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Sanità digitale: cosa serve davvero al cittadino?

Chiara Sgarbossa, Direttore Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità

Sanità digitale: cosa serve davvero al cittadino?

La digitalizzazione dei servizi (compresi quelli sanitari) deve partire da un presupposto: i bisogni dei cittadini. Chiedersi quali siano le necessità degli utenti deve essere il pilastro portante per la riprogettazione di servizi e processi. In Sanità, ad esempio, sappiamo che ciò che serve davvero al cittadino è un punto di accesso unico a tutti i servizi digitali, che gli fornisca, da un lato, informazioni certificate e attendibili (sulla salute, le malattie, i farmaci) e che dall’altro gli consenta di poter visualizzare tutta la propria storia clinica in modo ordinato e organizzato, facilitando anche il dialogo con il medico.

 

Per rispondere ad alcune di queste esigenze è stato sviluppato il progetto del “Fascicolo Sanitario Digitale personale”, presentato a Milano qualche giorno fa da Biomedia. Si tratta di un portale web che consente a ciascun cittadino di raccogliere la propria storia clinica e quella del proprio nucleo familiare, archiviare i referti in modo ordinato (es. per specialità) così da condividerli con il medico qualora necessario, oltre che accedere a informazioni utili alla prevenzione (es. controlli periodici consigliati, fattori di rischio, strumenti per il controllo della salute, ecc.) e al monitoraggio della crescita psico-fisica dei propri figli.

 

In Sanità c’è bisogno di digitalizzazione, dunque. Del resto, quello che emerge dall’ultima ricerca dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità, è il profilo di un cittadino sempre più “digitale” e sempre più consapevole che servizi online, internet e App possano semplificare l’accesso alle informazioni così come ai servizi sanitari.

 

L’indagine condotta in collaborazione con Doxapharma su un campione di 1.000 cittadini, statisticamente rappresentativo della popolazione italiana, mostra che il 51% degli italiani ha utilizzato nell’ultimo anno almeno un servizio online in ambito sanitario. I cittadini accedono a internet per avere informazioni su strutture sanitarie (32%), per prenotare esami e visite (22%) e per consultare i propri referti (18%), servizio spesso messo a disposizione a livello regionale all’interno del Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE). Interessante notare che solo un italiano su dieci avverta la tecnologia come un freno all’utilizzo di questi strumenti online, barriera particolarmente sentita soprattutto tra coloro che hanno un più basso livello di istruzione e nella popolazione con più di 55 anni.

I cittadini sono sempre più attivi anche nella ricerca online di informazioni sulla salute: il 36% degli italiani (contro il 33% rilevato nel 2016) utilizza internet per ricercare informazioni e opinioni su problemi di salute e malattie, spesso per avere un’altra opinione oltre a quella del medico. I canali più utilizzati per informarsi e discutere sulla salute sono le enciclopedie online (es. Wikipedia), i siti istituzionali e i sempre più diffusi portali, blog e forum dedicati alla medicina e alla salute.

 

Pur rappresentando una quota ancora minoritaria dei servizi digitali, l’utilizzo delle App e dei wearable per monitorare lo stile di vita è sempre più frequente, in particolare tra i cittadini under 44. Le App più diffuse sono quelle per monitorare gli allenamenti e i passi (utilizzate dal 13% del campione), quelle per mettere alla prova le abilità mentali (11%), quelle per controllare i battiti cardiaci (10%), le calorie (8%) e il sonno (4%).

 

I punti di accesso ai servizi digitali da parte dei cittadini si stanno moltiplicando: siti web istituzionali, Fascicoli Sanitari Elettronici regionali, blog, forum, social network, App, ecc. Il cittadino rischia di trovarsi spesso confuso nella giungla di contenuti e servizi proposti dai diversi attori (Regioni, aziende sanitarie pubbliche e private, aziende di servizi, ecc.), ma soprattutto non sa come utilizzare e analizzare tutti i dati a sua disposizione (ad esempio quelli provenienti dalle App) per poter fare meglio prevenzione e per fornire informazioni rilevanti sullo stato di salute al proprio medico. Un’ulteriore sfida per il futuro sarà quella di facilitare l’accesso a questi canali a tutti i cittadini, in particolare a quelli più fragili e anziani, meno abituati all’utilizzo dei canali digitali, ma al tempo stesso più bisognosi di servizi.