Incentivi per digitalizzare una PMI nel 2026 in breve
- I principali incentivi digitalizzazione PMI (Piccole e Medie Imprese) per il 2026 sono l’Iperammortamento, la Nuova Sabatini, i Voucher Cloud & Cybersecurity, la misura Digital Transformation e i Voucher per consulenza alle PMI in innovazione
- Le novità più rilevanti riguardano il ritorno all’Iperammortamento per gli investimenti in tecnologie 4.0 e 5.0 e l’introduzione dei Voucher per Cloud e Cybersecurity
Nonostante il PNRR abbia portato grande visibilità al tema dei contributi per la trasformazione digitale e la transizione green, tra le PMI si riscontra ancora una scarsa conoscenza degli incentivi disponibili e, soprattutto, una diffusa difficoltà a orientarsi tra le opportunità a disposizione. Per questo è importante avere un quadro quanto più completo e aggiornato di queste agevolazioni, che negli ultimi anni sono state più volte riviste dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT).
Vediamo dunque, insieme all’aiuto dell’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI, come il quadro normativo italiano stia incentivando lo sviluppo digitale delle piccole e medie imprese nel nostro Paese.
Cosa prevede il Nuovo Piano Transizione 5.0 – Iperammortamento
Già a partire dal 2013, l’allora Ministero dello Sviluppo Economico ha previsto ed erogato una serie di incentivi per promuovere l’Innovazione Digitale nelle imprese lungo tre aree: tecnologie abilitanti/macchinari, ricerca e sviluppo e formazione.
Il Piano Nazionale Industria 4.0, istituito nel 2017 e basato sugli strumenti del Super e Iperammortamento, ha poi lasciato spazio a Transizione 4.0 nel 2020 e, più di recente, a Transizione 5.0 – entrambi incentrati sullo strumento del credito d’imposta.
Con la Legge di Bilancio 2026 (legge 30 dicembre 2025, n. 199, art. 1, commi 427-436) i crediti d’imposta Transizione 4.0 e Transizione 5.0 sono stati sostituiti da una nuova misura: il Nuovo Piano Transizione 5.0 – Iperammortamento.
Con il ritorno all’Iperammortamento cambia il meccanismo: non c’è più uno sconto immediato da usare in F24, ma un vantaggio fiscale che si costruisce negli anni, coerentemente con il piano di ammortamento del bene, grazie a una maggiorazione del costo di acquisizione dei beni nuovi. Quando l’azienda acquista un bene agevolabile, il Fisco le permette di considerare, solo ai fini del calcolo delle tasse, un costo di acquisizione maggiore di quanto realmente pagato (fino al 180% in più). In virtù di ciò, le quote di ammortamento (cioè la parte di spesa che l’azienda scarica fiscalmente anno per anno) vengono calcolate su un importo maggiore rispetto alla spesa sostenuta in realtà, e l’aumento dell’importo deducibile consente di pagare meno tasse per un periodo prolungato.
La misura si applica agli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028 e riguarda due categorie di investimenti:
- beni materiali e immateriali strumentali nuovi funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale (ricompresi nei nuovi Allegati IV e V alla legge n. 199/2025, che aggiornano gli ex Allegati A e B), interconnessi al sistema aziendale di gestione della produzione;
- beni materiali nuovi per l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili destinata all’autoconsumo, con relativi sistemi di stoccaggio.
La maggiorazione del costo, per i beni materiali e per gli impianti di autoproduzione energetica, è così articolata:
- fino a 2,5 milioni di euro di investimento il costo riconosciuto ai fini fiscali viene maggiorato del 180%, quasi triplicando la base su cui si calcola l’ammortamento;
- per la parte di investimento tra 2,5 e 10 milioni di euro la maggiorazione scende al 100%, cioè il costo fiscale raddoppia;
- per la parte di investimento tra 10 e 20 milioni di euro la maggiorazione è del 50%.
Possono accedere alla misura tutte le imprese residenti e le stabili organizzazioni con sede in Italia, senza limiti dimensionali o settoriali. L’accesso avviene tramite comunicazioni telematiche trasmesse sulla piattaforma del Gestore dei Servizi Energetici (GSE), operativa dal 12 giugno 2026, previa perizia tecnica asseverata e certificazione contabile che attestino l’effettività e la conformità degli investimenti.
La “vecchia” Transizione 4.0: credito d’imposta beni strumentali
Resta comunque attivo (in esaurimento) anche il credito d’imposta Transizione 4.0 per gli investimenti effettuati fino al 30 giugno 2026 (a condizione che l’ordine fosse stato accettato dal venditore e fosse stato versato un acconto di almeno il 20% entro il 31 dicembre 2025), nel limite di spesa di 2,2 miliardi di euro. Le risorse disponibili per questa misura risultano però attualmente esaurite, e le nuove comunicazioni vengono acquisite in attesa di eventuali rifinanziamenti, secondo l’ordine cronologico di trasmissione. Le imprese che avessero presentato domanda sia per Transizione 4.0 sia per Transizione 5.0 sugli stessi beni sono tenute a optare per uno solo dei due crediti, non essendo ammesso il cumulo.
Come funziona la Nuova Sabatini per i finanziamenti del 2026-2027
La Nuova Sabatini (misura Beni strumentali), lo strumento che facilita l’accesso al credito bancario per gli investimenti in macchinari, impianti, hardware, software e tecnologie digitali, resta pienamente operativa ed è stata rifinanziata dalla Legge di Bilancio 2026 con 650 milioni di euro per il biennio 2026-2027.
