L’Earth Observation in breve

  • L’Earth Observation è una scienza sofisticata che permette di monitorare in tempo reale i cambiamenti del nostro pianeta dallo spazio
  • I satelliti di osservazione terrestre sono oggi in grado di rilevare variazioni di temperatura, misurare l’umidità del suolo e persino calcolare lo spessore del ghiaccio, fornendo dati cruciali per prevedere disastri naturali, ottimizzare l’agricoltura, gestire le risorse idriche e monitorare l’impatto del cambiamento climatico
  • Il mercato italiano dei servizi di Earth Observation, stando ai dati di Ricerca dell’Osservatorio Space Economy della School of Management del Politecnico di Milano, nel 2025 ha raggiunto 340 milioni di euro, con una crescita del 17% rispetto al 2024

In questo articolo, realizzato proprio dall’Osservatorio Space Economy, esploreremo cos’è e come effettivamente funziona l’Earth Observation, quali tecnologie la rendono possibile e come questi dati stanno ridefinendo la nostra capacità di comprendere e preservare il pianeta che chiamiamo casa.

Cos’è l’Earth Observation

L’Earth Observation (EO), o Osservazione della Terra (OT), indica l’insieme delle tecnologie di telerilevamento e dei sistemi di misura “in situ” utilizzati per rilevare e monitorare i fenomeni fisici, chimici e biologici del nostro pianeta. Questo include il controllo di elementi come il suolo, le acque (mari, fiumi, laghi) e l’atmosfera.

Quando l’EO avviene tramite satelliti, si parla di osservazione satellitare, che si basa su sensori di telerilevamento installati a bordo di satelliti (come quelli del programma europeo Copernicus, i Sentinel) per raccogliere dati ambientali. Questi dati, una volta elaborati, vengono inseriti in modelli complessi per generare informazioni e servizi. È il caso, ad esempio, di previsioni meteorologiche, simulazioni climatiche o analisi ambientali, che possono essere combinati con misurazioni effettuate direttamente sul campo.

Come funziona l’Earth Observation

L’Osservazione della Terra si basa sull’utilizzo di satelliti dotati di sensori che rilevano informazioni dal nostro pianeta da diverse prospettive. Questi possono essere Sensori SAR, Sensori ottici o multispettrali e Sensori termici e a microonde passive. Di seguito li analizziamo più nel dettaglio.

Sensori SAR (Synthetic Aperture Radar – radar ad apertura sintetica)

I sensori SAR operano indipendentemente da luce e condizioni meteorologiche, rendendoli ideali per monitoraggi continui. Questi radar inviano impulsi di microonde verso la Terra e analizzano il segnale riflesso, permettendo di creare immagini dettagliate della superficie terrestre di giorno e di notte, anche attraverso nuvole e pioggia. Sono particolarmente utili per rilevare deformazioni del terreno, monitorare ghiacciai, mappare inondazioni e identificare cambiamenti nell’uso del suolo.

Sensori ottici o multispettrali

Questi sensori catturano immagini utilizzando la luce visibile e il vicino infrarosso, producendo fotografie a colori reali o in false colorazioni che evidenziano specifiche caratteristiche. Richiedono luce solare e condizioni atmosferiche limpide per funzionare efficacemente. Possono distinguere diversi tipi di vegetazione, identificare corpi idrici, monitorare lo stato di salute delle colture e rilevare cambiamenti nella copertura terrestre con altissima risoluzione spaziale.

Sensori termici e a microonde passive

Si tratta di sensori che rilevano le emissioni naturali di calore (radiazione infrarossa termica) dalla superficie terrestre e dall’atmosfera, permettendo di misurare temperature e umidità. Possono funzionare anche in assenza di illuminazione solare, rendendoli preziosi per il monitoraggio notturno. I sensori termici sono essenziali per identificare incendi forestali, vulcani attivi, isole di calore urbano e correnti oceaniche, mentre i sensori a microonde passive sono fondamentali per misurare l’umidità del suolo, il contenuto di vapore acqueo atmosferico e lo spessore del ghiaccio marino.

Quali sono le agenzie spaziali di Earth Observation e i programmi di riferimento

Le agenzie spaziali internazionali hanno avviato una serie di programmi innovativi per migliorare il monitoraggio e la comprensione del nostro pianeta attraverso l’Earth Observation. Vediamone alcuni.

Copernicus

Il programma più rilevante a livello europeo è il già citato programma Copernicus, che è stato pensato e implementato in maniera tale da offrire a vari tipi di utenti l’accesso a dati sul nostro pianeta, attraverso la raccolta di dati di osservazioni satellitari e da sistemi in situ, come le stazioni di terra. Le infrastrutture relative a questo programma consistono in satelliti dedicati (i c.d. satelliti Sentinel) che, in sinergia con satelliti commerciali e pubblici già esistenti, forniscono una quantità importantissima di dati. Questi ultimi vengono poi analizzati ed elaborati da una vasta tipologia di attori, contribuendo all’offerta dei servizi correlati all’Osservazione della Terra.

