- La Carbon Footprint misura le emissioni di gas serra generate da un’attività o organizzazione, suddivise in tre ambiti (Scope 1, 2 e 3)
- Le emissioni di CO₂e legate a Trasporti e Logistica ricadono spesso nello Scope 3, il più difficile da misurare ma spesso il più rilevante
- I principali driver emissivi nella Logistica riguardano tipologia di mezzi, carburanti, ottimizzazione dei percorsi e gestione degli hub
- Il 71% delle aziende che includono la sostenibilità nella valutazione dei processi operativi, stando alla Ricerca dell’Osservatorio Digital & Sustainable della School of Management del Politecnico di Milano, dichiara di misurare sistematicamente i propri impatti in modo quantitativo
Questo articolo, scritto dall’Osservatorio Digital & Sustainable, approfondisce il significato di Carbon Footprint e i settori che la impattano maggiormente. Illustra inoltre la diffusione della misurazione di questa metrica nelle aziende e il punto di vista dei consumatori finali in merito alla Sostenibilità. Infine, nell’articolo si descrive come mettere in pratica la Logistica sostenibile, anche attraverso casi pratici di alcune aziende italiane.
La Carbon Footprint (letteralmente “impronta di carbonio“) è la misura della quantità totale di gas serra generati direttamente o indirettamente da un’attività, un prodotto, un’organizzazione o un individuo. Si esprime solitamente in tonnellate di CO₂ equivalente (CO₂e) e tiene conto non solo dell’anidride carbonica, ma anche di altri gas climalteranti, come il metano (CH₄) e il protossido di azoto (N₂O), pesati in base al loro potenziale di riscaldamento globale.
A livello aziendale, la misurazione dell’impronta carbonica segue uno schema consolidato suddiviso in tre ambiti, noti come Scope:
- Scope 1: emissioni dirette, generate da fonti controllate dall’azienda (es. veicoli aziendali, impianti produttivi);
- Scope 2: emissioni indirette legate all’acquisto di energia elettrica o termica;
- Scope 3: tutte le altre emissioni indirette lungo la catena del valore, incluse quelle dei fornitori, dei trasportatori e dei clienti.
È proprio lo Scope 3 quello più difficile da misurare e, spesso, quello più rilevante. Per molte aziende manifatturiere e commerciali, le emissioni CO2 dei Trasporti aziendali rientrano in questa categoria e rappresentano una fetta significativa della propria impronta complessiva.
Qual è il peso di Logistica e Trasporti nelle emissioni
Il settore della Logistica e dei Trasporti è tra quelli con la maggiore Carbon Footprint a livello globale. Secondo le stime dell’Agenzia Europea dell’Ambiente, i Trasporti contribuiscono a circa il 25% delle emissioni totali di CO₂ nell’Unione Europea, con il trasporto su strada che ne rappresenta la quota prevalente.
In un contesto aziendale, le emissioni legate alla mobilità delle merci si distribuiscono lungo l’intera supply chain: dall’approvvigionamento delle materie prime, alla produzione, fino alla distribuzione al cliente finale. Questo significa che la Logistica sostenibile non riguarda solo le aziende di trasporto in senso stretto, ma tocca qualsiasi organizzazione che spedisce o riceve merci, gestisce magazzini, o si affida a reti distributive complesse.
I principali driver emissivi in questo ambito includono:
- la tipologia di mezzi utilizzati (veicoli diesel, a gas, elettrici);
- i carburanti impiegati, inclusi i biocarburanti alternativi;
- i percorsi e l’ottimizzazione dei tragitti;
- il tasso di riempimento dei veicoli;
- la gestione degli hub logistici e dei centri di distribuzione.
Intervenire su questi fattori è il punto di partenza di qualsiasi strategia di decarbonizzazione della supply chain che voglia essere concreta ed efficace.
Il calcolo della Carbon Footprint per le spedizioni segue metodologie standardizzate a livello internazionale, tra cui il GHG Protocol e le linee guida EN 16258 per il trasporto di merci. In sintesi, per stimare le emissioni associate a una spedizione è necessario conoscere:
- la distanza percorsa;
- il tipo di vettore utilizzato (camion, nave, aereo, ferrovia);
- il peso o il volume della merce trasportata;
- il fattore di emissione specifico per quel mezzo e quel carburante.
A questi dati di base si applicano i cosiddetti fattori di emissione, ovvero coefficienti che traducono l’attività logistica (es. tonnellate-chilometro) in grammi di CO₂e. Il risultato può essere aggregato per calcolare l’impronta complessiva di una flotta, di una rotta o dell’intero network distributivo.
La sfida principale risiede nella qualità e disponibilità dei dati. Spesso le informazioni necessarie sono frammentate tra sistemi diversi, non standardizzate o addirittura non tracciate. È qui che entrano in gioco gli strumenti digitali (come piattaforme di data management, sensori IoT, software di carbon accounting) che consentono di automatizzare la raccolta e l’elaborazione dei dati, rendendo il monitoraggio continuo e strutturato.
