I trend delle startup in breve

  • Gli investimenti in startup crescono. Il mercato, stando ai dati dell’Osservatorio Startup & Scaleup Hi-Tech della School of Management del Politecnico di Milano, si mantiene intorno alla soglia di 1,5 miliardi di euro raccolti, un plateau che sembra ormai strutturale ma che cela al suo interno dinamiche positive.
  • Il Deep Tech è uno dei trend del momento. La nuova generazione di startup science-based – attive in settori come Biotech, Cleantech e Cybersecurity – sta attirando capitali e attenzione, in Italia come nel resto d’Europa.
  • Dallo Startup Act 2.0 alla proposta di EU Inc., il quadro normativo è in evoluzione, ma l’implementazione resta la vera sfida.

Questo articolo, realizzato dall’Osservatorio Startup & Scaleup Hi-Tech , illustra gli investimenti nelle startup e scaleup hi-tech italiane, le dinamiche del Deep Tech e una selezione delle realtà più significative dell’ecosistema.

Come si muovono gli investimenti in startup nell’ecosistema italiano

Nel 2025, gli investimenti complessivi in startup hi-tech italiane si sono stabilizzati intorno a 1,5 miliardi di euro, il secondo miglior risultato storico dopo il boom del 2022, confermando una crescita moderata ma costante dell’ecosistema. Nel complesso, nel decennio 2015–2025, le startup italiane hanno complessivamente raccolto 9,6 miliardi di euro, un risultato che testimonia una trasformazione profonda, anche se il confronto con i grandi ecosistemi europei rimane evidente.

A muovere questi capitali sono principalmente tre categorie di attori:

  • i fondi di venture capital (VC), ovvero veicoli di investimento specializzati che finanziano startup in cambio di una quota societaria, scommettendo sulla loro crescita futura;
  • gli investitori informali, come i business angel, spesso ex imprenditori che mettono in gioco capitale proprio e competenze;
  • gli investitori internazionali, fondi e corporate di tutto il mondo che guardano all’Italia dall’estero.

Tra i dati più significativi vi è la dimensione media dei singoli round di finanziamento (vale a dire i singoli cicli di raccolta di capitale di una startup). Nel 2025, la grande maggioranza di questi round supera il milione di euro, una soglia che segnala la capacità di attrarre capitali consistenti già nelle fasi iniziali, quando la startup sta ancora validando il proprio modello di business. Era meno della metà dei round a superare questo traguardo appena sei anni fa, nel 2019.

Nonostante questi dati positivi, lo sviluppo dell’ecosistema startup italiano rimane più giovane rispetto ad altri Paesi europei. La sua dimensione è pari a circa 1/4 rispetto a quello francese e tedesco, e comparabile con quello spagnolo.

Come affermato da Giorgio Ciron, Direttore di InnovUp – Italian Innovation & Startup Ecosystem, durante il Convegno dei risultati di Ricerca dell’Osservatorio, “Per trasformare le startup italiane in scaleup globali e competere davvero con altri Paesi europei come Francia e Germania, bisogna agire ora su diversi fronti particolarmente strategici: dai fondi domestici specializzati, alle connessioni università-impresa e corporate-startup, al supporto all’internazionalizzazione”.

Quali sono le novità normative per le startup

Sul fronte delle politiche pubbliche, un nuovo scenario è rappresentato dallo Startup Act 2.0. Introdotto con la Legge annuale per il mercato e la concorrenza 2024, la legge punta a mobilitare il grande risparmio previdenziale italiano – stimato tra 350 e 400 miliardi di euro – verso il venture capital. L’intento è quello di vincolare una quota dei fondi pensione e delle casse di previdenza a investimenti in startup e scaleup hi-tech (ovvero quelle startup che hanno già validato il proprio modello di business e sono in una fase di crescita accelerata). L’auspicio è quello di vedere i frutti di questa normativa già nel breve periodo.

A livello europeo, è in discussione il cosiddetto EU Inc. (o “28° regime”): una struttura societaria europea opzionale che permetterebbe alle startup di scalare nel Mercato Unico senza dover replicare governance e adempimenti legali in 27 ordinamenti diversi. La proposta formale è stata presentata dalla Commissione europea nel marzo 2026, con l’ambizione dichiarata di rendere l’espansione intra-UE semplice quanto la crescita “da costa a costa” negli Stati Uniti. Restano però nodi implementativi significativi da sciogliere.

