LENS “Digitale e Intelligenza Artificiale: una priorità strategica per Italia ed Europa”
L’adeguatezza delle infrastrutture critiche, le esigenze delle imprese in ambito regolamentazione, la sovranità digitale, gli impatti di AI e digitale su sostenibilità, lavoro e informazione. Sono questi i temi emersi a LENS “Digitale e Intelligenza Artificiale: una priorità strategica per Italia ed Europa”, l’evento organizzato dagli Osservatori Digital Innovation in collaborazione con l’Ufficio del Parlamento europeo e la Rappresentanza della Commissione europea a Milano che si è tenuto il 17 marzo a Milano a Palazzo Mezzanotte.
Gli Osservatori Digital Innovation, attivi da 27 anni, rappresentano un punto di riferimento per l’analisi e la comprensione della trasformazione digitale in Italia. Ogni anno coinvolgono nella ricerca oltre 3.000 imprese e promuovono un confronto costante tra mondo accademico, industriale e istituzionale. Le attività di ricerca degli Osservatori si sviluppano all’interno di spazi di confronto indipendenti, precompetitivi e stabili, articolati in oltre 300 workshop annuali che riuniscono più di 14.000 partecipanti, fornendo così una prospettiva longitudinale e multistakeholder sulla trasformazione digitale del Paese. Un patrimonio di conoscenze che ha portato gli Osservatori a essere citati in oltre 100 audizioni e 8 documenti strategici e leggi dello Stato, contribuendo attivamente al decision-making delle imprese e al policy-making.
Durante l’evento sono state presentati i risultati delle nuove ricerche sullo stato della digitalizzazione delle imprese e sui megatrend che plasmeranno il futuro di Italia ed Europa in termini di tecnologie, competitività e sovranità digitale. È stata inoltre un’occasione per mettere a confronto CEO e vertici di istituzioni italiane ed europee su come riaffermare un ruolo centrale di Italia ed Europa nelle sfide globali del digitale e dell’Intelligenza Artificiale.
In apertura dell’evento, il Vicerettore per lo sviluppo sostenibile e impatto del Politecnico di Milano e Direttore Scientifico Osservatori Digital Innovation Alessandro Perego ha spiegato che “LENS” si richiama alla lente di ingrandimento «per indicare una ricerca ancorata nell’accademia, ma di natura investigativa, che intende scovare e analizzare i fenomeni in atto nella trasformazione digitale e nella rivoluzione dell’intelligenza artificiale». Partendo dalla consapevolezza che opportunità e rischi si sono via via ampliati nei 27 anni di attività degli Osservatori Digital Innovation. «Le opportunità legate alla trasformazione digitale sono sempre maggiori. Al contempo, i rischi associati nel non affrontarla correttamente sono enormemente cresciuti. Il digitale in pochi anni è passato da strumento operativo a leva strategica per imprese, istituzioni e sistemi Paese. In uno scenario geopolitico in profonda evoluzione, infrastrutture critiche come capacità computazionale, cloud e connettività stanno diventando asset cruciali, su cui l’Europa ha il dovere di giocare una partita».
La rettrice del Politecnico di Milano, Donatella Sciuto, ha dichiarato: «In una situazione geopolitica sempre più complessa, il tema della sovranità tecnologica è centrale per l’Europa, che deve competere alla pari con le altre grandi potenze. Su questo, c’è ancora molta strada da compiere, ma i segnali sono positivi, come la proposta di mobilitare duecento miliardi su Invest AI per sviluppare un ecosistema dell’intelligenza artificiale o la discussione sul nuovo programma quadro FP10, per cui si prevedono 175 miliardi di euro, il valore più alto di sempre. È quindi necessario investire di più, ma anche collaborare meglio, per evitare dispersione nell’utilizzo delle risorse. Il rafforzamento della competitività europea passa dalla ricerca e dall’innovazione, dalle infrastrutture digitali e dalle competenze tecnologiche».
