L’Accordo UE-India e le implicazioni per PMI e studi professionali in sintesi

  • Unione Europea e India hanno raggiunto un accordo di libero scambio il 27 gennaio 2026, dopo vent’anni di negoziati: un’intesa che ridisegna le coordinate commerciali e strategiche tra i due blocchi
  • L’accordo prevede la riduzione o l’eliminazione dei dazi sul 96,6% delle esportazioni europee verso l’India, con un risparmio stimato di circa 4 miliardi di euro annui
  • Per le PMI italiane l’accordo introduce vantaggi operativi concreti: dall’autocertificazione delle regole di origine[1] alla protezione del codice sorgente[2], fino a punti di contatto dedicati e un portale informativo pubblico su tariffe, procedure doganali e requisiti di accesso al mercato
  • L’intesa non è ancora in vigore, tuttavia, secondo le ricerche dell’Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale della School of Management del Politecnico di Milano, alcuni studi professionali di estrazione giuridica ed economica del panorama nazionale hanno già avviato iniziative specifiche e nuove aree di specializzazione per supportare gli operatori economici a cogliere le opportunità dell’accordo

I contenuti dell’Accordo di Libero Scambio tra UE e India

L’Accordo di Libero Scambio (FTA, acronimo di Free Trade Agreement) raggiunto, dopo vent’anni di negoziati, il 27 gennaio 2026 tra Unione Europea e India trova compimento a seguito di una condizione geopolitica che ha reso urgente trovare partner commerciali affidabili, diversificare le catene di approvvigionamento e costruire relazioni economiche di natura strategica.

Seppur non ancora in vigore, l’accordo traccia un perimetro normativo e commerciale di portata straordinaria. Con un volume commerciale bilaterale che supera i 180 miliardi di euro annui, la prospettiva di eliminare o ridurre le tariffe sul 96,6% delle esportazioni europee verso l’India e un risparmio stimato di circa 4 miliardi di euro annui in dazi, i numeri parlano da soli. Ma è nelle pieghe normative dell’accordo che si trovano le opportunità più significative per le PMI italiane e i professionisti che le supportano.

Quando entrerà in vigore l’Accordo commerciale UE-India

L’accordo ha raggiunto la cosiddetta political closure il 27 gennaio 2026 ma deve ancora superare la fase di legal scrubbing (revisione legale e traduzione nelle lingue ufficiali dell’UE), che richiede diversi mesi. Successivamente, il Consiglio Europeo dovrà adottare la decisione formale di firma e il Parlamento Europeo dovrà esprimere il proprio consenso, prima che l’accordo venga ratificato dalla parte indiana.

Le riduzioni tariffarie non scatteranno tutte insieme. La liberalizzazione è strutturata su un arco temporale progressivo e, fino al completamento di queste procedure, le importazioni dall’India restano soggette ai dazi ordinari.
Chi si prepara oggi non lo fa per cogliere un’opportunità imminente ma per costruire il posizionamento giusto rispetto a un cambiamento che, una volta avviato, si svilupperà in modo sostanziale.

Quali sono i contenuti chiave dell’Accordo tra UE e India

L’Accordo di Libero Scambio tra UE e India si articola in capitoli distinti, ciascuno con implicazioni operative concrete.

Sul fronte dell’accesso al mercato, le riduzioni tariffarie toccano settori dove l’Italia è strutturalmente competitiva: i dazi sulle autovetture europee scenderanno dal 110% a livelli più sostenibili, quelli sui macchinari industriali saranno ridotti e analoghi tagli riguarderanno i prodotti chimici, i farmaceutici e l’agroalimentare.

Riguardo alla proprietà intellettuale, l’accordo prevede tutele rafforzate per marchi, design industriali, software, segreti commerciali e diritti d’autore, allineate agli standard TRIPS[3] e WIPO (OMPI)[4]. In un’economia dove il valore aziendale risiede in modo consistente negli asset intangibili, questa garanzia è la precondizione per strutturare joint venture, trasferimenti tecnologici e accordi di licensing con la certezza che il proprio know-how non verrà eroso da opache pratiche locali.

Due disposizioni dell’accordo meritano attenzione specifica per le loro implicazioni operative. La prima riguarda i meccanismi di autocertificazione per le regole di origine. Tradizionalmente, dimostrare che un prodotto possieda i requisiti per beneficiare delle preferenze tariffarie richiede documentazione complessa, prodotta attraverso enti certificatori terzi. La novità introdotta riguarda la possibilità per le imprese di autocertificare la propria conformità, semplificando gli adempimenti in modo particolarmente vantaggioso per le PMI, che gestiscono spedizioni frequenti e lotti di piccole dimensioni.

