Il Fintech in breve
- Il Fintech (Finance Technology, in italiano Tecnologia in finanza o Tecnofinanza), rappresenta il presente e il futuro della finanza digitale
- Il settore si configura oggi come un panorama complesso e dinamico, sempre più permeato da fenomeni come competizione allargata, Open Banking e Open Finance, Embedded Finance e Banking as a Service (BaaS), nonché dall’evoluzione di strumenti come API, Robo Advisor e soluzioni di RegTech e da tecnologie come l’Intelligenza Artificiale
- L’Osservatorio Fintech & Insurtech della School of Management del Politecnico di Milano ha rilevato 485 startup Fintech attive, che hanno raccolto 202 milioni di euro nel 2025
- L’Intelligenza Artificiale è ormai centrale: il 51% delle startup usa AI analitica, il 41% Generative AI
Comprendere il Fintech significa orientarsi in un panorama ricco di innovazione, tecnologie e nuovi protagonisti. Questa guida si basa sui dati e sulle ricerche dell’Osservatorio Fintech & Insurtech, che da anni delinea le direttrici di sviluppo digitale più rilevanti per il settore finanziario.
Qual è il significato di Fintech
Il termine “FinTech” nasce dalla contrazione di “Finance” (Finanza) e “Technology” (Tecnologia), a indicare le due radici forti a cui fare riferimento. Con l’accezione più ampia del termine si intende una qualunque applicazione di tecnologie e innovazioni digitali in finanza. In altri casi Fintech è utilizzato per indicare solamente le startup operanti in tale contesto.
Non esistendo, dunque, una definizione della parola “Fintech” globalmente riconosciuta, l’Osservatorio considera come Fintech:
tutte le innovazioni digitali nel settore finanziario, a prescindere da quale sia l’attore che sviluppa ed eroga il prodotto o servizio.
All’interno della Ricerca dell’Osservatorio vengono studiati sia gli attori tradizionali del settore, come le banche, sia i nuovi entranti quali startup, BigTech e aziende di altri settori (ad esempio Retail e Automotive).
Come si è evoluto il Fintech
La storia del Fintech affonda le sue radici nella seconda metà del XIX secolo con l’introduzione del telegrafo per le transazioni finanziarie, per poi evolversi attraverso tappe fondamentali come l’introduzione delle carte di credito negli anni ’50 (Diners Club nel 1950, American Express nel 1958), il primo ATM nel 1967 installato da Barclays a Londra e la nascita di SWIFT nel 1973, che ha rivoluzionato i pagamenti internazionali.
La vera rivoluzione Fintech moderna è iniziata negli anni ’90 con l’avvento di Internet e il lancio del primo servizio di internet banking nel 1995, seguito dall’arrivo di PayPal nel 1998 che ha democratizzato i pagamenti digitali. Gli anni 2000 hanno portato l’esplosione dell’eCommerce e dei servizi bancari online. La crisi finanziaria del 2008, invece, ha rappresentato un punto di svolta cruciale, accelerando la ricerca di alternative innovative ai sistemi bancari tradizionali e dando vita a una nuova generazione di startup finanziarie.
L’esplosione degli smartphone dal 2010 ha abilitato una nuova era di servizi finanziari mobili, culminata con l’introduzione della PSD2 nel 2019 che ha definitivamente aperto l’ecosistema finanziario europeo. Questa normativa ha permesso a nuovi attori di accedere ai dati bancari e creare servizi innovativi.
Chi sono i protagonisti del settore Fintech
Nel panorama Fintech convivono attori diversi. Accanto a banche, assicurazioni e operatori finanziari tradizionali, stanno assumendo un ruolo sempre più centrale nuove realtà imprenditoriali e tecnologiche. Conosciamole più nel dettaglio.
Operatori tradizionali
Gli operatori tradizionali rappresentano il cuore storico del sistema finanziario italiano ed europeo. Si tratta principalmente di banche commerciali, istituti di credito, compagnie assicurative, società di gestione del risparmio (SGR), SIM (Società di Intermediazione Mobiliare) e operatori postali che operano nel settore da decenni, spesso da oltre un secolo.
La pressione competitiva dell’innovazione tecnologica e dei cambiamenti nelle aspettative dei clienti li spinge ad accelerare i propri percorsi di digitalizzazione. In questa trasformazione rientrano iniziative di innovazione interna, collaborazioni con startup e investimenti in nuove piattaforme e soluzioni digitali. L’obiettivo è aumentare l’efficienza operativa, ridurre i costi e migliorare l’esperienza cliente.
