La conservazione digitale in breve
- La conservazione digitale garantisce nel tempo autenticità, integrità, leggibilità e reperibilità dei documenti informatici, con pieno valore legale.
- Per essere a norma deve rispettare il Codice dell’Amministrazione Digitale, le Linee Guida AgID e standard internazionali, in un quadro europeo che si sta evolvendo con eIDAS 2.0.
- Secondo l’Osservatorio Digital B2b della School of Management del Politecnico di Milano, la gestione documentale As-a-Service vale il 15% di un mercato da 4,9 miliardi di euro.
Questo articolo, a cura dell’Osservatorio Digital B2b, spiega cos’è la conservazione digitale, quali documenti riguarda, quali requisiti deve rispettare e perché è importante per le imprese.
Cos’è la conservazione digitale
La conservazione digitale, o e-preservation, è il processo che mantiene nel tempo i documenti informatici con il loro pieno valore legale. Non si tratta di un semplice backup o di un archivio su server. È un sistema regolato, che assicura che un documento resti uguale a com’era al momento della sua formazione.
Il processo tutela quattro caratteristiche fondamentali del documento.
- Autenticità: è possibile dimostrare chi ha prodotto il documento e da dove proviene.
- Integrità: il documento non ha subito modifiche dopo la sua conservazione.
- Leggibilità: il contenuto resta consultabile anche quando cambiano software e formati.
- Reperibilità: il documento può essere ritrovato ed esibito in modo rapido, per esempio durante un controllo.
In Italia la conservazione a norma permette di sostituire l’archivio cartaceo. Un documento conservato correttamente ha infatti lo stesso valore probatorio dell’originale su carta.
La conservazione deve essere organizzata fin dalla formazione del documento. Le garanzie del sistema qualificato iniziano infatti quando il documento viene preso in carico dal servizio. Se rimane a lungo nei sistemi aziendali prima di essere conservato, è più difficile dimostrare che non sia stato modificato.
Qual è la differenza tra conservazione digitale e e-archiving
È importante distinguere la conservazione digitale dall’e-archiving qualificato previsto dal quadro europeo. L’e-preservation riguarda principalmente la conservazione dei certificati associati a firme e sigilli, mentre l’e-archiving è un servizio fiduciario più ampio, che riguarda la conservazione dei dati e dei documenti e la garanzia della loro integrità e correttezza dell’origine.
Nel caso di un servizio di e-archiving qualificato, la normativa europea introduce una presunzione di integrità del documento: se il documento si trova all’interno del sistema qualificato, si presume che non sia stato modificato. In caso di contestazione, la controparte dovrebbe quindi dimostrare l’avvenuta modifica del documento oppure il malfunzionamento del sistema fiduciario.
Quali documenti rientrano nella conservazione digitale
In conservazione può entrare qualsiasi documento informatico che un’organizzazione deve o vuole mantenere nel tempo. Le tipologie più diffuse nelle imprese sono le seguenti.
- Documenti fiscali e contabili: fatture elettroniche, libro giornale, registri IVA, libro inventari e dichiarazioni.
- Documenti del ciclo dell’ordine: ordini, documenti di trasporto e contratti con clienti e fornitori.
- Documenti del personale: libro unico del lavoro, cedolini, contratti e presenze.
- Comunicazioni con valore legale: messaggi di posta elettronica certificata (PEC) e relative ricevute.
- Documenti firmati digitalmente: atti, verbali e delibere che richiedono una prova certa di autenticità.
- Documenti e flussi legati alla logistica: documenti di trasporto, eCMR, eFTI e documenti doganali.
La fattura elettronica è l’esempio più noto. Il suo obbligo ha portato molte imprese ad avvicinarsi per la prima volta alla conservazione digitale. Il Codice civile impone di conservare le scritture contabili per dieci anni, e la conservazione digitale consente di farlo senza carta.
Quali sono i vantaggi della conservazione digitale
La conservazione digitale porta benefici concreti che vanno oltre il semplice adempimento normativo. Vediamoli di seguito.
- Riduzione dei costi: si eliminano stampa, archivi fisici, spazi dedicati e spese di gestione della carta.
- Efficienza operativa: i documenti si ritrovano in pochi secondi, con ricerche per metadati come data, cliente o numero.
- Certezza legale: in caso di controlli o contenziosi, il documento conservato è una prova affidabile.
- Sicurezza: i dati sono protetti da perdite, danni fisici e accessi non autorizzati.
- Sostenibilità: meno carta significa un minore impatto ambientale.
C’è poi un vantaggio strategico. La conservazione è l’ultimo anello di un processo interamente digitale. Senza di essa, la dematerializzazione resta incompleta. Il suo valore non è quindi soltanto quello di permettere di esibire un documento, ma anche di contribuire alla certezza e alla continuità dell’intero processo documentale. In questa prospettiva, la conservazione diventa parte dell’integrazione e dell’automazione dei processi aziendali, non un’attività separata rispetto alla gestione operativa.
Per le imprese è inoltre opportuno individuare almeno i documenti strategici da mettere in sicurezza, così da garantire una catena di custodia ininterrotta e ridurre il rischio documentale in caso di contestazioni.