Per Andrea Rangone co-founder degli Osservatori Digital Innovation «il digitale rappresenta il principale motore di crescita del nostro tessuto economico produttivo e la principale leva di ammodernamento della nostra pubblica amministrazione, ma è diventato anche il sistema nervoso per il funzionamento di qualsiasi attività. La sovranità digitale diventa un tema strategico per l’Italia e per l’Europa: non possiamo permetterci di non governare appieno questo sistema nervoso, di dipendere eccessivamente da scelte politiche ed economiche di altre aree geopolitiche. È necessario compiere ora scelte strategiche per poterne riprendere il controllo: rafforzare le infrastrutture digitali, sviluppare competenze e creare un ecosistema dell’innovazione integrato tra ricerca, industria e istituzioni. Questa deve essere la priorità per Italia e Europa».
Le istituzioni europee
Maurizio Molinari, Capo dell’Ufficio per Parlamento europeo a Milano ha dichiarato: «L’importante contributo che il parlamento europeo ha dato all’approvazione di norme quali l’AI Act, il Digital Services Act e il Digital Markets Act dimostra quanto il ruolo dell’Unione Europea nel fare in modo che la trasformazione digitale diventi una grande opportunità per cittadini e imprese sia fondamentale in un contesto di guerra ibrida e di stravolgimenti globali. Un quadro normativo chiaro e ambizioso e investimenti di risorse adeguate sono imprescindibili per una vera autonomia strategica, come tassello verso una difesa comune e per fare in modo che europei ed europee siano più sicuri e informati e possano godere di maggiore produttività, migliore qualità del lavoro e di beni e servizi all’avanguardia».
«Qualche mese fa, nel discorso sullo stato dell’Unione, la Presidente Ursula van der Leyen fa ha detto ‘L’Europa è in guerra». ha detto Carlo Corazza, direttore dell’Ufficio del Parlamento Europeo in Italia. «Si tratta di una guerra cognitiva, ibrida, fatta di cyber attacchi e disinformazione, in cui ci possiamo difendere, rafforzando indipendenza, autonomia strategica e sovranità digitale. Da un lato, abbiamo la bussola del piano Draghi: investire in innovazione, sicurezza e infrastrutture critiche. Dall’altro, un quadro normativo, migliorabile e semplificabile, ma che va difeso e in certi aspetti sviluppato. Perché l’intelligenza artificiale è la chiave per vincere molte sfide, a cominciare da quella della salute, dell’invecchiamento e della competitività, ma anche una minaccia ai valori su cui è stata fondata l’Unione Europea, la difesa della libertà e della dignità della persona».
La Direttrice della Rappresentanza della Commissione europea a Milano, Claudia Colla, ha sottolineato come «La leadership tecnologica sia oggi una questione di sicurezza, democrazia e sovranità. La trasformazione digitale incide direttamente anche sulla competitività economica, qualità del lavoro e resilienza delle nostre infrastrutture. La Commissione europea è impegnata affinché l’Unione europea sia un luogo in cui le tecnologie nascono, crescono e si sviluppano nel rispetto dei valori democratici europei».
Pina Picierno, Vicepresidente del Parlamento europeo, ha detto che «l’IA rappresenta una trasformazione dell’infrastruttura cognitiva delle nostre società, non solo negli strumenti che utilizziamo, ma nel modo stesso in cui la conoscenza viene prodotta, organizzata e trasmessa nello spazio pubblico. In questo contesto, la sfida europea non può limitarsi alla definizione di regole, ma deve riguardare la costruzione di capacità scientifica, industriale e culturale. In gioco non c’è solo la posizione nella competizione tecnologica globale: tra capitalismo della sorveglianza e modelli autoritari, l’Europa ha la responsabilità storica di costruire una via diversa, in cui la potenza tecnologica non sia separata dalla responsabilità democratica, l’autonomia industriale sostenga la libertà delle società, la trasformazione digitale rafforzi le istituzioni liberali».
Antonella Sberna, Vicepresidente del Parlamento europeo, ha dichiarato: «Digitale e intelligenza artificiale rappresentano grandi priorità strategiche del nostro tempo. Negli ultimi anni l’Unione Europea ha costruito un quadro normativo importante, per accompagnare lo sviluppo delle nuove tecnologie garantendo l’innovazione, la sicurezza e la tutela dei diritti. Oggi l’Europa ha l’opportunità di rafforzare la propria capacità industriale e tecnologica, e guidare la rivoluzione digitale globale, ma questo percorso passa dal potenziamento delle infrastrutture digitali strategiche, dalle reti di connettività, al cloud, fino ai sistemi di supercalcolo. Considerando che l’AI apre opportunità straordinarie e, allo stesso tempo, richiede attenzione su temi come qualità dell’informazione, tutela del copyright e responsabilità delle piattaforme».