COSMO-SkyMed

A livello italiano, il programma COSMO-SkyMed (CSK) di proprietà e gestito dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), è finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca e dal Ministero della Difesa italiani. Si tratta di una missione di Osservazione della Terra, con scopi sia civili che militari, basata su una costellazione di satelliti con radar SAR operanti in banda X, che quindi riescono a collezionare dati anche attraverso le nuvole e in assenza di luce solare. Oggi la costellazione può contare su cinque satelliti operativi in orbita.

IRIDE

Un’ulteriore iniziativa promossa dal governo italiano è la creazione di una costellazione nazionale di circa trenta satelliti di piccole e medie dimensioni chiamata IRIDE. Il programma è condotto con il supporto di ASI ed ESA ed è finanziato principalmente tramite i fondi del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza). A gennaio 2025 è iniziato il lancio dei satelliti della costellazione.

Secondo la Ricerca dell’Osservatorio Space Economy, il 68% delle aziende ha una buona conoscenza del programma, che è percepito dagli operatori prima di tutto come un abilitatore del mercato a valle: la sua principale ricaduta attesa riguarda l’ampliamento dell’offerta di servizi per il settore privato e la crescita delle applicazioni basate sui dati dell’Earth Observation. In altri termini, non solo più dati disponibili, ma nuove opportunità di business per chi quei dati li trasforma in valore.

Quali sono gli ambiti applicativi dell’Osservazione della Terra per gli altri settori

L’Osservazione della Terra è da sempre uno dei segmenti dell’economia spaziale che presenta più sinergie con diversi settori industriali, e con il progressivo ingresso di numerosi attori privati gli ambiti applicativi si sono man mano espansi.

Oltre all’ambito della difesa, i dati e i servizi ottenuti tramite l’OT sono stati impiegati in sempre più numerosi settori verticali, come la gestione delle emergenze naturali, l’energia, la tutela ambientale, le infrastrutture e il settore finanziario. I benefici derivanti da questi servizi sono molteplici, come ad esempio il monitoraggio di un impianto fotovoltaico per una azienda operante nel settore delle energie rinnovabili, l’analisi della vegetazione di un terreno e della sua riflettività, o il tracciamento merci per analizzare e ottimizzare il trasporto lungo l’intera catena logistica.

Altri settori possono beneficiare dei dati satellitari, come il settore delle infrastrutture e delle costruzioni o quello assicurativo, con quest’ultimo che può far leva sull’analisi di dati geospaziali per la valutazione del rischio.

Infine, la combinazione di dati satellitari con altre tecnologie digitali, come l’AI, i Big Data e IoT, offre oggi un più ampio ventaglio di applicazioni nei settori più disparati.

Quanto vale il mercato dell’Earth Observation in Italia

Negli ultimi anni il mercato di Osservazione della Terra ha testimoniato una crescita molto importante, con un progressivo aumento di attori privati nel settore, e con la maggior parte delle agenzie spaziali che ha iniziato a adattare la propria strategia in tal senso, per mezzo di nuovi modelli di partenariato e mutando il proprio ruolo.

Secondo la ricerca dell’Osservatorio Space Economy, il mercato dei servizi di Osservazione della Terra in Italia nel 2025 ha raggiunto 340 milioni di euro (+17% rispetto al 2024). Dopo la forte accelerazione registrata nel 2024 (+28%), la crescita risulta più contenuta, ma pienamente in linea con il contesto europeo, il cui mercato ha raggiunto i 2,66 miliardi di euro nel 2024, con una crescita del +17% rispetto all’anno precedente.

Sul fronte dell’approvvigionamento dei dati, emerge una netta prevalenza delle fonti pubbliche, che rappresentano il 71% del totale (di cui Copernicus 50%, dati pubblici italiani 30%, fonti extraeuropee 20%). Le fonti private, costituite principalmente da startup e PMI, costituiscono il 29%.

Cosa succederà dopo il PNRR

Il quadro che emerge è sicuramente molto influenzato dalle risorse del PNRR. Il 2026, anno entro cui devono essere impiegate le risorse del Piano, rappresenta un momento cruciale per valutare il reale potenziale del mercato italiano e l’impatto del PNRR nel promuovere una domanda privata solida e continuativa, elemento indispensabile per assicurare la sostenibilità del settore nel lungo periodo.

Come afferma Paolo Trucco, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Space Economy, durante il Convegno dei risultati di Ricerca, “L’Italia si trova oggi a un punto di svolta: con il 2026 terminerà l’impulso del PNRR che ha sostenuto progetti di sviluppo tecnologico e di rafforzamento della filiera spazio nazionale e siamo chiamati a non disperdere questa eredità. Tutti gli attori della Space Economy nazionale devono riflettere su quanto di buono fatto in questi anni e agire in modo concertato per moltiplicarne il valore trasformativo e di consolidamento della leadership del nostro Paese.”

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