Quali sono i requisiti per la conservazione digitale
In Italia il quadro di riferimento è definito dal Codice dell’Amministrazione Digitale (D.Lgs. 82/2005) e dalle Linee Guida AgID sulla formazione, gestione e conservazione dei documenti informatici, in vigore dal 2022. Per i documenti fiscali si aggiunge il DM 17 giugno 2014.
Un sistema di conservazione a norma deve prevedere alcuni elementi organizzativi e tecnici.
- Responsabile della conservazione: la figura interna che definisce le politiche del sistema e ne risponde. Può affidare il servizio a un conservatore esterno.
- Manuale di conservazione: il documento che descrive regole, ruoli, procedure e tempi del processo.
- Pacchetti informativi: i documenti entrano come pacchetti di versamento, sono custoditi come pacchetti di archiviazione ed escono come pacchetti di distribuzione.
- Metadati: le informazioni che descrivono ogni documento e ne rendono possibile la ricerca.
- Formati idonei: formati aperti e stabili, come PDF/A e XML, che restano leggibili nel tempo.
- Strumenti di garanzia: impronte hash, firme digitali o sigilli elettronici e marche temporali attestano integrità e data certa.
I conservatori che offrono il servizio alla Pubblica Amministrazione devono inoltre possedere i requisiti previsti dal Regolamento AgID e comparire nel relativo marketplace.
Nel quadro in evoluzione, il responsabile della conservazione mantiene un ruolo centrale. La revisione delle regole dovrà tenere conto anche della distinzione tra contesti pubblici e privati, dell’aggiornamento dei manuali di conservazione e della gestione dei casi in cui microimprese e imprese individuali utilizzano servizi centralizzati.
Quali sono gli standard per la conservazione digitale
Accanto alle norme nazionali, il sistema si basa su standard riconosciuti a livello internazionale.
- ISO 14721 (OAIS): il modello di riferimento per gli archivi digitali a lungo termine.
- UNI 11386 (SInCRO): lo standard italiano per la struttura dell’indice del pacchetto di archiviazione.
- ISO/IEC 27001: lo standard per la sicurezza delle informazioni.
- ETSI TS 119 511 e 119 512: le specifiche europee per i servizi di conservazione di firme e dati.
Il quadro è destinato a evolvere. Il Regolamento eIDAS 2.0 (UE 2024/1183) introduce l’archiviazione elettronica qualificata, o qualified e-archiving, come nuovo servizio fiduciario europeo. L’obiettivo è definire un modello comune, riconosciuto in tutti gli Stati membri, per garantire l’integrità e l’origine dei documenti e dei dati conservati.
La novità non riguarda soltanto il documento finale, ma anche il modo in cui viene gestito. Un servizio qualificato deve infatti offrire garanzie sull’identità dell’organizzazione che lo gestisce, sulle autorizzazioni, sui controlli applicati e sulle operazioni compiute dal momento in cui il documento entra nel sistema di archiviazione. In questo modo, l’affidabilità del documento dipende anche dalla correttezza e dalla tracciabilità del processo che lo conserva.
Quanto vale il mercato della gestione documentale digitale e come sta cambiando
La conservazione digitale fa parte di un mercato più ampio, quello del Digital B2b, che comprende soluzioni e servizi per la gestione dei documenti, lo scambio di dati e la digitalizzazione dei processi tra imprese.
Secondo la ricerca dell’Osservatorio Digital B2b, il mercato italiano vale circa 5 miliardi di euro. La gestione documentale As-a-Service rappresenta il 15% del valore complessivo del mercato. Questo dato conferma la progressiva diffusione di servizi gestiti e di soluzioni erogate in modalità Cloud, in alternativa ai sistemi installati e gestiti direttamente dall’impresa.
Tra gli attori del mercato rientrano anche i conservatori qualificati, insieme ai produttori di software per la gestione documentale, ai system integrator e ai consulenti.
Secondo l’Osservatorio, nei prossimi dieci anni il documento tradizionale lascerà spazio a flussi di dati strutturati e sincronizzati in tempo reale. Le nuove norme europee, a partire da eIDAS 2.0, contribuiranno a ridisegnare questo scenario. Anche la conservazione digitale dovrà quindi evolvere: non riguarderà soltanto il singolo documento, ma dovrà integrarsi con i processi aziendali e con i flussi di dati tra organizzazioni, mantenendo garanzie di integrità, origine e affidabilità.
Quale futuro per la conservazione digitale
La conservazione digitale non è solo un obbligo. È la base su cui costruire processi documentali sicuri, efficienti e interamente digitali. Per le imprese la sfida è passare da un approccio di pura compliance a una gestione integrata del ciclo di vita dei documenti.
Con l’evoluzione del Digital B2b, la conservazione diventerà sempre più uno strumento di garanzia. Proteggerà infatti il patrimonio documentale dell’impresa e contribuirà a rendere più sicuri e affidabili i processi tra organizzazioni.
Contenuti suggeriti dell’Osservatorio Digital B2b