Challenger Bank
Accanto a questi attori si stanno affermando le challenger bank, o banche Fintech, o ancora neobank, nate per offrire un modello operativo nativamente digitale. Si tratta di realtà prevalentemente online, con una forte vocazione mobile e una presenza fisica molto limitata. Alcune nascono come nuove realtà indipendenti, altre come spin-off o iniziative promosse da gruppi bancari tradizionali. Offrono ai clienti soluzioni semplici per depositare denaro e gestire i pagamenti, e in alcuni casi strumenti digitali per accedere rapidamente al credito.
Le challenger bank, tuttavia, non costituiscono necessariamente delle vere e proprie banche. Il Baas (Banking as a Service) consente loro di offrire prodotti e servizi finanziari personalizzati e competitivi, senza sostenere i costi onerosi relativi all’ottenimento di una licenza bancaria.
Startup FinTech e TechFin
Un ruolo fondamentale è svolto anche dalle startup Fintech e TechFin, che introducono innovazione nei servizi bancari, assicurativi e finanziari:
- le startup Fintech si focalizzano su uno o più servizi finanziari e cercano di ottimizzarli tramite l’utilizzo di strumenti digitali;
- le TechFin, invece, partono dallo sviluppo di una specifica tecnologia che viene poi applicata al mondo della finanza (spesso non solo).
Queste startup offrono servizi come conti digitali, prestiti istantanei, soluzioni di pagamento, robo-advisory, assicurazioni digitali e piattaforme RegTech. Operano spesso in logica collaborativa, affiancando banche e assicurazioni come partner tecnologici o canali distributivi alternativi. In altri casi si rivolgono direttamente al cliente finale, proponendosi come sfidanti dei modelli di servizio consolidati.
Quali sono i principali prodotti e servizi Fintech
I servizi più diffusi del Fintech comprendono una vasta gamma di soluzioni innovative che stanno trasformando il settore finanziario. Tra i principali troviamo:
- Mobile Payment: acquisto di beni e servizi tramite il proprio Smartphone, sia a distanza che in prossimità;
- pagamenti P2P (peer-to-peer o person-to-person): trasferimento istantaneo di denaro tra due soggetti;
- chatbot: agente software capace di eseguire azioni per un interlocutore umano a seguito di comandi scritti o parlati, applicato ad esempio negli investimenti;
- servizi budget familiare: strumenti digitali per monitorare, pianificare e gestire le finanze domestiche;
- prelievo cardless: operazione di prelievo senza l’utilizzo di una carta di debito o di credito, ma, ad esempio mediante app o QR code;
- trasferimenti dati da CC: servizi per il trasferimento automatico e sicuro dei dati bancari da conti correnti verso altre piattaforme o servizi finanziari, in ottica open banking.
Cos’è l’Insurtech e qual è il suo rapporto con il Fintech
Il tema del Fintech ci consente di introdurre anche un altro settore affine, quello dell’Insurtech.
Il termine “InsurTech”, che in linea con quanto già detto rappresenta la contrazione di “Insurance”(Assicurazione) e “Technology” (Tecnologia), indica in senso ampio l’innovazione in ambito assicurativo abilitata dalle tecnologie digitali. Spazia dalla sottoscrizione delle polizze fino alla gestione dei sinistri, grazie all’utilizzo di tecnologie quali Big Data Analytics, Intelligenza Artificiale e API.
In realtà, report più focalizzati su aspetti finanziari tendono a considerare Insurtech come un sotto segmento del Fin tech. Analisi relative ad aspetti assicurativi, invece, ne evidenziano un’accezione a sé stante, data la rilevanza del fenomeno.
Come stanno cambiando le abitudini dei clienti finanziari
Il digitale sta cambiando dunque le abitudini dei consumatori e delle imprese italiane anche in ambito finanziario e assicurativo. Il numero di consumatori italiani che interagisce con la propria banca tramite canali digitali è cresciuto in modo significativo negli ultimi anni. Si modificano così le modalità di gestione dei risparmi, ma anche il rapporto con i propri dati personali e le forme di coinvolgimento offerte dagli operatori del settore.