Brando Benifei, Parlamentare europeo e co-relatore dell’AI Act, ha detto che: «Con l’AI Act l’Europa ha fatto una scelta politica chiara: non lasciare l’intelligenza artificiale al far west dei più forti, ma governarla con regole proporzionate al rischio, con divieti per gli usi più pericolosi e un quadro giuridico stabile per usare sistemi di IA sicuri e affidabili. Il nuovo Omnibus digitale può servire se semplifica gli obblighi per le PMI e rafforza davvero l’AI Office, ma non deve diventare un favore alle big tech. La vera sfida ora è aumentare gli investimenti nello sviluppo dell’IA europea e nella sua adozione nei settori chiave, costruendo un vero mercato unico dei capitali e l’EuroStack per infrastrutture digitali comunitarie e sovrane, in linea con l’AI Continent Action Plan e la strategia Apply AI.».
L’Europarlamentare Francesco Torselli ha evidenziato: «Se il gap nello sviluppo dell’intelligenza artificiale con Stati Uniti e Cina è difficilmente colmabile, Italia ed Europa sono chiamate a ripensare il proprio approccio, puntando non tanto sulla competizione diretta sul piano tecnologico, quanto su un uso strategico e mirato dell’innovazione digitale. La vera opportunità risiede infatti nella capacità di applicare l’AI ai propri settori d’eccellenza, valorizzando competenze, filiere e know-how distintivi. In questo modo, le tecnologie possono essere trasformate in un vantaggio competitivo concreto, sostenibile e capace di rafforzare il posizionamento industriale europeo nel lungo periodo».
La Parlamentare europea Benedetta Scuderi ha dichiarato che: «Il digitale e l’intelligenza artificiale rappresentano oggi una leva strategica fondamentale per l’Italia e per l’Europa, non solo in termini di competitività, ma per la tutela della democrazia e dell’autonomia. Tuttavia, senza regole chiare su dati, piattaforme e lavoro, rischiano di diventare strumenti di dipendenza e disuguaglianza. Per questo è necessario compiere investimenti, costruire infrastrutture proprie e governare queste tecnologie affinché siano al servizio delle persone, della giustizia sociale e dello sviluppo sostenibile europeo».
Le infrastrutture digitali
Marina Natalucci, Direttrice del Center for Digital Envisioning, ha evidenziato che «i data center oggi sono un’infrastruttura critica e strategica, per cui siamo fortemente dipendenti da tecnologie e infrastrutture extraeuropee. Su 7,4 gigawatt di potenza energetica installata a livello europeo, il 53% è concentrato nelle mani di dieci operatori, sette dei quali statunitensi. E i 25 miliardi di euro di investimenti previsti nei prossimi tre anni in Italia sono guidati per il 45% da tre hyperscaler americani. Anche nel Cloud, più dell’80% del mercato europeo è nelle mani di operatori americani. Le tecnologie di frontiera ci aprono un’opportunità di recuperare in parte il gap verso Stati Uniti e Cina, ma dobbiamo superare alcune sfide strutturali, tra cui la frammentazione degli investimenti, sia privati sia pubblici».
Marta Valsecchi, Direttrice Operativa degli Osservatori Digital Innovation, ha evidenziato che «oggi insieme al computing, la connettività rappresenta una leva strategica per la competitività, eppure, troppo spesso è percepita dalle imprese solo come una commodity. Nella connettività terrestre, si assiste a un’estrema frammentazione del mercato e delle norme, che ha eroso la capacità di investimento degli operatori. In ambito satellitare la competizione è dominata dagli Stati Uniti: Starlink conta oltre 6.000 satelliti in orbita, mentre il sistema europeo Eutelsat OneWeb supera di poco le 600 unità. La direzione strategica a cui puntare è la costruzione di un’infrastruttura terrestre e spaziale sovrana, in grado di garantire altissime performance, affidabilità, resilienza e sicurezza. E le nuove infrastrutture telco possono diventare piattaforme aperte in grado di abilitare nuovi servizi e modelli di business. È però necessario affrontare il ritardo competitivo nel rollout satellitare, oltre che la frammentazione normativa e la mancanza di standard tra Stati Membri e la necessità di un nuovo assetto competitivo».