La seconda, contenuta nel capitolo sul commercio digitale, riguarda la protezione del codice sorgente, ancor più rilevante per le imprese tech. L’accordo stabilisce che nessuna delle due parti può esigere il trasferimento o la divulgazione del codice sorgente di un software come condizione per la sua importazione, distribuzione, vendita o utilizzo sul proprio territorio. A raccordare queste disposizioni operative con le esigenze delle imprese più piccole interviene il capitolo sulle PMI, che obbliga entrambe le parti a mantenere un sito web pubblicamente accessibile, contenente tutte le informazioni rilevanti per le PMI – tariffe, regole di origine, procedure doganali, normative tecniche, appalti e requisiti di accesso al mercato – e a istituire punti di contatto dedicati, in grado di assistere le imprese nell’utilizzo concreto delle disposizioni dell’accordo.

Le opportunità dell’Accordo UE-India per il digitale

Le garanzie descritte sul codice sorgente e sull’autocertificazione delle regole di origine trovano il loro terreno di applicazione più fertile nel capitolo sul commercio digitale, che integra la maggior parte delle regole concordate nell’ambito dell’iniziativa WTO sul commercio elettronico, alla quale l’India non aderiva. Per una PMI italiana, che sviluppa gestionali industriali o sistemi di controllo per macchinari, il risultato pratico è la possibilità di strutturare accordi di licensing sul mercato indiano con una certezza giuridica prima difficilmente raggiungibile.

Il capitolo aggiunge poi una seconda dimensione, ossia la spinta verso la convergenza normativa tra GDPR europeo e Digital Personal Data Protection Act indiano del 2023, che semplifica le architetture legali per i modelli di business fondati su dati cross-border. Tuttavia, è fondamentale precisare che non esiste ancora una decisione formale di adeguatezza da parte della Commissione Europea nei confronti dell’India. Dunque, nel periodo transitorio, le imprese europee devono continuare a utilizzare le Standard Contractual Clauses (SCC) previste dall’art. 46 del GDPR. Per una PMI italiana che utilizza un fornitore software indiano o invia dati operativi a una subsidiary locale, o un professionista che accompagna un cliente in India, questa non è una formalità trascurabile.

Per le soluzioni di Industrial IoT, i distretti manifatturieri italiani – particolarmente quelli specializzati nell’integrazione di sensori, sistemi SCADA e piattaforme di raccolta dati – si trovano di fronte a un mercato indiano in rapida trasformazione industriale, che genera una domanda crescente e strutturale di tecnologie abilitanti. La certezza sulla protezione del codice sorgente e la progressiva convergenza normativa sui dati abbassano la soglia di rischio per proporsi come partner tecnologici di imprese manifatturiere indiane.

Quali rischi emergono dall’Accordo UE-India per il digitale

Accanto alle opportunità appena viste, si sovrappone un rischio che condiziona i benefici dell’accordo: il Digital Product Passport (DPP), previsto dal regolamento europeo ESPR (Ecodesign for Sustainable Products Regulation), impone che i prodotti immessi sul mercato UE siano accompagnati da un passaporto digitale con dati verificati sull’intera catena del valore, accessibili tramite QR code. Per le filiere tessili e manifatturiere – tra i principali ambiti di collaborazione italo-indiana aperti dall’FTA – questo significa che i fornitori indiani dovranno generare e trasmettere dati strutturati sulla composizione e il ciclo di vita dei prodotti requisiti per cui la maggior parte di essi non è ancora attrezzata. Il rischio è che una quota dei risparmi tariffari conquistati con l’accordo venga assorbita dai costi di implementazione dei sistemi di tracciabilità digitale. La strategia più efficace è trattare il DPP non come un puro adempimento ma come un’opportunità per eliminare inefficienze di filiera e costruire un vantaggio competitivo basato sulla trasparenza.

Perché i professionisti diventano partner strategici indispensabili

Un accordo che tocca simultaneamente tariffe doganali, protezione della proprietà intellettuale, flussi di dati transfrontalieri, standard ambientali e lavorativi e meccanismi internazionali di risoluzione delle controversie richiede una regia multidisciplinare in cui commercialisti, avvocati, notai e consulenti del lavoro operano in modo coordinato.

Il commercialista svolge un ruolo centrale nella strutturazione fiscale dell’operazione, ma la sua efficacia si moltiplica lavorando in sinergia con avvocati specializzati in diritto commerciale internazionale, capaci di redigere contratti di licensing tecnologico e accordi parasociali solidi, e con notai che autenticano gli atti societari necessari per l’operatività in India.