Come gli italiani gestiscono i propri risparmi
Per quanto riguarda la gestione dei risparmi, gli utenti internet italiani scelgono principalmente le banche e gli operatori postali. Tuttavia, nonostante questi due enti siano a oggi imprescindibili per la quasi totalità delle persone, stiamo assistendo ai primi segnali di un possibile cambiamento. C’è chi inizia, infatti, a prendere in considerazione le startup Fintech, ma anche associazioni di categoria, produttori di smartphone, operatori di telefonia, siti di eCommerce, catene di supermercati e aziende internet. In molti casi si affianca a uno di questi attori uno dei due player principali (quindi la banca o l’operatore postale).
Perché i clienti resistono alla condivisione dei dati
Nonostante la crescente digitalizzazione, permangono forti resistenze nella condivisione dei dati.
Secondo la Ricerca dell’Osservatorio Fintech & Insurtech realizzata nel 2024, appena il 5% è disposto a condividere in automatico un set ampio e completo di dati, come informazioni anagrafiche ai dati finanziari (investimenti, buste paga, ecc.) e dati di comportamento (spostamenti, utilizzo dello smartphone, ecc.).
Le motivazioni di questa reticenza sono principalmente legate a:
- mancanza di chiarezza sull’utilizzo dei dati: il 51% degli intervistati non comprende come vengono utilizzate le informazioni raccolte;
- scarsa trasparenza sulle finalità: il 49% non percepisce chiaramente perché la banca richieda determinati dati;
- assenza di vantaggi evidenti: il 42% non vede benefici concreti dalla condivisione.
Paradossalmente, i consumatori mostrano maggiore disponibilità verso la condivisione manuale. Sono più propensi a fornire informazioni compilando form o questionari, dove possono mantenere il controllo della procedura e ricevere spiegazioni chiare su ogni passaggio.
Come la gamification sta entrando nella finanza
Gli operatori finanziari stanno introducendo nuove modalità per coinvolgere i clienti attraverso la gamification.
Dall’analisi svolta nell’ambito dell’edizione di Ricerca 2025 dell’Osservatorio, di oltre 30 iniziative promosse da startup e operatori tradizionali emergono tre strumenti dominanti:
- Mission (70% dei casi): obiettivi specifici che guidano l’utente in percorsi strutturati;
- Reward e incentivi economici (67%): cashback, buoni e premi per comportamenti virtuosi;
- Point (58%): unità virtuali accumulate tramite attività, transazioni o quiz.
Queste dinamiche, tipiche del game design, stimolano il coinvolgimento e orientano i comportamenti verso i servizi finanziari. Rimangono però criticità legate al rischio di “gamblification”, in cui l’investimento viene percepito come gioco e si riduce la consapevolezza dei rischi.
Quali sono i paradigmi Fintech nei servizi finanziari
Grazie al digitale, la tecnofinanza evolve velocemente nel mondo dei servizi finanziari. Allo stesso tempo, anche le nuove normative – che vedremo nel corso di questa guida – introducono e caratterizzano nuovi modi di fare banca, più semplice e accessibile. Da questi continui progressi nascono numerosi paradigmi innovativi.
Open Banking
L’Open Banking è il principio secondo cui i dati, le informazioni e le transazioni bancarie devono poter essere fruite dai clienti liberamente, senza i vincoli che sussistevano in passato.
Attraverso l’Open API i dati dei clienti possono essere condivisi con attori terzi, mediante l’apertura di insiemi di funzioni e procedure chiamate appunto API (“Application Programming Interface”, in italiano “interfaccia di programmazione delle applicazioni”). Il tutto previa autorizzazione degli stessi clienti e, naturalmente, in conformità con quanto previsto dal GDPR.
L’Open Banking è un paradigma rivoluzionario, che sta cambiando le logiche competitive tra banche e società finanziarie-assicurative, consentendo l’ingresso di nuovi protagonisti – e quindi di nuovi servizi – all’interno dell’ecosistema.
Open Finance
Open Finance è un’espressione inizialmente coniata dall’Osservatorio Fintech & Insurtech che rappresenta la diretta conseguenza dell’Open Banking. Si tratta di un paradigma che prevede l’applicazione dell’Open Innovation applicata al settore finanziario e assicurativo. Nello specifico, mediante l’Innovazione Aperta l’obiettivo dell’Open Finance è quello di catturare tutte le opportunità di business derivanti dal ricorso a risorse (idee, competenze, dati, ecc.) esterne all’azienda.
