Intelligenza artificiale e robotica in breve

  • L’integrazione tra AI e robotica trasforma il modo in cui i robot percepiscono il mondo, ragionano e prendono decisioni autonome, andando ben oltre la semplice automazione di compiti fisici.
  • A differenza dei robot tradizionali, i robot abilitati dall’AI sviluppano una comprensione semantica della realtà: vedono un oggetto, lo interpretano nel contesto e agiscono di conseguenza.
  • Secondo i dati 2025-2026 dell’Osservatorio Innovative Robotics della School of Management del Politecnico di Milano, il 29% delle aziende italiane che prevedono investimenti in robotica destinerà risorse a robot innovativi con AI, sensori e apprendimento continuo.
  • L’AI amplia il perimetro d’uso della robotica ben oltre la manifattura, rendendo praticabili scenari come ospedali, ambienti pericolosi e spazi pubblici.

Attraverso le ricerche dell’Osservatorio Innovative Robotics, in questo articolo esploreremo le principali tecnologie che rendono possibile l’integrazione tra intelligenza artificiale e robotica, i modelli di apprendimento emergenti, i vantaggi attesi per le imprese e i rischi da tenere in considerazione.

Come si integrano AI e Robotica

Quando si parla di intelligenza artificiale applicata alla robotica, il termine che ricorre con crescente frequenza è Physical AI. Si tratta del paradigma che definisce l’integrazione dell’Intelligenza Artificiale, che tutti stiamo imparando a conoscere in forma digitale, all’interno di una macchina fisica.

Come spiega Paolo Rocco, Responsabile scientifico dell’Osservatorio: “Da esecutori vincolati a sequenze predefinite, i robot diventano capaci di costruire una rappresentazione del mondo, anticipare gli ostacoli e selezionare autonomamente l’azione più appropriata al contesto.”

Il passaggio è sostanziale. Un robot tradizionale capisce posizioni, traiettorie e velocità, ma non attribuisce significato a ciò che percepisce. Un robot abilitato dalla Physical AI, invece, sviluppa una comprensione semantica della realtà: vede un oggetto, lo mette in relazione con il contesto, e può determinare autonomamente la sequenza di azioni necessarie per raggiungere l’obiettivo indicato dall’operatore. Non si tratta semplicemente di robot più veloci o più precisi, ma di sistemi che imparano, si adattano e collaborano.

Quali tecnologie rendono possibile l’integrazione

L’integrazione tra AI e robotica si regge su tre abilitatori tecnologici fondamentali, identificati dalla ricerca dell’Osservatorio Innovative Robotics:

  • Percezione potenziata: Telecamere, LiDAR e sensori tattili permettono ai robot di leggere l’ambiente con una ricchezza di informazioni impensabile fino a pochi anni fa. Il senso del tatto, in particolare, è considerato cruciale per la gestione di oggetti flessibili o fragili;
  • Elaborazione autonoma delle informazioni: I dati raccolti dai sensori vengono processati in modo indipendente, senza richiedere intervento umano nella catena decisionale;
  • Manipolazione e navigazione avanzate: Nuove primitive di manipolazione consentono ai robot di gestire oggetti flessibili e di muoversi in ambienti non strutturati, capacità del tutto inedite rispetto alla robotica tradizionale.

Un ruolo sempre più centrale è giocato dai modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM), che facilitano l’interazione tra operatore e robot attraverso il linguaggio naturale. L’operatore non deve più scrivere codice complesso: può descrivere a parole l’obiettivo, e il robot interpreta e agisce di conseguenza.

Ancora più rilevanti per la robotica fisica sono i Visual Language Action Models (VLA), modelli end-to-end che traducono direttamente ciò che le telecamere del robot percepiscono in comandi motore, eliminando diversi passaggi intermedi della programmazione tradizionale.

Come vengono addestrati i robot intelligenti

L’addestramento è uno dei nodi centrali dell’integrazione tra AI e robotica. I robot intelligenti vengono oggi formati prevalentemente in simulazione, attraverso software altamente realistici che permettono di eseguire migliaia o milioni di prove virtuali prima di qualsiasi applicazione reale.