La misura, rivolta alle MPMI (Micro, Piccole e Medie Imprese), continua a funzionare tramite la concessione di un finanziamento bancario (o leasing) – di importo tra 20.000 euro e 4 milioni di euro e durata non superiore a 5 anni – assistito da un contributo ministeriale in conto impianti. Il valore di quest’ultimo è determinato in base al valore degli interessi calcolati su un finanziamento della durata di cinque anni e di importo uguale all’investimento previsto, a un tasso di interesse annuo di:
- 2,75% per gli investimenti ordinari;
- 3,575% per gli investimenti 4.0 (effettuati su beni materiali e immateriali individuati all’interno degli allegati 6/A e 6/B alla circolare 15 febbraio 2017 n.14036) e per gli investimenti green (categoria che comprende anche hardware, software e soluzioni di digitalizzazione);
- fino al 5% (micro e piccole imprese) o 3,575% (medie imprese) per la variante “Nuova Sabatini Capitalizzazione”, riservata alle PMI costituite in forma di società di capitali impegnate in processi di capitalizzazione che intendano realizzare investimenti nei beni strumentali di cui sopra.
Il finanziamento, che deve essere interamente utilizzato per coprire gli investimenti ammissibili, può essere assistito dalla garanzia pubblica del Fondo di Garanzia per le PMI, che copre fino all’80% dell’importo finanziato.
Le domande si gestiscono tramite la piattaforma benistrumentali.dgiai.gov.it.
Cos’è il Voucher Cloud & Cybersecurity e come funziona
Accanto agli incentivi “storici”, il MIMIT ha recentemente introdotto una misura specifica dedicata alla sicurezza informatica e al Cloud: il Voucher Cloud & Cybersecurity, disciplinato dal decreto ministeriale 18 luglio 2025.
La misura, con una dotazione di 150 milioni di euro (Fondo sviluppo e coesione 2014-2020), si rivolge a PMI e lavoratori autonomi su tutto il territorio nazionale che dispongano di una connessione con velocità minima in download di 30 Mbps. Sono ammissibili le spese per:
- soluzioni hardware di Cybersecurity (firewall, NGFW, router/switch, sistemi IPS);
- soluzioni software di Cybersecurity (antivirus, monitoraggio reti, crittografia, SIEM, gestione vulnerabilità);
- servizi Cloud IaaS e PaaS (virtual machine, storage & backup, connettività, database);
- servizi Cloud SaaS (software di contabilità, HRM, ERP anche con funzionalità di Intelligenza Artificiale, CMS, e-commerce, CRM);
- servizi di configurazione, monitoraggio e supporto (fino al 30% del piano di spesa).
Il contributo a fondo perduto copre fino al 50% delle spese ammissibili, per un massimo di 20.000 euro a impresa, con piani di spesa di importo non inferiore a 4.000 euro. I termini per l’iscrizione dei fornitori all’elenco abilitato sono stati prorogati al 27 maggio 2026, mentre le modalità di apertura dello sportello dedicato alle domande delle PMI saranno definite con un successivo provvedimento.
Resta attivo anche l’incentivo Digital Transformation, messo a disposizione dal MIMIT e gestito da Invitalia, rivolto a micro, piccole e medie imprese (anche in forma aggregata) che vogliano realizzare progetti di innovazione di processo e organizzativa nell’ambito di Impresa 4.0. Le agevolazioni, pari al 50% dei costi ammissibili, si articolano in un contributo diretto del 10% e un finanziamento agevolato del 40%. Le domande si presentano tramite l’area riservata del portale Invitalia.
Cosa prevede il Voucher per consulenza alle PMI in innovazione
Resta un riferimento importante anche il Voucher per consulenza alle PMI in innovazione, che consente alle piccole e medie impresedi sostenere le spese per la consulenza specialistica di un Innovation Manager qualificato e indipendente. Il contributo, sotto forma di voucher, copre il 50% dei costi per micro, piccole imprese e reti d’imprese, e il 30% per le medie imprese, per un periodo di incarico non inferiore a nove mesi, con l’obiettivo di supportare l’implementazione delle tecnologie abilitanti 4.0 e l’innovazione degli assetti gestionali e organizzativi dell’impresa.
Quali sono gli incentivi per le PMI innovative
Degno di menzione anche il panorama specifico delle PMI innovative, che dal 2015 hanno ottenuto un riconoscimento normativo all’interno dell’ordinamento italiano. Il cosiddetto “Investment Compact” a opera del Governo Renzi ha infatti esteso i benefici già riconosciuti dal 2012 alle startup innovative, realizzando un’equiparazione di fatto.
- Tra i benefici e le agevolazioni ricordiamo in particolare che le PMI innovative:
- possono essere costituite come s.r.l. con una procedura online semplificata;
- hanno una disciplina societaria più flessibile;
- beneficiano di una moratoria annuale per la copertura di eventuali perdite;
- possono utilizzare lo strumento dell’equity crowdfunding;
- sono esonerate dal pagamento dell’imposta di bollo e dei diritti camerali;
- possono accedere al Fondo di Garanzia per le PMI con una procedura semplificata.
Entrambe le categorie (startup e PMI innovative) sono ora censite dal Ministero.
Quali sono gli altri strumenti di finanziamento da conoscere
Meritano menzione, infine, gli altri strumenti di finanziamento messi a disposizione dal Governo. Segnaliamo:
- Fondo di Garanzia per le PMI, volto a favorire l’accesso alle fonti finanziarie delle piccole e medie imprese mediante la concessione di una garanzia pubblica;
- Bando Macchinari Innovativi, rivolto alle PMI delle regioni Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia operanti in alcuni ambiti del settore manifatturiero.
- Bando Scoperta Imprenditoriale II, volto a incentivare progetti di ricerca industriale e di sviluppo sperimentale condotti in maniera collaborativa e realizzati nei territori di Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna. Il 60% delle risorse stanziate è destinato a progetti proposti da PMI e reti di impresa.
Contenuti suggeriti dell’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI