Sempre più spesso i termini New Space, Smart Space, Space 2.0., o New Space Economy, vengono utilizzati da manager e studiosi in alternativa al più tradizionale Space Economy. Il cambio terminologico, nelle intenzioni dei suoi fautori, ha lo scopo di enfatizzare una trasformazione radicale, una rivoluzione in corso nell’industria dello Spazio e più in generale del ruolo dello Spazio nel nuovo sistema economico. Ma di che cosa si tratta esattamente?
L’Organizzazione Mondiale per lo Sviluppo Economico (OECD) la definisce come “l’insieme delle attività e dell’utilizzo di risorse che creano e conferiscono valore e beneficio agli esseri umani attraverso l’esplorazione, la comprensione, la gestione e l’utilizzo dello Spazio”. Una definizione piuttosto ampia che suggerisce come la portata del fenomeno possa essere piuttosto estesa, con confini e limiti ancora da scoprire e definire con precisione. Quello che può essere notato però, è un progressivo e crescente utilizzo della parola “economy” associata allo Spazio, quando per diversi decenni – dalla progettazione e lancio dei primi satelliti a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta – la tendenza è sempre stata quella di parlare in maniera più circoscritta di settore e industria spaziale. La ragione dell’apertura dal concetto di industria a quello di economia non si può ricercare in un’unica causa, dal momento che diversi fattori possono essere etichettati come triggers di questo recente cambiamento. Tra questi è possibile citare l’avvento di imprese private come Space X, una diversa logica di allocazione di risorse da parte del settore pubblico, la crescente interoperabilità dei dati spaziali con altre fonti di dato, la progressiva maturità di tecnologie digitali abilitanti il processamento di grandi moli di dati (su tutti Artificial Intelligence e Cloud), ma rimarrebbe comunque un elenco parziale, a seconda della prospettiva adottata.
Risulta pertanto più efficace osservare quale è stata la maggior conseguenza di questi fattori di cambiamento, o per lo meno, il motivo per cui oggi la Space Economy è sulla bocca di tutti: l’apertura al mercato privato. Storicamente, infatti, l’industria spaziale ha servito – e continua a servire – clienti di tipo istituzionale e pubblico, principalmente per scopi di carattere scientifico e militare. La reale novità è rappresentata dall’interesse che anche settori tradizionalmente lontani dallo Spazio – come le utilities di energia, le assicurazioni o la mobilità, giusto per menzionarne qualcuna – stanno registrando nei confronti delle applicazioni abilitate da dati spaziali, comunemente riferite come space-based applications.
L’opportunità di monitorare infrastrutture critiche, di utilizzare dati ambientali per valutare il rischio, di utilizzare dati di posizionamento real-time ed estremamente precisi per la mobilità e il tracking sono solo alcune delle nuove applicazioni che stanno vedendo sempre più la luce in questi ultimi anni di crescita della Space Economy nel mercato privato. Proprio tutte le imprese appartenenti a settori lontani da quello spaziale rappresentano quindi la nuova categoria di attori, dette end-user, che ha sancito il passaggio da industria spaziale a Space Economy. Tuttavia, il ruolo delle imprese spaziali in senso lato rimane di primaria e fondamentale importanza, con un’opportuna distinzione in termini di posizione nella filiera tra imprese dell’upstream e imprese del downstream. Le imprese dell’upstream sono quelle si occupano principalmente della progettazione, realizzazione e messa in orbita dell’infrastruttura spaziale, su tutti quindi produttori di satelliti e di lanciatori. Le imprese del downstream sono invece quelle che si occupano del processamento e dell’elaborazione dei dati provenienti dall’infrastruttura spaziale, principalmente con l’obiettivo di derivarne servizi a valore aggiunto per l’end-user finale, nella forma delle space-based applications suddette. Il fatto che queste due categorie di attori siano storicamente presenti nel settore non deve però trarre in inganno in termini di innovazione: i cambiamenti a valle stanno portando importanti conseguenze e riadattamenti anche a monte della filiera, come ad esempio la necessità di standardizzare e miniaturizzare la progettazione e la realizzazione dei satelliti o di operare lanci multi-client con diverse specifiche tecniche.
Sebbene la classificazione degli attori della filiera in upstream, downstream ed end-user rimanga la più tradizionale e consolidata, il periodo di forte discontinuità che sta caratterizzando lo Spazio ha portato diversi altri attori ad affacciarsi e specializzarsi su precise nicchie di settore in fase di sviluppo, portando quindi alla futura necessità di scendere ad un maggior livello di dettaglio nella classificazione, utile a comprendere ulteriormente il fenomeno della Space Economy.
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