Come mettere in pratica la Logistica sostenibile
Secondo i dati presentati dall’Osservatorio Digital & Sustainable nel corso del convegno, il 71% delle aziende che includono la sostenibilità nella valutazione dei processi operativi dichiara di misurare sistematicamente i propri impatti di Sostenibilità in modo quantitativo.
Misurare è il primo passo, ma non basta. Le aziende si trovano oggi a dover trasformare la consapevolezza acquisita in azioni concrete, costruendo sistemi strutturati di monitoraggio e strategie di riduzione delle emissioni che coinvolgano l’intera catena logistica. Le esperienze di chi opera in prima linea su questi temi offrono indicazioni preziose su come questo percorso si sviluppa nella pratica.
Misurare le emissioni nella Logistica come punto di partenza: il caso Green Router
Green Router è una società specializzata nel supportare le aziende nella rendicontazione delle emissioni di gas serra, con un focus specifico su Logistica e Trasporti.
Dall’esperienza diretta con i propri clienti, emerge un pattern ricorrente: nella maggior parte dei casi, il primo impulso a misurare le emissioni CO2 dei Trasporti aziendali non nasce dall’interno, ma viene sollecitato da stakeholder esterni (ossia clienti o finanziatori) che richiedono visibilità sull’impatto ambientale delle attività logistiche. Da questa spinta esterna nasce la prima sfida concreta: costruire un sistema di monitoraggio capace di gestire dati spesso frammentati tra sistemi diversi, non standardizzati o addirittura non tracciati.
Una volta superato questo primo step, i percorsi delle aziende tendono a divergere. Alcune si fermano alla misurazione, usandola unicamente per rispondere alle richieste degli stakeholder. Altre, invece, intuiscono che i dati raccolti possono diventare una leva strategica per orientare decisioni future. È il caso, ad esempio, delle aziende di trasporto che utilizzano le proprie misurazioni emissive per simulare scenari di investimento (come il rinnovo della flotta o la scelta di carburanti alternativi) valutando non solo l’impatto economico ma anche quello ambientale complessivo. Scelte che, nel caso dei biocarburanti, portano anche a ridurre la dipendenza da risorse fossili per natura limitate, con benefici sia reputazionali che strategici sul lungo periodo.
Verso la decarbonizzazione della supply chain: Essilor Luxottica e Maire
Se quello descritto da Green Router è il percorso tipico di aziende che si avvicinano per la prima volta al tema, altre realtà hanno già integrato la Sostenibilità nella propria strategia di business a lungo termine.
Essilor Luxottica rappresenta un esempio emblematico di come la Sostenibilità possa permeare un’organizzazione di oltre 200.000 dipendenti, centinaia di stabilimenti produttivi e 18.000 punti vendita nel mondo. Il percorso di decarbonizzazione con obiettivi al 2030 ha coinvolto non solo i processi interni – dall’autoproduzione di energia rinnovabile, come il parco fotovoltaico da 25 ettari dell’Oasi Barberini, all’innovazione sui materiali con il 50% delle collezioni realizzate in materiali sostenibili – ma anche l’intera catena di fornitura, ingaggiando i partner sul tema della ricerca e sviluppo sostenibile. Un elemento distintivo di questo approccio è la sua natura culturale prima ancora che tecnica: la Sostenibilità non è un progetto isolato ma un mindset diffuso a tutti i livelli dell’organizzazione, dalla produzione al retail, dalla corporate fino alla rete di ambassador interni.
Maire, gruppo industriale attivo in circa 50 paesi con oltre 7 miliardi di fatturato, ha fissato obiettivi particolarmente ambiziosi: la carbon neutrality sugli Scope 1 e 2 entro il 2029 e un percorso strutturato per lo Scope 3, che per un’azienda con una rete di oltre 200.000 fornitori nel mondo rappresenta una sfida di portata straordinaria. Per affrontarla, Maire ha adottato quello che definisce un approccio di twin transition: la trasformazione digitale e quella sostenibile non vengono trattate come percorsi separati, ma come due facce della stessa strategia. In pratica, questo si traduce nella costruzione di sistemi di raccolta e interpretazione del dato in tempo reale e nell’utilizzo di strumenti di AI e Machine Learning per elaborare analisi predittive e simulare scenari futuri di decarbonizzazione. Un’attenzione particolare viene posta anche sulla qualità del dato stesso: l’affidabilità delle informazioni raccolte è considerata una condizione imprescindibile perché le decisioni operative che ne derivano abbiano un impatto ambientale reale e misurabile.
Il digitale si conferma come abilitatore essenziale in entrambi i casi, non per sostituire il percorso di decarbonizzazione, ma per accelerarlo e renderlo misurabile. Piattaforme di carbon accounting, sensori IoT, Intelligenza Artificiale per l’analisi predittiva e la simulazione degli scenari sono strumenti che trasformano dati complessi in decisioni concrete. L’obiettivo finale, come emerge chiaramente dalla ricerca di Green Router, è un sistema integrato e automatizzato, in cui il monitoraggio delle emissioni non sia un esercizio periodico ma una componente strutturale del business, capace di evidenziare i punti critici e i progressi compiuti nel tempo.
La strada verso una Logistica davvero sostenibile è ancora lunga, ma la direzione è tracciata: misurare con rigore, decidere con consapevolezza, agire con continuità.