Executive Briefing

A che punto è l'evoluzione della fatturazione elettronica b2b in italia?

Un confronto con quella verso la PA, dopo la recente norma.

Quali gli ostacoli ancora presenti e come possono essere superati?

Di Irene Facchinetti, Direttore dell’Osservatorio Fatturazione Elettronica e Dematerializzazione, Politecnico di Milano – irene.facchinetti@polimi.it

A che punto è l'evoluzione della fatturazione elettronica b2b in italia?

Secondo le stime dell’Osservatorio Fatturazione Elettronica e Dematerializzazione, il numero di Fatture B2b scambiate nel 2014 in formato elettronico strutturato è pari a circa 45 Milioni di fatture. Tra queste, circa 30 Milioni di Fatture/anno sono scambiate via EDI (in formato elettronico strutturato, quindi sotto forma di “flussi di dati” che transitano tra i sistemi gestionali di clienti e fornitori), coinvolgendo circa 10.000 imprese. A queste si aggiungono circa 60.000 imprese, che condividono informazioni e documenti via Web, tramite una Extranet o un Portale B2b (i dati aggiornati saranno oggetto di presentazione in occasione del Convegno finale dell’Osservatorio Fatturazione Elettronica e Dematerializzazione, che si terrà il prossimo 28 giugno.)

 

Un potenziale incentivo – offerto direttamente dal Legislatore – alla diffusione della Fatturazione Elettronica nel B2b è il Decreto Legislativo 5 agosto 2015, n. 127. Se ben concepito, non solo potrebbe incrementare significativamente il numero delle Fatture Elettroniche strutturate che circolano nel nostro Paese ma, soprattutto, fungere da ulteriore stimolo alla gestione digitale di tutte le relazioni cliente-fornitore.

 

Secondo quanto si può leggere nel Decreto, dal 1° gennaio 2017 le imprese che opteranno per la trasmissione all’Agenzia delle Entrate dei dati delle proprie Fatture (emesse e ricevute), per esempio attraverso la Fatturazione Elettronica, potranno beneficiare di alcune semplificazioni nella relazione con l’amministrazione finanziaria. Saranno, infatti, esonerate da una serie di obblighi (tra cui l’invio dello Spesometro, le comunicazioni delle operazioni con i Paesi inseriti nella Black-list, l’invio dei modelli INTRASTAT limitatamente agli acquisti di beni e alle prestazioni di servizi ricevute) e potranno beneficiare di alcune facilitazioni (rimborsi IVA eseguiti in via prioritaria entro tre mesi dalla presentazione della dichiarazione annuale e riduzione di un anno dei termini di accertamento in materia IVA e d’imposte dirette).

 

Il Legislatore vuole evidentemente continuare nel percorso di stimolo verso la Digitalizzazione del Paese, intrapreso con l’entrata in vigore dell’obbligo di Fatturazione Elettronica verso la PA. Le evidenze di un percorso che è realmente iniziato: oltre 700.000 fornitori hanno inviato fatture elettroniche a circa 54.000 uffici di Pubbliche Amministrazioni loro clienti. Oltre 33 Milioni di file FatturaPA sono transitati attraverso il Sistema di Interscambio e devono essere obbligatoriamente conservati in digitale. Se fino al 2013 erano 5.000 le imprese che avevano portato in Conservazione Digitale le proprie fatture e 200.000 quelle che conservavano digitalmente i propri Libri e Registri, con l’avvento della Fatturazione Elettronica verso la PA cambia l’ordine di grandezza: oltre 130.000 imprese nel 2014 e 650.000 nel 2015.

 

Se paiono chiare le intenzioni del Legislatore – che nel Documento di Economia e Finanza (DEF) appena approvato dal Consiglio dei Ministri cita la Fatturazione Elettronica come misura in linea con l’impostazione dell’OCSE, secondo cui il fisco deve trasformarsi da verificatore ex post a soggetto che sfruttando le leve della tecnologia facilita gli adempimenti fiscali e minimizza i controlli invasivi – a oggi sono certamente meno chiare le modalità di attuazione. Negli ultimi mesi sono stati molti gli elementi di confronto e discussione (talvolta molto accesa): tra questi, il ruolo dell’Agenzia delle Entrate, chiamata ad offrire un servizio gratuito di generazione, trasmissione e conservazione delle Fatture elettroniche nelle relazioni tra privati, e gli incentivi – reali? – offerti alle imprese che aderiranno volontariamente al regime di Fatturazione Elettronica.

 

Dalle ultime dichiarazioni del Ministero dell’Economia e delle Finanze e dell’Agenzia delle Entrate, sarà messo a disposizione un servizio “basico”, pensato e rivolto a quelle categorie di imprese più piccole, con flussi limitati di fatture. Una soluzione che possa aiutare i piccoli a partecipare al cammino di trasformazione verso il digitale del Paese. Perché la trasformazione non può prescindere dai più piccoli: basti pensare che delle Fatture scambiate ogni anno nel mondo privato – oltre 1,3 miliardi, secondo la stima dell’Osservatorio Fatturazione Elettronica e Dematerializzazione – circa il 15% fa riferimento a imprese micro e individuali, oltre il 60% a PMI.

 

A livello di incentivi, quelli inizialmente introdotti dal Decreto 127/2015 sembrano essere stati ridimensionati: la Legge di Stabilità 2016 ha annullato le riduzioni dei termini di accertamenti in materia IVA e di imposte sui redditi. Ulteriori incentivi che possano davvero spingere le imprese a intraprendere un percorso di digitalizzazione - che parta, magari, dal documento Fattura ma che tenda all’intero Ciclo dell’Ordine, in tutte le sue fasi e con i relativi documenti – al momento sono stati solo ventilati.