito ai dati e introduca regole chiare per la loro valorizzazione commerciale. Dovrà stabilire chi può usarli, a quali condizioni e con quale remunerazione per chi li produce.
Tramite il nostro Cookie Center, l'utente ha la possibilià di selezionare/deselezionare le singole categorie di cookie che sono utilizzate sui siti web.
Per ottenere maggiori informazioni sui cookie utilizzati, è comunque possibile visitare la nostra COOKIE POLICY
Cookie tecnici (strettamente necessari)
I cookie tecnici sono necessari al funzionamento del sito web perché abilitano funzioni per facilitare la navigazione dell'utente, che per esempio potrà accedere al proprio profilo senza dover eseguire ogni volta il login oppure potrà selezionare la lingua con cui desidera navigare il sito senza doverla impostare ogni volta.
Cookie analitici
I cookie analitici, che possono essere di prima o di terza parte, sono installati per collezionare informazioni sull'uso del sito web. In particolare, sono utili per analizzare statisticamente gli accessi o le visite al sito stesso e per consentire al titolare di migliorarne la struttura, le logiche di navigazione e i contenuti
Cookie di profilazione e social plugin
I cookie di profilazione e i social plugin, che possono essere di prima o di terza parte, servono a tracciare la navigazione dell'utente, analizzare il suo comportamento ai fini marketing e creare profili in merito ai suoi gusti, abitudini, scelte, etc. In questo modo è possibile ad esempio trasemettere messaggi pubblicitari mirati in relazione agli interessi dell'utente ed in linea con le preferenze da questi manifestate nella navigazione online.