Il ruolo delle infrastrutture digitali per la competitività di Italia ed Europa
Umberto Bertelè, Professore emerito di Strategia del Politecnico di Milano e Chairman degli Osservatori Digital Innovation, ha ricordato “come purtroppo l’UE sia lontana da quella “sovranità digitale” che si è giustamente posta come obiettivo, per il forte ritardo rispetto a US e Cina. Come sia stato importante l’impegno nel “regolamentare”, ma sia ora il momento del “fare”, in tempi rapidi per evitare ulteriori ritardi, congiuntamente per sfruttare al meglio le scarse risorse a disposizione. Come per competere con i colossi globali servano imprese più grandi e sia indispensabile (Draghi docet) sviluppare un sistema privato di venture capital”. Le esperienze di successo ci sono, ne abbiamo molte oggi in aula, occorre farle crescere”.
Paolo Ciocca, Presidente di Italgas, ha evidenziato che: «Le infrastrutture critiche si basano su tre elementi fortemente interconnessi: mercato, tecnologia e sicurezza. Senza mercato, e quindi senza finanziamenti, non c’è innovazione; senza innovazione non può esserci sicurezza. Oggi la sicurezza è cruciale: riguarda la dimensione cyber, quella fisica e anche l’affidabilità intrinseca degli algoritmi di intelligenza artificiale su cui sempre di più le infrastrutture basano il loro operato. Credo sia maturo il momento per pensare, insieme ai partner europei, a come migliorare l’organizzazione e il funzionamento delle infrastrutture critiche e in particolare del sistema energetico».
Giuseppe Gola, AD e Direttore Generale di Open Fiber, ha detto che «l’infrastruttura in fibra è un abilitatore fondamentale dell’intelligenza artificiale», ricordando come la rete di nuova generazione sia la condizione per sostenere la trasformazione digitale. «Oggi abbiamo raggiunto una copertura complessiva della fibra del 72%, molto vicino alla media europea del 76%, ma resta il problema del sottoutilizzo: oggi il livello di take-up è del 30%, significa che solo il 30% delle unità immobiliari coperte da un’infrastruttura in fibra oggi ha un cliente attivo in fibra. Per abilitare servizi avanzati e migliorare l’efficienza energetica, è necessario accelerare la migrazione dal rame alla fibra, massimizzandone l’utilizzo da parte degli utenti».
Giuseppe Di Franco, CEO del Gruppo Lutech, ha sottolineato che «negli ultimi dieci anni la produttività del lavoro del sistema italiano è stata una tavola piatta», spiegando come questo abbia compresso i salari e indebolito la competitività del Paese, a causa di «15 anni di investimenti nel digitale significativamente più bassi degli altri Paesi europei. L’arrivo dell’intelligenza artificiale è un acceleratore della trasformazione, che amplifica sia rischi che opportunità. Richiama all’urgenza del “fare” per recuperare il gap, affrontando anche la barriera più critica, rappresentata dalle competenze digitali, perché ancora oggi 15 milioni di italiani tra i 6 e i 66 anni non hanno le competenze di base per interagire con un sistema informatico».
L’Intelligenza Artificiale come motore di innovazione
Giovanni Miragliotta, Direttore dell’Osservatorio Artificial Intelligence, nel suo intervento è partito dal celebre titolo del The Economist “Data is the new oil”. «Se i dati sono il petrolio, oggi l’intelligenza artificiale è il motore che brucia quel carburante e spinge la nuova economia. In questo campo l’Europa deve trasformare la propria eccellenza nella ricerca scientifica in capacità industriale e imprenditoriale, e finalmente sta investendo per recuperare il ritardo. In questo quadro, l’AI Act, se correttamente rimodulato, potrebbe diventare un marchio di qualità. Per affrontare questa sfida serve visione, pragmatismo, capacità politica, industriale e imprenditoriale».