I consulenti del lavoro entrano in gioco, ad esempio, con il capitolo sulla sostenibilità dell’accordo, che prevede obblighi in materia di diritti dei lavoratori e standard ambientali. Accompagnare le imprese nella due diligence sulle filiere indiane e nella verifica della compliance sociale dei fornitori locali è un’attività che richiede competenze specifiche sul diritto del lavoro indiano e sui meccanismi previsti dalla direttiva europea CSDDD, parallela e complementare all’accordo di libero scambio.

Per i professionisti, la complessità regolatoria dell’FTA non è un ostacolo ma un’opportunità di posizionamento strategico. Chi saprà offrire al proprio cliente una consulenza integrata diventerà un partner indispensabile per consentire alle PMI italiane di affrontare il mercato indiano con una struttura professionale adeguata.

Coerentemente con questa visione, l’Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale ha rilevato che alcuni studi professionali di estrazione giuridica ed economica del panorama nazionale hanno già avviato iniziative specifiche e nuove aree di specializzazione per supportare gli operatori economici a cogliere le opportunità dell’Accordo.  

A titolo esemplificativo, Studio Previti Associazione Professionale, attraverso la propria piattaforma SP Global, nata nel 2025 a sostegno degli investimenti aventi profili cross-border, ha costituito, insieme a un noto studio indiano, un osservatorio permanente volto a monitorare l’evoluzione dell’accordo e le sue ricadute operative per imprese e professionisti.[5]

Secondo lo Studio, “l’Accordo di Libero Scambio tra Unione Europea e India del 27 gennaio 2026 rappresenta un’intesa che, oltre a comportare significative riduzioni tariffarie, incide in profondità sul quadro normativo applicabile alle imprese dell’economia digitale, con disposizioni rilevanti in materia di proprietà intellettuale sui software.

Anche le previsioni in materia di enforcement di marchi, disegni, diritto d’autore, segreti commerciali e varietà vegetali, in coerenza con gli standard TRIPS e con gli strumenti WIPO (OMPI),sono destinate a incidere in modo concreto sul livello di certezza giuridica nelle operazioni transfrontaliere. 

L’Accordo può fungere da volano per lo sviluppo di sinergie industriali tra operatori di entrambe le realtà, in particolare in settori a elevata intensità creativa e tecnologia, nei quali la tutela degli asset immateriali assume valore centrale”.

Quali sono gli strumenti di supporto per le imprese previsti nell’accordo

Sul fronte degli strumenti di supporto, l’accordo prevede l‘istituzione da entrambe le parti di punti di contatto dedicati alle PMI, con l’obiettivo di fornire informazioni aggiornate e ausilio nella risoluzione di problemi sull’utilizzo delle disposizioni. A questo si affianca il sistema pubblico italiano di supporto all’internazionalizzazione in cui operano ICE, SACE e SIMEST, facilitando la capitalizzazione iniziale, che spesso rappresenta il principale ostacolo per le imprese di dimensioni minori.

Sul piano associativo, la Camera di Commercio Italiana in India (ICCIINDIA) e Confindustria India offrono reti di networking e supporto nella comprensione del contesto normativo locale, mentre l’Enterprise Europe Network facilita la ricerca di partner commerciali e tecnologici.

Accordo UE-India: il momento per prepararsi è adesso

L’accordo UE-India consolida la presenza europea nella regione Indo-Pacifica e riflette una trasformazione più ampia nel modo in cui l’Europa concepisce la politica commerciale non più solo come strumento di crescita economica ma come leva di sicurezza strategica.

Per le PMI italiane rappresenta la trasformazione di un rischio opaco e imprevedibile in un rischio gestibile e quantificabile. L’esperienza degli FTA precedenti, dall’accordo UE-Corea del 2011 al CETA canadese del 2017, insegna che la finestra di vantaggio competitivo si apre nella fase iniziale. Le condizioni per entrare nel mercato indiano non sono mai state così favorevoli, ma da sole non bastano: servono preparazione, struttura, consapevolezza dei rischi nascosti e un accompagnamento professionale qualificato che sappia leggere l’accordo come un sistema da governare con competenze integrate.

Bibliografia e Sitografia

Bernasconi, A., Serafini, A., & Galiya (2026). EU-India Free Trade Agreement: Strategic implications for both India and the European Union. Studio Previti Associazione Professionale & Khaitan & Co.

