L’European Digital Identity Wallet, introdotto per la prima volta con la proposta di revisione del regolamento eIDAS del giugno 2021, consentirà ai cittadini europei di memorizzare e gestire documenti d’identità, attestazioni certificate e non, e molto altro per condividere i propri dati in modo sicuro e consapevole per l’accesso a servizi
La Commissione europea mira alla creazione di un vero mercato unico digitale, basato su un sistema pienamente interoperabile per tutti i cittadini e le imprese dell’UE, con gli Stati Membri tenuti a fornire almeno un EUDI Wallet entro dicembre 2026
A maggio 2026 sono attivi in Unione Europea 36 progetti di digital identity wallet, di cui 17 già operativi, ma nessuno è ancora certificato come European Digital Identity Wallet conforme a eIDAS2
In Italia, secondo la ricerca dell’Osservatorio Digital Identity & Wallet della School of Management del Politecnico di Milano, il 56% degli utenti si dichiara molto interessato all’EUDI Wallet, la quota più alta tra i principali Paesi europei comparabili
In questo articolo, realizzato dall’Osservatorio Digital Identity & Wallet, approfondiremo cosa prevede la normativa europea e quali sono le principali caratteristiche e implicazioni dell’European Digital Identity Wallet.
Cos’è l’European Digital Identity Wallet
Lo European Digital Identity Wallet (o EUDI Wallet, EUDIW o ancora portafoglio europeo di identità digitale) consente a cittadini, residenti e imprese dell’Unione Europea di conservare, gestire e utilizzare credenziali certificate e non, come documenti di identità, carte di pagamento e biglietti per i trasporti pubblici attraverso una piattaforma digitale.
L’EUDI Wallet è progettato per diventare un punto di accesso unico e sicuro alla vita digitale dei cittadini europei. Le funzionalità principali si articolano in tre aree:
accesso ai servizi: consentirà di identificarsi e autenticarsi e accedere a portali pubblici (anagrafe, sanità, previdenza) e privati (banche, assicurazioni, utilities) con un unico strumento altamente sicuro e sotto il controllo dell’utente;
firma elettronica: supporta la firma elettronica qualificata (QES), riconosciuta legalmente in tutti gli Stati Membri, per la firma di contratti, documenti amministrativi e dichiarazioni fiscali, eliminando la necessità di presenza fisica o di hardware dedicato;
interoperabilità transfrontaliera: il sistema è progettato per funzionare in modo uniforme in tutti i Paesi dell’UE; un cittadino italiano potrà utilizzare il proprio wallet per accedere a servizi pubblici in Germania, prenotare una visita medica in Spagna o aprire un conto bancario in Francia, senza necessità di procedure di riconoscimento aggiuntive.
Cosa prevede eIDAS2 per l’European Digital Identity Wallet
Il regolamento eIDAS2 (acronimo di electronic IDentification, Authentication and trust Services) costituisce la versione aggiornata del quadro normativo europeo per l’identificazione elettronica. Entrato in vigore a maggio 2024, ha introdotto l’obbligo di fornitura di un EUDI Wallet da parte degli Stati Membri. L’EUDI Wallet consentirà di memorizzare sia la versione dematerializzata di documenti fisici (come la carta di identità, la patente, il diploma di laure e molto altro), ma anche attestazioni di attributi (certificate o meno), che permetteranno di verificare in modo semplice e sicuro caratteristiche e autorizzazioni dell’utente.
Il piano della Commissione è quello di fornire a tutti i cittadini e a tutte le imprese all’interno del territorio comunitario un sistema di riconoscimento pienamente interoperabile, che dia la possibilità di archiviare e utilizzare i dati legati all’identità digitale per l’accesso a un set di servizi ampio e diversificato.
Ogni Stato Membro dovrà quindi fornire almeno una versione dello European Digital Identity Wallet entro i termini previsti dalla normativa, ossia entro dicembre 2026. Questo non implica necessariamente che lo Stato sviluppi direttamente la soluzione: può anche certificare wallet realizzati da soggetti privati, purché conformi ai requisiti tecnici e di sicurezza definiti da eIDAS2.
Quali sono le implicazioni dello European Digital Identity Wallet per l’ecosistema dell’identità digitale
All’interno della normativa eIDAS2 vengono anche identificati nuovi ruoli all’interno dell’ecosistema. Gli attori attualmente coinvolti nel mercato dei servizi di identificazione elettronica (fornitori di servizi fiduciari, banche, enti governativi, per esempio) si stanno quindi interrogando sul ruolo che potranno giocare in questa evoluzione strategica.
Ecco, di seguito, una rielaborazione della configurazione dell’ecosistema a cura dell’Osservatorio Digital Identity & Wallet.
Oltre a ruoli più tradizionali, come l’Identity Provider già coinvolti nei tradizionali sistemi di identità digitale, come SPID, l’EUDI Wallet introduce nuovi ruoli. Tra i ruoli più interessanti troviamo:
il Provider del wallet, che si occupa di fornire il supporto tecnologico per la distribuzione del sistema e per l’aggregazione di diversi certificati. Proprio questo ruolo ha destato l’attenzione di molteplici aziende, rimaste finora ai margini dei sistemi di identità digitali certificati senza avere possibilità di entrare appieno in questo mercato: le Big Tech come Apple, Samsung o Google.