Questo approccio, basato sul concetto di Digital Twin, consente di trasferire al robot fisico le cosiddette “policy”, ovvero le sequenze di comportamento apprese, nel momento in cui dovrà operare in situazioni non precodificate.

I modelli di apprendimento si articolano in tre categorie principali, secondo uno schema elaborato dal World Economic Forum e BCG e citato nella ricerca dell’Osservatorio:

  • Rule-based robotics: L’AI supporta la codifica e la programmazione del robot in ambienti relativamente predicibili: è la forma di integrazione oggi più diffusa;
  • Training-based robotics: Il robot si allena in simulazione per operare in ambienti non completamente noti a priori. È la frontiera su cui si concentrano molti degli investimenti attuali;
  • Context-based robotics: Si basa sul Zero-Shot Learning: il robot, preaddestrato in simulazione, affronta situazioni e compiti nuovi senza ulteriore formazione sul campo. È la frontiera più avanzata, applicabile ad ambienti completamente destrutturati.

Tra queste, il Few-Shot Learning rappresenta un caso intermedio: l’operatore fornisce poche dimostrazioni di fronte a una situazione inaspettata, e il robot osserva e apprende quanto basta per eseguire il compito autonomamente.

Quali vantaggi porta l’AI alla robotica

I benefici dell’integrazione tra AI e robotica si manifestano su più livelli, sia tecnologico che di business. Il più significativo è la capacità di adattamento alla variabilità: un robot intelligente non richiede che i pezzi o gli oggetti con cui interagisce siano disposti in posizioni fisse predeterminate, aprendo la strada al lavoro in ambienti dinamici e non strutturati.

A questo si aggiunge la possibilità di una collaborazione sicura con gli esseri umani, con robot capaci di riconoscere la presenza umana e modulare il proprio comportamento di conseguenza.

Sul piano operativo e competitivo, l’integrazione con l’AI si traduce in maggiore flessibilità dei processi, tempi di messa in servizio più rapidi e una capacità di adattamento che diventa essa stessa leva competitiva.

Non è un caso che l’Osservatorio Innovative Robotics segnali come, tra le aziende italiane che investono in robotica, la flessibilità di processo e di volume stia emergendo come criterio di valutazione sempre più rilevante, accanto ai tradizionali indicatori di produttività e riduzione dei costi.

Secondo i dati della Ricerca dell’Osservatorio, la spesa media pianificata per robot innovativi con AI è di 183.000 euro: ancora contenuta, ma indicativa di un interesse concreto e in crescita.

Quali sono i rischi e le barriere da considerare

Le sfide che l’integrazione tra AI e robotica porta con sé non sono da sottovalutare. Sul piano tecnico, la manipolazione avanzata rimane uno degli ostacoli più complessi. Un esempio sono le capacità motorie: un bambino le sviluppa spontaneamente nei primissimi anni di vita, sono ancora una conquista difficile per i sistemi robotici. Questo fenomeno ha un nome ben preciso ed è noto come ‘paradosso di Moravec’.

A questo si aggiungono i costi computazionali associati all’elaborazione di grandi quantità di dati, con implicazioni non trascurabili in termini di sostenibilità.

Sul piano dei rischi sistemici, la Cybersecurity assume una dimensione del tutto nuova quando l’AI si incorpora in un sistema fisico: un attacco informatico a un robot operativo può provocare danni materiali concreti, ben diversi da quelli di una violazione digitale tradizionale.

C’è poi il tema dell’affidabilità. Analogamente ai modelli di AI generativa, anche i sistemi di Physical AI possono incorrere in errori di valutazione, stimando in modo impreciso la realtà percepita.

Come sottolinea Elena De Momi, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Innovative Robotics: “La tecnologia si sta sviluppando a ritmo sostenuto, la capacità delle imprese e delle istituzioni italiane di adeguarsi a questa velocità determinerà il posizionamento competitivo del Paese in uno dei mercati a maggiore potenziale dei prossimi decenni.”

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