L’Open Finance parte dall’idea di Open Banking, e da questa si evolve per abbracciare attori anche meno tradizionali. Non si tratta solo di banche e di attori tradizionali, ma anche startup, BigTech, Automotive, Retail e chiunque si proponga nel mondo finanziario può diventare parte dell’ecosistema. Alla base di tutto c’è lo scambio di idee, di competenze e di dati (bancari, finanziari e non) tra tutti gli operatori, con l’obiettivo di creare innovazione aperta e prodotti a valore aggiunto per il cliente.
Embedded Banking, Embedded Finance, Embedded Insurance
L’Open Banking e l’Open Finance hanno favorito l’ingresso di attori meno tradizionali nel panorama finanziario. Da questo panorama hanno preso vita anche nuovi fenomeni.
L’Embedded Finance, o Embedded Banking, e l’Embedded Insurance sono alcuni di questi. Si tratta di modalità di offerta che si verificano quando uno o più servizi dell’intermediario finanziario (o assicurativo) vengono direttamente integrato nel customer journey di attori non finanziari e distribuito attraverso i loro canali.
Nel caso dell’Embedded Finance, un esempio è la possibilità di richiedere un prestito digitale durante l’acquisto di un prodotto su un sito di eCommerce. Nel caso dell’Embedded Insurance, invece, un esempio è l’opportunità di sottoscrivere un’assicurazione viaggio al momento della prenotazione.
DeFi, la Finanza Decentralizzata
La Finanza Decentralizzata, o DeFi (Decentralized Finance) consiste nella riduzione o nell’eliminazione degli intermediari finanziari nell’esecuzione di transazioni. Questo fenomeno di decentralizzazione e disintermediazione dei servizi finanziari attraverso nuove tecnologie è in atto da diverso tempo, a partire dalle piattaforme Peer-to-Peer.
L’introduzione della Blockchain e delle tecnologie a registro distribuito (o DLT, Distributed Ledger Technology) hanno posto le basi per una profonda disruption dell’intero comparto finanziario, comprendendo prestiti, assicurazioni e investimenti. Di conseguenza, la Finanza Decentralizzata potrebbe a lungo andare impattare fortemente il ruolo degli attuali intermediari e diffondersi velocemente anche grazie all’introduzione di monete elettroniche.
Il Banking as a Service (BaaS) e il legame con le Challenger Bank
Il Banking as a Service, o BaaS, è un modello in cui gli istituti finanziari forniscono servizi bancari, in genere attraverso API (Application Programming Interface) ad attori terzi, consentendo a operatori diversi di far leva sui servizi di un singolo attore finanziario.
Un esempio di attore terzo è rappresentato dalle già citate challenger bank, entità nate per rispondere alle esigenze di clienti digital oriented richiedenti procedure finanziarie semplificate. Ad esempio, grazie al Baas consentono di gestire i propri conti attraverso dispositivi mobile, oppure semplificano determinati processi delle banche tradizionali, come l’onboarding.
RegTech
Il RegTech (contrazione di Regulatory Technology) rappresenta l’unione tra la regolamentazione e la tecnologia. All’interno del settore finanziario e assicurativo (tra i più regolati a livello mondiale) il RegTech riveste un ruolo fondamentale per quanto riguarda la compliance alle normative.
Gli obiettivi del RegTech vanno però oltre l’efficientamento della compliance. Le soluzioni proposte mirano anche a facilitare le regolamentazioni, ponendo la Regulatory Technology come mediatrice tra gli enti regolatori e i principali attori di mercato. Spesso, infatti, sono le Autorità a adottare soluzioni RegTech e, in questo caso, si parla più specificatamente di SupTech (Supervisory Technology).
Molto diffusa all’interno del RegTech è la costruzione di un Regulatory Sandbox e l’utilizzo dell’identità finanziaria.
Sandbox Regolamentare
Per un migliore dialogo tra regolamentazione e innovazione nel Digital Finance, è stato introdotto in moltissimi Paesi il cosiddetto Sandbox regolamentare.
Il Sandbox regolamentare rappresenta uno spazio protetto per le sperimentazioni digitali nei settori finanziario, bancario e assicurativo. Questa area di test è fondamentale per poter sperimentare in ambiti tanto innovativi quanto sfumati normativamente come il Fintech e l’Insurtech.