I Provider di attestazioni (certificate e non) che contribuiscono ad arricchire la proposta di valore dell’EUDIW e a moltiplicarne le potenzialità di valorizzazione.
La transizione verso il Digital Identity Wallet in Europa e nel mondo: a che punto siamo
Punti di partenza eterogenei
Il panorama europeo dei sistemi di identità digitale tradizionali si caratterizza per la diversità di approcci e modelli implementativi: da soluzioni completamente digitali, come SPID in Italia, BankID in Svezia o MitID in Danimarca, a sistemi ancorati alla carta di identità nazionale, come CieID in Italia o l’eID card in Lettonia, che hanno però trovato livelli di adozione fortemente differenti.
Oltre alla varietà dei modelli architetturali, il panorama europeo dei sistemi di identità digitale si differenzia anche per i livelli di sicurezza. Mentre alcuni Paesi hanno privilegiato sistemi basati sul livello substantial con soluzioni completamente digitali, altri hanno scelto di investire fin dall’inizio su sistemi high con il supporto di un documento fisico, ora richiesti nella transizione verso il wallet per la piena conformità con eIDAS2. Sono molte anche le nazioni in cui coesistono più sistemi di identità digitale, con caratteristiche differenti tra loro.
Infine, il panorama europeo presenta anche una coesistenza di modelli a presidio pubblico e sistemi che coinvolgono attori privati, espressione della diversità istituzionale e culturale dei singoli Paesi. La maggior parte degli Stati però adotta almeno un sistema di identità digitale pubblico, gestito direttamente da enti governativi o autorità nazionali.
Strategie differenziate per la transizione verso il wallet
La transizione dai sistemi di identità digitale tradizionali agli EUDI Wallet rappresenta uno dei progetti di trasformazione digitale più ambiziosi mai intrapresi a livello europeo. La simultaneità richiesta da eIDAS2 genera sia opportunità, come la possibilità di costruire fin dall’inizio un ecosistema realmente transfrontaliero, sia complessità, per la necessità di adattare ciascun contesto nazionale agli standard comunitari.
Nel 2025 si è conclusa la prima tornata di sperimentazioni condotte dai consorzi comunitari (Potential, Nobid, EWC e DC4EU), fornendo indicazioni preziose ed evidenziando al contempo alcune criticità da affrontare nelle prossime fasi. La seconda tranche, già avviata, vede due nuove cordate – WeBuild e Aptitude – impegnate per i prossimi due anni su casi d’uso ritenuti prioritari, come pagamenti, credenziali di viaggio e applicazioni aziendali.
Parallelamente alle sperimentazioni comunitarie, i singoli Stati proseguono nella definizione e implementazione delle proprie strategie nazionali.
I dati dell’Osservatorio Digital Identity & Wallet fotografano uno scenario in evoluzione: nell’UE sono attivi 36 progetti di portafogli di identità digitale, 17 dei quali già operativi. Nessuno ha però ancora ottenuto la certificazione di conformità a eIDAS2. Sul fronte della cooperazione internazionale, Regno Unito e Svizzera si stanno allineando agli standard europei, una scelta orientata a preservare l’interoperabilità con il mercato unico.
Come si sta sviluppando l’IT Wallet in Italia
In Italia continua lo sviluppo dell’IT Wallet pubblico, che sarà integrato all’interno dell’app IO. Ad aprile 2026, l’App IO registra 14,4 milioni di utenti attivi nell’ultimo anno e 19,1 milioni di documenti memorizzati, tra patenti, tessere sanitarie e carte della disabilità, all’interno della funzionalità “Documenti su IO”.
AgID, nel frattempo, sta definendo le Linee Guida della convenzione per i wallet provider privati. Si attendono pertanto a breve l’integrazione di nuove credenziali e lo sviluppo di connettori informatici per l’utilizzo online dell’IT Wallet.
Come gli italiani si rapportano all’identità digitale, ai wallet e all’EUDI Wallet
Nel 2025, il 50% degli italiani[1] usa già un wallet delle Big Tech (tra cui Apple Wallet, Google Wallet e Samsung Wallet), principalmente per memorizzare carte di pagamento. Il 36% vorrebbe estendere l’utilizzo di questi anche ai documenti di identità, mentre il restante 14% è contrario per questioni legate alla privacy.
Dalla Ricerca dell’Osservatorio Digital Identity & Wallet emerge anche che il 56% degli utenti si dichiara “wallet ready”, ossia molto interessatoall’EUDI Wallet. Si tratta della quota più alta tra i principali Paesi europei comparabili (49% Spagna, 39% Germania e 37% Francia).
Resta tuttavia una quota rilevante di “wallet averse“, ossia utenti che non sono interessati a utilizzare il wallet: il 18% dei rispondenti, composta prevalentemente da utenti sopra i 55 anni. Come sottolinea Luca Gastaldi, Direttore dell’Osservatorio:
“Per superare le resistenze all’adozione sarà fondamentale comunicare efficacemente quali possono essere i casi d’uso concreti nella vita quotidiana: solo così l’identità digitale potrà essere percepita non come un ostacolo tecnico, ma come uno strumento di semplificazione, di risparmio di tempo e di maggiore sicurezza”.
[1] Analisi basata su una survey a un campione statisticamente rappresentativo della popolazione internet italiana tra i 18 e i 75 anni.
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