Per Orazio Iacono, CEO del Gruppo Hera, “l’Intelligenza Artificiale non è solo una leva tecnologica, ma uno strumento abilitatore strategico per processi, servizi e qualità, generatore di valore concreto per le imprese e per la società. Hera oggi è una multiutility solida, resiliente e orientata al futuro – ha dichiarato Iacono –. In oltre 20 anni abbiamo costruito un modello industriale capace di crescere, innovare e creare valore per territori, clienti e azionisti e nuove generazioni. L’innovazione abilita nostra la transizione energetica e ambientale. L’AI e’ già diffusa nei processi e nei servizi e guida decisioni più efficaci, sostenibili e orientate al lungo periodo”
Il ruolo di Tech Europe Foundation
Ferruccio Resta, Presidente di Tech Europe Foundation, ha presentato l’attività della fondazione no-profit nata per favorire la collaborazione tra ricerca, imprese e startup, coniugando progresso scientifico e sviluppo produttivo. «Il tema della sovranità digitale è centrale e l’adozione delle tecnologie più avanzate deve essere governata da un’industria europea solida e competitiva – ha dichiarato –. Oggi, tra microsatelliti, nuove batterie, umanoidi e droni, l’impulso arriva soprattutto dalle startup. Per questo la priorità è far nascere nuove iniziative, contrastare la denatalità imprenditoriale e rafforzare un’autonomia strategica che trasferisca le innovazioni anche nelle corporate».
Strategie per la crescita nell’era dell’AI
Alessandro Piva, Direttore dell’Osservatorio Artificial Intelligence, ha evidenziato che «l’AI può avere un impatto significativo nelle strategie delle imprese, se integrata non solo come aspetto tecnologico, ma anche come percorso di cambiamento delle competenze interne e della relazione con il cliente. Le piccole e medie imprese possono affrontare questa sfida aiutate dalla progressiva standardizzazione di alcuni servizi e dalla modernizzazione dell’offerta tecnologica. Ma si possono immaginare anche nuovi modelli di business AI-driven, che oggi aprono nuove nicchie di mercato o possono insidiare settori maturi».
Federico Leproux, CEO di TeamSystem, ha evidenziato che «l’intelligenza artificiale è un motore potentissimo che richiede dati e processi digitalizzati ma il cui vero valore emerge quando diventa un layer capace di rafforzare la competitività delle imprese. Oggi l’AI deve essere uno strumento concreto per le PMI: supportando decisioni più informate, rendendo i processi più efficienti e liberando tempo e risorse da dedicare ad attività a maggior valore aggiunto. Anche se difficilmente avremo un grande motore di AI italiano, possiamo essere eccellenti trasformatori e utilizzatori; l’AI rappresenta un’opportunità per democratizzare l’innovazione, sviluppare la competitività del sistema economico e accompagnare una crescita più inclusiva e sostenibile».
Paola Pirotta, Amministratrice Delegata di Medtronic Italia, ha detto che «in sanità l’intelligenza artificiale rappresenta una lente di ingrandimento invisibile e precisissima per individuare elementi che altrimenti resterebbero nascosti. I sistemi sanitari affrontano oggi bisogni assistenziali crescenti e nuove sfide di sostenibilità, in cui l’AI è una risposta concreta per migliorare gli esiti clinici, aumentare l’accuratezza diagnostica e consentire interventi più tempestivi. È la chiave per una sanità predittiva, personalizzata, preventiva e sostenibile, in cui la cura precede la malattia e il paziente è davvero al centro».
Per Mattia Riva, CEO & Equity Partner di OneDay Group: «L’intelligenza artificiale è un cambiamento radicale e rappresenta una grande opportunità su più livelli. Come tutti gli shock tecnologici della storia, libererà tempo e risorse per creare nuovi business, in particolare nel mondo dell’entertainment. Allo stesso tempo, più la tecnologia evolve, più cresce il valore delle esperienze umane. Le aziende che sapranno interpretare questo equilibrio, rispondendo in modo preciso ai bisogni delle persone, saranno quelle capaci di trasformare l’innovazione tecnologica in valore reale».
La maturità digitale delle imprese italiane
Riccardo Mangiaracina, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Digital B2b e eCommerce B2c ha analizzato la maturità digitale delle imprese italiane su tre dimensioni: la digitalizzazione dei processi, la loro visione data-driven e la cybersecurity. «Si evidenzia una buona diffusione di strumenti di digitalizzazione dei processi di raccolta e analisi dei dati tra le grandi imprese, anche se prevalentemente con soluzioni di base e strategie digitali non sempre ben definite. Le PMI invece appaiono in evidente ritardo in questi ambiti. Sulla cybersecurity, il rischio appare ormai chiaro a tutte le imprese che stanno investendo per affrontarlo, ma devono ancora compiere passi significativi per diventare realmente mature su questo fronte».