In Italia il Sandbox “regolamentare” è stato previsto nell’ambito del Decreto Crescita ed è in fase di sperimentazione. Tale iniziativa rappresenta una valida opportunità di crescita per il settore, in quanto mezzo per ridurre i costi, sperimentare nuove soluzioni e adempiere più efficientemente alle normative vigenti.
Identità Finanziaria
L’identità finanziaria è uno strumento indispensabile per il riconoscimento a distanza dei clienti nel mondo bancario, finanziario e assicurativo e la raccolta delle relative informazioni. In caso, per esempio, di apertura di un conto corrente o della stipula di un contratto di prestito, l’intermediario finanziario è, infatti, tenuto alla verifica dell’identità dei propri clienti e a raccogliere diversi dati personali.
L’identità finanziaria consentirà di unire i dati anagrafici e finanziari all’interno di un unico strumento. Alcuni di questi sono il wallet europeo EUDI (European Digital Identity), l’italiano IT wallet, oppure strumenti che permettano agli operatori di condividere tra loro dati dei clienti (previa autorizzazione) che sono già a sistema) che sono già a sistema.
Robo Advisor
In un contesto in forte cambiamento come quello attuale, sorge spontaneo per molti italiani chiedersi a chi affidarsi per la gestione dei propri risparmi. In questo scenario, i Robo Advisor assumono un ruolo più centrale.
I Robo Advisor sono piattaforme digitali capaci di offrire servizi di consulenza in materia di investimento in maniera automatizzata, senza alcun intervento umano, coerentemente con le caratteristiche e gli obiettivi dell’investitore.
Utilizzando algoritmi avanzati e analisi dettagliate, le piattaforme sono in grado di riconoscere e selezionare la soluzione più adatta per ogni singolo investitore. Questa selezione avviene in modo coerente con il profilo di rischio, gli obiettivi e le preferenze dell’investitore, garantendo così un’esperienza personalizzata e ottimizzata.
Anche in questo contesto fortemente automatizzato il fattore umano risulta insostituibile per la maggior parte dei clienti, grazie al valore delle competenze e alla relazione investitore-operatore.
Quali sono le tecnologie del Fintech
Per i player del settore Fintech e Insurtech l’apertura alle nuove tecnologie sta diventando sempre più determinante. Tra queste, le più attenzionate sono API, Intelligenza Artificiale (in particolare quella Generativa), Blockchain e i Big Data.
API
Le API (Application Programming Interface) rappresentano il fondamento tecnologico dell’ecosistema Fintech moderno. Adottate dalla maggior parte delle startup, sono interfacce di programmazione che permettono a diverse applicazioni e sistemi di comunicare tra loro in modo sicuro e standardizzato. Nel settore finanziario, le API consentono l’accesso a dati bancari (previa autorizzazione del cliente) e l’integrazione di servizi finanziari e assicurativi all’interno di piattaforme terze, abilitando fenomeni come l’Open Banking e l’Embedded Finance.
AI e Generative AI
L’utilizzo dell’AI in ambito Fintech e Insurtech è uno dei trend che destano maggiore interesse, grazie a svariate tipologie di utilizzo. Una di queste è rappresentata dai chatbot, impiegati specialmente nell’assistenza post-vendita.
Inoltre, diverse startup Fintech si stanno concentrando sull’Intelligenza Artificiale Generativa. La Generative AI rappresenta l’ultimo traguardo dell’AI e trascende le mere applicazioni di ChatGPT. Grazie a API e plug-in, i casi d’uso della GenAI vanno da soluzioni sviluppate per migliorare e/o automatizzare processi aziendali (come la creazione di report), a soluzioni progettate per soddisfare le esigenze dei clienti (come i chatbot).
Oggi il 51% delle startup Fintech e Insurtech italiane utilizza AI di tipo analitico, legata a Machine Learning e Big Data Analytics, mentre il 41% ha già adottato Generative AI. Tuttavia, tra gli operatori finanziari tradizionali prevale ancora un approccio prudente: il 93% dei progetti AI punta a mantenere basso il rischio per l’istituto, evitando impatti significativi sull’organizzazione infrastrutturale e sulla sicurezza dei dati. Il 66% dei progetti è orientato a risultati a breve termine, con soluzioni “chiavi in mano” e impatti facilmente misurabili.