TheAttorneys.co. (2026). India-EU FTA 2026: What it means for your business. https://theattorneys.co/india-eu-fta-2026

Commissione Europea (2026). Factsheet EU-India Free Trade Agreement – Main Benefits.  https://policy.trade.ec.europa.eu/eu-trade-relationships-country-and-region/countries-and-regions/india/eu-india-agreements/factsheet-eu-india-free-trade-agreement-main-benefits_en   

Commissione Europea (2026). Text of the EU-India Free Trade Agreement — Chapters and Annexes.  https://policy.trade.ec.europa.eu/eu-trade-relationships-country-and-region/countries-and-regions/india/eu-india-agreements/text-agreements_en  

Commissione Europea (2024). Regolamento (UE) 2024/1781 — Ecodesign for Sustainable Products Regulation (ESPR).  https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX%3A32024R1781    

Commissione Europea. Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CS3D). https://commission.europa.eu/business-economy-euro/doing-business-eu/corporate-sustainability-due-diligence_it

Commissione Europea. Digital Europe Programme. https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/activities/digital-programme   

Commissione Europea. Horizon Europe – Il programma quadro per la ricerca e l’innovazione.  https://ec.europa.eu/info/research-and-innovation/funding/funding-opportunities/funding-programmes-and-open-calls/horizon-europe_it  

Organizzazione Mondiale del Commercio. Agreement on Trade-Related Aspects of Intellectual Property Rights (TRIPS). https://www.wto.org/english/tratop_e/trips_e/trips_e.htm   

Organizzazione Mondiale per la Proprietà Intellettuale. Treaties and Contracting Parties. https://www.wipo.int/treaties/en/  

Agenzia dell’Unione Europea per la Cybersicurezza (ENISA).  NIS2 Directive. https://www.enisa.europa.eu/topics/cybersecurity-policy/nis-directive-new  

Governo italiano. Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). https://www.governo.it/it/approfondimento/piano-nazionale-di-ripresa-e-resilienza/16140   

Parlamento Europeo e Consiglio dell’Unione Europea. (2024). Regolamento (UE) 2024/1781 relativo alla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili (ESPR). EUR-Lex. https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX%3A32024R1781

Rappresentanza italiana della Commissione Europea. (2026). L’UE e l’India concludono un accordo di libero scambio storico. https://italy.representation.ec.europa.eu/notizie-ed-eventi/notizie/lue-e-lindia-concludono-un-accordo-di-libero-scambio-storico-2026-01-27_it

Mali, P. (2026). India-EU Data Adequacy Under DPDPA and GDPR: Pathway to Digital Trade. DPDPA.com.  https://dpdpa.com/india-eu-data-adequacy-dpdpa-gdpr

Circularise. (2026). DPP Product Scope — ESPR Timelines and Requirements. https://circularise.com/blogs/dpp-product-scope-espr-timelines-requirements  

Organizzazione Mondiale del Commercio. (1994). Agreement on Trade-Related Aspects of Intellectual Property Rights https://www.wto.org/english/tratop_e/trips_e/intel1_e.htm

Organizzazione Mondiale per la Proprietà Intellettuale. About WIPO. https://www.wipo.int/en/web/about-wipo

Note

[1] I criteri che determinano la nazionalità economica di un prodotto, ovvero il paese in cui esso è stato sufficientemente lavorato o trasformato per poter beneficiare delle preferenze tariffarie previste da un accordo commerciale (Commissione Europea, Text of the EU-India Free Trade Agreement – Chapter on Rules of Origin and Origin Procedures, 2026)

[2] L’insieme di istruzioni scritte in un linguaggio di programmazione leggibile dall’essere umano che costituisce la struttura originaria di un software. Ai sensi del Capitolo 9 dell’FTA UE‑India, nessuna delle due parti può esigere il trasferimento o la divulgazione del codice sorgente come condizione per l’importazione, la distribuzione, la vendita o l’uso del software sul proprio territorio (Commissione Europea, Text of the EU-India Free Trade Agreement – Chapter 9, Digital Trade, 2026)

[3] TRIPS – Agreement on Trade-Related Aspects of Intellectual Property Rights – è l’accordo internazionale che definisce gli standard minimi comuni per la disponibilità, la portata e l’uso dei diritti di proprietà intellettuale, includendo norme su marchi, brevetti, disegni, diritto d’autore, indicazioni geografiche e tutela delle informazioni riservate, nonché meccanismi di enforcement e misure alle frontiere (Organizzazione Mondiale del Commercio, Agreement on Trade-Related Aspects of Intellectual Property Rights)

[4] WIPO – World Intellectual Property Organization (OMPI) – è l’agenzia specializzata delle Nazioni Unite che amministra 28 trattati internazionali in materia di proprietà intellettuale, articolati in tre gruppi: trattati di protezione IP, trattati per i sistemi di registrazione globale e trattati di classificazione

[5]EU-India Free Trade Agreement: Strategic Implications for both and India and the European Union; Lexology -Khaitan & Co, Studio Previti Associazione Professionale https://www.lexology.com/library/detail.aspx?g=d6ee6f2f-f7f0-47b4-be22-18b6937cef0a

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