Regolamentazione e competitività europea
Per Alessandra Perrazzelli, Direttore Scientifico del Center for Digital Regulation Strategy «il vero nodo non è tanto l’eccesso di regolazione in sé, ma la sua frammentazione e complessità. Solo un processo di semplificazione, armonizzazione e maggiore uniformità delle norme può trasformare il quadro regolatorio in una leva strategica. A tal fine, strumenti digitali basati sull’intelligenza artificiale diventano fondamentali per mappare sovrapposizioni e lacune normative. In questo modo, le regole non rappresentano più un ostacolo, ma diventano un fattore abilitante per la crescita dell’industria e per il rafforzamento della competitività di Italia ed Europa nello scenario internazionale».
AI e persone al centro
Mariano Corso, Professore Ordinario al Politecnico di Milano e Cofondatore degli Osservatori Digital Innovation ha evidenziato che: «L’AI è una leva di innovazione che consente di ripensare processi, prodotti, modelli di business. Ma perché tutto questo accada e porti impatti positivi, occorre partire non dalla tecnologia e nemmeno dal business, ma dalle persone! Attendere che l’AI trasformi processi e modelli di business per poi adattare le caratteristiche del proprio capitale umano è una strategia destinata a scontrarsi con le difficoltà delle persone a mettersi in gioco e con lo shortage strutturale di talenti. Occorre viceversa avviare fin da subito una people-first strategy, una strategia proattiva di ripensamento delle mansioni e di sviluppo ed engagement delle persone. Solo così si possono creare le premesse per un’adozione efficace dei nuovi modelli digitali».
Per Andrea Casaluci, CEO di Pirelli: «La trasformazione digitale e l’IA non rappresentano soltanto un’evoluzione tecnologica, ma anche un profondo cambiamento dei modelli di business, dei processi produttivi e dell’offerta di prodotti e servizi, capace di ridefinire il ruolo stesso delle imprese. Per l’Europa, in particolare, la trasformazione digitale e l’introduzione dell’IA si configurano come una leva cruciale per affrontare le sfide della competitività e del cambiamento demografico, favorendo al contempo un approccio che mantenga sempre le persone e le competenze al centro dei processi di innovazione. Ed è proprio in questa direzione che in Pirelli, ormai da anni, abbiamo avviato un profondo percorso di trasformazione digitale».
Innovazione digitale e PMI
Per Miriam Gualini, Amministratore Delegato di Gualini Lamiere International S.p.A: «La digitalizzazione, l’innovazione e l’intelligenza artificiale non possono più essere considerate una scelta per le PMI, ma una condizione necessaria per la loro sopravvivenza in un mercato globale sempre più competitivo, dove i concorrenti sono internazionali. Questo richiede prima di tutto un cambiamento nella cultura dell’imprenditore, che deve superare ogni esitazione e adottare una visione strategica dell’innovazione, che deve prevedere introduzione di nuove tecnologie, integrazione dei processi, uso dei dati per restare competitivi nel tempo».
Barbara Amerio, CEO di Amer Yachts ha dichiarato: «L’innovazione ha un valore strategico, permette di anticipare le trasformazioni, integrando sostenibilità e digitale in un unico percorso evolutivo, che va dalla tracciabilità dei materiali lungo tutto il ciclo di vita, alla gestione intelligente dei processi produttivi e documentali. Non è solo tecnologia, ma un cambio di metodo che riduce impatti, costi e inefficienze, aprendo nuove filiere collaborative. In questo scenario, l’intelligenza artificiale rappresenta il passo successivo, capace di trasformare i dati raccolti in conoscenza immediata e operativa».
AI e Informazione
Per Giuseppe De Bellis, Executive Vice President di Sky Italia e Direttore Editoriale SkyTg24: «L’intelligenza artificiale è già una forza centrale nell’informazione, ma siamo ancora all’inizio della sua introduzione e senza certezze sul suo impatto futuro. Il vero punto sarà non subire, ma governare l’AI. Tra opportunità e rischi, come quello delle fake news, la sfida è usarla per migliorare qualità, interpretazione e responsabilità del giornalismo, senza perdere il valore umano del pensiero critico».
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