Come afferma Filippo Renga, Direttore dell’Osservatorio Fintech & Insurtech riguardo all’adozione dell’AI, “l’analisi di 147 progetti concreti a livello internazionale mostra la prevalenza di un approccio ancora prudente, con un forte focus su progetti che portano risultati limitati ma immediati. Una seria adozione dell’AI appare ancora fortemente frenata da due ostacoli: la gestione dei dati e le competenze. Da un lato, la maggior parte degli istituti finanziari italiani non dispone della capacità di raccogliere, strutturare e aggiornare dati di qualità in modo adeguato, di garantire rigorosi requisiti di sicurezza e privacy e di predisporre sistemi interni performanti e scalabili. Dall’altro, tutti gli operatori del settore devono recuperare le competenze necessarie per affrontare le sfide generate dall’AI, sia a livello di singole figure professionali da inserire o evolvere, sia nel preparare l’intera struttura aziendale a governare le opportunità offerte dall’AI in tutti i processi”.
Blockchain
La Blockchain è una delle principali tecnologie che ha investito il mondo del Fintech e dell’Insurtech. Per comprendere i vantaggi della Blockchain nei servizi finanziari, è importante analizzare come lee banche e i player del settore hanno ormai compreso l’importanza di questa tecnologia, e sono sempre più numerosi i servizi basati sulle Distributed Ledger Technology (DLT) promossi da istituti finanziari. Questa tecnologia a registro distribuito viene utilizzata in ambito Finance per supportare diverse attività, quali gestione di pagamenti, miglioramento dello scambio di titoli finanziari, tracciabilità e gestione di dati e documenti finanziari, supporto al Supply Chain Finance e identificazione dei clienti.
Big Data
Nell’ambito finanziario e assicurativo, i dati sono presenti in enormi quantità. Per questo motivo si parla di Big Data. Comprenderne l’importanza e l’impiego nel settore è fondamentale per capire come i principali attori possano accrescere la propria competitività. Un controllo attento e efficace di questi sistemi potrebbe consentire non solo di migliorare la performance operativa, ma anche di anticipare le tendenze di mercato e le esigenze dei clienti nel mondo digitale di finanza e assicurazioni.
Quali sono le normative a supporto dell’Open Finance
Le novità introdotte dall’Open Finance e dalla rivoluzione dei servizi finanziari targata Fintech rappresentano una svolta epocale. Ma in questo quadro dipinto di innovazione tecnologica, la cornice normativa sta evolvendo rapidamente.
PSD2
In primis vi è la Payment Services Directive 2 (PSD2), ossiala direttiva europea pensata per i servizi di pagamento elettronici, diventata effettiva a partire dal 14 settembre 2019. La PSD2, pur avendo spinto le banche ad affrontare il tema delle strategie legate ai dati, ha però forti limiti sul Fintech per quanto riguarda la condivisione di dati di pagamento e conto corrente nel mondo bancario. Questo è uno dei motivi che ha spinto la Commissione europea a proporre una nuova evoluzione della normativa.
PSD3 e FIDA
Il 28 giugno 2023 è stata proposta la Payment Services Directive 3. La PSD3 è stata affiancata dal Financial Data Access (FIDA), il nuovo framework per l’accesso e la condivisione di tutti i dati finanziari, al di là dei soli dati bancari di pagamento e conto corrente. Con il FIDA, l’obiettivo è quello di far recepire l’Open Finance in maniera più efficace rispetto all’Open Banking.
La normativa introduce anche uno schema di remunerazione per chi condivide i dati, offrendo un vantaggio tangibile agli istituti che detengono un immenso patrimonio informativo.
DORA (Digital Operational Resilience Act)
Il regolamento DORA rappresenta un elemento cruciale nel rafforzamento della resilienza operativa digitale degli istituti finanziari. Con tempistiche stringenti per l’adeguamento, il DORA impone agli operatori di implementare misure efficaci per gestire i rischi legati alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT).
Questo include l’obbligo di adottare politiche di gestione del rischio ICT, effettuare test di resilienza operativa, monitorare i fornitori terzi di servizi ICT e stabilire procedure per la segnalazione di incidenti.
GDPR
Fondamentale è anche l’apporto del GDPR (General Data Protection Regulation), operativo a partire dal 25 maggio 2018, che dispone in materia di protezione dei dati personali. La normativa mira a garantire trasparenza, controllo e sicurezza nel trattamento delle informazioni personali, imponendo obblighi stringenti sia per le organizzazioni pubbliche che private.