Cos’è il Deep Tech, la nuova frontiera delle startup

Se c’è un tema che domina il dibattito sull’innovazione nel 2025-2026, è il Deep Tech. Si tratta di startup la cui innovazione nasce da avanzamenti scientifici o ingegneristici sostanziali: non nuove app o modelli di business originali, ma imprese che trasformano nuove conoscenze scientifiche e ricerca in soluzioni commerciali, spesso affrontando elevata incertezza tecnologica, lunghi tempi di sviluppo e significativi investimenti in R&D. Rientrano in questo ambito, ad esempio, biotecnologie, nuovi materiali, Quantum Computing, semiconduttori e fotonica, Space Tech, robotica avanzata, nuove tecnologie energetiche, neurotecnologie e alcune applicazioni di frontiera dell’Intelligenza Artificiale. Sono tecnologie che nascono nei laboratori di ricerca e richiedono anni, o anche decenni, per diventare prodotti commerciali. È per questo che sono più difficili da finanziare (l’orizzonte temporale è lungo, l’incertezza tecnologica è elevata). Quando però funzionano, hanno un impatto trasformativo su interi settori industriali.

Nonostante queste sfide, oggi il Deep Tech non è più una nicchia. Sta infatti diventando una asset class a pieno titolo, concentrato nei settori che stanno plasmando la prossima ondata industriale.

In Italia, nel biennio 2024-2025, le startup Deep Tech mappate dall’Osservatorio hanno raccolto oltre un miliardo di euro. Le aree più finanziate sono state le scienze della vita applicate alla salute, l’hardware per la transizione energetica e i sistemi per infrastrutture smart e mobilità sostenibile.

Quali sono le startup protagoniste dell’ecosistema italiano

Ogni anno l’Osservatorio Startup & Scaleup Hi-Tech seleziona una rosa di startup italiane significative secondo tre criteri distinti:

  • quelle che hanno raccolto i round di finanziamento più alti;
  • quelle che hanno generato il fatturato più elevato;
  • quelle che hanno completato con successo una exit – ovvero la vendita a un acquirente industriale (trade sale) o la quotazione in borsa (IPO).

Sono tre prospettive complementari per fotografare la vitalità dell’ecosistema: chi attrae capitali, chi li trasforma in ricavi e chi riesce a creare valore per i propri investitori.

Quali sono le startup con i round di finanziamento più alti nel 2025

I finanziamenti più significativi del 2025 raccontano un ecosistema che premia l’innovazione scientifica profonda. Deep Tech, Biotech, Cleantech e Cybersecurity dominano la scena.

  • AAVantgarde Bio:ha raccolto 122 milioni di euro ed è una startup Biotech in fase clinica specializzata nello sviluppo di terapie geniche di nuova generazione basate su vettori AAV (particelle virali modificate usate per veicolare materiale genetico terapeutico) per malattie retiniche ereditarie.
  • Nanophoria: è una startup Biotech in fase preclinica che sviluppa una piattaforma di drug delivery non-virale. Il suo programma principale è un trattamento inalabile per l’insufficienza cardiaca. Nel 2025 ha chiuso un round da 83,5 milioni di euro.
  • Exein: opera nella Cybersecurity per dispositivi connessi IoT (Internet of Things) e sistemi embedded (cioè quei microprocessori integrati nei prodotti fisici, dagli elettrodomestici ai macchinari industriali). La sua tecnologia protegge il firmware, lo strato software più profondo e vulnerabile di un dispositivo, rilevando le minacce in tempo reale tramite componenti di AI. Nel 2025 ha raccolto 170 milioni di euro.
  • Caracol: è attiva nel Large Format Additive Manufacturing, ovvero la stampa 3D industriale di grande formato tramite robot. Produce componenti di grandi dimensioni per settori come aerospazio, automotive e costruzioni. Nel 2025 ha chiuso un round da 40 milioni di euro.
  • Tulum Energy ha raccolto 27 milioni di euro ed è una startup cleantech fondata nel 2024 che produce idrogeno “turchese” attraverso un processo di pirolisi del metano che non rilascia CO₂ nell’atmosfera. Si rivolge a industrie hard-to-abate (settori come chimica pesante e raffinazione che faticano a decarbonizzarsi).

Quali startup hanno fatturato di più nel 2024

Le scaleup con i fatturati più rilevanti mostrano la varietà dei modelli di business che l’ecosistema italiano ha saputo produrre. Queste vanno dalla tecnologia applicata alla salute mentale ai pagamenti digitali, fino al turismo.