Quante sono le startup Fintech in Italia e a quanto ammontano i finanziamenti
Il fenomeno Fintech investe anche l’Italia, un Paese storicamente ancorato a importanti pilastri come il risparmio delle famiglie, il credito bancario e le piccole e medie imprese. L’ingresso di nuovi operatori nel settore ha dato una forte spinta all’innovazione. Le startup, come anticipato, sono il vero e proprio motore di questa rivoluzione digitale nel mondo Finance.
Oggi, il settore italiano del Fintech e Insurtech sta vivendo una fase di consolidamento e maturità.
Secondo la Ricerca dell’Osservatorio Fintech & Insurtech, a fine 2025 si contano 485 startup Fintech attive, in diminuzione rispetto alle 596 del 2024. Nei primi dieci mesi dell’anno le Fintech e Insurtech hanno raccolto complessivamente 202 milioni di euro tra equity e strumenti convertibili (-19% rispetto al 2024).
Come però spiegato da Laura Grassi, Direttrice dell’Osservatorio Fintech & Insurtech, il settore italiano del Fintech e Insurtech sta vivendo una fase di maturità.
“Dopo un decennio di crescita, l’ecosistema italiano Fintech e Insurtech è entrato in una fase di consolidamento. I picchi degli anni passati, sia in termini di nuove startup fondate che di capitali raccolti, lasciano spazio oggi a uno scenario più maturo e selettivo. Il nostro censimento registra un calo nel numero di startup e una contrazione della raccolta di finanziamenti, ma non siamo di fronte a una crisi congiunturale, bensì all’affermazione di un trend strutturale: il mercato sta maturando e diventando più esigente. Ne derivano numerose acquisizioni e anche alcuni fallimenti di progetti che non sono riusciti a raggiungere sufficiente trazione. Ma il consolidamento premia la qualità e la focalizzazione dell’offerta: sul mercato oggi operano meno attori, mediamente più profittevoli e con ricavi più elevati. Il Fintech evolve nei modelli di business, nelle infrastrutture, nei comportamenti delle persone e delle PMI con trasformazioni profonde che stanno ridisegnando il settore”.
A confermare la solidità del comparto ci sono i ricavi, in netta crescita. I ricavi mediani previsti per il 2025 sono 700.000 euro, in netto aumento rispetto ai 500.000 euro del 2024 (+29%). Il 46% delle startup ha già raggiunto il break-even, confermando la solidità del settore.
La sfida principale per la crescita rimane il funding (44% delle realtà). Il 42% è in ricerca attiva di capitale, con un mercato fortemente polarizzato: il 9% cerca grandi round superiori ai 5 milioni per rafforzare la crescita verso lo status di unicorno, mentre il 63% punta a round piccoli (sotto i 2 milioni) per completare lo sviluppo del prodotto.
L’internazionalizzazione emerge come driver strategico. Infatti, il 79% delle startup intende aprire all’estero in futuro. Oggi il mercato è ancora ‘italo-centrico’ con solo il 32% che serve almeno un altro Paese europeo e appena il 2% dei ricavi realizzati fuori dall’Italia.
Quante sono le startup Insurtech
In ambito Insurtech, le 78 startup attive nel 2025 (dalle 86 del 2024) hanno raccolto 28,5 milioni di euro (-18% rispetto all’anno precedente), con ricavi mediani pari a 700.000 euro. Il 43% ha già raggiunto il pareggio di bilancio. Anche qui, il funding si conferma la sfida principale – segnalata dal 55% delle realtà – con il 42% attivamente alla ricerca di capitali. Solo il 14% ambisce a round compresi tra 5 e 10 milioni di euro; il resto si concentra su valori inferiori. Uno scenario, in definitiva, che rispecchia le dinamiche generali del Fintech italiano.
Qual è il futuro del Fintech in Italia
Il settore Fintech e Insurtech italiano attraversa una fase di consolidamento e maturazione, caratterizzata da una crescita qualitativa più che quantitativa. Le tecnologie emergenti come la Generative AI, i nuovi framework normativi come DORA e FIDA, e l’evoluzione delle esigenze dei clienti definiscono le traiettorie future del settore.
La collaborazione tra startup e operatori tradizionali si conferma la strategia vincente, mentre la la resilienza operativa digitale emerge come tema centrale per il futuro dello sviluppo del settore finanziario italiano.
Contenuti suggeriti dell’Osservatorio Fintech & Insurtech