  • Unobravo: offre psicoterapia online attraverso una piattaforma digitale che connette utenti con psicologi qualificati, rendendo la terapia accessibile ovunque e in qualsiasi momento. Ha raggiunto 124 milioni di ricavi.
  • Joivy: ex Dovevivo, con 122 milioni di ricavi, opera come piattaforma di coliving con stanze arredate in diverse città europee, utenze incluse e una community di inquilini attiva.

Tra le scaleup che crescono rapidamente e con modelli di business originali troviamo invece:

  • WeRoad: community di viaggi di gruppo in oltre 90 destinazioni nel mondo. I gruppi sono suddivisi per fasce d’età e mood di viaggio, guidati da un Coordinatore esperto. I ricavi nel 2024 sono stati di 66 milioni di euro.
  • Satispay: è la principale super app di pagamento italiana, con oltre 6 milioni di utenti e 400.000 esercenti convenzionati. Nel 2024 i ricavi si sono attestati a 43 milioni di euro.

Quali sono le startup con exit nel 2025

Il 2025 ha registrato diverse operazioni di exit, tutte attraverso trade sale (la vendita a un acquirente industriale) senza alcuna IPO (quotazione in borsa). Un dato coerente con la tendenza strutturale dell’ecosistema italiano, dove il mercato dei capitali pubblici resta ancora un canale poco percorribile.

I valori delle operazioni non sono noti. Tuttavia, le acquisizioni segnalano un interesse crescente da parte di grandi gruppi internazionali verso le eccellenze tecnologiche italiane, ma non solo.

  • Prima.it: insurtech specializzata in polizze auto e casa con pricing guidato dall’AI, è stata acquisita da AXA nell’agosto 2025.
  • WashOut: servizio di lavaggio auto e moto a domicilio prenotabile via app a basso impatto ambientale, è stata acquisita da Palella Holdings nel febbraio 2025.
  • Arduino: celebre piattaforma open-source per la prototipazione elettronica usata da maker, scuole e aziende di tutto il mondo, è stata acquisita da Qualcomm nell’ottobre 2025.
  • FlowPay: istituto di pagamento con API modulare per la gestione di flussi finanziari complessi, è entrata nel gruppo Bancomat (il principale circuito di pagamento italiano) nel luglio 2025.
  • Keyless: startup di autenticazione biometrica “privacy-preserving” basata sul riconoscimento facciale senza memorizzare dati biometrici né sul dispositivo né nel cloud, è stata acquisita da Ping Identity nell’ottobre 2025.
  • Lokky: insurtech dedicata a PMI e professionisti per la sottoscrizione online di polizze personalizzate, è stata acquisita dall’assicuratore internazionale Hiscox nel giugno 2025.
  • ACBC: startup che offre “Sustainability as a Service” ai brand moda e footwear, esternalizzando la funzione ESG e aiutando così le aziende a misurare e ridurre l’impronta carbonica di prodotti e supply chain, è stata acquisita da Gyrus Capital nell’aprile 2025.
  • Competitoor: piattaforma SaaS (Software as a Service) di price intelligence basata su AI per aiutare brand e retailer a monitorare in modo continuo prezzi e dinamiche di mercato online, è entrata nel gruppo Dedagroup nel marzo 2025.

Dove si dirige l’ecosistema startup italiano

L’ecosistema startup italiano nel 2026 è un ecosistema che cresce, ma ancora a velocità insufficiente per colmare il divario con i principali competitor europei.
La traiettoria del venture capital italiano riflette trend continentali più ampi – crescente istituzionalizzazione, maggiore partecipazione internazionale, maturazione del talento imprenditoriale – ma i volumi restano ben al di sotto di quelli di Regno Unito, Francia e Germania.

Eppure, i segnali positivi ci sono e non vanno sottovalutati. Una nuova generazione di fondatori più esperti, round più grandi già nelle fasi early stage, e un Deep Tech italiano sempre più visibile sullo scenario europeo: sono tutti indizi di un ecosistema che sta costruendo le fondamenta per un possibile salto di qualità.

L’Europa, e con essa l’Italia, ha un grande potenziale per diventare una fucina di startup Deep Tech, ma ancora non si è dimostrata capace di farle scalare fino a diventare leader globali di categoria. Sciogliere questo nodo – attraverso politiche pubbliche efficaci, mercati dei capitali più profondi e una cultura imprenditoriale sempre più matura – è la sfida che definirà se i segnali di oggi si trasformeranno in un salto dimensionale stabile e duraturo per le startup e scaleup italiane.

Questo articolo è stato scritto da Antonio Ghezzi, direttore dell’Osservatorio Startup & Scaleup Hi-Tech, e da Davide Moiana, ricercatore dell’Osservatorio Startup & Scaleup Hi-Tech.

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